Ma il vento delle Alpi rischiara ben tosto l'aria ottenebrata. Ed ecco
il generale Bellisle, che, con tutto l'ardore della bollente gioventù,
toglie di mano ad un suo uffiziale una bandiera, e corre a piantarla
esso medesimo sull'orlo dei nemici trinceramenti.
Vano eroismo! Il Dio degli eserciti, o meglio la Giustizia eterna,
tutelava nella Croce di Savoia, nella guardiana dell'Alpi, il dritto
delle nazioni; ond'ecco l'ardimentoso Bellisle ferito di baionetta
in un braccio nell'atto istesso che piantava la bandiera, e poi di
due archibusate l'una nel petto e l'altra nella testa cader morto sul
campo, mentre, a tale spettacolo, perduti d'animo i suoi soldati,
dànnosi precipitosamente alla fuga.
Allora sonarono gli evviva alla Croce di Savoia, al conte di
Bricherasco ed al valor piemontese, vera gloria italiana, che sul
colle dell'Assietta, come indi a un secolo sulle rive della Cernaia,
splendidamente trionfava.