delle Alpi Marittime, risulta un'altitudine di pressochè _m. 2550_ quale
limite medio; questa cifra dimostra bene come la costituzione
orografica modifichi profondamente le condizioni naturali di un paese.
Infatti, se qui a 2600 m. non è raro di incontrare neve nell'estate, non
ve n'è invece, o quasi non ve n'è, al disopra di 3000 m.; e la Punta
dell'Argentera dovrebbe essere forse centinaia di metri più alta per
avere il culmine coperto di neve perpetua.
4) =Idrografia.=
I _corsi d'acqua alpestri_ della regione di cui si tratta appartengono,
_sul lato nord_ al _bacino del Tanaro_; sul _lato sud_ a quello di _5
fiumi o torrenti di costa_ (il Varo, il Roja, il Nervia, l'Argentina ed
il Centa). Non abbiamo misure perfette in ciò che concerne la lunghezza
di questi fiumi e l'estensione dei loro bacini (quest'ultima assai più
importante della lunghezza dal lato idrografico); ecco però misure
approssimative:
Lunghezza Ampiezza
chilom. del bacino
chilom.
quadrati
_Tanaro_ (dal rio Upega sino allo sbocco nel Po) 260 7988
Tanaro sino a Ceva 62 540
Negrone (dal rio Upega) 15½ 63
Tanarello 12 52
_Pesio_ (dal rio Marguareis) 48 340
(sino a Chiusa) 19
_Corsaglia_ 42 320
_Ellero_ 41 215
_Stura_ di Demonte (sino a Cherasco) 111 1320
Stura (sino a Cuneo) 73 600
_Gesso_ (dal rio Balma Ghiliè) 45 540
Gesso della Valletta 22 135
Gesso d'Entraque (dal ghiacc. Clapier) 19 165
Vermenagna (dal rio dell'Abisso) 29 163
_Varo_ (dalla sorgente al mare) 105 2279
(dal rio Sanguinière) 111
Varo sino al confluente della Tinea 890
_Tinea_ 62 550
_Vesubia_ (dal rio Borreone) 45 280
_Roja_ (dal piede del Colle di Tenda al mare) 55 }
} 550
Roja, dal Lago del Basto al mare 63 }
Miniera, id. id. a S. Dalmazzo 20 75
Bevera 39 135
_Nervia_ (dal rio Incisa) 29 200
_Argentina_ (dal rio Quattrina) 36 220
_Centa_ (dal Monte Frontè al mare) 41 450
_Arroscia_ 37 290
NB. La lunghezza, d'ordinario, s'intende quella del principale rio
che costituisce il ramo originale del fiume; nelle misure dei
bacini idrografici (eccetto quelli del Tanaro e del Varo, misurati
più accuratamente da altri) non si potè tener conto abbastanza
delle irregolarità del suolo, così che i risultati saranno alquanto
inferiori alla vera estensione.
I _corsi d'acqua alpestri_ distinguonsi secondo che sono _alimentati
principalmente da sorgenti, da nevi eterne o da laghi_.--Le _sorgenti_
sono meno numerose e meno copiose nel gneiss centrale delle Alpi
Marittime che nei monti calcarei; però, il gruppo granitico possiede due
complessi di numerose sorgenti termali (quelle di Valdieri e di
Vinadio), distinte tanto per la copia, che per l'alta temperatura
dell'acqua e per la sua ricchezza di sostanze minerali. Specialmente
ricchi di sorgenti sono i bacini dell'alto Tanaro, del Pesio,
dell'Ellero e della Levenza; quest'ultima è alimentata dalla grande
fontana intermittente vicina alla Cappella del Fontan.
I corsi d'acqua di quella regione sono raramente continui, e nelle valli
superiori incontransi tratti ove gli alvei, tortuosi e riempiti da una
sabbia porosa, sono quasi sempre a secco. Così mostrasi la Levenza sotto
Briga, mentre più alto ha molta acqua. Su maggiore scala, tali fiumi
alimentati principalmente da sorgenti osservansi nel Carso ed anche
nella Provenza: ivi, quelli ad occidente del Varo sono affatto
differenti dai torrenti liguri. Altra distintiva dei rivi precitati è il
deposito bruno o rossastro col quale rivestono le pietre del loro letto,
e che accenna alle sostanze calcaree ed al ferro contenuti nell'acqua.
