delle vallate submontane, specialmente sulle pendici che separano tra
loro i terrazzi coltivati: esse si compongono di una grande varietà di
arbusti, d'ordinario strettamente intrecciati; predominano le rosacee,
quali Rosa sphærica, R. sepium, ecc., Rubus discolor, Prunus spinosa,
Cratægus monogyna, Cotoneaster vulgaris, poi i sambuchi (S. nigra, S.
ebulus), il Ligustrum vulgare, il Cornus sanguinea, il Ginepro, varj
Salici; aggiungonsi parecchie piante rampicanti (Clematis vitalba,
Aristolochia clematitis, Bryonia dioica) e varie erbe molto grandi
(Campanula, rapunculus, Galium aparine, Artemisia vulgaris, Vicia
sepium, Ægopodium podagraria, Calamintha clinopodium, Urtica dioica,
varii cardi, ecc.).
Quanto poi alle _piante coltivate_ della zona submontana, la principale
è la _vite_, allo sviluppo della quale il clima ed il suolo sono molto
propizi, eccetto nei luoghi troppo secchi. Se la viticoltura qui non ha,
a dir vero, che un'importanza puramente locale, ci sembra dipendere meno
dalla natura del paese che dall'inesperienza dei contadini e
dall'insufficienza dei loro mezzi; pure vi hanno anche qui vini
rinomati, quali il vino di Bellet (territorio di Nizza), quello di Cosio
d'Arroscia, la cui vite alligna a 760 m. sul mare, ecc. Nel dipartimento
delle Alpi Marittime si calcolò che verso il 1890 la superficie delle
terre piantate a viti era di pressochè 9700 ettari. La vite è quasi del
tutto limitata alla zona submontana; sul lato sud della Colletta di
Briga si coltiva sino a 1000 m. sul mare, e dietro a Gragnile sino a
circa 1050 m. Fra le piante che qui abitualmente l'accompagnano, talune
non escono dai colli vicino al mare; così il Phytolacca decandra, il
Melagrano ed il Mandorlo, tutti e tre inselvatichiti; il Physalis
alkekengi rimonta sino al vallone di Rio Freddo vicino a Tenda.
Fra i _cereali_ il più comune è il frumento (Triticum vulgare), che
rimonta, in luoghi riparati, sin verso i 1300 m.; ben pochi comuni però
ne fanno un raccolto bastante pel proprio consumo.
Gli _alberi fruttiferi_ più importanti sono: il _gelso bianco_ (però non
molto diffuso nelle vallate meridionali), che insieme al _pero_ nella
Val Roja rimonta sino a 850 m.; il _noce_, di cui robustissimi esemplari
trovansi tra 1000 e 1200 m., nella Val Vesubia secondo Raiberti sino a
1300 m., insieme al _melo_ che sul territorio di Tenda non si vede al
disopra di 1125 m. (nel vallone di Rio Freddo); infine il _pruno_,
abbondantissimo nelle vallate e sugli altipiani della Provenza sin oltre
a 1000 m., ed il _ciliegio_ che rimonta a 1300 m., e perfino a 1550 m.
nei valloni di Casterino e di Rio Freddo, ove però sembra che ben
raramente il frutto maturi.
_Assai più originale di quella dei luoghi umidi e coltivati è la flora
dei luoghi aridi_ in tutta la zona montana, il suo carattere essendo
ancora in gran parte meridionale, assai differente dalla flora montana
delle Alpi Settentrionali. Le formazioni di cespugli delle macchie
litorali distinguonsi specialmente perchè prevale d'ordinario una sola
specie: è sopratutto abbondante il _nocciuolo_, che, limitato nella zona
litorale ai posti più ombrosi ed umidi, quivi invece riveste le pendici
soleggiate non troppo sassose; lo si incontra spesso perfino a 1500 m.
