Il _colore_ di uno stesso lago è sottoposto a grandi variazioni secondo

il punto di vista, la profondità, la luce, la stagione, ecc.

D'ordinario, esso è _più o meno verde_, mostrando--se le acque sono poco

profonde--tinte pallide e grigiastre od il verde chiaro dei prati,

mentre i laghi più ragguardevoli hanno un bellissimo colore di smeraldo

od appaiono molto scuri; taluni sono quasi neri, come il Lago Negrè e

quello della Valletta; altri sono chiari lungo le sponde, mentre, col

rapido aumentare della profondità, diventano sempre più cupi verso il

centro, cosicchè sembrano occhi; infine ve ne ha con tinte azzurrognole

e pochi--alimentati dai nevati--appaiono biancastri, cioè con un liquido

latteo diffondentesi tra il verde puro dell'acqua, come nel Lago Bianco

di Peirabroc. La predominanza delle tinte verdi è certo meno dovuta al

colore del fondo (questo è in generale grigio e nerastro, con numerosi

massi bruni o rossastri) che alla purezza dell'acqua, la quale contiene

pochissimo acido carbonico, che in maggiore quantità le darebbe una

tinta azzurra e più fosca, e manca quasi affatto di materie organiche,

le quali la renderebbero piuttosto grigia o bruna. Naturalmente i colori

dei laghi appaiono più intensi con bel tempo e con calma perfetta;

quando il sole non batte direttamente sulla loro superficie, facendola

scintillare come oro, essi rispecchiano in modo stupendo i loro

dintorni; quando invece il vento vi solleva striscie bizzarre o piccole

onde, essi appaiono cupi ed incolori.--Sembra pure che questi laghi

guadagnino molto ad essere visitati sul cominciare dell'estate, quando

c'è ancora molta neve nei dintorni. Il Purtscheller, che ne vide

parecchi nel giugno 1890, vi trovò una varietà di colori che non hanno

più nell'agosto. Il Lago Brocan--che io vidi verdastro, in parte

intorbidito dai rivi che scendevano dai nevati--lo descrive come

brillante in tutti i riflessi, dal verde profondo della malachite al più

splendido azzurro; sulla sua acqua chiara come cristallo galleggiavano

ancora pezzi di ghiaccio. L'azzurro del Lago della Ruina (verde invece

nell'agosto) sembrava quello del vetriolo, ed il meraviglioso Lago

superiore di Rabuons era di colore celeste chiaro. Però, in ogni

stagione e con ogni tempo, queste gemme liquide e viventi costituiscono

il più bell'ornamento delle alte montagne, così meste e selvaggie.

Già il Freshfield accennò sul lato ovest della Cresta dell'Argentera,

tra le Cime di Nasta e del Baus, un bel _laghetto non segnato su alcuna

carta_; io ne trovai poi _tre_ alla sommità del Vallone di Meiris (sotto

il nevato del Matto), di cui l'inferiore (circa m. 2450) ed il superiore

(circa m. 2600) mi sembrava che misurassero almeno 1 ettaro; però essi,

come parecchi altri meno importanti, non si vedono sulla nuova carta.

Coolidge parla di una bella distesa di acqua sotto il Lago Agnel e

(sulla carta aggiunta) segna un lago di ben 15 ettari a sud del rio

dell'Agnel; ma deve essersi sbagliato, poichè un lago di qualche

estensione ivi non esiste; ve n'è invece uno non troppo piccolo fra il

lago principale ed il Colle dell'Agnel.

In molti luoghi, i laghi sono riuniti in gran numero, formando _gruppi o

lunghe schiere_, quali i 9 laghi della Valle dell'Inferno, i 6

settentrionali ed i 6 meridionali di Fremamorta, ecc.; talvolta ve ne

sono parecchi a poca distanza l'uno dall'altro, riuniti per mezzo di un

rio e formando così una catena.--Il più bel gruppo è quello dei _tre

Laghi del Basto_, distanti appena 500 m. tra loro, ma con sponde

rocciose, talvolta a picco e sempre malagevoli da percorrere; sulla

sponda est del lago inferiore crescono ancora bei larici, mentre attorno

a quello superiore non vive pianta legnosa, se non qualche piccolo

rododendro; il bacino piano a meriggio ed il terrazzo orientale sono

però coperti da erba.

