Il larice, che offre un aspetto così ridente nell'estate coi suoi aghi

verde-smeraldo, così strano nell'autunno col fogliame tutto color

d'arancio, così triste nell'inverno quando i suoi sottili rami sono

tutti nudi, si compiace di un clima piuttosto secco e sereno, soffrendo

molto meno dai freddi venti, dalle nevi invernali o dalla povertà del

suolo che dall'umidità del terreno o da nebbie continue. Vale a dire che

esso deve trovarsi benissimo nelle Alpi Marittime, le quali perciò, su

tutte le altre catene montuose attorno al Mediterraneo, hanno il

notevole vantaggio di contenere l'albero che, anche nel resto delle

Alpi, sale più alto di tutti, ed inoltre di offrirgli condizioni di

esistenza molto favorevoli, ciocchè dimostrano bene i bellissimi

esemplari che s'incontrano in tutte queste valli; e sono appunto i

larici dei siti più elevati che hanno d'ordinario un fusto superbo, se

anche sono vecchi e talvolta danneggiati dai fulmini. Però, sul lato sud

del grande spartiacque, anche laddove forma da sè solo estesi boschi, il

larice non raggiunge un'altitudine molto grande; è vero che supera

sempre d'assai, sotto questo riguardo, il pino e gli abeti, formando

spesso, nelle foreste ove questi predominano più o meno, una zona

superiore speciale.

Nei valloni del Borreone, di Mollières e di Ciastiglione, il larice

oltrepassa appena i 2350 m., altitudine che non sembra raggiunga nel

bacino della Stura, avvicinandosi però ai 2300 m., attorno alle Terme di

Vinadio e nel Bosco Bandito a sud di Argentera. I larici più alti del

lato sud sembrano essere quelli sulla ripidissima parete del monte (m.

2751) che separa il vallone dell'Agnel dal Lago sottano di Valmasca; ivi

gli alberi crescono, crediamo, sino ai 2450 m., mentre sull'altro lato

della comba dell'Agnel salgono solo a circa 2350 m.; mancano invece

quasi affatto alla parte più orientale della sponda nord della Valmasca.

Anche sopra la Val Gordolasca (senza tener conto della foresta di

Clapeiruole) i larici rimontano più alto sulle creste inaccessibili,

specialmente su una torre di roccia (m. 2361) a sud del valloncino di

Mairis, il cui fondo non contiene alberi sopra i 2000 m.; il fianco

ovest della valle è quasi privo di alberi sopra San Grato (m. 1505), ed

ogni vegetazione arborea cessa al grandissimo muro di rocce montoni che

chiude la valle sotto alla Vastera Streit, essendo aridi in simile modo

i recessi rocciosi terminali di tutte queste valli, per esempio i circhi

del Lago del Basto, del Lago Agnel, delle Meraviglie, ecc. A nord del

grande spartiacque, il larice manca sui fianchi settentrionali della

Valle del Tanaro (da Ormea al Colle dei Signori) e del vallone di

Meiris, affatto spoglio di alberi (a nord della strada) partendo da 1400

m.; manca poi anche a tutta la Valle del Pesio. Del resto, laddove

incontrasi nelle vallate settentrionali, esso sale a singolare altezza:

a circa m. 2300 nel vallone Balma di Ghiliè e sotto alla Cima di

Mercantour, a circa 2400 nel vallone dell'Argentera (il cui fianco sud

ne porta ad un'altezza di almeno 2440 m., secondo Freshfield) e sul

fianco ovest della Stella, ove il bosco continuo cessa a 2300 m.;

infine a forse m. 2450, sul Becco di San Giovanni. Sulla parete quasi

verticale del contrafforte nord del Matto (m. 2803), il quale domina il

Lago sottano della Sella, i larici salgono dal vallone di Latous ad

incredibile altezza, non inferiore a 2500 m.