sul mare, però al disopra di 1200 m. abita di preferenza i boschi;
eccezionalmente lo vedemmo sul lato nord del vallone di Rio Freddo,
formante boscaglie sino ai 1600 m. Nei luoghi molto aridi lo surroga un
_ginestro_ (G. cincrea) dai rami grigiastri e sfilati, con foglie
piccolissime, mentre il Sarothamnus scoparius, più grande, è assai più
raro, abbondantissimo però nella Provenza. Il _bosso_ (Buxus
sempervirens) è comune sul lato settentrionale dei monti di questa zona:
nella foresta del Siruol (Val Vesubia) se ne trovano esemplari di
straordinaria grandezza. Veramente caratteristico è questo vegetale pei
Carsi o altipiani calcarei di Caussols, a nord di Grasse, ove cresce tra
1050 e 1200 m. (nella Valle della Miniera sino a 1100 m.). Il _sommaco_
o albero a parrucche (Rhus cotinus), talvolta abbastanza elevato,
riveste specialmente pendici rocciose col suo fogliame verde-chiaro
nella primavera e rosso di fuoco nell'autunno; abbonda già nelle aride
foreste della zona litorale, ma specialmente nelle gole del Ciaudan
(Varo) e di Gaudarena, rimontando attorno a Tenda e dietro a Briga sino
ai 950 m. Similmente diffuso è il _Prunus mahaleb_, comune nei boschi
sassosi della regione di collina.
Le _erbe_, che _nei luoghi più secchi_ prendono il posto degli arbusti,
hanno qui un carattere simile a quelle crescenti nei luoghi analoghi
della zona litorale, ma costituiscono in gran parte specie differenti;
quasi tutte sono aromatiche e profumate. Le più diffuse sono: Iberis
umbellata, Anthyllis vulneraria, Laserpitium gallicum (abbondante sino
ai 1400 m.), L. siler, Pimpinella magna, Eryngium campestre, Cephalaria
leucantha, Carlina vulgaris, C. acanthifolia con fiori di 18 cm. di
diametro, simili a piccoli soli; Inula montana, Anthemis tinctoria,
Artemisia campestris, A. absinthium (abbondante sino ai 1500 m. e
ricercato per la distillazione del vermouth), A. camphorata, Linaria
striata, Globularia vulgaris, Alchemilla vulgaris, numerosi liliacei, il
graminaceo Lasiagrostis calamagrostis, e sopratutto molte labiate, quali
la Calamintha nepeta, il Timo volgare, ecc.
_Sulle scoscese rocce_ crescono specie di Rosa, Rubus e Prunus,
l'Amelanchier vulgaris, l'Acer opulifolium, ecc.; ma l'arbusto più
interessante di tali rocce è un grande ginepro (_Juniperus phoenicea_)
simile ad un cipresso e che, comunissimo sulle rupi del litorale,
abbonda sulle calde rocce calcaree attorno a Tenda, rimontando perfino a
circa 1420 m. sul lato nord del Vallone di Rio Freddo (sulla Rocca di
Turno), mentre sull'altro lato a simile altezza cresce già il _larice_,
incontrandosi dunque qui le conifere della Siria e della Siberia. Fra le
altre piante rupestri citeremo: la Pæonia peregrina con grandissimi
fiori rosei (sui caldi monti tra 900 e 1300 m.), l'Hesperis laciniata,
la Pimpinella saxifraga, il Lilium pomponium, l'Allium pulchellum,
diverse specie di Sedum e di Sassifraghe, ecc. Infine, sarebbero da
menzionare _parecchie specie che predominano specialmente nei boschi di
pini_, rimanendo _limitate_ quasi affatto _alla regione submontana_;
tali sono il Cistus salvifolius, il Cytisus hirsutus, la bella Colutea
arborescens, l'Ilex aquifolium (non comune), la Daphne laureola, la
Vinca minor, l'Asfodelo cerasifero, varie orchidee, ecc.