Il _Lago soprano_ è veramente maestoso, specialmente visto dal detto

terrazzo; il vasto circo che esso occupa sembra un immenso cratere, e la

ripida cresta occidentale offre l'aspetto più fantastico che si possa

immaginare.

[Illustrazione: _Lago del Basto_]

_Pochi sono i laghi dai dintorni ameni_ ed agresti, quali il Laghetto di

Fontanalba, il Lago Verde (nella stessa valle, con un isolotto coperto

di piante), il Lago di San Grato. Fra i più grandi, si potrebbe

aspettare una natura più mite e più ricca attorno al _Lago della Ruina_,

a soli 1560 m. sul mare, ma esso ha ora sponde squallide e nude, con

flora piuttosto alpestre, mentre altre volte vi crescevano boschi di

alto fusto, come ci dimostrò un grande tronco giacente nell'acqua; però,

sul lato sud s'innalza una scoscesa barriera di rocce, coperta da

fresche boscaglie ed ornata da bella cascata, rendendo così molto

pittoresco il paesaggio.--Assai più ameno è il _Lago sottano della

Sella_, il più bello nel suo genere in queste Alpi; di forma quasi

rotonda, attorniato in parte da praterie, sulle quali v'è una piccola

capanna, in parte da più erte pendici e da rocce montoni, coperte da bei

gruppi di larici, esso è dominato da ripidi e cupi monti, fra cui si

presentano imponentissime le piramidi del Matto, ricco di nevi, e del

suo contrafforte settentrionale; l'insieme costituisce un quadro affatto

placido ed idillico; visto dall'alto, il lago sembra di velluto verde

scuro.

L'impressione più indimenticabile però l'ebbi dal _Lago Lungo_, il più

grande delle Alpi a tale altezza (m. 2572), rinserrato fra due erte

creste di roccia bruna dalle forme più orride e circondato da petraie

quasi prive perfino della più umile flora. Nel fondo, specialmente dal

lato della Punta della Maledìa, piccoli nevati scendono lentamente alla

sponda spingendosi poco a poco nell'acqua, finchè dalla loro estremità

ghiacciata si staccano piccoli icebergs, la cui parte immersa mostra il

più splendido azzurro, mentre la cappa superiore è bianca o grigia, il

tutto contrastando stranamente col verde scuro delle acque profonde.

Dalle sponde si ha una estesa vista sopra i monti lontani imboschiti o

soleggiati, sino al mare: pochi saranno i punti dove si possa

contemplare nello stesso tempo il caldo Mediterraneo ed un tale oceano

polare in miniatura.

Fra tanti laghi primeggia sotto ogni rapporto il _Lago di Allos_, sul

territorio francese, nel dipartimento delle Basses-Alpes. Il Ball lo

descrive quale uno dei più grandi e profondi delle Alpi Francesi, quasi

rotondo, con una circonferenza di quasi 4 miglia inglesi; il Mont Pelat

s'innalza nel modo più superbo dal lago. Non c'è forse parte delle Alpi

più selvaggia e così chiusa come la valle ove si trova; i monti

circostanti sono coperti di neve e di parecchie conifere intristite,

accanto a grandi precipizi ed a profondi burroni. Il Coolidge dice

seccamente che il lago è povera cosa in confronto a quello che fanno

supporre le descrizioni delle guide. Tale giudizio deve risultare da

aspettative esagerate in quanto concerne la grandezza del lago e

l'altezza dei monti circostanti; infatti, il giro del lago è ben minore

di 5 a 6 chilometri; poi il Monte Pelat (m. 3053) è distante quasi 3

chilometri dalle sue sponde, essendone separato da un vallone abbastanza

profondo, e fra le cime che dominano immediatamente lo specchio, la più

alta--les Grandes Tours du Lac (m. 2745)--è distante ancora 1 km. È vero

però che il Lago d'Allos, in tutte le Alpi occidentali franco-italiane

(senza però contare le colline lungo le pianure del Rodano e del Po),

non ha per grandezza che 6 rivali, dal Lago di Ginevra a quello del

Moncenisio; in tutta la regione alpestre delle Alpi, poi, soli 6 o 7

laghi sono più grandi, nessuno dei quali però trovasi ad oltre 2000 m.

