_Detti_, BJÖRN, _quindi due_ SERVI _e la_ SIGNORA JNGER.
ELINA. (va incontro a Björn) Che c’è Björn? Che è successo?
BJÖRN. Sorpresi! Il conte Sture...!
ELINA. Il conte Sture? Che gli è accaduto?
LYKKE. Ucciso?
BJÖRN. (ad Elina) Dov’è vostra madre?
DUE SERVI. (si precipitano avanti dalla destra) Signora Jnger, signora
Jnger!
JNGER. (viene con un lume a molti bracci in mano per la prima porta a
sinistra, e dice premurosa) So tutto. Verrò abbasso nella corte del
castello con voi! Tenete aperto il portone per i nostri amici, ma
chiuso per tutti gli altri. (Posa il lume sulla tavola a sinistra).
BJÖRN _ed i due_ SERVI. (vanno dalla destra).
JNGER. (a Lykke) Questo era dunque l’agguato, signor consigliere di
Stato!
LYKKE. Jnger Gyldenlöve, credetemi...!
JNGER. Un’imboscata, che lo doveva sorprendere, non appena avete
ricevuto la promessa, che mi può annientare!
LYKKE. (nel mentre leva lo scritto e lo fa in pezzi) Eccovi la vostra
promessa. Io non ho più nulla, che possa testimoniare contro di voi.
JNGER. Che fate?
LYKKE. Io vi difendo da tempo. Se io ho mancato verso di voi... ebbene,
per il cielo, tenterò anche di riparare a’ miei torti. Ma adesso
debbo partire, anche se dovessi farmi largo colla spada. Elina, di’
tutto a tua madre! E voi, signora Jnger, fate che i nostri torti siano
dimenticati! Siate generosa e muta! Credete a me, prima che incominci a
spuntare il giorno, me ne sarete grata. (via in fretta dalla destra).