* * * * *
_Nella zona montana superiore, solo i boschi e le formazioni aride
mostransi veramente distinte dalle formazioni analoghe della zona di
collina._ _Nei boschi predomina_, come già dicemmo, _il pino volgare_
(P. silvestris), specialmente nella varietà con scorza rossa. È questo
un albero di aspetto molto variabile: gli esemplari isolati assumono
d'ordinario la forma del pino parasole, il tronco ramificandosi soltanto
a discreta altezza, mentre nelle foreste gli alberi appariscono
piuttosto piramidali; i pini giovani hanno più grossi e più lunghi
ciuffi di foglie; del resto questa specie cresce anche in luoghi
aridissimi, sui macereti e perfino sulle pareti di roccia, insinuando le
sue radici nelle piccole fenditure; quivi poi si mostra in generale
quale umile arbusto, talvolta con rami depressi. Incontreremo
quest'albero ancora nella regione alpestre. Le foreste di pini sono
d'ordinario poco folte, di aspetto piuttosto severo; sui tronchi cresce
qua e là il Viscum album; tra le numerose erbe che ricoprono il suolo
citeremo l'Antriscus silvestris, l'Astrantia major, il Melampyrum
nemorosum; tra i cespugli il Rhamnus cathartica ed il caprifolio
(Lonicera Xylosteum).
La regione montana è quella nella quale il _disboscamento_ raggiunge le
più estese proporzioni: nel dipartimento delle Alpi Marittime nel 1890
si contarono ancora 90.418 ettari, in quello delle Basse Alpi 115.000
coperti da boschi, cioè rispettivamente quasi un quarto e neppure un
sesto della superficie totale. Ritenendo che nelle zone litorale e
subalpina un terzo del suolo è ancora imboschito, non rimangono--nel
primo dipartimento--che circa 40.000 ettari imboschiti nella zona
montana, cioè un quinto del totale: nelle Basse Alpi poi, le lande e le
terre incolte occupano un buon terzo di tutto il paese; infatti, questo
dipartimento, la cui popolazione diminuisce rapidamente, minacciava di
diventare uno spaventoso deserto di roccia, dimostrando su grande scala
le funeste conseguenze del disboscamento: isterilimento delle terre,
disseccamento delle sorgenti, incredibile variabilità dei corsi d'acqua,
torrenti devastatori e perfino vere «valanghe di acqua» cadenti dalle
scoscese pendici in seguito ai temporali ed al rapido sciogliersi delle
nevi. Così il governo francese si vide costretto ad istituire, con spese
molto ragguardevoli, importantissimi lavori di rimboscamento generale e
di regolamento nei corsi d'acqua. Nelle vere Alpi Marittime, il male non
è così grande, eccettuati gli altipiani rocciosi della Provenza, tra
Grasse ed il Cheirone, che sembrano paesaggi dell'Arabia, un ottavo del
suolo essendo appena coperto da alberi; ivi infatti, la popolazione dei
20 comuni diminuì di ben 1700 anime dal 1870 al 1890, e vi si contano
circa 15 comunità disertate dopo il medio evo.
Anche nel Nizzardo non mancano simili scene di orrenda desolazione, ed
in parecchi punti, dove il suolo consiste in ghiaie poco coerenti od in
conglomerati, si produssero e produconsi ancora spesso scoscendimenti
notevoli, i quali per es. più volte interruppero la strada che conduce
da Ventimiglia a Breglio. Però, qua e là sulle Alpi Marittime
incontransi ancora foreste piuttosto estese, specialmente sul lato nord,
nei bacini italiani del Gesso, della Vermenagna e del Pesio, ove tratti
di terreno abbastanza grandi furono rimboscati da parecchie decine di
anni, poi anche nelle Alpi Ligustiche, tra il Nervia e l'Arroscia; sul
lato francese, Napoleone III fece piantare grandi foreste attorno a
Nizza, ed ora si ripiantarono parecchie pendici nella Val Vesubia con
pini austriaci, ailanti, ecc.; molto però rimane da fare, massime nel
bacino della Tinea, nel territorio di Tenda, ecc.
