un canto del focolare e divorò la zuppa che Maddalena gli aveva
apparecchiato. Quando la pancia fu sazia, egli si guardò intorno con
quegli occhi sporgenti e cerulei, poscia abbassando la voce domandò:
--Chi c'è stato?
--C'è stato Domenico--rispose la moglie.--Vi cercava. Ha bisogno di
parlarvi.
--Lo so--disse Paolino. Ed accese la pipa fregando i zolfanelli su la
coscia destra.--Va benissimo. Siamo d'accordo. Se torna, lo avvertirai
in mio nome che tutto è all'ordine. Non impicciartene, ti raccomando.
Io questa notte non dormo a casa. Debbo far tanta strada!...--e
trinciò la mano per aria.--Lascio però anche il cavallo. Io solo e
Domenico. Se torna, favorisci dunque avvertirlo che per le sei
partiamo: tenga una lanternetta, quella tale piccola che è molto
comoda. E d'altronde, addio.
Maddalena volle dargli qualche ammonizione.
--Voi state per commettere un'altra ribalderia!--proruppe
lagrimevole.--Siete un uomo senza visceri, siete proprio un birichino.
Ma no, è inutile crollare il capo; la cattiveria alle persone la si
legge negli occhi. È un pezzo che vi conosco. Vergogna! dopo due soli
mesi che siete ritornato dal carcere! ingannare e rovinare così una
povera donna! ubbriacarsi un giorno sì ed uno no, bestemmiare,
giuocare, rubare! manigoldo, ve ne accorgerete presto o tardi; ed è
una fortuna che domineddio non mi doni figlioli, altrimenti!...
Paolino fumava tranquillissimo, come se non ascoltasse la voce della
moglie. La pipa gli pendeva, nerastra ed umida, in un angolo della
bocca socchiusa; e tratto tratto egli, dall'altro angolo, faceva
uscire uno sbuffo di nebbia cenerognola che si spargeva nell'aria. Non
si curò punto di Maddalena e rovistò entro i canterani scolpiti dai
quali tolse un piccolo falcetto affilatissimo ed un pezzo di corda.
--Il soldato non affronta mai la battaglia senz'armi--soggiunse. E,
fatto con la destra un cenno amichevole alla moglie, senza ripulirsi
gli abiti dalle pillacchere ed il cappello dai ragnateli, scomparve
rapidamente per ignoti luoghi.
Maddalena stette un poco in pensieri, sedette al fuoco e poscia
scoppiò in dirottissime lagrime. Ella singhiozzava forte e col
grembiale asciugavasi le guancie bagnate. Era uno sfogo di cui da gran
tempo sentiva bisogno.
--Oh! per amore--gemeva piangendo.--In quali mani sono mai
capitata!...
Verso le quattro del pomeriggio ella udì giungere su la viottola un
carro pesante, le cui assi cigolavano rotolando nella mota. Quando
questo fu presso la porta, sostò all'improvviso ed il cavallo soffiò
dalle narici il fiato grave. Poscia echeggiò un grande colpo di
scuriata.
--Ciao, Lena--gridò la voce del mugnaio.--Posso prendere il grano
giallo? ti fai viva una volta?
Maddalena scosse il saliscendi ed aperse per metà il battente
sinistro.
--Bene!--mormorò fregandosi ancora le ciglia.--Ne ho ancora per un
sacco circa. Sei o sette staia. Più tardi bisognerà provvedere
altrimenti. Se hai la pazienza di scendere, in pochi attimi ti servo.
Andrea accondiscese e saltò a terra.
