Parvero così straordinarî i racconti delle _Memorie_ del Casanova, che
s'incominciò dal dubitare dell'esistenza di lui, poi dell'autenticità
delle sue _Memorie_ (che Paolo Lacroix pretese addirittura scritte
dallo Stendhal) e ne uscì fuori una questione critica grossissima,
ch'io mi guarderò bene dall'esporvi, tanto più che non è chiusa ancora,
ma le cui conclusioni più sicure infino ad ora son queste. Non parlo
dell'esistenza del Casanova. Troppe testimonianze contemporanee la
provano da poterne sul serio dubitare. Ancora è provata l'autenticità
delle sue _Memorie_. Sappiamo però con altrettanta certezza che il
testo da noi posseduto non è in tutto il testo vero, quantunque sembri
che i ritocchi e le mutilazioni praticatevi dal signor Lafargue non
siano state poi così grandi, come sembrarono al nostro bravo Ademollo,
che in parecchie occasioni se ne mostrò affannatissimo, o per lo meno
non alterarono gran che l'impronta personale d'uno scrittore, che
sarebbe molto difficile di contraffare, senza rifondere compiutamente
il suo libro. Resta la veridicità dei fatti. Di molti i riscontri
sicuri si sono trovati; di altri è forse impossibile trovarli; ma i già
trovati son tali da testimoniare in favore del rimanente, e gli errori
di memoria o gli abbellimenti di fantasia non tolgono alla realità
totale del quadro, quantunque, come scrittore, il Casanova sia nelle
sue _Memorie_ artista potente, e veramente creatore, oltre ad essere
pensatore e osservatore attento e coltissimo. Altri suoi scritti pure
lo dimostrano tale, l'_Isocaméron_, ad esempio, libro meraviglioso e di
cui i romanzi recenti di Giulio Verne parvero un plagio.
L'uomo, lo scrittore sono dunque nel Casanova una realtà. La sua vita
pare un romanzo, ma è un romanzo che fu vissuto; l'uomo somiglia a
Gil Blas, ma a un Gil Blas in carne ed ossa, e non a un'invenzione
d'un qualunque ignoto Le Sage. Questo tristo rappresentatore, questo
impudente rivelatore della più segreta storia del secolo XVIII
ci ha lasciato dunque documenti di sè e del suo tempo, che vanno
bensì accolti con riserva e adoperati con prudenza, ma che pur
sono incontrastabilmente documenti d'una parte almeno della vita
sociale del Settecento nella Venezia degli ultimi Dogi, nella Roma
di papa Lambertini e di papa Rezzonico, nella Napoli del Tanucci,
e principalmente nella Francia di Madama di Pompadour, nella Spagna
dell'Aranda, nel Portogallo del Pombal, nell'Inghilterra dei tre ultimi
Giorgi, nella Russia di Caterina II, nella Prussia di Federigo il
Grande, nella Polonia del bel Stanislao dalle chiome corvine. Una parte
almeno, ripeto, di tutta questa immensa prospettiva Europea, quella
in ispecie che meno salta agli occhi nelle storie, è nelle _Memorie_
del Casanova sorpresa in atto, colta sul vivo, e descritta da grande
artista.