Se il _gruppo Centrale delle Alpi Marittime_ non ha molte sorgenti
(pochissime si trovano sopra ai 2200, talune però fin verso i 2600 m.),
i _nevati_ ed i _laghi_ servono invece a mantenervi i rivi più copiosi
ancora di quelli delle Alpi calcaree. Il rio della Miniera, alimentato
da molti laghi, è, quasi in ogni stagione, la corrente più copiosa di
tutto il bacino del Roja, sebbene la parte superiore di questo, la cui
valle è assai più profonda e più continua, abbia quasi la doppia
estensione. La Gordolasca, i rivi di Vallasco, di Meiris, della Ruina, e
quasi tutti quelli che scendono dalla catena principale, distinguonsi
parimente per la costanza delle loro acque, copiose anche nell'estate e
quasi sempre chiare, molto fresche e popolate da numerosi pesci. Anche
nell'ottobre trovai il rio della Miniera, sebbene il suo volume fosse
quasi raddoppiato, coll'acqua tutta chiara, poichè, provenendo dallo
squagliarsi delle nevi o dai temporali, essa quasi tutta si purifica nei
laghi.
I principali corsi d'acqua alimentati, almeno in gran parte, da _nevi
eterne_ sono la Gordolasca, il rio Meiris, quello di Lourousa ed i rami
che formano il Gesso di Entraque, specialmente il rio di Monte Colomb.
Anche essi hanno molta acqua tutta l'estate, e la loro portata è inoltre
singolarmente regolata, sia da laghi, sia da petraie o campi di blocchi
rocciosi, sotto i quali l'acqua corre per buon tratto, come nelle valli
dietro ad Entraque, nel rio di Lourousa e nel bacino superiore di
Meiris, nel quale s'inoltrano gli emissari dei nevati del Matto, cadenti
da oltre 2900 m. Le petraie inoltre assorbono l'acqua risultante dalla
neve che le ricopre nella fredda stagione. Il rio di Meiris non appare
definitivamente che poco a monte del Lago soprano della Sella; quello di
Lourousa solo vicino al gias Lacarot (m. 1980), e quello della Barra
sotto il Prajet (m. 1800), mentre più sopra essi appaiono tutto al più
per brevi tratti, lasciando però spesso sentire il loro mormorio sotto i
sassi: così le petraie qui compiono quasi la stessa funzione moderatrice
delle caverne sotterranee nelle regioni calcaree. Anche i _boschi_,
naturalmente, servono a mantenere una valle umida nell'estate, come si
vede per es. nel vallone del Borreone, che per profondità del rio e per
costanza della sua portata è da considerarsi quale ramo terminale della
Vesubia; poi anche nella Valmasca, nel cui fondo ombroso scorrono molti
rigagnoli nerastri.
In media, i _corsi d'acqua settentrionali_ delle Alpi Marittime _sono
comparativamente più copiosi di quelli meridionali_, lo che è naturale,
considerandosi l'inverno molto più nevoso, l'estate meno secca, la
vegetazione più densa delle basse parti e la minore estensione che in
genere detti rivi hanno da percorrere, nel tratto che sono fra i monti.
Il Tanaro, al suo sbocco nel Po, ha una portata media di circa 133 mc.
al secondo, mentre nelle piene essa rimonta a circa 1700 mc.; però, in
confronto a tale variabilità abbastanza grande, v'è da notare che, dopo
entrato in pianura, esso si accresce di molte arterie di indole
piuttosto torrenziale, talvolta importantissime, quali la Bormida. Lo
stesso è da dirsi anche della Stura, che assai meno del Gesso ha il
carattere di un fiume. Questo ultimo corso d'acqua, verso la fine di
un'estate secca ha ancora circa 7 mc. di portata sotto a Sant'Anna, la
portata del Gesso d'Entraque essendo almeno uguale. Nell'autunno e
specialmente nella tarda primavera, esso appare veramente maestoso: il
sig. Bodenmann, abituato ai fiumi della Svizzera, lo vide nel giugno
1890 e lo chiama uno dei più bei fiumi montani che conosca.
Tutti questi corsi d'acqua, e più ancora quelli del lato sud, hanno del
resto una portata sensibilmente minore della somma delle acque che
scolano nel loro bacino. Infatti, lasciano infiltrare molta acqua nel
suolo sassoso ed arenoso dei loro larghi letti, ne perdono poi molta per
evaporazione e per l'alimentazione dei canali fertilizzanti le basse
valli e la pianura, cosicchè a Cuneo il letto del Gesso è soventi a
secco.
