_Il cameriere_ BJÖRN _fa luce con un candeliere a più bracci alla
signora_ JNGER GYLDENLÖVE _e ad_ OLAF SKAKTAVL; _essi entrano
dalla seconda porta a sinistra, la signora Jnger ha alcune carte in
mano_.
JNGER. E tu sei sicuro che mia figlia ha parlato in questa sala col
cavaliere?
BJÖRN. (che ha posato il candeliere sulla tavola a sinistra)
Perfettamente sicuro. Io l’ho incontrata appunto, quando essa entrava
in quel corridoio.
JNGER. E ti è sembrata commossa? Non è così?
BJÖRN. Ella aveva l’aspetto pallido e turbato. Io le ho domandato,
se si sentisse male, ma invece di rispondere alla mia domanda, mi
ha detto: «Va da mia madre e dille che il cavaliere partirà avanti
lo spuntar del giorno; se essa ha da dargli delle lettere, ovvero
da fargli delle ambasciate, pregala di non cagionargli nessun non
necessario ritardo.» Quindi ha detto ancora qualcosa, ch’io non ho
potuto esattamente capire.
JNGER. Ma non hai potuto afferrarne nemmeno il senso?
BJÖRN. Sì, qualcosa come questo: «Credo quasi, che egli sia stato già
troppo lungamente in Östrot»
JNGER. Ed il cavaliere dove è?
BJÖRN. Io credo nella sua stanza, sopra il portone.
JNGER. Bene. Io ho pronto, ciò che penso di dargli. Va da lui e digli,
che l’aspetto qui in sala.
BJÖRN. (via dalla destra).