_NICOLETTA e PIERINA col cioccolato, dal fondo, indi G. M. CHÉNIER, pure
dal fondo, in elegante abito alla moda, senza baffi, coi capelli lunghi.
DETTI._
NICOL. — Di buon umore, bravi tutti e due!
GOLD. — Si parla d'arte, di sole, di gioventù, d'amore, da giovanotti
pari nostri!... _(mutato tono)_ Senti, senti che profumo! Ma già
cioccolato della Toutain e fatto dalle tue mani!
(una scampanellata in fondo. Pierina esce dal fondo per
ritornare subito in iscena col Chénier)
NICOL. — Chi può essere a quest'ora? (Non posso sentire una
scampanellata senza un brivido!)
PIER. — Il cittadino deputato Giuseppe Maria Chénier.
GOLD. — Ma venga, venga subito! _(a Battistino)_ E tu scappa via!
_(Chénier)_
NICOL. _(andandogli incontro)_. — Favorite...
BATT. _(che intanto si è preso il cappello)_. — (Ma egli potrebbe
parlare all'avvocato del Re e della Lamballe!)
CHÉN. _(a Nicoletta)_. — La mia premura di parlare all'avvocato scuserà,
io spero, l'indiscrezione di una visita così mattutina.
NICOL. — Voi siete sempre il benvenuto ed a tutte l'ore.
GOLD. — Ma chi ti vede più? Già, già, sempre occupato nella brutta
politicaccia, invece che delle tue tragedie...
CHÉN. — In fatto di tragedie...
NICOL. — Piglia una tazza di cioccolato con Carlo?
CHÉN. — Grazie, ho già fatto colezione. Godo intanto di vedervi tutti e
due bene ristabiliti.
NICOL. — Io, grazie a Dio, sì; ma Carlo, sebbene sia sempre di buon
umore, non è più quello di prima...
GOLD. — Zitta che non è vero! Non sono che le gambe che mi tradiscono! —
Titino, le tue sono ancora buone?