--Mi farò una fiammatina--disse.--Che tempaccio, cara mia. Sembra che
non abbia piovuto da un anno. Stamattina la cadeva a catinelle. E noi
ce la siam tolta dalla prima all'ultima goccia. Povero Flos! ne è
madido. Mi vuol bene questo animale. Gli manca di parlare per essere
un cristiano fatto e finito. Certa gente del mondo è men pieghevole e
buona che il mio Flos. Peccato che abbia un male; guarda qua, sotto il
collo. Una piaga tanto larga. Deve produrgli uno di quei bruciori! Io
tutte le mattine gliela pulisco con l'aceto. Nè anche un calcio. Sta
paziente come se non sentisse nulla. Cosa vuol dire la forza di
volontà!
Mentre faceva questi discorsi Andrea aveva attaccato Flos, per le
redini, ad un anello del muro, poi era entrato nella cucina.
--Sai, Lena--soggiunse;--ho trovato Paolo a Castelletto. Egli si era
impancato sul portone dell'osteria. È vero che ha faccende? mi dice
che non dorme a casa ma va a... a... to' che non mi ricordo. Non avrà
mica la bestia con sè? mi pareva alticcio. Quando si è in certe
circostanze è meglio aver da comandare ad una testa sola che a due.
Allora Maddalena si sfogò. Una roba mostruosa. Quella canaglia
certamente meditava uno dei tiri soliti. Da alcuni giorni si mostrava
in orgasmo. Scappava di casa la mattina per tempo e ritornava a notte
buia. Dove mangiava? dove lavorava? chi poteva saperlo? Nel suo
cassettone ella avevagli trovato una piccola tromba di quelle che
usano i saltimbanchi. Un mistero. Che faceva della tromba? aveva forse
esercitato su qualche fiera vicina? a Saronno? a Magenta? e perchè non
confidarle mai nulla, trattarla proprio come un'estranea, sospettar di
lei come di una nemica? Ah! le era toccato una grossa croce. Ecco
dunque cosa significa avere un padre troppo sciocco ed una madre
impaziente di sbarazzarsi delle figliole, temendo che invecchino e non
trovino più marito. I presentimenti l'avvertivano che non sarebbe
felice con un tale uomo; quantunque egli allora sembrasse tutt'altro,
aveva però un certo sguardo, una certa faccia, una certa maniera di
esprimersi!
--Senza contare--susurrava la disgraziata--senza contare che mi lascia
qui senza quattrini, senza roba per vestirmi, senza una difesa. E per
la notte, caro il mio Andrea, non c'è da stare allegri. La strada non
è battuta; i carabinieri non passano mai fuorchè dopo un disordine: i
ladruncoli sono molti. Se mi sforzassero l'uscio? se mi scalassero le
finestre? se mi venissero in camera? quando mi corico dò sempre
un'occhiata al letto; ho sempre paura che sotto sia nascosto un
malandrino. Mi svesto di furia, balzo tra le coltri e mi rannicchio
tutta per la tema di sentirmi tirare i piedi. Mancherebbe una storia
simile! e se penso che la notte ventura!...
Ella tornò a piangere disperatamente.
--C'è un rimedio--continuò Andrea con grande serietà e nello stesso
tempo timidezza.--Noi siamo parenti, nevvero? dunque non si può
dubitare. Una volta forse, quando tu eri nubile... ma adesso, ormai,
dopo tanti anni... La mia idea è questa; io come al solito di ogni
giovedì, stassera debbo recarmi a vendere le farine. D'ordinario parto
col mio fratello minore. Ebbene: per una volta, si potrebbe lasciarlo
viaggiar da solo... bisogna pur che si eserciti...
--E tu?--chiese Maddalena indovinando.
--Io ti porterei un bottiglione di quel dolce e, se mi apparecchi una
frittata...
La donna strabiliava.
--Sei matto, Andrea? non sono proposte da farsi.
Andrea sorrise.
