SCENA II.

NILS LYKKE _ed_ ELINA GYLDENLÖVE.

LYKKE. (facendo luce e spiando intorno, mormora) Tutto è silenzio. Ora

debbo andar via.

ELINA. O, lascia ch’io ti guardi ancora una volta negli occhi, pria che

t’allontani.

LYKKE. (abbracciandola) Elina!

ELINA. (dopo breve pausa) Non ritornerai più in Östrot?

LYKKE. Come puoi dubitarne? Non sei tu fin da ora la mia fidanzata? Ma

mi sarai anche tu fedele, o Elina? Ti dimenticherai di me, finchè non

ci rivedremo?

ELINA. Se io ti sarò fedele? Ho io una volontà ancora? Poss’io

tradirti, se anch’io stessa lo volessi? Tu venisti di notte da me, hai

bussato alla mia porta ed io t’ho fatto entrare. Tu mi parlasti. Che

m’hai detto? Mi fissasti negli occhi. Quale potenza enigmatica è stata,

che mi ha abbagliata ed incantata come una malia? (s’appoggia colla

faccia per metà sulla spalla di lui) O, non mi guardare, Nils Lykke! Tu

non ardisci più guardarmi, dopo quanto è accaduto. Fedele, tu dici? Tu

mi hai già. Io son tua... così devo essere... per tutta l’eternità.

LYKKE. Ebbene, per la mia fede di cavaliere, prima che termini l’anno,

tu sarai mia sposa nel castello de’ miei padri.

ELINA. (scuotendo melanconica il capo) Nessun giuramento Nils Lykke,

non giurare!

LYKKE. Che cos’hai? Perchè scuoti la testa così melanconicamente?

ELINA. Perchè io so che quelle dolci parole, che m’hanno abbagliato,

di già le hai tu sussurrate a tante altre, prima di me. No, no, non

t’adirare, mio adorato! Io non ti rimprovero più, come facevo, quando

non ti conoscevo ancora! Adesso m’accorgo, come tu stai al di sopra di

tutti. Ma com’è possibile che l’amore debba essere per te nient’altro

che un giuoco e la donna un trastullo?

LYKKE. Elina... ascoltami!

ELINA. Fin dai miei primi anni m’ho sentito risuonare nell’orecchio il

tuo nome, che io senza volerlo, odiai, perchè mi sembrava un insulto ed

una sfida a tutte le donne. E tuttavia... strano, se io, sognando sul

mio proprio avvenire facevo dei progetti, tu eri sempre il mio eroe,

senza volerlo. Adesso capisco tutto. Che cosa ho provato tuttavia! Era

un’ingenita, inesplicabile brama, che mi spingeva verso di te, che un

giorno dovevi venire per farmi conoscere tutte le gioie della vita.

LYKKE. (a parte, posando la lucerna sulla tavola) Che cosa succede in

me? Quale vertiginosa ed irresistibile potenza! Se è l’amore, non l’ho

mai provato così fin’oggi. Non dovrebbe essere anche tempo...? Ah,

ma l’orribile caso di Lucia!.... (si lascia andare sospirando sulla

sedia).

ELINA. Che hai? Un penoso sospiro...

LYKKE. O niente... niente! Elina, voglio adesso confessarmi a te

onestamente. Ho ingannato molte donne con parole e con sguardi, come

stanotte ti ho detto; ma credimi...

ELINA. Silenzio. Non più di ciò. Il mio amore non è che una piccola

ricompensa in confronto a quello che tu mi regali. O no, io ti amo,

perchè ogni tuo sguardo è un ordine da re, che m’impone. (s’inginocchia

innanzi a lui) Lascia che quest’ordine regale mi s’imprima ancora

una volta profondamente nell’anima, quantunque io sappia, che esso è

scolpito qui da tempo e per sempre. O buon Dio, com’ero cieca contro

di me! Anche stasera dicevo a mia madre: «Per poter vivere, debbo

conservarmi la mia fierezza.» Dov’è il mio orgoglio? Saper liberi i

miei compatrioti, ovvero la mia stirpe rispettata nel paese e pel

regno? O no, no! Il mio amore è il mio orgoglio. È fiero il cane,

quando può sedere ai piedi del suo padrone ed afferrare le briciole

di pane dalle mani di lui. Così io pure sono fiera, se posso sedere a’

tuoi piedi, mentre le tue parole ed i tuoi sguardi mi alimentano come

il pane della vita. Per questo, vedi, io dico a te, quel che prima

ho detto a mia madre: «Per poter vivere, io debbo conservarmi il mio

amore;» poichè in esso consiste il mio orgoglio ora e sempre.