È poi da deplorare che, a quanto pare, non ci sia (come c'è in Baviera
ed in Isvizzera) una legge che divieti il taglio dei boschi sui fianchi
scoscesi dominanti le vallate. Infatti, tali fianchi--come spesso si può
vedere--sono interamente rovinati, talvolta in pochi anni, dopo la
sparizione degli alberi. Altro inconveniente è la troppo grande libertà
che si accorda al piccolo bestiame che distrugge le giovani piante e
schiaccia la terra; vedemmo su un monte vicino a Tenda un palo
coll'iscrizione: «proibito per capre»; ma siccome non v'è guardiano
apposito, e nè le capre nè i pastorelli sanno leggere, dubito
dell'efficacia di tale divieto.
Fra gli _arbusti_ che crescono _nei luoghi aridi_ di questa zona, il più
volgare è il _ginepro_ (Juniperus communis), che talvolta forma un
piccolo albero, associandosi spesso alla Genista cinerea sino ai 1450
m. e trovandosi ancora fin verso 1600 m. nei boschi. L'_Erica_ (Calluna
vulgaris) spesseggia parimente nelle foreste e nelle boscaglie aride fin
verso 1500 m.
Le _erbe_ caratteristiche di quelle pendici crescono, tra 800 e 1400 m.,
insieme a quelle della zona submontana, ma salgono assai più alto,
trovandosene molte ancora sul culmine del Monte Corto (m. 1719), a nord
di Tenda. Primeggiano fra esse: l'Helleborus foetidus, dalle foglie
palmate, l'Helianthemum italicum, la Polygala chamæbuxus (sui monti
soleggiati delle Prealpi fino a circa 1800 m.), la Carlina acaulis,
l'Erinus alpinus, che scende fin sulle roccie vicino a Mentone, la
Chondrilla juncea, il Vincetoxicum officinale, il Thymus serpyllum, la
Lavandula officinalis, l'Hyssopus officinalis (abbondante in alcuni
punti delle rocce calcaree attorno a Tenda), l'Origanum vulgare, la
Saturcia montana, la Stachys recta, la Calamintha nepetoides e alpina,
la Nepeta nepetella, l'Euphorbia falcata, la Daphne mezereum e la felce
comune (Pteris aquilina: molto abbondante su parecchie pendici
secchissime sin verso i 1800 m.). Fra le _piante rupestri_ citeremo il
Sempervivum arachnoideum, parecchie sassifraghe (S. stellaris, S.
aizoides), l'Antennaria dioica, l'Hieracium lanatum, la Globularia
cordifolia.
_Assai spiccata_ è nelle zone montane _la differenza floristica fra il
Giura Provenzale, le vere Alpi Marittime, le Alpi Ligustiche ed il lato
nord_ (bacino del Po). Oltre a 20 specie non trovansi, a quanto pare, ad
est del Varo, tra altre un tiglio (T. platyphylla Scop.) e la
Fritillaria caussolensis, limitata agli altipiani rocciosi tra Grasse e
la Valle dello Sterone. _L'antico contado di Nizza possiede una varietà
speciale del pino nero_ (Pinus pinaster f. Hamiltonii, Pinus Escarena
del Risso) che si trovò sui monti attorno alla Valle del Paglione.
Ardoino dice poi che un pruno (vicino al P. brigantiaca) incontrato
nella foresta della Mairis, con foglie obovate e pubescenti sul lato
inferiore, potrebbe bene costituire una specie distinta. Altre
specialità interessanti sono: il Cytisus Ardoini, molto differente dai
suoi congeneri, trovato sulle rocce tra Mentone e Scarena; il Ranunculus
Canuti Coss. del Colle di Braus, la rara Asperula hexaphylla (dal Gran
Monte sopra Mentone fino alle vallette subalpine del Roja e della
Vesubia), la Micromeria piperella Benth (non rara da Tenda al Bress e
all'Aggel, a 1000 m. sopra Mentone) e la subalpina Saxifraga lantoscana;
la Saxifraga lingulata è più diffusa, dai monti di Grasse all'Appennino
genovese, e la bellissima S. cochlearis, abbondante nel bacino del Roja,
incontrasi ancora nella Liguria orientale, sul capo di Portofino. Il
Plagius Allionii L'Hérit., assai distinto dai leucantemi, trovasi dalla
bassa Valle del Varo sino a Tenda e sui monti di Genova. La Campanula
macrorrhiza, con radice legnosa, abbonda sulle rocce del Nizzardo,
passando anche su quelle dietro a Grasse; similmente diffusa è la
singolare Potentilla saxifraga Ard., bella pianta con radici legnose e
foglie argentee sul lato inferiore, trovata a 870 m. sopra Mentone, a
Saorgio, a Briga, sulle rupi del Varo, ed a Thorenc dietro a Grasse.