_In nessun luogo però trovammo il limite della vegetazione arborea

spinto così in alto come nel vallone di Lourousa_, ad est delle Terme di

Valdieri. Ivi i pendii dei terrazzi morenici sono quasi i soli luoghi

rivestiti da alberi, sino a m. 2300 circa; un grandissimo larice cresce

vicino al gias inferiore. Sul fianco nord però vedonsene gruppi più o

meno folti fin sul dorso dell'Asta (m. 2520: chiamato Cresta della

Marzarea sulla Carta Sarda), e se ne hanno altri ancora assai più in

alto sul fianco della Cima Dragonet; almeno, i luoghi dove crescono sono

visibilmente più alti del Colle Chiapous (m. 2520), dal quale ebbi

occasione di osservarli. Il fianco sud della valle è affatto privo di

alberi tra il detto colle ed il burrone che dal ghiacciaio di Lourousa

scende al gias Lacarot (m. 1980), la roccia essendovi troppo ripida e

liscia per portare altri vegetali che non siano licheni e fiorellini

minuscoli. Più sotto invece, il folto _bosco della Stella_ sale almeno a

2500 m., e, a quanto ci parve, gruppi di larici rimontano ancora sino

alla cima del monte omonimo (m. 2612); nel burrone più ad est, essi

rimontano fino sulla morena del ghiacciaio di Lourousa, salendo poi a

ragguardevolissima altezza (forse più alto ancora della Cima Stella) sul

ripidissimo fianco della cresta meridionale (m. 2820).

Ad ogni, modo, ci pare quasi certo che _i larici della Stella_ siano

_gli alberi viventi più in alto non solo dell'Europa, ma anche di tutte

le catene attorno al Mediterraneo_ e sino alle isole Canarie,

eccettuando forse il Caucaso. Nelle Alpi settentrionali non vi sono

alberi sopra i 2450 m.; nel Delfinato, secondo Schlagintweit, crescono

larici ed arole sino ai 2500 m., e nei Pirenei, sul Canigou, abeti rossi

a 2410 m.; perfino il Juniperus foetidissima, nel Tauro, non sembra

superi i 2600 m. È vero che non sappiamo niente di sicuro sul limite

degli alberi nelle Alpi Marittime ad ovest della Tinea; ma, stante la

denudazione molto avanzata di quelle montagne, è molto improbabile che

abbiano alberi sopra i 2500 m., tranne forse nel vecchio e bandito bosco

della Sylve, sul fianco meridionale della Valle dell'Ubayette.

Rileviamo qui il fatto che la _cresta della Stella_ si trova _sul lato

nord delle Alpi Marittime_, quindi essa _non ha più alcun rapporto col

clima mediterraneo_; inoltre è degna di nota (sebbene fortuita) la sua

_vicinanza alla più alta montagna delle Alpi Marittime_, di cui non è

che un contrafforte. Non è però difficile spiegare la straordinaria

estensione in altitudine degli alberi sopra il vallone Lourousa: i

fianchi della Stella formano un dorso diretto a nord-ovest, dai fianchi

ripidi, ma non troppo precipitosi per impedire lo sviluppo di un bosco,

e sempre più dolci man mano che si scende; vi mancano i burroni sassosi,

le frane ed i canali di valanghe; i monti a settentrione ritengono i

venti del nord, e densi vapori caldi salgono, quasi ogni sera, dalle

sorgenti solforose verso oriente. Più importante ancora è il fatto, che

il bosco della Stella è molto distante dall'abitato di Valdieri e poche

decine di anni fa era accessibile con difficoltà; ora, da oltre trenta

anni, esso fu lasciato e perfino ingrandito, affine di proteggere lo

stabilimento delle Terme contro possibili valanghe e per offrire

piacevole passeggio ai villeggianti. Esso occupa circa cento ettari,

cominciando immediatamente dietro lo Stabilimento, dal quale un

delizioso sentiero conduce per esso nel vallone Lourousa. Le radure

prative, i solchi che servono allo scolo delle acque nella primavera, ed

i dirupi che ne interrompono qua e là la continuità, aumentano il

pittoresco del paesaggio, e permettono di gettare lo sguardo sui monti

veramente colossali che s'innalzano d'attorno. Nella parte più bassa

abbondano i faggi, tra i quali vedonsi esemplari di magnifico fusto,

slanciati e diritti: uno dei più grossi porta sulla corteccia le parole

«Dio grande» incise da un ammiratore. Più in alto cominciano a

predominare gli abeti bianchi, generalmente molto regolari ed eleganti.