d'altezza; tutti i laghi dei Pirenei e dei Tatra sono, a quanto pare,

più piccoli. Da ciò non è da dedursi che il Lago d'Allos sia di

grandezza straordinaria; è maestoso anch'esso, ma di una maestà tutta

differente, risultando dall'attonimento di vedere, frammezzo ad erte

creste che sembra abbiano appena posto per strette chiuse, una piana

estensione di acqua, lunga una buona mezz'ora di percorso. Quanto

influisca, del resto, l'aspettativa, lo si vede dal fatto che lo stesso

Coolidge chiama magnifico il Lago Agnel, il quale non è descritto in

alcuna guida; ma, per bello che sia, è certo inferiore a quello di Allos

per grandezza, varietà delle attrattive e perfino per l'altezza relativa

dei monti circostanti.

Il Lago di Allos è dominato in parte da ripide pendici e da rocce a

picco che si ergono sino a 180 m., ed in parte (ad ovest specialmente)

da declivi più dolci, ricoperti da erbe offrenti nel giugno una

magnifica flora. Oltre a 6 o 7 sorgenti minori esso è alimentato da un

rio lungo quasi 2 km. che vi si immette dal lato sud; non ha emissario

apparente, ma a poca distanza ad ovest esce dal monte, a 60 m. sotto il

lago, la copiosissima sorgente del Chadoulin, affluente del Verdone; i

valligiani credono che anche la grande sorgente del Varo, assai più

distante, ne sia alimentata, basandosi sul fatto che il Varo, come il

Chadoulin, s'intorbidisce subitaneamente, quando frane o valanghe cadono

nel lago.

La profondità massima è di m. 42,5, la media di metri 12, ciò che

corrisponde ad un volume di acqua di quasi 83.000.000 di mc. Si ebbe il

progetto di ricolmare parte del lago per alzarne il letto, coll'intento

di aumentare la sua estensione e di procurargli un emissario visibile,

il quale avrebbe forniti 2 mc. al secondo al Verdone ogni estate,

durante un mese. Il lago è popolato da trote rinomate; sulla sponda

ovest v'è una capanna da pescatore.

5) =Vegetazione.=

Secondo la «Flore analytique du département des Alpes-Maritimes» di

ARDOINO, _il lato meridionale delle Alpi Marittime_, sopra uno spazio di

4500 kmq., _possiede non meno di 2466 specie_ di piante vascolari

selvatiche, che si ripartiscono sopra 708 generi e su oltre 120 ordini.

Detta cifra è ancora molto inferiore alla somma di tutte le specie delle

Alpi Marittime, poichè l'Ardoino seguì un metodo molto sintetico,

trascurando anche qualche specie e specialmente molte varietà

interessanti; poi il bacino della Duranza, il lato nord e le Alpi

Ligustiche possiedono un gran numero di piante che non crescono nella

regione da lui descritta; nella sola «Guida» del Dellepiane sono

menzionate, tra il Roja, il Tanaro ed il Centa, 50 specie non figuranti

nel detto libro. Neppure 45 specie citate da Ardoino sono rarissime,

mentre 35 si sono inselvatichite in un tempo piuttosto recente.

Nell'Europa, ed in genere all'infuori di qualche paese tropicale,

difficilmente si trova un altro distretto così piccolo che possieda così

gran numero di specie; tutta la Lombardia e la Sicilia, contrade vaste e

molto ricche di vegetazione, ne hanno poche di più, e la Svizzera non ne

ha che 2213.

