NILS LYKKE, SIG. JNGER, OLAF SKAKTAVL _poi un_ SERVO.
JNGER. (a Lykke) Vi conduco quello che aspettavate.
LYKKE. (piano) Diavolo! Che è ciò?
JNGER. Ho detto a questo cavaliere il vostro nome e tutto ciò che mi
avete raccontato.
LYKKE. (titubante) Sì? Ah sì? Ebbene?
JNGER. Ed io non vi voglio nascondere che egli non ha nessuna fiducia
nel vostro aiuto.
LYKKE. No?
JNGER. Vi meravigliereste? Voi conoscete i suoi sentimenti, la sua dura
sorte.
LYKKE. La sorte di questo uomo? Ebbene — sì, sì — sicuramente.
OLAF. (a Lykke) Poichè il cancelliere Pietro ci mandò ambedue qui per
riunirci...
LYKKE. Il cancelliere? (si rimette subito) Sì, è vero, ho un messaggio
da parte del cancelliere.
OLAF. Ed egli deve sapere meglio di noi, di chi si può fidare. Io non
voglio rompermi il capo per riflettervi.
LYKKE. Avete ragione, caro signore; questo no, ad ogni costo.
OLAF. Al fatto.
LYKKE. Sì, al fatto senza raggiri; è sempre stato mio costume.
OLAF. Volete dirmi che ambasciata portate?
LYKKE. Io credo che voi possiate quasi indovinare.
OLAF. Il cancelliere parlava delle carte che...
LYKKE. Carte? Ah! sì, le carte...
OLAF. Le avete con voi?
LYKKE. Certo, e ben custodite, fin troppo quasi, per potervele
presentare così in fretta. (cerca in tasca e dice fra sè) Chi può mai
essere costui? Che faccio io? Potrei fare delle grandi scoperte. (si
accorge che i servi apparecchiano la tavola ed accendono le lampade
nella sala dei cavalieri) (ad Olaf) Ah! vedo che la signora Jnger
fa preparare la cena. A tavola potremo discorrere meglio dei nostri
affari.
OLAF. Bene, come vi piace.
LYKKE. (piano) Tempo guadagnato, tutto vinto. (con grande cortesia alla
signora Jnger) Ed intanto potremo sentire qual partecipazione darà la
signora Jnger ai nostri progetti.
JNGER. Io? Nessuna.
LYKKE _e_ OLAF. (ad un tempo) Nessuna?
JNGER. Voi vi meravigliate, nobili signori, che io non voglia tentare
un giuoco, al quale bisogna arrischiare tutto? Tanto più che nessuno
dei miei alleati osa fidarsi di me?
LYKKE. Questo rimprovero non mi riguarda. Io vi credo ciecamente;
siatene sicura, vi prego.
OLAF. Chi può fidarsi di voi meglio dei vostri compatrioti?
JNGER. Certo, questa fiducia mi onora. (va ad un armadio in fondo e
riempie di vino due coppe).
LYKKE. (piano) Maledizione! Se essa si svincolasse dal laccio!
JNGER. (porge ad ognuno una coppa) E perciò vi offro il bicchiere del
benvenuto ad Östrot. Bevete, nobili cavalieri. Bevete fino all’ultima
goccia. (li guarda, e quando hanno bevuto dice severamente) Ma adesso
sappiate, che una di queste conteneva il benvenuto per il mio alleato,
l’altra la morte per il mio nemico.
LYKKE. (getta in terra il bicchiere) Io sono avvelenato.
OLAF. (brandendo la spada) Ah! perdio, io sono assassinato.
JNGER. (ridendo a Olaf, mentre addita a Lykke) Questa è la fiducia
dei Danesi in Jnger! (a Lykke additando Olaf) E questa la fiducia dei
miei compatrioti! (ad ambedue) Ed io dovrei darmi in vostro potere?
Pazienza, nobili signori, soltanto pazienza. La signora di Östrot ha
ancora le sue facoltà mentali.