--In fin dei conti una frittata non è un delitto. Sai bene che non ho
cattivi grilli per il capo. Se vengo, è per farti un piacere. Trascuro
le mie cose, arrischio che mio fratello abbia qualche noia, perdo
anche io una notte. Dunque, se non ti garba, sia per non detto. Ma non
garantisco di nulla, vedi? c'è intorno certi ceffi! ieri alle otto,
capisci? alle otto! fu derubata la vedova del cantoniere. Due
tristacci penetrarono nella sua stanza e, dopo averle cavato gli
orecchini, me la infagottarono tra le lenzuola, me la imbavagliarono e
me la portarono fino al pollaio. Che barbarie! il comandante è su le
traccie dei miserabili, ma intanto la povera infelice è a letto con
una febbre da mulo.
--Davvero?--disse Maddalena atterrita. E, dopo aver fatto i suoi
calcoli:--Ma se passasse qualcheduno per la strada?
Il mugnaio non si scompaginò.
--Passi pure. Chiuderemo le imposte e sbarreremo l'uscio. Sfido io a
vederci traverso le muraglie!
--E se Paolino tornasse improvvisamente?
--Ho la gamba da bersagliere. Balzerò nel cortile dietro la casa, mi
nasconderò sui fienili e, quando egli sarà coricato, scapperò via come
il vento.
--E la frittata? e il vino?
--Oh! senti!--soggiunse l'altro, seccato:--se vuol venire, che venga:
potrei anche prenderlo a cazzotti, quell'asino. Sono tuo parente e
basta.
Maddalena crollava il capo.
--Poichè vuoi proprio, sia. Mi fido in te. Ma non mi pare una cosa
bella, scusami.
Frattanto Paolino aveva fatto baldoria all'osteria di Castelletto.
Comandò una piccola, mangiò allegramente accompagnando il pranzo con
un litro fino e poscia giocò alle carte col proprietario. Era in vena,
quel giorno; vinse e bevette il secondo litro a credenza. Quantunque
sopra un muro della cucina si vedesse dipinto un gallo con le parole:
quando questo gallo canterà
credenza si farà,
per gli avventori si permettevano sempre eccezioni tanto da non
iscontentarli. Bisogna sapere il vivere del mondo.
Scoccarono le sei al piccolo orologio della cappella. Paolino,
barcollando leggermente, uscì dalla porta maggiore. Intavolò un
discorso con le femmine ritornanti dalla chiesa e si lamentò che il
tempo fosse orribile, che le strade non si potessero praticare, che le
pozzanghere impedissero il cammino.
Ecco arrivar lentamente, con un malinconico fracasso di sonagliere, il
carro del mugnaio. Flos trotterellava filosoficamente, con la testa
involta entro un cappuccio di cuoio nero, ed una grossa coperta sul
dorso, e le reni gocciolanti di pioggia. Le ruote, passando,
schizzavano mota a cinque passi di lontananza.
--Vanno a pigliare i marenghi?--borbottò Paolino con
disinvoltura.--Dove ce n'è, ce ne cresce. Basta aver dieci biglietti
di banca e sùbito si vedranno diventar cento. Ma quando si portano le
tasche vuote come le porto io, si sta sempre miserabili, si sta sempre
minchioni. Perchè gli interessi fruttino è necessario che non manchino
i capitali.
Andrea che sedeva sotto la tenda lo salutò nella penombra. Egli teneva
aperto dinanzi a sè un largo parapioggia per evitar che l'acqua gli
battesse in viso. Con la destra reggeva le redini bagnate.
--State a Castelletto, Paolino?--domandò.
Paolino rispose:
--Sto un corno.
--Volete un posto?
--Vo da tutt'altra parte; accetterei se potessi: buon viaggio. Un
bicchiere?
Andrea, aiutato dal fratello Carlo che camminavagli di fianco, aveva
spinto Flos alla corsa.
--Non abbiamo tempo--gridò.--Sia per un'altra volta.
Ed il carro pesante, pieno di sacchi, difeso dalla tela verde, svoltò
l'angolo della contrada, poi si perdette fra gli alberi umidi nella
nebbia invernale.
