Tempriamo queste memorie di sangue e d'inganni con due ricordanze
che tornano dolci ad ogni buon Piemontese, come di domestiche liete
venture; una festa regia ed una popolare.
Il dì 9 novembre, giorno di domenica del 1619, si celebrarono con
pubbliche dimostrazioni le nozze di Cristina figlia di Enrico IV re di
Francia col principe Vittorio Amedeo di Savoia. Il serenissimo duca
Carlo Emanuele, padre di lui, volle che venendo di Francia gli sposi
avessero sul Cenisio splendide accoglienze, e perciò vi fu edificato un
delizioso palazzo con nove stanze, con portico retto da due colonne e
acconce iscrizioni latine.
Venuti gli sposi, fu loro dato lo spettacolo di una giostra di
cavalieri armati, su le rive del lago, colla quale, raffigurando la
resa di Rodi, si volle rappresentare una nobile impresa, da cui trae
nominanza la Reale Casa di Savoia. Valeriano Castiglione, istorico dei
Reali di Savoia, nella vita del duca Vittorio Amedeo ricorda quella
festa nel modo seguente[14]:
«A capo del lago un'isoletta formata dalla natura e modellata dall'arte
rappresentò quella di Rodi. Questa assalita da finte squadre turchesche
in atto di guerra navale, venne difesa da altre di cavalieri pur
fintamente condotti dal conte Amedeo di Savoia _il Grande_. Dopo tal
conflitto uscirono alcune truppe di cavalieri a correr la lancia, ed
a combattere con lo stocco nel campo d'una vicina pianura. Tutto il
buono e tutto il bello d'una regia splendidezza e del fasto umano fu
compendiato in quel giorno.
«Accompagnò la festa una quiete insolita d'aria con serenità di cielo,
in modo che parve cangiata quella regione, sempre orrida, in un abitato
soave, sospeso l'impeto de' venti e fatte esuli le procelle per servire
alla felicità del passaggio della principessa sposa.»
Oltre a quanto ci riferisce il Castiglione, le feste che accompagnarono
Madama Reale e il Serenissimo Principe, fra le grida di _viva Savoia
e Francia_, vennero descritte da Carlo Emanuele Roffredo con ingenuo
racconto, dirò con P. A. Paravia, ch'ebbe cura di far ristampare la
_Memoria delle cose d'allegrezza che sono state fatte_ in quella
occorrenza.
Non meno grata fra gli alpigiani è la memoria della festa celebrata
sul Cenisio il dì 13 agosto del 1837. Era la sagra di Santa Cecilia,
patrona della musica, donde presero occasione le provincie di Susa e
di Savoia a preparare un fratellevole ritrovo con musiche e banchetti.
E furono veduti i due popoli di Susa e Lansleborgo, divisi di favella
e costumi ma uniti in una speranza, che doveva avverarsi più tardi,
confondersi in dimostrazioni di amore presso il lago, sulle vette del
Cenisio. Alla quale festa cittadina Norberto Rosa aggiunse quella
sempre piacevole delle sue rime.