_Detti_, ELINA (_da sinistra_).
ELINA. Qual rumore! Che c’è?
JNGER. (a Lykke) Mia figlia Elina.
LYKKE. (fra sè) Non l’avrei mai immaginata così bella!
ELINA. (guarda Lykke sorpresa e si arresta).
JNGER. (le prende il braccio) Figlia mia, questo cavaliere è...
ELINA. (fa un movimento di repulsione, guardando fissamente Lykke) È
inutile, lo indovino; egli è il nobile Nils Lykke.
LYKKE. (piano a Jnger) Come? Essa mi conosce? Forse Lucia? Che
sappia....?
JNGER. (sottovoce) Silenzio! Essa non sa nulla.
ELINA. (fra sè) Lo sapevo bene, me lo sono immaginato così.
LYKKE. (si avvicina) Ebbene, Elina Gyldenlöve, voi avete indovinato, e
poichè io sono conosciuto in certo modo da voi, e sono ospite di vostra
madre, spero non mi rifiuterete il mazzolino di fiori, che portate sul
vostro seno. Fino a che essi saranno freschi e profumati io possederò
un’immagine di voi stessa.
ELINA. (fiera, guardandolo fissamente) Perdonate, signor cavaliere,
questi fiori li ho colti nella mia stanza e là non vi sono fiori per
voi.
LYKKE. (distaccando il mazzo che esso ha sul petto) Allora non
rifiuterete questo piccolo dono. Una onorata signora me lo diede
alla mia partenza questa mattina da Drontheim. Credete pure nobile
damigella, se dovessi farvi un regalo degno di voi, sarebbe una corona
regale.
ELINA. (prendendo i fiori contro la sua volontà) Anche se mi
presentaste la corona di Danimarca, prima che io l’avessi a dividere
con voi, la spezzerei colle mie mani e ve la getterei ai piedi! (gli
getta ai piedi i fiori e va nella sala).
OLAF. (fra sè) Ardita come sua madre alla tomba di Knut Alfson.
JNGER. (sottovoce dopo aver guardato Elina e Lykke) Si può ammaestrare
il lupo, adesso non c’è altro a fare che incatenarla.
LYKKE. (riprende i fiori e guarda Elina) Per Dio, come è superba e
bella!