Lasciamo il campanile per entrare nel tempio colla nobile compagnia;
ed ecco i canonici che ci additano il battistero e un altare, colla
scritta: _Petrus Lugdunensis me fecit_, opere in marmo assai pregiate,
e scoprono una preziosa croce d'argento con cesellature storiate,
asserendola dono di Carlo Magno. Avvegnachè il Cibrario, il cui
giudizio in queste cose è certamente autorevole, la creda posteriore
a quell'età, io come poeta accoglierei più volentieri la tradizione
de' canonici, considerando che Carlo Magno non poteva alle falde del
Cenisio lasciare del suo passaggio più acconcio ricordo di una croce.
Il simbolo supremo dell'amore e del martirio egli avrebbe deposto ai
piedi del Cristo delle nazioni, di questa Italia locata nel centro di
Europa per diffondere su tutti i popoli l'amore nel riso del suo cielo
e nella gloria dei suoi monumenti, e per essere rimeritata colla coppa
di fiele e la corona di spine.
Nella cappella di Sant'Anna ci fanno osservare bellamente dipinta una
_Sacra Famiglia_ di scuola raffaellesca, ed in altra cappella, entro
una nicchia ci additano inverniciata a colore di bronzo una statua in
legno di noce, ammirata per gl'intagli e più ancora perchè in essa
si crede rappresentata genuflessa in atto di preghiera, colle palme
stese alla croce, Adelaide, comunemente chiamata Contessa di Susa, che
inanellata ad Oddone di Savoia, aggiunse a lui ed a' suoi eredi il
marchesato di Susa, e preparò un regno che dovea essere tanto glorioso
e desiderato fra le genti italiane. Al sommo della nicchia si legge:
Questa è Adelaide, cui l'istessa Roma
Cole, e primo d'Ausonia onor la noma.
Le quali parole fanno ricordare il grande ossequio che Adelaide portò a
papa Gregorio VII, corrucciata con lo suocero, l'imperadore Arrigo IV;
nè ben saprebbesi se più la movessero gli oltraggi fatti da lui alla
infelice consorte Berta o le ingiurie da lui inferite alla combattuta
Chiesa.