Paolino trasse un fiato. Rientrò nell'osteria e ricominciò una partita
col padrone. Questi era di cattivo umore; forse desiderava una
rivincita. E fortunatamente la ebbe. Paolino dovette far mettere in
conto un terzo litro, buttò le carte in un cantuccio, protestò
giurando che non avrebbe più giocato in eterno e quindi partì mezzo
ebro. Doveva viaggiare, altro che storie! lo lasciassero in pace. Mica
tante noie, mica tante curiosità, altrimenti avrebbe fatto anche un
buco nella pancia a qualcheduno. In fin dei conti egli era un uomo
giusto e ragionevole; ma, se gli rompevano le tasche, sapeva
difendersi e mostrare i denti. Uomo avvisato è mezzo salvato.
Di fianco alla chiesa, nelle tenebre della notte profonda, udì
chiamarsi per nome.
--Domenico?--domandò sforzandosi di essere
calmo e sicuro su le gambe.
--Io stesso--rispose una voce.
--Perchè non sei venuto all'osteria? proprio bisogno di farti cercare
a casa?
--Meglio non lasciarci vedere insieme--rimbeccò l'altro.
--È vero. La lanterna?
--È qui.
--Niente di nuovo.
--Sono andati entrambi.
--Ho visto. Non s'imaginano certo. La chiave dell'usciolo?
--Eccola.
--Il coltello?
--Per ogni buona sorte, l'ho preso.
--Bravo!--continuò Paolino. Possiamo arrischiarci.
E si misero in cammino. Fecero circa tre chilometri in mezzo alla
campagna deserta, non curandosi del tempaccio e del fango che copriva
la strada. Paolino sentiva l'acqua entrargli per i fori delle scarpe.
--Se ci riesce--disse egli quando furono presso al fiumicello--se ci
riesce, compero un paio di stivali. Ne berremo di botti! vero,
Domenico?
Ma Domenico tacque. Più serio, costui non si era permesso di
ubbriacarsi. Guidò il suo compagno nell'oscurità, evitando i pericoli
ed infilando i sentieri come se avesse avuto pupille di gatto. Udirono
presto lo scrosciar della pioggia dentro l'acqua del fiume.
--Eccoci--mormorarono arrestandosi.
--E il mercante?--chiese Paolino all'improvviso;--potremo fidarci?
--Stupido!--soggiunse l'altro.--Lascia fare a me.
E scavalcarono una siepe, traversarono un'ortaglia, si trovarono entro
il cortile. Di fronte ad essi alcune casupole ergevansi nel cielo
bigio. Da una piccola finestra scendeva qualche raggio tremulo e
pensoso.
--Le mugnaie fanno la calzetta--pensò Domenico. E trasse il proprio
socio presso il porcile.--Hai la corda?--gli domandò.
Paolino tirò fuor dalle tasche la fune di cui si era munito durante il
giorno.
--Va bene--continuò Domenico; e con un grimaldello aperse l'usciolo.
Penetrarono nella stalluccia fetente ed accesero il lume. Svegliati
così bruscamente, i maiali diedero un grugnito e rizzarono le grosse
teste con gli occhi stupidi e le orecchie penzolanti. I due notturni
visitatori si inquietarono.
--Zitti!--susurrò Paolino brandendo il suo falcetto.--Volete che vi
graffi?
Si precipitarono addosso ad un paio di quelle povere bestie,
ammorzarono la propria lanterna e con la corda legarono loro le zampe
anteriori. Poscia le imbavagliarono con certi cenci portàti all'uopo,
come si usava nel medioevo e si usa nei romanzi medioevali verso le
donne tradite o rapite. Domenico si caricò in ispalla il suo peso e
precedette il socio fuor del porcile.
--Bisogna mettercelo al collo e sostenerlo per il didietro con le
mani--suggerì egli.--In questo modo ci stancheremo assai meno e
potremo correre più liberamente.