I _corsi d'acqua meridionali_ sono soggetti a _variazioni ingenti_
cagionate dall'irregolarità e abbondanza delle pioggie, come anche
dall'aridezza e ripidezza del suolo. Nelle Alpi Marittime occidentali,
tutte francesi, costituite da roccie calcaree o da schisti molto
friabili, vi sono tali torrenti perfino nelle regioni più alte: dopo
forti temporali ed in seguito allo sciogliersi delle nevi, essi scorrono
con rapidità veramente spaventosa, e dalle pendici rocciose si
precipitano vere _valanghe di acqua_, che dimostrano bene i terribili
effetti di un completo disboscamento. Inoltre, questi torrenti traggono
seco quantità insolite di terre sciolte; in taluni, un ventesimo
dell'acqua consiste in simili materie, così che essa appare tutta
spessa, di colore nero come inchiostro, o rosso come sangue, o bianco
come latte, o bruno come cioccolatte, secondo le rocce su cui scorre. Se
già il Roja sotto a Tenda nell'autunno ha talvolta ben 10 volte più di
acqua che nei mesi più caldi, non è da meravigliarsi se tali torrenti
assumono talvolta un impeto pericoloso; così, nel 1892, una piena della
Vesubia, fece gran danno a San Martino e nei dintorni; il villaggio di
Roccabigliera ebbe più volte a soffrirne.
Il _Varo inferiore_, che raccoglie gran numero di rivi alpestri e di
veri torrenti, ha una portata estremamente varia, secondo le stagioni.
Nell'estate è sempre ancora abbastanza copioso, con circa 25 mc. di
acqua, scorrente con una velocità di circa m. 1,2 al secondo e riempie
forse un sesto del letto, largo da 400 a 800 metri. La portata media è
di circa 40 mc., la massima, secondo Villeneuve-Flayost, di ben 4000
mc., portata assai superiore alla media del Rodano e del Reno inferiori;
tuttavia non credo esagerata tale cifra, poichè il Varo, in piena
assoluta, offre uno spettacolo d'una grandiosità incredibile: tutto il
letto è riempito, per una profondità di almeno 2 metri, da un liquido
bruno e fangoso che emana un forte odore di terra e che scorre con una
velocità di ben 4 m. al secondo, facendo tremare i ponti più solidi e
lasciando sentire a molta distanza il suo cupo rumore. Nelle gole del
Ciaudan, dove il Varo è ristretto in un letto largo meno di 40 m., la
sua velocità si aumenta talmente da essere uguale a quella di un treno
ordinario.
La _Tinea_ ha, nei tempi di magra, almeno 6 mc., il _Roja_ 8 mc. di
acqua (dei quali ben 4 forniti dal rio della Miniera); ma nelle piene
sono fiumi potenti. Inutile dire che fiumi così rapidi e così variabili
non possono essere navigabili, neppure con barche.
La _foce di tutti i corsi d'acqua liguri_, dal Varo all'Arno, assume la
_forma di_ «_limani_» ossia stagni di costa, prodotti dal fatto che, in
tempo di basse acque, le onde del mare hanno un impeto superiore a
quello del torrente, accumulando perciò le ghiaie e le sabbie davanti al
largo letto di questo, cosicchè esso si espande in forma di laghetto,
d'ordinario unito al mare per mezzo di un piccolo canale, mentre i
limani dei rivi più piccoli ne sono talvolta affatto separati per mezzo
delle ghiaie. Il Varo ed il Centa escono nel mare divisi in parecchi
rami, però non hanno un vero delta, poichè ciascun ramo si termina con
uno stagno. Naturalmente, nel tempo di piena gli stagni spariscono e le
acque scorrono con impeto nel mare, intorbidandolo sino a parecchi
chilometri dalla costa; là dove lottano contro le onde marine si formano
«barre» molto alte. In sèguito alle immense quantità di materie terrose
che il Varo trasporta nel mare, nei tempi di piena, le terre basse
attorno alla foce del fiume si avanzano sempre più, e la linea
batimetrica di 200 m., dista ben 2400 m. a sud-est della foce, mentre a
Nizza è distante solo 300 m. dalla costa.--Aggiungerò che conviene
distinguere i limani dagli _estuarj_, i quali sono pressochè limitati ai
mari con forte flusso e riflusso; essi risultano dalla lotta--con forze
piuttosto uguali--tra grandi fiumi e l'Oceano.