La ragione della _straordinaria ricchezza botanica_ delle Alpi Marittime

è da cercarsi: 1º nella riunione di tutti i climi, dal subtropicale al

polare, in una zona larga appena 45 km.;--2º nella intima congiunzione

della regione tiepida o subtropicale avente due grandi divisioni del

regno florale del Mediterraneo (l'Italia e la Spagna, colla quale è

congiunta la Provenza) colla regione fredda o polare del più grande ed

alto sistema montuoso dell'Europa centrale, al quale poi ivi si unisce

altro sistema importante (quello degli Appennini);--3º nella struttura

orografica molto complicata, che favorisce sia l'isolamento che la

diffusione delle specie, mentre, unita col clima piuttosto secco, essa

produce una estrema varietà tanto di luoghi chiusi, umidi, bene

irrigati, quanto di alture aride, soleggiate ed apriche;--4º

nell'incontro dei bacini del Rodano e del Po, ricchi ambidue di specie

appartenenti schiettamente alle regioni temperate (Europa centrale);--5º

nel disboscamento, che lasciò molto spazio libero, specialmente per le

piante che amano la siccità, poi per le specie avventizie.

* * * * *

_Le Alpi Marittime si possono suddividere in più zone vegetali:

generalmente se ne contano tre;_ quella _litorale_ o mediterranea

(sempreverde), quella _montana_, e quella _alpestre_, potendosi inoltre

distinguere una zona di collina o _submontana_, poi una _subalpina_. Sul

lato nord manca affatto una zona mediterranea, ma quella di collina è

più distinta dalla montana che sul lato sud. Inutile dire che queste

zone non sono limitate esattamente da linee altimetriche, variando

invece molto la loro estensione in verticalità secondo l'esposizione, i

venti dominanti, la topografia, ecc. Così le cifre proposte da Ardoino

non hanno che un valore approssimativo: egli limita la zona litorale con

una linea distante 12 km. dalla costa, eccettuandone i posti alti oltre

a 800 m., i quali fanno parte della zona montana, come pure tutto il

resto del paese sino ai 1600 m. di altitudine.

Tralasciando di occuparci della vera zona litorale, la cui flora poco

invade la regione montuosa che costituisce l'esclusivo argomento di

questa pubblicazione, fermiamoci a dire alcunchè del _limite superiore

della regione mediterranea_ che ci porta già a qualche centinaio di

metri sul livello del mare.

Sull'estensione di tale limite mancano dati precisi pei monti di Mentone

e San Remo, come per le valli della Nervia e della Bevera; probabilmente

questi sono i luoghi dove essa raggiunge il suo massimo di altitudine. I

cespugli delle macchie, sui monti dietro a Nizza, non salgono oltre 700

od 800 m.; fra gli alberi forestali, il Pinus pinaster sul Monte Cima

tocca 875 m., e nella sua forma più piccola e più resistente al freddo

circa i 1050 m. a nord di Grasse, mentre ivi il lauro ed il rosmarino

rimontano fino a 600; le querce sempre verdi col ginepro ossicedro e

l'ulivo sino a circa 750, il pino d'Aleppo sino a 800 m. L'ulivo, che

può sopportare un freddo sino a 15 gradi senza che il tronco perisca,

rimonterebbe sino a 780 m. vicino a Nizza, secondo Daum; è questa circa

l'altitudine che esso raggiunge a Utelle e sul lato est del Colle di

Braus.

Le lunghe _vallate_, massime quelle orientate da ovest ad est, se

sufficientemente protette dai venti del nord, sono particolarmente

favorite dal clima, così le valli della Bevera inferiore, del Varo medio

(l'ulivo giungendovi sino alla chiusa di Gueydan, a 75 chilometri dalla

costa), dello Sterone e dell'Arroscia. In genere, le vallate conservano

una flora mediterranea sino a grande altezza nei siti ben riparati,

nelle strette chiuse e sui colli che li dominano; così la Val Vesubia

sino allo stretto di Lantosca (m. 500) la Val Roja sino alla Gola di

Gaudarena, ecc. Sugli alti monti isolati che s'innalzano dietro alla

costa, specialmente sopra Mentone, e sulle pendici esposte ai venti

sopra le valli dirette a meriggio, la flora montana e perfino la

subalpina scendono molto basso, mescolandosi stranamente colla

mediterranea, cosicchè ne risulta una varietà straordinaria di vegetali.