Uscirono adagio adagio, rinchiusero accuratamente la porticina e si
dileguarono per le campagne. La pioggia seguitava a cadere monotona,
insistente, noiosa. Pareva che il cielo si sfasciasse come cera o come
ghiaccio. Un diluvio. I poveri maialetti non dovevano trovarsi molto
contenti della gita. E frattanto le gambe affondavano entro il fango,
le scarpe si facevano pesanti, gli abiti si appiccicavano alle membra.
Certe volte anche a rubare si fa tanta fatica! Domenico sapeva
contenersi e frenarsi, ma Paolino fremeva. Andarono, andarono,
andarono, Domenico davanti e Paolino alle sue calcagna. Quest'ultimo
anzi moriva di sonno.
--Io non posso più--gridò finalmente, arrestandosi.
Ma Domenico teneva duro.
--Ci rovini--osservò crudelmente.--Se non arriviamo per le quattro,
addio i denari. E son tredici miglia.
A Paolino si piegavano le ginocchia. Erano arrivati presso il giardino
del conte. Un muricciolo alto poco più di un metro lo separava dalla
strada.
--Io non voglio scoppiare--disse Paolino.--Riposerò e poscia
continuerò la via da solo. Precedimi.
Domenico crollò il capo.
--Sei un asino. Bevi troppo vino--soggiunse.
E via sempre, finchè il rumore de' suoi passi fu sopito dalla pioggia
precipitosa.
Paolino si era appoggiato con la schiena al muricciolo. La sua bestia
lo soffocava. Fece in modo che questa potesse accoccolarsi comodamente
su la pietra dello sporto; allungò le gambe con una vera voluttà e
trasse un sospiro di sollievo.
Poscia si addormentò.
Allora il maiale diede un crollo, cadde all'indietro dalla parte
opposta del muricciolo, strinse le zampe allaccianti il collo del suo
rapitore e lo strozzò come cinque e cinque fanno dieci.
Maddalena ed Andrea mangiavano tranquillamente la frittata e
compiangevano Carlo, costretto a viaggiar solo, quando furono scossi
da alcuni colpi dati nella porta. Il mugnaio diede un balzo e diventò
livido; la donna più non sapeva in che mondo si fosse.
--Presto, presto!--proruppe una voce di fuori.--Lena! tuo marito è
morto.
I campagnoli non usano complimenti.
Elena scoppiò in un urlo e corse ad aprire.
--Corri!... è là presso il muro del signor conte. Morto stecchito. Ha
la bocca piena di pioggia. Fu il maiale ad accopparlo.
--Il maiale? un maiale? che maiale?--disse Andrea comparendo
coraggiosamente dal suo buco.
--Maiale o non maiale--proseguì indispettito quell'uomo,--sta il fatto
che Paolino è crepato.
Lena si mise a strillare, Andrea corse a veder come stesse la
faccenda. La quale poi io non so come sia terminata.
VII.
Maometto.
Maometto, col suo bell'elmo lucente in capo, si arrampicò traverso i
pini folti e scuri, da cui esalava acuto odore di resina. Un leggiero
soffio di vento faceva dondolar quelle braccia protese in giro e
tratto tratto fischiava in alto con un tono misterioso e beffardo. La
Roncaglia era deserta.
--Oh! oh!--mormorò Maometto.--Che il diavolo ci voglia guastare la
festa?--E si fermò un momento spiando al di sopra del bosco. Tra i
pini scorgevasi qualche lembo di cielo sbiadito, cinereo, uniforme,
presago di temporale. Un lampo rapido rosseggiò entro il padiglione
dei rami: il vento crebbe.
Allora Maometto raddoppiò la corsa. I tronchi secchi degli abeti
minacciavano di afferrargli l'elmo e portarglielo via: egli dovette
premerlo su la nuca, si fermò per rendersi più piccolo e sollevò con
la sinistra il fodero dello squadrone affinchè non gli impedisse le
gambe.