LYKKE. (se la stringe al petto) No, non ai miei piedi; ma al mio

fianco è il tuo posto... per quanto in alto mi possa anche collocare

il destino. Sì, Elina, tu m’hai condotto su d’una via migliore; e se

mi sarà ancora un giorno concesso, di riparare con una gloriosa opera,

a tutto il male che ho fatto nella mia selvaggia gioventù, non dovrò

questo onore a me solo, ma anche a te.

ELINA. O, tu mi parli, come se io fossi ancora quell’Elina, che nelle

prime ore della sera ti ha gettato a’ piedi il mazzo di fiori. Ho

letto ne’ miei libri della vita dai bei colori in lontani paesi. Al

suono dei corni va il cavaliere per i verdi boschi col falco sul pugno.

Anche tu corri così attraverso la vita. Il tuo nome ti precede, dove

tu vai. Tutto ciò ch’io desidero del tuo splendore, è, di poter posare

sul tuo braccio come il falco. Anch’io sono stata come lui priva di

vita e di luce, finchè tu non m’hai strappata la benda dagli occhi e

m’hai lasciata salire in alto, per le verdeggianti foreste. Ma credimi,

se anche coraggiosa distendo le ali, ritornerò però sempre nella mia

gabbia.

LYKKE. (alzandosi) Così io sfiderò anche il passato! Guarda, prendi

questo anello e sii mia davanti a Dio ed agli uomini... mia... anche se

i morti dovessero per ciò avere sogni irrequieti!

ELINA. Tu mi affliggi. Perchè dici...

LYKKE. Non è nulla. Vieni adesso, lasciamiti porre l’anello al dito.

(eseguisce) Così... eccomi tuo sposo!

ELINA. Io, la sposa di Nils Lykke? Tutto ciò che è accaduto in questa

notte, mi pare un sogno! Oh! ma è un bel sogno! Mi è così lieve al

cuore. La mia anima non porta più nè odio, nè amarezza. Io voglio

riparare a tutti i miei torti. Io non sono mai stata affettuosa con mia

madre. Domani andrò da lei, essa mi dovrà perdonare il male che le ho

fatto.

LYKKE. E dare il consenso alla nostra unione.

ELINA. Questo essa lo farà. Oh, lo credo per certo. Mia madre è buona;

tutti gli uomini son buoni; io non odio più nessuno... soltanto uno...

LYKKE. Soltanto uno?

ELINA. Ah! è una triste istoria. Io avevo una sorella...

LYKKE. Lucia?

ELINA. La conoscevi?

LYKKE. No, no, la ho sentita nominare soltanto.

ELINA. Anch’essa, aveva dato il suo cuore ad un cavaliere. Egli

l’ingannò... ora essa è in cielo.

LYKKE. E tu...?

ELINA. Io l’odio colui.

LYKKE. Non l’odiare! Se pietà alberga nel tuo animo, perdonagli il

male, che ha fatto. Credimi, egli porta la punizione nel suo proprio

petto.

ELINA. Non gli perdonerò mai! Io non posso, anche se lo volessi; poichè

ho fatto tale giuramento... (orecchia) Ascolta! Non senti nulla?

LYKKE. Che cosa? Dove?

ELINA. Fuori... in lontananza. Molti cavalieri galoppano sulla strada

maestra.

LYKKE. Ah, son loro! Ed io ho potuto dimenticare... Essi vengono qui.

Vi dev’essere pericolo. Io devo andar via!

ELINA. Ma dove? O Nils Lykke, che mi nascondi?

LYKKE. Domani, Elina... poichè, nel nome di Dio, io ritornerò allora. E

di’ su, presto... dove è l’uscita segreta, di cui mi parlasti?

ELINA. Attraverso i sotterranei! Vedi, qui c’è la botola...

LYKKE. I sotterranei! (a sè) È tutt’uno; io lo devo salvare!

ELINA. (alla finestra a destra) I cavalieri saranno presto qui... (gli

dà la lanterna).

LYKKE. E sia! (incomincia a scendere).

ELINA. Vai avanti diritto pel corridojo fino alla bara con la testa di

morto e la croce nera; là riposa Lucia...

LYKKE. (risale frettoloso e chiude la botola) Lucia! mai, mai!

ELINA. Che dici tu!

LYKKE. O nulla. Il puzzo dei cadaveri m’ha dato le vertigini.

ELINA. Ascolta. Adesso bussano alla porta!

LYKKE. (lascia cadere la lucerna) Ah! troppo tardi!

BJÖRN. (viene precipitoso dalla destra con un lume).

La signora Inger di Östrot · 第 54 / 74 题