_Detti_, OLAF SKAKTAVL, EJNAR HUK, BJÖRN, FINN _contadini e servi_.
CONTADINI _e_ SERVI. Salute a voi, signora Jnger Gyldenlöve!
JNGER. (ad Olaf) Avete detto loro, quel che si sta facendo?
OLAF. Tutto quello che è d’uopo che essi sappiano, l’ho detto.
JNGER. (alla moltitudine) Sì, miei fedeli servi e contadini, adesso vi
potete armare come meglio potete. Quel che vi ho ricusato questa sera,
vi sia adesso in piena regola concesso. E qui pongo alla vostra testa
il giovine conte Sture, futuro conduttore degli Svedesi ed anche dei
Norvegesi, che Dio lo voglia!
LA MOLTITUDINE. Salute a lui, salute al conte Sture!
(Movimento generale).
CONTADINI _e_ SERVI. (scelgono in mezzo ad un grande baccano le armi e
si mettono le corazze e le cuffie d’acciaio).
LYKKE. (sommesso ed inquieto) Gli ospiti si svegliano, diceva lei? In
apparenza io ho risvegliato il diavolo della ribellione. Dannazione, se
mi piombasse sulla testa!
JNGER. (a Stensson) Incominciate a ricevere da me il primo aiuto, 30
contadini montati che vi seguiranno e vi difenderanno. Credetemi, prima
ancora che voi giungiate al confine, molte centinaia si saranno riuniti
intorno a voi ed alla mia bandiera. Ed adesso andate con Dio!
STENSSON. Grazie, signora Jnger Gyldenlöve, grazie e siate sicura, che
non avrete mai a vergognarvi del... conte Sture! Quando mi vedrete di
nuovo, avrò conquistato il paese ed il Regno!
LYKKE. (a sè) Sì, se la rivedrai.
OLAF. I cavalli aspettano voi, buona gente... Siete pronti...?
CONTADINI. Sì, sì, sì!
LYKKE. (inquieto, alla signora Jnger) Come, non avrete però
l’intenzione questa notte...?
JNGER. Anche in questo momento, signor cavaliere!
LYKKE. No, no, è impossibile!
JNGER. È come io dico.
LYKKE. (sottovoce a Stensson) Non l’ascoltate!
STENSSON. (sottovoce) Come posso io altrimenti? Lo voglio!
LYKKE. (sottovoce) Sarà la vostra rovina di sicuro...
STENSSON. (sottovoce) È tutt’uno! Essa impera su me...
LYKKE. (comandando sottovoce) Ed io?
STENSSON. (sottovoce) Manterrò la mia parola, fidatevene. Il segreto
non mi sfuggirà dalle labbra, prima che voi stesso non mi abbiate
sciolta la lingua... Ma essa è mia madre!
LYKKE. (a parte) E Jens Bielke, che sta in agguato sulla strada!
Dannazione! Egli mi toglie la preda dalle mani... (alla signora Jnger)
Aspettate fino a domani!
JNGER. (a Stensson) Conte Sture... mi ascoltate o no?
STENSSON. A cavallo! (egli va in fondo).
LYKKE. (a parte) Sventurato! Egli non sa quel che si fa! (alla
signora Jnger) Ebbene, se deve esser così... vivete sana. (s’inchina
rapidamente e fa per andare).
JNGER. (lo trattiene) No, rimanete! Non così, signor cavaliere, non
così!
LYKKE. Che volete?
JNGER. (con voce sommessa) Nils Lykke... Voi siete un traditore!
Silenzio! Che nessuno s’avvegga che nel campo dei capi si siano
manifestate discordie! Voi vi siete guadagnata la fiducia del
cancelliere con un’arte diabolica, ch’io non potevo prevedere. Voi
mi avete costretta ad un’aperta ribellione... non per appoggiare la
nostra causa, ma per promuovere i vostri proprii interessi, pensando
con questo mezzo d’aiutarli. Io non posso tirarmi più indietro. Ma non
crediate però di aver vinto! Io saprò pur rendervi innocuo...
LYKKE. (porta involontariamente la mano alla spada) Signora Jnger!
JNGER. Siate calmo, signor consigliere di Stato! Non vi si minaccia la
vita! Ma non uscirete dalla porta di Östrot, pria che la vittoria non
sia nostra.
LYKKE. Morte e dannazione!
JNGER. È vana qualunque resistenza. Voi non ci sfuggirete. Mantenetevi
calmo quindi, è la cosa più saggia, che possiate fare.
LYKKE. (tra sè) Oh... io sono sconfitto! Essa è stata ancora più
accorta di me! (gli viene un’idea) Ma se io tuttavia...
JNGER. (sottovoce ad Olaf) Seguite la gente del conte Sture fino al
confine. Quindi recatevi senza perdere un minuto dal cancelliere e
conducetemi qui mio figlio. Adesso il cancelliere non ha più motivo di
ritenere quel che è mio.
OLAF. (fa per andare).
JNGER. (aggiunge) Aspettate... Un mezzo di riconoscimento! Egli deve
avere l’anello di Steno Sture.
OLAF. Per tutti i santi, lo avrete!
JNGER. Grazie, grazie, mio fedele amico!
LYKKE. (a Finn, ch’egli ha chiamato di nascosto, e col quale discorre
sottovoce) Dunque... cerca di svignartela. Non ti far vedere. Un quarto
d’ora lontano da qui trovansi gli Svedesi in imboscata. Avverti il loro
condottiero che è morto il conte Sture. A quel giovine non sia torto
un capello. Questo lo dirai al capo. Digli che la vita del giovine
gentiluomo ha un grandissimo valore.
FINN. Sarà fatto come ordinate.
JNGER. (che frattanto ha fissato Nils Lykke negli occhi) Ed adesso
andate tutti con Dio! (additando Nils Lykke) Questo nobile cavaliere
non sa decidersi ad abbandonare sì presto i suoi amici di Östrot. Egli
vuole trattenersi presso di me, finchè arriva la nuova della vittoria.
LYKKE. (a sè) Satana!
STENSSON. (gli prende la mano) Fidatevi di me. Non avrete bisogno di
aspettare molto.
LYKKE. Bene, bene! (a parte) Non è ancora tutto perduto. Se soltanto la
mia ambasciata arriva a tempo a Jens Bielke...
JNGER. (al castellano Ejnar Huk, additando Finn) E quell’uomo sia
condotto sotto buona guardia nelle prigioni del castello.
FINN. Io?
HUK _e_ SERVI. Finn?
LYKKE. (sottovoce) Ecco perduta la mia ultima speranza.
JNGER. (imperiosa) Nelle prigioni del castello.
TUTTI GLI ALTRI. Via, a cavallo, a cavallo! Salute a voi, signora Jnger
Gyldenlöve!
HUK, BJÖRN, _ed alcuni_ SERVI (conducono via Finn dalla sinistra).
JNGER. (passa rasente davanti a Lykke mentre segue gli altri che vanno
via) Chi è il vincitore adesso? (via).