Dopo un'ora e mezzo di aspro cammino fra selve di castagni giungemmo
alle cime del monte; e quivi su d'uno spianato vidi gli avanzi di un
piccolo edifizio ottangolare, antico sepolcro de' monaci, di maniera
moresca nelle nicchie e finestruole. Passando oltre, avrei immaginato
di appressarmi alla fantastica dimora delle fate, se già non avessi
saputo di trovarmi in cospetto alle gigantesche mura della Badìa,
in parte risparmiate dal tempo a testimoniare l'ardire dei primi
edificatori di tanta mole, monumento bizzarro e massiccio, monastico e
feudale, su gli acuti vertici del Pirchiriano.
Trasportiamoci col pensiero sulle Alpi, quando incerti e male agevoli
erano i passi chiusi da foltissime selve, e temuti castelli facevano
paura ai minacciati viandanti. Il popolo facile per l'indole sua a
dar fede al maraviglioso, vedendo sul Pirchiriano sorgere l'edificio
di colossale struttura, con ponti levatoi, torri e bastite, dedicato
all'Arcangelo Michele, nella sua ingenua ignoranza reputandolo
superiore all'industria umana, lo avrà facilmente creduto lavoro de'
celesti, origine alle leggende e alle frequenti visioni.