Nella Val Roja, esposta alla tramontana verso il suo sbocco, le piante

caratteristiche della Riviera cessano ben presto, i limoni e le palme

non rimontando che sino al primo stretto dietro a Ventimiglia; l'arancio

prosegue sino a Bevera; l'eucalitto, insieme al mirto, al rosmarino, al

fico d'India, ecc., sino ad Airole (130 m., 12 km. dalla costa); il

lauro, il leandro, la quercia sempre verde sino a San Michele (140 m., 3

km. più in là); il pino nero o marittimo (P. Pinaster) quasi sino a

Giandola (380 m.), mentre quivi cresce ancora sul lato orientale una

piccola foresta di pini bianchi o d'Aleppo (a 400 m.), la quale specie,

secondo Raiberti, sarebbe stata usata per rimboscare le pendici sotto a

Venanzone (900 a 1100 m.) nella Val Vesubia, il che ci pare dubbioso.

Nel giardino ben riparato della Causica (m. 450), a Fontana (34 km. dal

mare), crescono all'aperto il lauro, il rosmarino, l'arancio (senza però

maturare), il leandro, il mespilo del Giappone, ecc. Sul lato est

trovansi qui gli ultimi ulivi della valle (600 m.), mentre a nord-ovest,

tra la gola di Gaudarena ed il villaggio di Berghe, se ne trovano

insieme a fichi sin quasi a 800 metri: vidi perfino un ulivo isolato con

frutti sul territorio di Tenda, in un seno roccioso molto riparato a

nord di Gragnile, a 809 m. sul mare.

Fra le specie mediterranee della Gola di Gaudarena, rimontando fin verso

800 m. sotto a Berghe, sarebbero ancora da menzionare l'Ostria, lo

Spartium junceum che fiorisce ancora a Briga, l'Inula viscosa, l'Erica

arborea e scoparia, l'Euforbia nicænsis, qualche cespuglio di lauro,

vari citisi e cisti (specialmente il C. salvifolius), ecc. Il cedro di

Spagna (Juniperus oxycedrus), che forma spesso un piccolo albero,

trovasi sino a 1000 metri, a nord-ovest di San Dalmazzo di Tenda, ed a

nord di Briga; dietro il piano di Tenda, su di una pendice scoscesa e

calda (850 m.) esso cresce insieme ad alcuni alberi di vita (Thuya

orientalis) ivi piantati ed a esemplari nani del Quercus ilex, di cui ne

prosperano invece due colossali, con tronchi da metri 3 a 3½ di

circonferenza e con rami molto estesi, davanti al monastero di Cimella

sopra Nizza, e trovansi alberi secolari di questa specie ancora perfino

a Courmettes sopra Vence (850 m.). Sotto le arcate della strada maestra,

a quasi 800 m., prima di giungere a Tenda, vedonsi pochi esemplari

dell'Arundo donax, la quale più in giù nella valle non vedemmo che ben

sotto Breglio (a 200 m.); sino a Briga rimonta poi l'Osyris alba; sino a

Tenda e sul lato sud della Colla di Briga il Centranthus ruber, fiorente

quasi tutto l'anno, e nell'ultima delle dette località, come anche oltre

a 1000 m. vicino a Gragnile, incontrasi un bellissimo cardo (Echinops

ritro), il quale sale ai 1200 m. dietro a Grasse. Il fico cresce a Briga

(m. 770), selvatico incontrasi fin sulla Colla di Briga e, sotto una

roccia riparata, vicino a Canaresse (m. 1017), un po' a sud di Vievola.

Pesche e mandorle maturano a Tenda (800 m.) verso la fine di ottobre.

