Successe un profondo silenzio, e la mia visione si andava dissolvendo,
se non che tornò a mostrarmisi quel colle fumante di sangue consacrato
dalle nostre vittorie; e fra i tocchi funebri di tamburi coverti a
nero, vidi un manipolo di soldati che su povera bara portavano a
seppellire il cavaliere Bellisle _morto_, diremo con Cesare Balbo,
_da bravissimo soldato, egli che non aveva saputo comandare da buon
capitano_[7].
Al furore delle armi segui la pietà per gli estinti: i tamburi
invitavano alle esequie, non più alla strage.
Io faccio per appressarmi alla bara del Bellisle; in quella mi desto, e
... e mi ritrovo all'ombra del faggio con sotto al capo quel libro del
Botta[8], in cui la giornata dell'Assietta è mirabilmente descritta,
come nel 1784 la ritrasse e la intagliò il pittore fiammingo La
Pegna[9]:
E il pensamento in sogno trasmutai.
DANTE, _Purg. c. 18_.