NILS LYKKE (_solo_).
LYKKE. Sì, guai a te, tu compri cara la vittoria. Io me ne lavo le
mani, sono innocente. Non sono io che lo ammazzo. Ma non ostante la
mia preda mi sfugge! E la rivolta germoglia e si estende! È stato
temerario e pazzo il giuoco, al quale io mi sono abbandonato! (ascolta
alla finestra a destra) Ecco essi galoppano fuori della porta del
castello... Adesso la si chiude dietro di loro... ed io rimango dentro
prigioniero. Nessuna possibilità di scampo. Fra mezz’ora gli Svedesi
lo sorprenderanno. Egli ha con sè 30 cavalieri bene armati. Sarà una
battaglia di vita e di morte. Se egli cadesse tuttavia vivo nelle loro
mani? Se io fossi almeno libero, potrei andare incontro agli Svedesi,
prima che essi giungessero ai confini, e me lo farei consegnare vivo.
(va alla finestra in fondo e guarda fuori) Dannazione! Dapertutto
guardie! Che non ci debba essere nessuna via di scampo? (va in fretta
di nuovo per la sala, d’un tratto si ferma ed ascolta) Che cosa è
questo? Qualcuno canta di là, accompagnandosi colla mandola! Ma questo
vien ben dalla stanza della signorina Elina. Sì, è lei che canta!
Su dunque. (gli sembra d’afferrare un pensiero) Elina... Ah, se ciò
riescisse... se si lasciasse persuadere...! E perchè no? Non sono più
io lo stesso? Lo dica la canzone:
«Di là sospira derelitta ogni donzella
«Volesse Iddio che Nils Lykke mi amasse.»
E lei...? Sì, Elina Gyldenlöve mi salverà! (va presto e con precauzione
per la prima porta a sinistra).