Io non ho mai posto fra miei divertimenti quello di tribolare il
prossimo; tuttavia mi compiacqui di visitare le Chiuse e i dintorni
col fido Norberto Rosa e col suo degno amico Giambattista Rocci,
notaio e poeta, il Tommaso Grossi di Val di Susa, saggio ed operoso
cittadino. Nato Rocci nel villaggio di Chiusa, era l'uomo più atto ad
accompagnarmi in que' luoghi e giovarmi di consiglio.
Nota il Manzoni che ai tempi del cronografo della Novalesa sussistevano
ancora i fondamenti delle Chiuse:
.......Dell'arduo muro
Che Val di Susa chiude e dalla Franca
La Longobarda signoria divide.
Ed io aggiungerò che anche oggidì sussistono, e che li ho percorsi
dal Pirchiriano al Caprasio. Furono discoperti parte nel costruirsi
la strada ferrata e parte dai contadini nel dissodare la terra.
Soltanto non appariscono tracce ai pie' del Caprasio, forse nascoste da
materiali sovrapposti nell'innalzamento che a più riprese si fece di
quel suolo divallato. A pochi passi dal villaggio di Chiusa, il comune
addossò alla montagna una grossa muraglia sopra quella de' Longobardi,
per far argine agli straripamenti del torrente detto il _Rio_; e lo
spazio d'un miglio circa di lunghezza, che separa i due opposti monti
Pirchiriano e Caprasio, dai naturali del luogo viene per antonomasia
appellato _Le Mura_, certo per ricordanza dell'_arduo muro_ longobardo.
Così mi affermarono abitanti del Pirchiriano di ciò richiesti, e per
ultimo su la riva sinistra della Dora interrogai un contadino; ed egli
pure rilevando il capo fra le pannocchie del suo campicello, e colla
destra callosa accennando al dosso rossiccio del monte Caprasio ed alle
tracce poco distanti delle antiche Chiuse:
--Questi luoghi si chiamano le Mura, mi rispose.
Ed io esultante al pari di Châteaubriand, quando lunghesso l'Eurota
spronava il suo cavallo fra i discoperti ruderi di Sparta, guardava
le macerie dell'_arduo muro_ non per anco avvertite dai moderni
itinerarii, razza oziosa di libri che ripete e non aggiunge; e varcando
la Dora su d'un ponte di legno, tra il fracasso delle acque scorrenti,
mi parve col Manzoni di udire il vincente Carlomagno che tonasse:
.......Terra d'Italia, io pianto
Nel tuo sen questa lancia, e ti conquisto.