_CARLO GOLDONI in veste da camera dalla destra. DETTI._
GOLD. — Battistino, giusto te voglio... Ah! colla moglie ti colgo? Ora
capisco tutto quel ciripipì che sentivo di là... Niente giustificazioni,
e lei pensi che io sono uomo da pigliar subito una grande risoluzione
se... _(mutato tono e ridendo)_ non mi dà subito il mio solito
cioccolato!
NICOL. — T'è ritornato l'appetito? A meraviglia!
GOLD. — Ma se tu aspetti un altro poco, o diventa fame addirittura, o se
ne va via!
NICOL. — E io corro a fartelo subito subito... Battistino, ricordati la
commissione...
GOLD. — (Non vorrei che mi prevenisse...) Che commissione?
NICOL. — Due soldi di refe bianco.
GOLD. — (Meno male che se n'è scordata). Abbi pazienza, moglie mia; ma
senza far torto a Pierina, il cioccolato fatto da te vale il doppio.
NICOL. — Adulatore! Già lo sei sempre stato; colle donne, veh! _(esce
dal fondo)_
GOLD. — Ma con te, mai... oh colle altre! — Titino, senti. Promettimi il
più scrupoloso segreto.
BATT. — Prometto; ma legga prima questa lettera del segretario del
Ministro residente di Venezia.
GOLD. — Non poteva arrivare più a proposito! _(apre la lettera dopo
essersi messo gli occhiali)_ Ahimè che non c'è nulla dentro! Aveva
pregato il Vignola d'un piccolo... d'un piccolo... _(starnuta)_ favore.
BATT. — Felicità.
GOLD. — Grazie; ma per carità, chiudi subito la mia porta. — Gli
domandavo una piccola anticipazione sugli arretrati della mia pensione;
ma non dirlo ad Antonio. — A proposito c'è qualche buona speranza che le
cose politiche si aggiustino presto?