Lizzola buia e seria, in vetta alla Roncaglia, s'accoccolava sul
verde, piena di salute e di tranquillità; quei comignoli fumavano
tutti insieme e le vecchie muraglie solcate da screpolature grigie
parevano guardarsi intorno con aria sonnolenta. Il soldato, a lunghi
passi, traversò la prateria e giunse al paese. La siepe di biancospino
lo arrestò: un enorme pero carico di frutta acerbe lo accolse
tremolando sotto il proprio fogliame.
--Caterina!--susurrò il soldato.--Fai presto. Non c'è tempo da
perdere. Sta per venir giù l'acqua a secchie. Se mi bagno, addio
festa. E che figura farei?
Infatti da ogni parte l'orizzonte erasi coperto di nuvole color
piombo, gravi di pioggia, e soltanto al di sopra della vallata cadeva
una luce bianca bianca, forte, che bruciava gli occhi.
Caterina sbucò lentamente fuor della siepe e rivolse uno sguardo
timido verso la casa piccola e tacita, al primo piano della quale i
tre vetri della finestrina brillavano riflettendo le tinte dell'iride.
--Se papà ci trova siam fritti!--proruppe ella.--Ah! Paolo, anche,
stamani ha parlato di te. Ti ha visto ronzare domenica scorsa vicino
al cortile e dice che vuol fartela pagare. Bisognerà che cerchiamo un
altro mezzo: questo è troppo pericoloso. Abbi pazienza, Paolo. Fammi
il piacere. Lasciami pensarci: ho una bella idea, vedrai. Adesso è
impossibile; va via, ti dico... tremo dalla paura!
Maometto scosse il capo con un sorriso mesto ma calmo. Egli era sicuro
del fatto suo. Parlerebbe e farebbe in modo da togliere le difficoltà.
Ma non avrebbe mai rinunciato, no, a volerle bene. Piuttosto morire.
Benvenuto era un imbecille. Non sapeva le sue convenienze; rifiutava
un partito di quelli che ce ne son pochi. E, non faceva per dire, ma
la sua famiglia era in buone condizioni. Dote? che gli importava della
dote? i denari non valgono proprio niente, per Dio! Meglio una
pitocca, a cui si vuol bene, che una principessa brutta e vecchia la
quale abbia una cassa di marenghi. Stesse tranquilla. Ci pensasse, era
giusto, ma non dubitasse nè anche un momento che il suo Paolo...
Qui un fragoroso colpo di tuono gli troncò le parole. Poscia larghe
goccie di pioggia cominciarono a precipitarsi intorno, spesse e dure,
facendo curvar le foglioline sotto la loro percossa e crepitando come
carta stropicciata.
--Ahi!--disse Maometto guardandosi la giubba seminata di macchie
umide.--Bisogna cavarcela. Basta, Caterina. Quando ti rivedrò?
Domenica scendi a Bondione? chi sa mai che potremo discorrere. Addio.
E fece per allontanarsi. In quella un rumor di imposte sbattute si udì
alla piccola finestrina; i vetri ne furono aperti e, mentre il tuono
rimbombava più forte che mai, fuori del davanzale Benvenuto gridava
minaccie inintelligibili trinciando le mani per aria.
Caterina sparve sùbito e Maometto, con l'elmo su gli occhi, si
rannicchiò rapidamente e scappò via lungo la siepe che lo nascondeva.
*
* *
Don Rocco esultava. Nel pomeriggio il più bel sole italiano aveva
messo in fuga le nuvole e l'orizzonte azzurro sorrideva senza una
ruga. La campanella suonò a distesa annunziando i vespri: sul piccolo
sagrato si raccolsero centinaia di uomini venuti anche di lontano,
cioè da Passevra e Fiumenero: le donne, coi grossi scialli in capo,
avevano invaso la chiesetta da cui usciva un'acre fragranza d'incensi.