Sopra i 1500 m. mostransi poi magnifici abeti rossi, e quindi i larici

si fanno sempre più numerosi, finchè rimangono i soli rappresentanti.

Oltre al pino, ai due abeti ed al larice, le Alpi Marittime superiori

vantano ancora tre conifere assai meno comuni.--Il _tasso_ (taxus

baccata), albero diffuso dalla Siberia orientale sino all'Algeria ed

alle isole Azzorre e di cui nell'Inghilterra trovansi esemplari la cui

età venne calcolata a circa 4000 anni, oggidì è dappertutto raro,

cosicchè sparirà tosto o tardi dalle foreste. Nelle Alpi Marittime si

trova sparso qua e là, tra 1000 e 1800 m. nei boschi di Mairis, di

Libarè vicino a Venanzone, di Beuil tra il Varo e la Tinea, di Courmes

(circondario di Grasse), ecc.; secondo il dott. Henry se ne

incontrerebbero parecchi grandi tronchi nel basso vallone di Fontanalba,

sopra Casterino, in mezzo ai larici, ed uno di essi misura 5 m. di

circonferenza, ciò che corrisponderebbe ad una età molto ragguardevole

tenuto conto del lentissimo sviluppo di questa specie, di cui ivi

mancano affatto gli esemplari giovani.

Il _pinus montana_ Mill., limitato ai sistemi montuosi centrali

dell'Europa, con numerose e svariate forme, si distingue dal pino

selvatico per il suo fusto più compatto, i suoi aghi pronunziatamente

verdi, i coni ottusi e talvolta curvati, ecc. La sua forma arborea (f.

uncinata) predomina sul versante spagnuolo dei Pirenei, mentre nelle

Alpi è diffusa dal Ventoux all'Engadina. Nelle Alpi Marittime viene

menzionata nelle foreste di Mollières, di Fremamorta, di Salèses, di

Cavallé, delle Finestre e dell'Aution; trovasi anche, secondo l'Ardoino,

sul Colle di Tenda, mentre noi non lo trovammo nel bacino del Roja, ma

nella Valmasca (da m. 1750 sul fianco sud a 2150 m. nel vallone

dell'Agnel) e su ambidue i fianchi del Monte Urno, ove cresce a 2100 m.

insieme agli ultimi larici. V'è una delle varietà arbustiformi di questa

specie, probabilmente la f. pumilio, la quale dalle Alpi, in cui non fu

finora menzionata a sud del Delfinato, passa ai Carpazi, al sistema

Sudetico ed ai Balcani settentrionali, mentre sull'Appennino, dalla

Majella all'Aspromonte, cresce un'altra forma (f. magellensis, da taluni

però considerata quale varietà nana del pino di Corsica). Gli esemplari

che trovai sono arbusti alti da 1 a 3 m., con tronchi in parte

abbastanza larghi e lunghi, però curvati in forma di S, con rami

drizzati all'estremità, gli aghi mostranti un verde vivo, e coi coni

radunati tre per tre (due orizzontali ed uno verticale). Il Dellepiane

menziona foreste di Pinus montana sui fianchi meridionali dei Pizzi di

Cornia e d'Ormea, sopra la Valle del Tanaro, quasi sino a 2400 m.