Tra le specie che ivi non sembrano uscire dalle _Alpi Ligustiche_,
citeremo: l'Asperula odorata, l'Inula oculus Christi (Monte Toraggio),
la Saxifraga valdensis, il Cyclamen europæum (Rocca Ferraira, sopra
Ormea, a 1300 m.), la Koniga halimifolia, l'Aquilegia Reuteri Boiss., il
Leucojum vernum.--V'è da notare poi la _mancanza di certe specie diffuse
nelle attigue regioni della Provenza e dell'Italia_, quali l'Elæagnus
angustifolia, il Juniperus sabina, l'Ephedra Villarsii (speciale delle
Bassi Alpi) e sopratutto il pino di Corsica (Pinus laricio f.
Poiretiana), che negli Appennini e nella Corsica forma magnifiche
foreste, notevoli per l'altezza e la regolarità delle piante; questa
specie molto resinosa, di cui il pino austriaco non è che una varietà,
dovrebbe introdursi qui a scopo di rimboscamento, essendo utile pel suo
legno apprezzatissimo e offrendo il vantaggio assai importante di essere
quasi affatto ribelle agli insetti che rovinano i pini selvatichi.
* * * * *
_Della flora del lato nord delle Alpi Marittime_ non esiste, a quanto
sappiamo, un catalogo, essendosi perduta la _Flora limonese_ di G.
VIALE, che contava 1500 specie. È probabile che un numero abbastanza
grande di piante montane si trovi su quel lato, mancando su quello
meridionale, e forse v'è anche qualche specie indigena; certo è però che
un numero assai più grande di specie diffuse sul fianco sud manca a
quello nord, essendovi minore la varietà della flora. Siccome
specialmente i bacini del Gesso, della Stura e del Pesio sono affatto
chiusi ai venti marini, per cui il loro clima è assai continentale, _ben
poche_ sono le _specie mediterranee_ che ivi crescono, mancandovi
perfino molte specie che si trovano nelle Alpi Lombarde o nel Vallese.
Vedemmo nel giardino della prefettura a Cuneo palme nane, jucche ed
acacie, ma certo esse dovranno coprirsi nell'inverno. Senza contare
piante di clima meridionale, che però vegetano anche in Lombardia (quali
Pistacia lentiscus, Osyris alba, Celtis australis, Erica arborea, varii
Cisti), nè il Ginepro fenicio, essenzialmente mediterraneo, avremo da
citare, quali specie caratteristiche del lato sud che non incontrammo
su quello nord: Genista cinerea, il Bosso (allo stato selvatico), il
Rhus cotinus, il Timo, l'Issopo, la Cephalaria leucantha, il Centranthus
ruber, ecc. Del resto, la flora dei luoghi aridi è molto simile a quella
delle vallate meridionali, senonchè le formazioni di arbusti e
specialmente le siepi delle pendici inferiori sono assai meno
sviluppate; attorno a Valdieri, il Biancospino, il Pruno spinoso e la
Calluna volgare rimontano sino a 1300 m., il Nocciuolo ed il Rubus
discolor sino a 1400 m. Le piante palustri ed acquatiche, invece,
trovano le loro condizioni di esistenza in assai maggior numero di siti
che sull'altro lato dei monti.