Tutti erano felici; quella pioggia aveva rinfrescato la temperatura e
allargato le anime. Ma al terzo segno ecco un gridìo confuso e immenso
di fanciulli i quali, correndo, portavano la notizia che venivano.
Chi, venivano?
Anzitutto Michel Magro, compassato, con un pennacchio nel cappello di
feltro, una fascia gialla traverso il petto e un tamburo alto mezzo
metro che gli dondolava su le ginocchia. Egli picchiava
sistematicamente quella povera antica pelle d'asino la quale, tarlata
in molti luoghi e unta d'olio, dava un suono fievole e monotono appena
sensibile dieci passi distante. In ispecie perchè i fanciulli non
cessavano di vociare e saltare, percotendo le suole di legno contro il
selciato, ed anche le donne si unirono a quel fracasso con le
insensate risa, poi vi si unirono persin gli uomini, indotti dallo
spettacolo insolito.
Perocchè, dietro a Michel Magro, comparve tosto una squadra di
ventitre guardie nazionali col berretto a larga visiera, il camiciotto
greggio e i cinturini bianchi. Esse portavano su la spalla sinistra il
fucile ad avancarica sormontato dallo stopaccio rosso che serrava la
canna: e le canne, di fresco ripulite col pomice dalla ruggine,
raggiavano, al sole pomeridiano con una civetteria graziosa di roba
vecchia e disusata la quale dopo molti anni, venti anni, ritorna
ancora una volta alla luce. Il municipio che da un pezzo custodiva
quegli arnesi fuor di moda in una cantina, entro casse di larice,
aveva permesso che per l'occasione si tirassero in ballo, tanto da
contentar via i buoni montanari smaniosi di fare una innocente
smargiassata.
Nè basta. Alla destra del plotone, che procedeva con ordine ed al
passo, vedevasi Maometto, creato per quel giorno direttore della festa
in luogo del tenente; egli portava in testa l'elmo arcuato, sul pelo
nero del quale sfavillava in acciaio la croce sabauda: la giubba
militare, diventata un po' stretta, delineava il robusto profilo del
suo torace e il fodero picchiava ad ogni movimento contro i calzoni di
fustagno, con una cadenza misurata e precisa. Quanto alla spada egli
la sollevava ignuda appoggiata alla clavicola, come sogliono gli
officiali alle rassegne. Nulla di più seducente: era una cosa da
scoppiar dalle risa.
In conclusione tutti quegli uomini si schierarono in fila dinanzi alla
chiesetta: aspettarono pazientemente che i vespri finissero e, quando
la campanella diede il primo tocco della benedizione, Maometto alzò la
spada, la scosse da destra a manca, si ritirò di qualche metro ed una
salva di fucileria, pim, pum, pam, partì impetuosamente, sì che le
orecchie ne rimasero intronate per un pezzo.
Frattanto Don Rocco ebro di gioia impartiva dall'altare la benedizione
e Benvenuto, che la sapeva lunga, preso da canto un fanciulletto dagli
occhi vivaci, mormoravagli alcune parole misteriose poi mandavalo giù
dalla Roncaglia a perdifiato.
*
* *
Magnifica fu la serata. Il sole tramontava dietro le montagne che
sorgono di fianco a Lizzola e ancora la via, la piazza, i cortiletti
erano pieni di gente che schiamazzava con grande contentezza. Le
guardie nazionali sbandate di qua e di là discorrevano molto
animatamente, gonfie di buon vino e di vanagloria, perocchè da un
pezzo non facevano più quella figura. Quanto a Michel Magro, egli
stava mostrando il cuoio, le corde, gli orli del tamburo ai giovani e
volentieri si prestava a suonar sù qualche marcia. Ma di lui ridevano:
e specialmente le donne se ne prendevano spasso vedendo la serietà che
metteva nel suo offizio.