L'_arola_ (Pinus cembra) è, come il larice, un'albero di Siberia

confinato, nell'Europa, alle Alpi ed ai Tatra, e facentesi sempre più

raro. Però, nelle Alpi Marittime non è così raro come lo fa credere

Ardoino, che lo menziona solo in pochi luoghi isolati, tra il vallone di

Jallorgues sopra San Dalmazzo Selvatico e la Cima di Nauca sopra

Fontana; sul fianco sud delle Alpi Ligustiche pare manchi affatto,

eccettuati gli esemplari recentemente piantati a sud-est del Colle di

Tenda; non credo poi che si trovi nelle valli di Vinadio. Quest'albero

si trova qui ben raramente sotto a 1750 m. (in Val Gordolasca forse già

a 1600 m.); è comune nei boschi di larici della Valmasca, ove rimonta

quasi tanto alto che il larice, sul Monte Peiracuerta e sopra il vallone

dell'Agnel (forse ad oltre 2300 m.), nella Valle dell'Inferno (sino a

2350 m. a sud-est del Lago Carbone) e sul fianco orientale della Val

Gordolasca; trovasi poi nelle foreste del Borreone, del Cavallé, di

Saléses e di Fremamorta (quivi sino a 2350 m.). Ma specialmente

_rimarchevole è la sua diffusione sul lato nord delle Alpi Marittime_.

Già nel 1892 notammo, nel vallone della Barra, dietro a San Giacomo, ad

oltre 2000 m. sulle ripide creste laterali, alberi nerastri molto

distinti dalle boscaglie di faggi ed ontani, che soli crescono sui

fianchi inferiori; negli anni seguenti, ritrovammo lo stesso fenomeno

nelle valli attigue, e riconoscemmo che tali alberi erano arole. Nel

vallone di Monte Colomb, ove trovansi giovani boscaglie di faggi, al di

sopra di questi da 1850 m. in su, vedonsi in molti siti le arole, sempre

separate tra loro da spazi abbastanza grandi e spesso affatto isolate,

raramente riunite in piccoli gruppi; sulle scoscese creste che dominano

il gias Murajon, se ne vedono sino a 2350 m.; sulla cresta del Tor sino

a circa 2400 m., ed a simile altitudine ne crescono numerose tra le

balze sotto il Lago della Roccia, mentre mancano affatto nel vallone del

Vej del Bouc. Nel vallone della Ruina, oggidì affatto privo di boschi,

le prime arole si mostrano tra 1700 e 1800 m. sulla parete a sud del

lago e sulla cresta orientale; sopra il bacino del Monighet soprano

rimontano molto alto su ambidue i lati, specialmente sulla Rocca Barbis,

sotto il Colle Chiapous, ove ve n'è una a 2400 m. Nei boschi di conifere

attorno alle Terme di Valdieri non incontrammo arole, ma se ne trovano

nel vallone di Meiris, insieme a larici, a sud del Lago Sottano (1850

m.) ed a 2000 m. sulle rocce vicino alla strada. Da questa diffusione

dell'arola si potrà argomentare che in queste valli v'erano un tempo

grandi foreste di tali alberi, rivestenti le pendici forse da 1600 m. in

su; ora non ne sono rimaste che poche traccie nei siti più favorevoli od

inaccessibili all'uomo.

Le _boscaglie_ della regione alpestre si possono suddividere in quelle

dei _luoghi freschi_ e bene irrigati, ove predomina una _grande varietà

di cespugli a foglie caduche_ e in quelle delle _secche pendici_,

costituite per lo più da una specie sola.--Le prime trovansi

specialmente nei burroni umidi, lungo i rivi e su pendii non troppo

ripidi, esposti verso nord; le più estese sono nelle vallate

settentrionali, specialmente dietro al gias Murajon, nel vallone della

Barra sotto il Prajet, sulla parete a sud del Lago della Ruina, sul

fianco ovest di Val Pesio, ecc., mentre a meriggio della grande catena

le trovammo meglio sviluppate nella Valmasca. La loro fisonomia è molto

differente da quella delle foreste subalpine, rassomigliando esse

piuttosto alle boscaglie di betulle nane della Lapponia. Scendendo dalle

tristissime petraie dei circhi superiori, si giunge quasi

all'improvviso in quei folti e freschi recessi di grandi arbusti verdi,

il cui fogliame molto svariato, ma sempre abbastanza largo, mantiene

l'umidità del suolo, cosicchè tra le muffe e lungo i ruscelli crescono

alte erbe e felci, che mancano quasi affatto ai radi e secchi boschi di

larici; gli animali vi trovano un sicuro riparo, le farfalle, gli

insetti e gli uccellini animano questa vegetazione attraente, che

nell'autunno brilla dei più vivi colori, mentre nell'inverno sparisce

affatto sotto le nevi.