Dirò poco sulle _cascate_ dei rivi alpestri; nelle Alpi Marittime ve ne
sono di due specie. Le prime sono formate da corsi di acqua copiosi, nei
punti dove la valle è sbarrata da rocce, e non raggiungono d'ordinario
un'altezza molto grande: belle sono quelle della Miniera ai Conventi ed
alle Mescie, della Valmasca inferiore, del Tanarello, del Nervia a
Pigna, della Gordolasca sotto la Vastera Streit, e specialmente del
Borreone a Ciriegia[89]. Sul lato nord, meritano menzione speciale le
cascate dei rivi Meiris, Vallasco, Lourousa e del Pesio.
Assai più alte sono le cascate che scendono dalle pareti laterali o nei
burroni terminali delle vallate. Sul lato sud però, esse sono
d'ordinario molto piccole nell'estate, e conviene vederle nell'autunno:
quella sotto il Lago Agnel, alta ben 200 m., è bellissima anche nei mesi
caldi. Sul lato nord ve ne sono delle molto copiose, però il loro letto
è in generale scavato profondamente nelle pareti rocciose, cosicchè non
se ne può vedere bene che un certo tratto; tra le più rimarchevoli sono
quelle del rivo dei Gelas, dell'Argentera, della Ruina (sopra il lago
omonimo), ma particolarmente ricco ne è il vallone di M. Colomb, nel
quale ogni rio ne forma delle bellissime. Quella della Valletta Grande,
dietro alla Trinità (comune di Entraque), è alta oltre 400 m., e così
per altezza conta ben poche rivali nelle Alpi.
* * * * *
Le _Alpi Marittime sono singolarmente ricche di laghetti alpestri_;
senza contare i «_gourgs_» o stagni poco profondi, alimentati dalle nevi
ed in parte periodici o sempre più ricolmi da materiali terrosi, se ne
trovano _almeno 250_, dei quali ben 130 sul territorio italiano, solo
fra i colli di Tenda e della Lombarda, lungo la catena principale. Le
_Alpi Ligustiche_, che già si distinguono per le loro rocce tutte
stratificate, in gran parte calcaree, e per l'assenza quasi assoluta di
nevi perpetue, non ne vantano invece che _pochissimi e piccoli_, tra i
quali quelli della Brignola e di Rascaira sono piuttosto stagni torbosi.
_La superficie complessiva di tutti i laghi delle Alpi Marittime
difficilmente sarà superiore ai 10 chilometri quadrati_; i 13 più
grandi, insieme, ne ricoprono 3. Ecco, sui più importanti di tali laghi,
dei particolari presi dalle più recenti carte:
LAGHI lunghezza larghezza circonf. superficie altitud.
metri metri metri ettari metri
Di Allos 1350 700 3100 68,6 2237
Del Basto (soprano) 880 460 2150 27,8 2339
Inferiore di Rabuons 840 460 2800 25 cª 2230
Agnel 820 520 2475 24,6 2426
Lungo (Gordolasca) 870 400 2200 21,3 2572
Soprano della Sella 780 320 1710 20,8 2328
Sottano del Basto 580 575 1520 15,8 2219
Sottano della Sella 450 380 1400 15,7 1851
Della Ruina 800 300 1800 15 1560
Brocan 460 420 1320 13 2015
Negrè 580 300 1340 12,5 2345
Di las Portetas 400 350 1100 12 2358
Del Claus 420 320 1180 12 2349
Di mezzo del Basto 400 380 1440 11,4 2280
Nero della Valletta 540 230 1340 10,8 2228
Vi sono poi 16 laghi che hanno tra 5 e 10 ettari, circa altri 30 da 3 a
5 ett., dei rimanenti la maggior parte almeno 1 ettaro di
superficie.--Quanto poi all'altitudine sul mare, solo 9 laghi (nelle
Alpi Marittime proprie) trovansi al disotto di 2000 m., i più bassi
essendo quelli della Ruina e di San Grato di Gordolasca (m. 1505); ve ne
sono circa 30 tra 2000 a 2200 m. ed altrettanti tra 2500 e 2600 m.,
quest'ultima altitudine essendo superata da circa 15 laghetti; la
maggior parte però trovasi fra 2200 e 2500 metri. Fra i più elevati sono
da citare, oltre al Lago Lungo: il Lago soprano dell'Ischiatour (m.
