Le dolenti visioni di Susa tornarono ad assalirmi, e turbavano la
gaiezza di quella compagnia; ond'io sapendo di trovarmi fra due buoni
italiani, stretta ad ambidue la destra, non mi tenni dallo sclamare:--O
cari fratelli, qui più che altrove ci si rappresenta la comune patria,
contristata dagli avidi conquistatori. Oh quante volte da queste Alpi,
potenti stranieri con seguito formidabile di armati si affacciarono al
giardino d'Italia, e sempre ardenti della libidine di signoria, scesero
a disertare le nostre belle contrade!
Scendeva Annibale rinnovando il giuramento del padre contro i Romani,
ed al valore de' suoi soldati in premio promettendo il sacco delle
nostre città. Scendeva Carlo Magno, e benedetto dal pontefice di
Roma cacciava d'Italia il Longobardo; cacciava uno straniero per
assicurare fra noi il suo dominio: straniero egli più dei Longobardi,
che ormai, per lunga dimora, eransi, nella dolcezza del nostro cielo,
addomesticati alle nostre usanze. Scendevano nello scorcio del secolo
passato eserciti francesi, lusingando i creduli nostri popoli col
nome di Repubblica, e promettenti invano alla Italia vivere libero e
grandezza nazionale. Nè soltanto di fuori ci vengono i nemici, chè ne
abbiamo, e molti, anco fra i nati sotto il nostro cielo. Se togliamo
il Piemonte, chi potrebbe anche oggidì rimproverare al _Viandante_ del
poeta, se
«Ai bei soli, ai bei vigneti
Contristati dalle lagrime
Che i tiranni fan versar,
Ei preferse i tetri abeti,
Le sue nebbie ed i perpetui
Aquiloni del suo mar?».[13]