Nelle valli settentrionali è specialmente comune il _faggio_, che, sotto

forma di arbusto, riveste pendici abbastanza ripide, nel vallone di

Meiris (lungo la strada fino a pressochè m. 1850), sul Matto dietro le

Terme di Valdieri, nel vallone di Monte Colomb (a m. 1700 sul fianco

orientale, a quasi m. 1800 sulla Cucetta e vicino al gias Murajon), nei

burroni ad ovest della Val Pesio (tra 1400 e 1800 m.), ecc.

L'_ontano verde_ (Alnus viridis), che comincia in generale laddove cessa

il nocciuolo, accompagna spesso gli arbusti di faggi, mentre più in alto

forma talvolta per sè solo boscaglie abbastanza estese, lungo le balze

rocciose; sul lato sud, scende a 1200 m. ad ovest di Tenda e a 1300 m.

sul Monte Mulacier dietro a Mentone. Nel vallone di Meiris trovasi fra

1500 e 2250 m.; ad est del Lago Brocan e a sud del gias Murajon sino a

2150; sul fianco del Colle Chiapous, come sulle creste della Mourionera

e della Cucetta, sino a circa 2300 m.

Il _sorbo_ (S. aucuparia) non è raro già lungo i rivi delle vallate

montane, scendendo fino a Robilante (m. 700) sulla Vermenagna, a

Demonte, ecc.; nelle valli superiori trovasi specialmente sotto forma di

arbusto bellissimo, col suo fogliame pinnato, verde chiaro, dentellato e

colle ombrelle di frutti simili a coralli; però non è raro incontrarlo,

sino ai più alti siti dove cresce, sotto forma di albero alto parecchi

metri; trovasi in tutte queste valli, a 1750 m. nel vallone di Vallasco,

a 1800 m. nella Valmasca, nel bosco della Stella, a sud del Lago della

Ruina, e perfino a 2000 m. tra le arole a sud del gias Murajon.

Il _Cotoneaster vulgaris_ ed il _Prunus brigantiaca_ non sembrano

oltrepassare i 1800 m., essendo questo anche pressochè il limite

superiore di diverse _rose_ (R. alpina a m. 1850, sopra il vallone Vej

del Bouc) e del Rhamnus alpinus. Il _lampone_ (Rubus idæus) rimonta

talvolta più alto di 2000 m. (a 2300 m. sul fianco est del Colle

Chiapous). Il _Salix nigricans_ (sugli schisti umidi) a 2050 m. (vallone

di Caramagna, ecc.). Il _Cytisus alpinus_, sotto forma di piccolo

albero, è comune tra 1400 e 1700 m. nelle boscaglie e nelle foreste

attorno alle Terme di Valdieri, poi nella Val Gordolasca, ecc., mentre

il _Sambucus racemosa_ si tiene circa nella stessa zona. A tutti questi

cespugli aggiungesi poi il _rododendro_, che nelle boscaglie a sud del

Lago della Ruina vedesi in esemplari molto cospicui, con foglie

abbastanza lunghe; più raramente il Ginepro nano e la Dafne alpina.