2770), quello del Balour sotto la Cima dei Gelas, i Laghi superiori di
Rabuons (circa 2625 m., il maggiore misura ettari 4,3), il Lago Carbone
(m. 2621, ett. 3,3) ed il Lago Gelato (ett. 3).
Noto qui che in Isvizzera e nel Tirolo pare che non ci sia lago al
disopra di 2600 m., mentre sul lato italiano delle Alpi Occidentali,
coperte in minor grado da nevi e ghiacci, se ne trovano 4 o 5 perfino
oltre a 3000 m. (così il Lago Mongioia a m. 3092, nelle Alpi Cozie).
I laghi sono qui in maggior parte _situati_ sia ne' _circhi terminali_
delle valli o vallette, sia sugli _altipiani_ d'ordinario semicircolari
o conchiformi che trovansi nel fondo o sui fianchi delle vallate;
talvolta la conca è molto stretta e il lago prende una forma allungata.
Sui terrazzi inferiori delle valli, ben pochi laghi hanno perdurato
fin'oggi (tali il Lago sottano della Sella, quelli della Valletta,
dell'Ischiatour, della Ruina), ma ve n'erano molti e grandi in un'epoca
geologica assai recente, come lo dimostrano i bacini lacustri del
Vallasco, del gias del Prato (Meiris), di Casterino, di Marberga, del
Piz, ecc. Non è impossibile poi che la parte bassa delle grandi valli
settentrionali sia stata una volta occupata da estesi laghi, come quelli
della Lombardia; ma se c'erano, le tracce sono scomparse sotto le
alluvioni torrenziali.
Quanto alla loro _origine, i piccoli laghi alpestri appartengono
all'ultima delle epoche geologiche_, e sono condannati a sparire in un
tempo relativamente breve, causa i materiali che i rivi e le valanghe vi
accumulano man mano nel fondo; però, appunto i più grandi ed i più
profondi sono situati immediatamente sotto alte catene ed alimentati da
rivi molto esigui, cosicchè ci vorranno molti secoli per cambiarli
sensibilmente; dei piccoli «gourgs» invece, taluni spariscono a vista
d'occhio.
I laghi delle Alpi Marittime hanno raramente un bacino idrografico di
oltre 4 kmq. (Lago Lungo 1,2, Lago del Basto 2,2, Lago di Allos 4, Lago
Brocan 4½); e quelli che hanno bacino più grande (perchè alimentati da
rivi importanti), ricevono quasi tutti emissari di altri laghi, con
acque perciò già moderate e purificate; così il Lago sottano della Sella
e quello della Ruina, i cui bacini misurano rispettivamente circa 15 e
circa 13 kmq.; i rivi che li formano hanno già colmati larghi bacini a
monte del lago, ora ridotti a praterie, e sboccano per mezzo di un
perfetto delta che s'avanza sempre più.
Dei più piccoli laghi, taluni, di profondità molto esigua, riempiono
solo piccole ineguaglianze del suolo, tra rocce montoni od altre
formazioni glaciali: così i laghetti Brignola e Rascaira, i gourgs
morenici dei ghiacciai della Maledìa, ecc.; altri poi si sono formati in
seguito a scoscendimenti od alle alluvioni dei torrenti. Però la maggior
parte dei laghetti alpestri sono chiusi a valle da una barriera poco
elevata di rocce montoni, più raramente da antiche morene (come quelle
del Lago della Ruina e del Lago Brocan); se con ciò è evidente la loro
intima congiunzione coi fenomeni dell'epoca glaciale, non ne risulta
però che siano stati scavati dai ghiacciai, e il Freshfield nota
giustamente che, se questi avessero potuto scavare quei bacini per lo
più molto profondi, trasportando via tutto il materiale che contenevano,
non si potrebbe spiegare come quelle potenti masse di ghiaccio non
abbiano neppure potuto togliere delle sporgenze poco alte delle rocce da
loro lisciate.