All'intima correlazione climatica ed orografica di queste valli
settentrionali colla pianura padana, devesi un'_indole detta vegetazione
assai diversa di quella delle vallate mediterranee_, essendo anche molto
più notevole la quantità delle piogge (specialmente estive) e delle
nevi, come pure quella delle acque usate per l'irrigazione. I larghi
piani della Val Stura sino a Vinadio, della Valle del Tanaro sino ad
Ormea, della Val Gesso sotto ad Entraque, mostransi molto fertili ed
ubertosi, coi loro vasti prati, coi campi di grano turco, di fromento e
di canape (sino a circa 1100 metri nella Val Stura), colle viti (sino a
920 m. vicino a Vinadio), con numerosi e grandi alberi; il gelso
raggiunge gli 800 m. sotto ad Entraque ed a Demonte, fichi e peschi
trovansi a Valdieri (750 m.); il pero ivi (nel vallone del Colletto)
sale a 1000 m., il melo, il pruno ed il noce a 1200 m., il ciliegio
trovasi ancora a San Giacomo (m. 1250).
* * * * *
_Come quasi tutta la penisola appenninica_ e come la pianura del Po, il
_lato nord delle Alpi Marittime distinguesi per la prevalenza assoluta
degli alberi a foglie caduche_, prevalenza dovuta forse meno a ragioni
climatiche che all'isolamento di queste vallate, aperte soltanto verso
la pianura, ed agli anteriori disboscamenti, usandosi poi quasi soltanto
castagni, faggi e simili pel rimboscamento. Le numerose vecchie foreste
isolate di conifere lungo l'Appennino e nelle Alpi Ligustiche (bacino
del Pesio, ecc.) sembrano infatti accennare ad un'antica zona continua
di foreste resinose, ora in gran parte distrutte. Il _pino selvatico_,
che del resto manca quasi affatto all'Appennino, _non incontrasi_, a
quanto io sappia, _sul lato nord che in_ pochi _esemplari coltivati_
(per esempio ai Bagni di Vinadio), e così non v'è, in quelle valli
inferiori, nessuna conifera selvatica, se non il ginepro. Anche sul lato
sud delle Alpi Ligustiche, partendo da San Remo, il pino diventa raro
nella stessa misura che cresce il numero dei faggi. Tutti quelli che
passarono il Colle di Tenda saranno certo stati colpiti da tale
cambiamento di carattere della vegetazione.
Il _castagno_ forma, sui colli che cingono la pianura, bellissime
foreste che non la cedono in maestà alle più belle che si conoscono del
genere (nella Corsica e nelle Alpi Graie). L'estensione complessiva di
quelle foreste non sarà minore di 300 kmq. tra il Gesso ed il Tanaro.
Magnifici esemplari secolari crescono specialmente nella Valle del Pesio
e di Casotto; piuttosto raro attorno ad Entraque e nella Val Vermenagna
(sino a 1000 m.), esso albero raggiunge, in esemplari spesso intristiti,
i 1200 m. sopra le Pianche nella Val Stura. Circa nella stessa zona v'è
la _quercia_ che mostra quasi sempre un fusto a mo' di colonna, simile
al pioppo di Lombardia (Quercus pedunculata f. fastigiata), e che
trovasi spesso lungo le Alpi Ligustiche, dal Colle di Melogno ad ovest,
rimontando ai 1200 m. sopra Sant'Anna di Valdieri.
