Sono grotteschi, a dir vero, questi simulacri di antiche lotte.
Un tempo gli spadeggiatori di Val di Susa uscivano nei giorni solenni
da diversi paesi ad accompagnare le feste religiose e civili; ma
da qualche anno que' di Giaglione, di Venaus e di Chiomonte hanno
deposto l'elmo e la serica sopravvesta, e gettato lo spadone fra i
vani arnesi delle loro terre. Ultimi e soli rimasero gli spadeggiatori
di San-Giorio; e ben era loro debito tener vivo un tal costume nelle
Alpi Cozzie, per onorare il santo patrono della cavalleria; imperocchè
vogliono alcuni che la loro origine si abbia a cercare tra i gladiatori
romani, o tra gli ordini dell'antica cavalleria; altri ne cercano
l'origine tra i martiri della legione tebea, ed altri, assegnando loro
un'origine meno gloriosa, li credono reliquie de' tanti mimi e buffoni
che trastullavano i tirannelli.
In tanta discrepanza di opinioni interrogai il degno prevosto di
San-Giorio, G. B. Pettignani, che mai significasse la strana scena
testè rappresentata nel prato _Paravì_; e presso la torre quadrangolare
che fiancheggia la sua casa, innanzi alla gemebonda fontana che
gl'irriga il pensile giardino, egli gentilmente così mi rispose:
--Probabilmente è una di quelle tante scene del medio evo, in cui, come
a Cesana e ad Ivrea, il popolo si sbarazza del suo oppressore.
--Appunto così e non altrimenti, sclamò l'egregio avv. Gianone di
Bussoleno, che mi era compagno. Appunto così, e non altrimenti si
ha da interpretare, come nella festa del _Barro_, da due anni, con
dispiacere di molti, cessata nel mio paese. Colà nel pomeriggio del
giorno di Pasqua, nella sala del Comune, convenivano i membri del
Consiglio, a ciascuno dei quali era consegnato un grosso fuso, nelle
due estremità munito di punte di ferro. Quindi fra le musiche, e
con gran seguito di popolo, si andava nel prato del _Barro_, dove,
sorteggiati que' consiglieri, partivansi in due campi, e, fissato il
segno del bersaglio, giocavano a chi meglio vi colpiva, e i vinti
pagavano le spese del convito alla festante brigata.
La festa dei fusi ricorda una magnanima nostra popolana, che, tentata
da lascivo feudatario, vuolsi che in petto gli abbia confitto il fuso
ad arte ferrato, e tolta così di pericolo la sua onestà, e liberata da
un tiranno la nostra patria. E il nome _Barro_ ricorda un benemerito
Bussolenese, che per testamento legava al Comune la proprietà d'un suo
prato, a condizione che ogni anno vi si facesse il giuoco dei fusi, che
in segno di riconoscenza verso il gentil donatore, assunse il nome di
giuoco del _Barro_. Bell'esempio di giustizia e di virtù cittadina!