* * * * *

La _regione montana_, nel suo insieme, comprende circa 1450 specie di

piante. Nelle vallate, il sostituirsi della flora montana alla

mediterranea è segnalato specialmente dai prati, dalle file di alberi a

foglie caduche e dalla mancanza ormai quasi assoluta delle colture

arboree sui terrazzi costrutti lungo le scoscese pendici. Ma _non v'è,

nella parte meridionale delle Alpi Marittime, una zona continua di

foreste a foglie caduche, predominando_ invece _le conifere dalla costa

al limite della vegetazione arborea_, specialmente nei grandi ed antichi

boschi. Però tali boschi, nella regione montana, cominciano d'ordinario

a discreta altezza sopra il fondo delle vallate, caratterizzati da

gruppi di alberi verdi solo nella calda stagione, i quali con poche

eccezioni non escono dalla zona submontana, potendosi così denominare

questa la regione del castagno e della quercia, mentre l'albero più

comune della vera zona montana è il pino selvatico (sul lato nord invece

il faggio).--È notevole che il _castagno_ sul lato meridionale non

scende così basso come la maggior parte degli altri amentacei, mentre

nello stesso tempo sale più in alto che quasi tutti. Il Risso menziona

38 varietà di questo albero, tanto magnifico quanto utile, e che ivi

deve esistere dai tempi più remoti, essendosene trovati residui fossili.

Sebbene esso non cresca in generale che nei terreni primordiali o

schistosi, non è raro qui anche in parecchie regioni calcaree, mancando

però quasi affatto all'altipiano giurassico a nord di Grasse; verso

Nizza, lungo il Varo, pare che non si trovi sotto ai 350 m. Nella Val

Roja, esso non diventa comune che da Saorgio in su, colla disparizione

dell'ulivo, ed è dapprima piantato sopra terrazzi artificiali, mentre

attorno a S. Dalmazzo, e specialmente nella bassa Valle delle Miniere,

trovasi in folte foreste e cresce perfino su pendii rocciosi; nella

valle principale, esso cessa già, cogli schisti permici, a 750 m. tra

San Dalmazzo e Tenda, non incontrandosi più in alto che un piccolo

gruppo dietro a questo borgo, mentre se ne trovano nella Val Levenza

sino a Marignol (1000 m.) ed in quella della Miniera sino ai 1020 m.; a

nord-ovest di S. Dalmazzo, nella regione degli Spegi, esso albero

rimonta perfino a 1250 o 1300 m., raggiungendo un'altitudine simile

anche vicino alla Bollina (comune di Valdiblora). Spesso se ne vedono in

queste valli degli esemplari maestosi con una circonferenza di 4 a 6

metri.

Il nocciuolo, il bosso, il Rhus cotinus crescono in questi boschi,

accompagnati da felci, ginestri (Genista germanica, mantica,

sagittalis), da grandi umbellifere (Angelica silvestre, Peucedanum

cervaria), da talune piante rampicanti (il luppolo, l'edera, la

clematite, ecc.) e da fiori ed erbe più o meno comuni (Malva moschata,

Geranium silvaticum, Odontites lutea, Melampyrum nemorosum, Dantonia

provincialis, ecc.) L'edera, sulle rocce a nord-ovest di Tenda, rimonta

sino a 1050 m., e si trova anche sul lato nord a Demonte (m. 800).

Mentre il castagno è stimato pel prodotto dei suoi frutti, e perciò

raramente soccombe al disboscamento, gli altri alberi forestali della

zona submontana sono diventati ben rari. I _pochi boschi a foglie

caduche_ che ivi si trovano sono quasi tutti di origine recente, dovuti

ad un pur troppo scarso rimboscamento; se ne trovano sui due lati di Val

Roja vicino a Breglio ed a Giandola, nel bacino del Varo medio, ecc.

Molto diffuso è dappertutto l'_Ailanthus glandulosa_, albero giapponese

dalle foglie simili a quelle della robinia pseudo-acacia; esso cresce

rapidamente anche sul suolo più ingrato, per esempio sugli aridi

macereti calcarei dietro a Tenda, sino a 1000 m.