Assai più bassi sono i _vaccinii_, che specialmente nelle valli

settentrionali rivestono da loro soli gran parte delle pendici

superiori; predomina il _mirtillo_ (V. myrtillus), che scende raramente

sotto ai 1600 m. (a 1500 m. nei valloni di Meiris e Desertetto),

rimontando a 2300 m. sopra il Lago sottano di Valmasca e quello

dell'Olio come anche ad est del Colle Chiapous, a 2350 m. dietro il Lago

Vej del Bouc, ecc. Il _V. uliginosum_, più piccolo, non si trova quasi

sotto a 1800 m. (nel bosco della Stella a 1700 m.), ma cresce ancora tra

aride rocce, perfino sulle cime del Diavolo e della Valletta Grande, e

sul Passo di Valmiana (circa m. 2920). Il _V. vitis idæa_, dal fogliame

sempre verde, sembra sia limitato qui alle alte vallate della Stura e

della Tinea. Nella stessa zona trovansi l'Arctostaphylos uva-ursi (Cima

del Diavolo, ecc.) e l'Empetrum nigrum, abbastanza raro, mentre _tre

piccolissimi salici_ (S. reticulata, S. retusa, S. herbacea) sono

limitati alle alte cime, quest'ultima trovandosi per esempio sulla Cima

del Diavolo (m. 2687).

_Sulle pendici più aride, formano a loro soli grandi boscaglie il

rododendro ed il ginepro nano_, quasi mai riuniti, ma dividendosi

talvolta i due fianchi di una valletta. Il _rododendro_ (R.

ferrugineum), alto sino ad un metro, è il più comune fra tutti gli

arbusti delle Alpi Marittime, tra 1500 e 2200 m.; però non abbiamo

particolari sulla sua diffusione nel territorio francese, ove manca

almeno, a quanto pare, alle calde montagne calcaree dei circondari di

Grasse e di Nizza, mentre nelle Alpi Ligustiche trovasi ancora sul lato

nord del Bric dell'Agnellino tra Finale e Bardineto, ad appena m. 1300

sul mare, la cui costa rivestita da palme ed aranci è ivi distante

appena 10 chilometri. Nella Val Roja, vedonsi rododendri a 1400 m. nella

foresta di Maima a nord-ovest di Tenda. Il magnifico aspetto di quei

cespugli fioriti si può avere qui nel giugno e sino alla metà di luglio;

sul lato nord non raramente ancora verso la fine d'agosto, mentre trovai

perfino un'esemplare fiorito il 15 settembre 1892 nella Val Gordolasca;

sui rami trovansi escrescenze simili a piccole pesche e che hanno un

gusto dolcigno, alquanto resinoso.

Il rododendro, come anche tutti i cespugli robusti, manca affatto ai

carsi che attorniano la Cima di Marguareis, ma si trova però nelle Alpi

Ligustiche, sulle rocce marmoree del Colle della Boaira, sulla Cima di

Velega, nei rami terminali di Val Pesio, sul Monte Armetta sopra Ormea,

ecc. Nel gruppo centrale delle Alpi Marittime esso forma invece spesso

boscaglie fittissime, quasi impenetrabili all'uomo, cosicchè

costituiscono il rifugio preferito dai fagiani e da altra selvaggina.

Nella Valmasca, piccoli esemplari vedonsi ancora sopra il Lago del Basto

e poco sotto al Lago Agnel (m. 2426), mentre sui fianchi dei valloni

della Gordolasca e di Peirabroc trovansi sino a 2500 m.; i più

alto-viventi li vedemmo sulla Cima del Diavolo (m. 2687), nelle fessure

ad oriente del Colletto Ciaminejas (m. 2770), sul Colle Chiapous (a

quasi m. 2520) ed attraverso i massi sul fianco nord del Passo di

Valmiana, a circa 2700 m.

Il _Juniperus nana_, che pare non scenda sotto ai 1600 m., è

specialmente diffuso nei burroni laterali di Val Gordolasca, sui colli

Chiapous e Vej del Bouc (sino a 2300 m.), ecc.

