BATT. — Speranze? Moltissime! (Non si campa d'altro!)

GOLD. — E il Re dov'è?

BATT. — A Parigi.

GOLD. — Non va più a Versailles?

BATT. — Non ci va più di sicuro.

GOLD. — Egli è così buono che finiranno per rendergli giustizia. Già il

tempo è sempre galantuomo.

BATT. — Che peccato non si possa dire altrettanto degli uomini!

GOLD. — Tieni questo libro, _(trae di tasca un volume legato e lo dà a

Battistino)_ mentre io leggo la lettera, — _(legge fra sè:)_ «Sua

Eccellenza, a cui ho dovuto mostrare la vostra, non potendola soddisfare

io stesso come desideravo, mi ha pregato ieri sera di dirvi che per

imprevedibili circostanze non gli era dato di secondarla...» O che

disdetta! _(ripigliando la lettura)_ «Ma è lieta di annunziarvi che il

primo suo ufficio presso la Serenissima sarà quello di provvedere al

rimpatrio di voi e della vostra famiglia». (Oh questa sì che è una

notizia che m'allarga il cuore!) La giornata comincia bene! Una buona

nuova da dare a mia moglie.

BATT. — Vuole che la chiami?

GOLD. — Più tardi... a tavola!

BATT. — Per farle una sorpresa?

GOLD. — Per l'appunto. Ma non basta. Va subito dal libraio Bernard,

Lungosenna degli Agostini, 37: te lo pagherà cinque luigi.

BATT. — Un libro di commedie e di tragedie, cinque luigi?

GOLD. — Ne vale di più _l'illustre teatro di Corneille_ del 1644! La sua

brava sfera elzeviriana, il ritratto inciso da Picart, la legatura del

tempo... un vero tesoro da bibliomane! Ma questo è nulla: è per quelle

due righe a mano sull'antiporta che mi rincresce di venderlo!

BATT. _(legge)_. — «_A Carlo Goldoni, pittore della natura, e liberatore

dell'Italia dai Goti. Voltaire, 1764._» — Voltaire!

GOLD. — Sì, il letteratone, il grand'esprit fort del nostro secolo,

quello che in fatto di gusto e di riputazione faceva il sole e la notte!

BATT. — Che gloria per lei, e che cecca sul naso ai suoi nemici!

GOLD. — Figurati! Ma vedi se ho ragione di dire che il tempo è

galantuomo? Carlo Gozzi mi accusava di fomentare le bizze del popolo

contro i nobili, precisamente come Fabre accusa adesso Collin di fare il

rovescio; il pubblico mi preferiva più d'una volta l'abate Chiari;

Baretti mi flagellava per anni ed anni colla sua _Frusta_, e quando io

stanco di così lunga lotta coi comici, col pubblico e cogli accademici,

mi rifugiava in Francia e vi otteneva il grande successo del _Burbero_,

Baretti negava persino che potesse essere mio!... Ebbene io non me la

sono presa allora coi miei Veneziani, nè col Baretti, no: ho taciuto ed

ho aspettato con pazienza. Che cosa è successo, Titino? Che mentre i

miei nemici sono quasi tutti dimenticati, ed i Granelleschi non si

ricordano più che per riderne, il povero Avvocato Veneziano a poco a

poco si è fatto strada ed ha finito per essere lodato, troppo lodato, e

da chi? Da Gaspare Gozzi, Cesarotti, Verri e Parini in Italia, e qui da

Marmontel, Grimm, Beaumarchais e Voltaire; e quando, or fanno cinque

anni, sono ammalato, chi corre al mio capezzale a stringermi la mano, a

consolarmi? Vittorio Alfieri, il più grande dei Piemontesi, compreso il

signor Baretti! Dunque, figliuolo mio, mai bizze, mai rappresaglie che

guastano il sangue e l'ingegno; ma pazienza, coraggio, fede nell'arte

della verità e nella giustizia del tempo; e se mai voi altri giovanotti

poteste dimenticarlo, venite a vedere Goldoni: eccolo qui sereno ed

orgoglioso non di vendette e di rancori, ma dei suoi cinquant'anni di

lavoro, dei suoi cento sessanta componimenti teatrali, e se oggidì non

guasta, dell'onestà delle intenzioni che glieli hanno inspirati!

BATT. _(con trasporto temperato da riverenza)_. — Ma come si fa a non

volerle bene, anima piena di luce e di bontà?!

GOLD. — In quanto a luce, mi si è già chiusa una finestra... Ma se mi

vuoi tanto bene perchè non corri subito dal Bernard?

BATT. — Lo vuol proprio vendere un libro così prezioso?

GOLD. — Sicuro che è un gran bel documento per il mio amor proprio... Ma

fra il mio amor proprio e il dare a mia moglie una prova di affetto,

oggi, l'anniversario del più bel giorno della mia vita, non posso

esitare... Vallo a vendere: sarà la prima volta che un tragico avrà

servito a tenere di buon umore cinque persone... e poi fa tu quello che

credi più conveniente... _(impaziente)_ Ma non perder tempo che è tardi!

BATT. — Mi lascia pigliare il cappello?

GOLD. — Oh! _(lo piglia fra le sue braccia)_ Scusami; t'ho parlato come

ad un servitore e tu sei un amico; tu e il mio buon nipote, i miei

figliuoli!

BATT. _(commosso)_. — Fino alla morte! — La sua signora!

GOLD. — Zitto! _(asciugandosi gli occhi)_ Ridi... ridi, ti dico!

BATT. — Tocca a lei che m'ha fatto piangere, a lei che è il

commediografo a farmi ridere.

GOLD. — Giusto, poichè tutta l'arte nostra sta in questo di saper far

ridere o piangere, ma più ridere! più ridere!

BATT. — Per questo lei non ha rimorsi; anzi, se l'avesse, senza

offenderla, soltanto un soldo per ogni risata che ha destato!

GOLD. — Ah! non avrei certo da vendere i libri! Ma una commedia dove non

c'è da ridere è come un desinare senza vino, un giorno senza sole!

BATT. — La gioventù senza l'amore!

GOLD. — Bravo!

Gli ultimi giorni di Goldoni Le Commedie, vol. 1 · 第 15 / 97 题