La _quercia_ (Q. pubescens Willd) forma, insieme agli stessi cespugli

che crescono nei boschi di castagni, delle folte ed estese boscaglie, di

apparenza ancora giovani, sugli aridi altipiani tra Grasse e la gola del

Loup, in Provenza; è poi comune sulle pendici superiori di Val Roja

sopra Fontana, rimontando sino ai 1100 m. dietro a Gragnile; però, gli

alberi quivi sono molto distanti tra loro ed hanno rami piccolissimi,

taluni essendone affatto privi, causa probabilmente la rapacità della

popolazione; la pianta ridiventa poi comune nelle Alpi Ligustiche, verso

Albenga. E sotto a questa quercia che s'incontrano specialmente i

tartufi. Più raramente trovansi le due altre specie o forme di quercia

dell'Europa centrale (Quercus sessiliflora Sm. e Q. pedunculata Ehrh).

Ancora più raro è il _tiglio_ (Tilia silvestris Desf.), se non piantato

sulle passeggiate; esso s'incontra selvatico nelle gole di Saorgio,

nella parte inferiore della foresta del Siruol (Val Vesubia, ad oltre

1000 m., ove se ne trovano esemplari colossali), e nella foresta del

Piné sopra Briga (1450 m.).

L'_olmo_ (Ulmus campestris) nella zona montana spesseggia sulle piazze

pubbliche dei villaggi, da Nizza a Tenda, non incontrandosi però in

istato selvatico, almeno nella Val Roja, mentre abbonda nelle vallette

nizzardi. In pochi luoghi vedonsi boscaglie di _pioppi_ (P. tremula) o

gruppi di _aceri_ (A. campestre: sopra la gola di Gaudarena, ecc., qua e

là sino ai valloni del litorale).

Il _faggio_ è abbastanza diffuso in quella zona, da Tenda in su, ma

sparso in generale nelle foreste ed abbondante solo in pochi siti, come

la valle delle sorgenti di Berthemont, sopra Roccabigliera; è invece

comunissimo nell'alta Provenza, cominciando dai monti a nord-ovest di

Grasse, poi di nuovo nelle Alpi Ligustiche, ove se ne trova un bel bosco

sul Monte Ceppo (fin verso i 1500 m.), mentre più ad oriente esso

sostituisce man mano affatto il pino selvatico, quale albero principale

delle foreste montane.

_Lungo i corsi d'acqua delle vallate più larghe_ (raramente sopra i 1000

m.) corrono _fitte_, ma semplici o tutto al più doppie _file di vari

alberi_, specialmente pioppi (P. tremula, alba, nigra), ontani (Alnus

glutinosa, incana), frassini (F. excelsior), carpini, ailanti e salici

(S. alba, fragilis, caprea), ai quali unisconsi nocciuoli, clematidi e

diverse erbe abbastanza alte; nella fresca ombra crescono talvolta anche

piante delle foreste subalpine, cosicchè trovai attorno a Tenda (800

m.), la fragola, la genziana cruciata e l'aconito napello.

Le piante che nella regione montana compongono i _prati_ o crescono

lungo i rivi, sono più o meno comuni in tutta l'Europa, e così anche le

erbe che si trovano nei luoghi coltivati o sulle macerie; ci basti dire

che in tutte queste località la flora è singolarmente svariata. I prati,

perfino nell'agosto (molto meno florido del maggio), sono smaltati di

fiori bianchi (Daucus carota, Achillea millefolium, Leucanthemun

vulgare), gialli (Ranunculus acris), rosei (Onobrychis montana,

Trifolium pratense), violacei (Medicago sativa, Campanula persicifolia,

Prunella vulgaris), ecc. Nei luoghi fangosi e sulle sponde dei rivi

crescono, tra arbusti di salici, erbe rigogliose, quali il Petasites

officinalis con foglie larghe sino a 1 metro, la Mentha aquatica,

l'Eupatorium cannabinum, grandi umbellifere (Peucedanum venetum,

Oenanthe peucedanifolia), Lythrum salicaria, Vincetoxicum officinale

(molto più grande che nei luoghi aridi), diverse Felci e l'Equisetum

ramosissimum. Mancano invece quasi affatto le piante palustri, causa la

rarità e l'esiguità dei luoghi proprii al loro sviluppo, non trovandosi

quasi piccole paludi che sugli altipiani giurassici a nord di Grasse.

Bollettino del Club Alpino Italiano 1895-96 Vol. 29 Num. 62 · 第 23 / 27 段