XVI.

Le dolenti visioni di Susa tornarono ad assalirmi, e turbavano la

gaiezza di quella compagnia; ond'io sapendo di trovarmi fra due buoni

italiani, stretta ad ambidue la destra, non mi tenni dallo sclamare:--O

cari fratelli, qui più che altrove ci si rappresenta la comune patria,

contristata dagli avidi conquistatori. Oh quante volte da queste Alpi,

potenti stranieri con seguito formidabile di armati si affacciarono al

giardino d'Italia, e sempre ardenti della libidine di signoria, scesero

a disertare le nostre belle contrade!

Scendeva Annibale rinnovando il giuramento del padre contro i Romani,

ed al valore de' suoi soldati in premio promettendo il sacco delle

nostre città. Scendeva Carlo Magno, e benedetto dal pontefice di

Roma cacciava d'Italia il Longobardo; cacciava uno straniero per

assicurare fra noi il suo dominio: straniero egli più dei Longobardi,

che ormai, per lunga dimora, eransi, nella dolcezza del nostro cielo,

addomesticati alle nostre usanze. Scendevano nello scorcio del secolo

passato eserciti francesi, lusingando i creduli nostri popoli col

nome di Repubblica, e promettenti invano alla Italia vivere libero e

grandezza nazionale. Nè soltanto di fuori ci vengono i nemici, chè ne

abbiamo, e molti, anco fra i nati sotto il nostro cielo. Se togliamo

il Piemonte, chi potrebbe anche oggidì rimproverare al _Viandante_ del

poeta, se

«Ai bei soli, ai bei vigneti

Contristati dalle lagrime

Che i tiranni fan versar,

Ei preferse i tetri abeti,

Le sue nebbie ed i perpetui

Aquiloni del suo mar?».[13]

La Dora · 第 64 / 267 题