In tali guise armeggiando e danzando bizzarramente gli spadeggiatori
accompagnano la processione. Il più bello della bizzarra mostra segue
sul prato _Paravì_. Quivi fra il popolo accorrente rappresentano una
scena di rivolta contro il loro duce. Egli si difende dai nemici colla
destrezza del suo brando, ma solo non può resistere a lungo contro i
molti, nei quali pari alla forza è l'ira. Gli è necessità fuggire.
Inutile fuga! I ribelli lo inseguono, lo assalgono, e, prostratolo a
colpi di spada e con spari di pistola, lo finiscono.
Vittoriosi si guardano l'un l'altro, quasi interrogandosi: cauti
s'accostano, origliando, al vinto duca, e fatti certi che più non
respira, copertolo di erba sel portano via.
Quindi acclamano un altro signore; e il nuovo duce adorno di purpuree
seriche insegne, con lungo cappello guernito di penne nere di struzzo,
è onorato da' suoi guerrieri e presentato di fiori da tre avvenenti
donne. Gli viene pure offerta la tazza delle feste, che spumeggia di
vino, ed egli beve esultante, e getta la tazza che ad altri più non
deve servire. Eccolo portato su le spalle dei suoi prodi, colla mano
sinistra alla cintola, e due alabarde incrociate strette nella destra,
percorre trionfante il paese fra le musiche e le acclamazioni del
popolo.