L'ASSIETTA.

Sognai ... i sogni dei poeti sogliono essere frequenti di visioni, e fu

tale il mio nell'Arcadia d'Exilles.

Mi sentii trasportato a quattr'ore di cammino fra Exilles e

Fenestrelle, su d'un colle fremente di guerra. Io mi sentiva levato

sul colle dell'Assietta, cerchiato di povere trincee senza fossi e

palizzate e senza artiglierie; ma lo fortificava più che mai la bravura

dei soldati piemontesi, che, dal conte di Bricherasco capitanati,

difendevano il varco delle Alpi contro la cupidigia dei vicini

stranieri.

Io vedeva quaranta battaglioni francesi divisi in tre colonne, sotto

il comando dell'audace cavaliere Bellisle, avventarsi con indicibile

ardimento su per quei dirupi al sommo giogo: ed ecco la colonna di

mezzo con ventidue compagnie di artiglieria slanciarsi alla pericolosa

meta, abbattere le trincee e farne rovina: ma i dieci battaglioni

piemontesi bastano a respingere i ripetuti assalti d'uno de' meglio

agguerriti eserciti di Francia; e invano le altre due colonne nemiche,

a destra ed a manca, tentano l'ardua salita; imperocchè i soldati

piemontesi non piegano nè al valore nè al numero de' nemici.

Oh quale spettacolo d'orrore mi si presentava! Io udiva il rullar dei

tamburi, lo squillar delle trombe e il continuo fischiare de' piombi

fulminei, ed il rimbombo dei cannoni, e le grida dei combattenti ed

il gemito dei moribondi, e vedeva giù dalle balze cader a fiaccacollo

moltitudine di fanti e di cavalli, e scorrere a torrenti il sangue, ed

a poco a poco una densa nuvola di fumo avvolgere nella sua oscurità

l'un campo e l'altro, e con essi gl'Italiani ed i Francesi che si

contendevano la vittoria.

La Dora · 第 36 / 267 题