LA SIGNORA JNGER _e_ OLAF SKAKTAVL.
OLAF. Sapete, signora Jnger, di simili cose io sono del tutto al buio
come una talpa...; ma ciò mi vuol sembrare come se... hem!
JNGER. Ebbene?
OLAF. Come se Nils Lykke ami la vostra figliuola.
JNGER. Allora voi non siete del tutto cieco; poichè io dovrei molto
ingannarmi, se voi non aveste ragione. Non avete osservato, come egli a
cena ascoltasse avidamente ogni parola, che si riferisse ad Elina?
OLAF. Egli dimenticava anche di mangiare e bere.
JNGER. E fin’anco i nostri segreti affari.
OLAF. E quel che più anche... le carte del cancelliere.
JNGER. E da tutto questo voi conchiudereste quindi...?
OLAF. E da tutto questo io conchiudo primieramente che voi, che
conoscete Nils Lykke e sapete quale fama goda in fatto di donne...
JNGER. Debba esser contenta, se lo so di nuovo via?
OLAF. Sicuro; più presto è, tanto meglio.
JNGER. (ride) No, al contrario, Olaf Skaktavl.
OLAF. Che pensate allora?
JNGER. Se la cosa stesse, come noi due crediamo, Nils Lykke non
dovrebbe a nessun costo abbandonare così presto Östrot.
OLAF. (la guarda disapprovando) Vi mettereste di nuovo su strade a noi
ignote signora Jnger? A quali nuovi progetti pensate? Vi è qualcosa che
la vostra potenza potrebbe sviluppare a nostro danno e...?
JNGER. O piccolezza di mente, che rende tutti ingiusti verso di me!
Io vi osservo, voi credete sia mia intenzione di fare di Nils Lykke il
marito di mia figlia. Se io volevo questo... perchè mi sarei ricusata
di prender parte alle cose che adesso si preparano in Svezia e che Nils
Lykke e la volontà di tutta la fazione svedese sembra di sostenere?
OLAF. Se non è dunque vostro desiderio, di guadagnare Nils Lykke e di
cattivarvelo... che avete dunque in mente riguardo a lui?
JNGER. Voglio spiegarvelo in poche parole. In una lettera Nils Lykke mi
domandava in favore di poter entrare a far parte della nostra famiglia
ed io... voglio onestamente confessare, per un momento ho veramente
presa in esame la cosa.
OLAF. Ebbene, vedete bene!
JNGER. Imparentandomi con Nils Lykke, sarebbe stato un potente mezzo
per appianare molte discordie qui nel paese.
OLAF. L’unione di vostra figlia Merete con Vincenzo Lunge, mi sembra,
v’abbia dovuto mostrare ciò che tali mezzi producono. Appena il sig.
Lunge ebbe piede sicuro da noi, quando egli si fu impossessato dei beni
e dei privilegi...
JNGER. Ah, lo so, Olaf Skaktavl! Ma alle volte varii pensieri si
incrociano nella mia mente. Io non posso confidarmi pienamente nè a
voi, nè ad altri. Spesso non so, che cosa meglio mi convenga. E non
ostante... scegliere per la seconda volta per marito di mia figlia un
signore danese è un’uscita, alla quale io potrò ricorrere soltanto in
un estremo caso di bisogno e, grazie a Dio, a tal punto non ci siamo
ancora.
OLAF. Adesso ne so quanto prima, signora Jnger. Perchè volete
trattenere in Östrot Nils Lykke?
JNGER. (a bassa voce) Perchè nutro contro di lui un segreto rancore.
Nils Lykke mi ha offesa gravemente, come nessun altro. Io non
posso dirvi l’offesa. Ma io non troverò pace, fintantochè non mi
sarò vendicata di lui. Non mi capite? Ammettete che Nils Lykke sia
innamorato di mia figlia; mi sembra che sia ammissibile. Io voglio
indurlo a rimaner qui. Egli deve imparare a conoscere Elina più da
vicino. Essa è bella e saggia allo stesso tempo. Se egli più tardi,
coll’ardente amore di un giorno nel cuore mi venisse innanzi e
supplicante me la domandasse in sposa, allora... lo discaccerò via
come un cane, con scherno, con ludibrio, con disprezzo, e farò noto
per tutto il paese che Nils Lykke invano cercò in Östrot una sposa. Io
vi dico, che darei 10 anni della mia vita per poter godere di una tale
ora!
OLAF. La mano sul cuore, signora Jnger Gyldenlöve, sarebbe questa la
vostra vera intenzione?
JNGER. Questa e non altra, come è vero che vi è un Dio! Voi potete
credermi, Olaf Skaktavl, io tratto onestamente co’ miei compatrioti.
Ma io sono così poco padrona di me! Vi sono certe cose, che debbono
rimaner segrete, pena la mia vita. Lasciate ch’io sia una volta sicura
da ogni parte, allora vedrete se io ho dimenticato, ciò che giurai
sulla bara di Knut Alfson.
OLAF. (le scuote la mano) Grazie per le vostre parole! M’avrebbe
rincresciuto di dover pensare male di voi. Tuttavia in quanto riguarda
il disegno col cavaliere, mi sembra, che voi giuochiate un giuoco
arrischiato... Se voi vi foste sbagliata adesso ne’ vostri calcoli?
Se vostra figlia...? Poichè si dice, che nessuna donna abbia potuto
resistere a questo scaltrissimo diavolo.
JNGER. Mia figlia? Credete voi che essa...? No, siate tranquillo. Io
conosco Elina meglio di voi. Tutto ciò, che essa ha sentito sul conto
di lui, ha in lei destato un odio grandissimo. Voi stesso del resto
avete visto co’ vostri proprii occhi...
OLAF. Sì, sì... del cuore delle donne pur troppo non ci si può fidar
molto. Ma voi dovete però prendere le vostre cautele prima.
JNGER. Questo lo farò pure: io vigilerò su tutti e due. E se dovesse
riescirgli pure di attirarla nella sua rete, mi basterà soltanto di far
cadere nell’orecchio di mia figlia una sola parola e lei...
OLAF. E lei...?
JNGER. Lei fuggirà, davanti a lui come davanti al diavolo in persona.
Ma silenzio, Olaf Skaktavl, egli viene. Siate cauto.
NILS LYKKE. (viene dalla prima porta a destra).