La stessa _forma slanciata_ è del resto qui _particolare a molti alberi
e troppo comune per essere casuale_; la mostrano la tremula, il frassino
(di cui non incontrammo che un solo esemplare a corona rotonda, a
Valdieri), l'ontano nero, il sorbo, il biancospino arboreo, il ciliegio
e spesso il sicomoro, più raramente il faggio ed il salice. L'albero più
comune delle vallate settentrionali è il _frassino_ (F. excelsior), dal
tronco tutto rivestito da foglie nerastre e pinnate; esso rimonta fin
quasi a 1400 m. sul Colle di Tenda, e nel vallone della Trinità, a 1300
m., forma un bel bosco insieme al nocciuolo; vicino alla strada sotto ad
Entraque, si vede un frassino abbastanza grande che cresce nei detriti
accumulatisi fra la cima di un largo salice. Nella stessa zona tengonsi
poi, rimontando raramente più alto di 1200 m., l'ontano nero e bianco, i
salici (S. alba, incana ecc., sino a 1200 m.), il pioppo bianco, la
tremula (nel vallone di Vallasco a 1500 m.) e la forma arborescente del
biancospino; più rari sono il tiglio (m. 1020 a Limone), il carpino e
l'_olmo_ (a 1150 m. sul Colle di Tenda); di quest'ultimo però trovansi
esemplari secolari con una circonferenza di 5 metri sulle piazze
pubbliche di Roccavione, Robilante e Boves.
Talune _piante rampicanti_ adornano i castagni e i suddetti alberi, così
la Clematis vitalba, il Luppolo (a 1200 m. sul Colle di Tenda), la
Cuscuta major (nello stesso sito, sui sambuchi), il Convolvulus sepium.
Per la _regione montana superiore del lato nord_ è caratteristico il
_faggio_ (Fagus silvatica) che forma belle foreste sulle Alpi
Ligustiche, dal Monte Settepani al Monte Armetta sopra Ormea, poi dalla
Valle del Tanaro a quella del Gesso. Nella Val Stura, al cui lato
settentrionale sembra manchi affatto, s'incontra raramente sopra
Vinadio; gli esemplari colossali e secolari che si vedono nella foresta
bandita di Callières, dietro ai bagni di Vinadio, sono probabilmente i
più occidentali che ivi s'incontrino. Quando il faggio, per ragioni
climatiche, non può più raggiungere le proporzioni di un albero, esso
forma un cespuglio spesso disteso e depresso, costituendo grandi
boscaglie, di cui parleremo trattando della regione alpestre. Sono rari
gli alberi di faggi sopra i 1500 m.; di alto fusto ne crescono ancora
dei bellissimi sul monte l'Arp sopra Valdieri (m. 1200 a 1750) e nel
bosco della Stella ad est delle Terme di Valdieri (m. 1700), gli
esemplari più in alto essendo però assai più piccoli di quelli inferiori
e con tronchi spesso contorti.--Nella stessa zona tengonsi: il _sambuco
nero_ (in tutte queste valli, specialmente la Val Stura, e sino a 1460
m. nel vallone di Monte Colomb), formante d'ordinario un grande
cespuglio, il _sicomoro_ (Acer pseudo-platanus: val Pesio, Pianche di
Vinadio, Colle di Tenda fra 1200 e 1300 m.), molto meno grande che nelle
Alpi Settentrionali e ridotto ad arbusto nei luoghi più alti (parete di
roccia a sud del Lago di Ruina e vallone di Meiris, circa a 1700 m.) e
la _betulla_ (B. alba f. verrucosa: fra i castagni nella Val Vermenagna,
a 1300 m. a nord di Valdieri, a meriggio di Vinadio e nel vallone dei
Bagni; in quello di Vallasco a 1600 m.). I due ultimi alberi nominati
mancano quasi affatto sul lato sud, trovandosi appena in parecchie
vallate della Tinea, della Vesubia e del Roja, verso il limite superiore
della zona montana.
* * * * *
Passiamo ora alla _regione alpestre_, dalla quale potrebbesi distinguere
la _zona subalpina_, stendentesi _sino al limite superiore degli alberi.
La superficie di tutta la regione_ (sopra i 1600 m.) _nelle Alpi
Marittime e Ligustiche_ (solo ad oriente della Tinea) è di circa 1000
kmq., che possonsi dividere approssimativamente così:
Terre coltivate, edifizi, ecc.: ettari 2000
Foreste subalpine » 23000
Boscaglie » 8000
Prati (alpi) » 19000
Rocce, detriti, acque (zona subalpina) » 13000
Zona più alta del limite climatico dei boschi (creste,
nevi, ecc.) » 18000