_Si dovrà dunque cercare l'origine dei bacini lacustri nella stessa
struttura orografica._ La _profondità_ dei detti laghi è, infatti,
abbastanza ragguardevole, ma finora non pare che sia stata misurata
(eccetto che pel Lago d'Allos); sotto questo riguardo, è curioso che
quasi dappertutto ove tali laghetti si trovano, la loro profondità sia
considerata dai montanari quale immensurabile; le stesse fiabe circolano
sullo Scaffaiolo e su certi laghi della Foresta Nera e dei Tatra. Nei
Laghi di Valmasca, nel Lago Lungo, nel Lago soprano della Sella non
mancano tratti di 3 a 10 m. di profondità già immediatamente sotto la
riva, ma la massima, nel mezzo, difficilmente supererà i 20 o 30 m.; al
Ghigliotti i valligiani dissero che quella del Lago della Ruina era di
120 m., cifra certamente esagerata. Il fondo costituisce quasi sempre un
piano melmoso, pressochè uguale, interrotto soltanto qua e là da frane e
più spesso da blocchi rocciosi.
La maggior parte dei laghi è alimentata da rivi che ne escono poi,
d'ordinario, assai più copiosi, causa il lento scolare delle acque
accumulatesi nella bassa stagione, talvolta anche causa sorgenti
sotterranee; non mancano del resto--almeno nell'estate--i laghi che non
hanno affluente o emissario, talvolta nè l'uno nè l'altro. Già sopra
accennammo all'importantissima e felicissima influenza moderatrice e
regolatrice che quei laghetti esercitano sui rivi alpestri, formando
_magazzeni di acqua per la stagione secca_ e ritenendo gran numero di
materie terrose che aumenterebbero l'impeto devastatore dei torrenti.
La _temperatura dei laghi_ varia molto secondo la grandezza, la
profondità, l'altitudine, ecc. Trovai in un pomeriggio d'agosto quella
dei laghi della Valle dell'Inferno pressochè uguale a quella dell'aria
(però era un giorno molto mite; la temperatura del Lago Lungo superiore
vi era di + 11° C.); un po' superiore il 22 ottobre 1894 (quasi 0°
nell'aria, mentre il Lago dell'Olio ne aveva + 2°). I più grandi laghi
non si congelano che a parecchi gradi sotto zero; sopra i 2200 m. essi
rimangono liberi d'ordinario per 5 o 6 mesi; molti però ritengono il
ghiaccio sino nel maggio o nel giugno (così perfino il Lago sottano
della Sella), il Lago Lungo spesso da ottobre a luglio, e parecchi più
piccoli si congelano ogni notte e non sono mai affatto privi di
ghiaccio, quali il Lago Gelato superiore (sopra la Valmasca), il Lago di
Larè ed il piccolo Lago Bianco (m. 2328, ett. 1,4) che s'allarga dietro
una grande morena sotto il ghiacciaio del Clapier, portando molti
«icebergs» nell'agosto. Il 28 settembre 1893 esso era tutto ghiacciato.
_Soltanto nei più bassi laghi_, non molto profondi (così i Laghi Lunghi,
il Lago di Fontanalba), trovai ancora _piante di acqua_, alghe,
potamogetoni, ecc., mentre le rive ne sono talvolta paludose, con
sfagni, giunchi, eriofori, primule, ecc. In molti laghi, specialmente in
quelli settentrionali--nei quali la pesca è riservata a S. M. il Re--si
trovano numerose le trote di grandezza notevole (perfino nel Lago delle
Finestre, a 2271 m.); in altri sono numerosissime le rane (R.
esculenta), specialmente nei Laghi Lunghi dell'Inferno, mentre più in
alto alimentano ancora ditici, radiolarie ed infusori. Secondo il
Purtscheller, il Lago Lungo di Gordolasca (2572 m.) sarebbe ancora
popolato da pesci!
Circondati dalla più orrida e desolata natura alpestre, quegli specchi
così solitari e tranquilli hanno una _bellezza tutta speciale_, quasi
affascinante, dovuta specialmente al contrasto del loro piano
trasparente colle creste oltremodo frastagliate e tormentate, colle
squallide petraie tutt'all'intorno, poi alla _singolare chiarezza_ della
loro acqua che quasi vi suggerisce la voglia di precipitarvisi. Nessuno
di questi laghi rassomiglia affatto ad un altro per forma, colore,
grandezza o fisionomia; eppure se ne incontrano spesso oltre a 10 nello
spazio di un giorno, e se ne vedono in complesso da 15 a 20, da parecchi
belvederi, quali il Bego ed il Tinibras.