_Accanto alle boscaglie crescono spesso grandi e fittissime erbe_, che

ricoprono, per es., gran parte dei valloncini ad ovest della Val Pesio,

del vallone della Barra, delle balze a sud del Lago della Ruina, ecc.,

distinguendosi pel loro fogliame largo ed elegante, come per la varietà

dei loro vistosissimi fiori. Primeggiano fra essi: Delphinium elatum

(talvolta alto da 1 a 2 metri), Aconitum napellus e lycoctonum, Anemone

alpina, Aquilegia alpina (lungo i rivi nel bacino del Roja, ecc.),

Polygala alpestris, Fragaria vesca, Athamanta cretensis, Eryngium

alpinum (la «regina delle Alpi», abbastanza rara: vallone di Finestre,

del Piz, ecc.), Valeriana montana e saliunca, Cirsium eriophorum e

spinosissimum, Carlina acaulis, Solidago virgo aurea, Petasites albus,

Aster alpinus, Arnica montana, Phyteuma orbiculare e Halleri, Campanula

spicata, diverse genziane (così la G. asclepiadea, coi fiori d'un

bell'azzurro), Digitalis ambigua, Nepeta nepetella (nei luoghi piuttosto

secchi, così sul Colle di Tenda), Plantago alpina, Polygonum bistorta

(attorno ai gias), Chenopodium Bonus Henricus, Thesium alpinum, Urtica

dioica, Alchemilla alpina, Veratrum album, Fritillaria involucrata,

Allium Schoenoprasum, Pteris aquilina, Lycopodium selago, ecc.

Fra i _tratti aridi della zona subalpina_ i più tristi forse, sotto il

riguardo della flora, sono gli _altipiani calcarei del Marguareis_, ove

non cresce altra pianta legnosa tranne la Daphne cneorum, mentre

primeggiano erbe grigie e spinose che ricordano i monti della Siria;

numerosi sono i cardi. Poco più ricca è la flora delle _clapere_,

comprendendo oltre ai licheni (Lecidea geographica, ecc.), parecchie

delle grandi erbe già citate. Spesseggiano l'Aconitum lycoctonum, la

Scabiosa vestita, l'Adenostyles leucophylla (Lago Agnel ecc.) e alpina

(ancora oltre i 2900 m. sul Passo di Valmiana), l'Arnica montana,

l'Aronicum doronicum, l'Armeria alpina, il Myosotis alpestris, il

Verbascum nigrum, il Thymus serpyllum (a quasi 2620 m. sul lato ovest

del Colle Vej del Bouc, ecc.), la Stipa pennata e parecchie felci

(Pteris aquilina, sui fianchi del Passo di Valmiana a quasi m. 2500;

Allosurus crispus, sulla Cima del Diavolo e su quella della Valletta

Grande m. 2812).

Fra le _specie che crescono nelle anfrattuosità delle rocce_ meritano

speciale menzione: Paronychia serpyllifolia (rocce calcaree), Dianthus

neglectus, Sedum anacampseros, Sempervivum piliferum e arachnoideum,

Saxifraga aspera, S. aizoon, S. cæsia, Hieracium villosum, Gentiana

verna, Allium narcissiflorum, ecc.; _in una zona più elevata_ tengonsi

Viola calcarata, Lychnis flos Jovis, Arenaria recurva, Meum

athamanticum, Erigeron alpinus, Phyteuma pauciflorum, Veronica Allionii

e alpina, Pedicularis Allionii, Carex sempervirens, ecc.

L'_edelweiss_ (Leontopodium alpinum) non fu trovato da noi nel massiccio

di gneiss; però, a quanto si dice, esiste sui monti attorno al Lago

Agnel. Sulle alture di Peirafica è forse più comune che in nessun altro

luogo delle Alpi, e sulle rupi scoscese calcaree delle Alpi Ligustiche

se ne trovano bellissimi esemplari (sin oltre a 4 centim. di diametro).

Il più basso punto ove cresce questo celebre fiore è forse la cresta di

Monte Armetta (m. 1700), il più alto invece il Capelet di Raus (m.

2627).

* * * * *

Ponendo qui termine a questo nostro saggio, certamente incompleto per

quanto risulti esteso, non esitiamo a soggiungere che ben altro di

notevole vi è da dire sulle Alpi Marittime. Chi volesse descrivere la

loro fauna, avrebbe da menzionare specie affatto meridionali, quali il

gecco, la lacerta ocellata (lunga quasi un metro), la genetta, il

fiammingo, la tarantola, non mancando per contro gli animali

strettamente alpini.

Bollettino del Club Alpino Italiano 1895-96 Vol. 29 Num. 62 · 第 26 / 27 段