Dal _limite inferiore dei principali nevati_ persistenti sul lato nord

delle Alpi Marittime, risulta un'altitudine di pressochè _m. 2550_ quale

limite medio; questa cifra dimostra bene come la costituzione

orografica modifichi profondamente le condizioni naturali di un paese.

Infatti, se qui a 2600 m. non è raro di incontrare neve nell'estate, non

ve n'è invece, o quasi non ve n'è, al disopra di 3000 m.; e la Punta

dell'Argentera dovrebbe essere forse centinaia di metri più alta per

avere il culmine coperto di neve perpetua.

4) =Idrografia.=

I _corsi d'acqua alpestri_ della regione di cui si tratta appartengono,

_sul lato nord_ al _bacino del Tanaro_; sul _lato sud_ a quello di _5

fiumi o torrenti di costa_ (il Varo, il Roja, il Nervia, l'Argentina ed

il Centa). Non abbiamo misure perfette in ciò che concerne la lunghezza

di questi fiumi e l'estensione dei loro bacini (quest'ultima assai più

importante della lunghezza dal lato idrografico); ecco però misure

approssimative:

Lunghezza Ampiezza

chilom. del bacino

chilom.

quadrati

_Tanaro_ (dal rio Upega sino allo sbocco nel Po) 260 7988

Tanaro sino a Ceva 62 540

Negrone (dal rio Upega) 15½ 63

Tanarello 12 52

_Pesio_ (dal rio Marguareis) 48 340

(sino a Chiusa) 19

_Corsaglia_ 42 320

_Ellero_ 41 215

_Stura_ di Demonte (sino a Cherasco) 111 1320

Stura (sino a Cuneo) 73 600

_Gesso_ (dal rio Balma Ghiliè) 45 540

Gesso della Valletta 22 135

Gesso d'Entraque (dal ghiacc. Clapier) 19 165

Vermenagna (dal rio dell'Abisso) 29 163

_Varo_ (dalla sorgente al mare) 105 2279

(dal rio Sanguinière) 111

Varo sino al confluente della Tinea 890

_Tinea_ 62 550

_Vesubia_ (dal rio Borreone) 45 280

_Roja_ (dal piede del Colle di Tenda al mare) 55 }

} 550

Roja, dal Lago del Basto al mare 63 }

Miniera, id. id. a S. Dalmazzo 20 75

Bevera 39 135

_Nervia_ (dal rio Incisa) 29 200

_Argentina_ (dal rio Quattrina) 36 220

_Centa_ (dal Monte Frontè al mare) 41 450

_Arroscia_ 37 290

NB. La lunghezza, d'ordinario, s'intende quella del principale rio

che costituisce il ramo originale del fiume; nelle misure dei

bacini idrografici (eccetto quelli del Tanaro e del Varo, misurati

più accuratamente da altri) non si potè tener conto abbastanza

delle irregolarità del suolo, così che i risultati saranno alquanto

inferiori alla vera estensione.

I _corsi d'acqua alpestri_ distinguonsi secondo che sono _alimentati

principalmente da sorgenti, da nevi eterne o da laghi_.--Le _sorgenti_

sono meno numerose e meno copiose nel gneiss centrale delle Alpi

Marittime che nei monti calcarei; però, il gruppo granitico possiede due

complessi di numerose sorgenti termali (quelle di Valdieri e di

Vinadio), distinte tanto per la copia, che per l'alta temperatura

dell'acqua e per la sua ricchezza di sostanze minerali. Specialmente

ricchi di sorgenti sono i bacini dell'alto Tanaro, del Pesio,

dell'Ellero e della Levenza; quest'ultima è alimentata dalla grande

fontana intermittente vicina alla Cappella del Fontan.

I corsi d'acqua di quella regione sono raramente continui, e nelle valli

superiori incontransi tratti ove gli alvei, tortuosi e riempiti da una

sabbia porosa, sono quasi sempre a secco. Così mostrasi la Levenza sotto

Briga, mentre più alto ha molta acqua. Su maggiore scala, tali fiumi

alimentati principalmente da sorgenti osservansi nel Carso ed anche

nella Provenza: ivi, quelli ad occidente del Varo sono affatto

differenti dai torrenti liguri. Altra distintiva dei rivi precitati è il

deposito bruno o rossastro col quale rivestono le pietre del loro letto,

e che accenna alle sostanze calcaree ed al ferro contenuti nell'acqua.

Se il _gruppo Centrale delle Alpi Marittime_ non ha molte sorgenti

(pochissime si trovano sopra ai 2200, talune però fin verso i 2600 m.),

i _nevati_ ed i _laghi_ servono invece a mantenervi i rivi più copiosi

ancora di quelli delle Alpi calcaree. Il rio della Miniera, alimentato

da molti laghi, è, quasi in ogni stagione, la corrente più copiosa di

tutto il bacino del Roja, sebbene la parte superiore di questo, la cui

valle è assai più profonda e più continua, abbia quasi la doppia

estensione. La Gordolasca, i rivi di Vallasco, di Meiris, della Ruina, e

quasi tutti quelli che scendono dalla catena principale, distinguonsi

parimente per la costanza delle loro acque, copiose anche nell'estate e

quasi sempre chiare, molto fresche e popolate da numerosi pesci. Anche

nell'ottobre trovai il rio della Miniera, sebbene il suo volume fosse

quasi raddoppiato, coll'acqua tutta chiara, poichè, provenendo dallo

squagliarsi delle nevi o dai temporali, essa quasi tutta si purifica nei

laghi.

I principali corsi d'acqua alimentati, almeno in gran parte, da _nevi

eterne_ sono la Gordolasca, il rio Meiris, quello di Lourousa ed i rami

che formano il Gesso di Entraque, specialmente il rio di Monte Colomb.

Anche essi hanno molta acqua tutta l'estate, e la loro portata è inoltre

singolarmente regolata, sia da laghi, sia da petraie o campi di blocchi

rocciosi, sotto i quali l'acqua corre per buon tratto, come nelle valli

dietro ad Entraque, nel rio di Lourousa e nel bacino superiore di

Meiris, nel quale s'inoltrano gli emissari dei nevati del Matto, cadenti

da oltre 2900 m. Le petraie inoltre assorbono l'acqua risultante dalla

neve che le ricopre nella fredda stagione. Il rio di Meiris non appare

definitivamente che poco a monte del Lago soprano della Sella; quello di

Lourousa solo vicino al gias Lacarot (m. 1980), e quello della Barra

sotto il Prajet (m. 1800), mentre più sopra essi appaiono tutto al più

per brevi tratti, lasciando però spesso sentire il loro mormorio sotto i

sassi: così le petraie qui compiono quasi la stessa funzione moderatrice

delle caverne sotterranee nelle regioni calcaree. Anche i _boschi_,

naturalmente, servono a mantenere una valle umida nell'estate, come si

vede per es. nel vallone del Borreone, che per profondità del rio e per

costanza della sua portata è da considerarsi quale ramo terminale della

Vesubia; poi anche nella Valmasca, nel cui fondo ombroso scorrono molti

rigagnoli nerastri.

In media, i _corsi d'acqua settentrionali_ delle Alpi Marittime _sono

comparativamente più copiosi di quelli meridionali_, lo che è naturale,

considerandosi l'inverno molto più nevoso, l'estate meno secca, la

vegetazione più densa delle basse parti e la minore estensione che in

genere detti rivi hanno da percorrere, nel tratto che sono fra i monti.

Il Tanaro, al suo sbocco nel Po, ha una portata media di circa 133 mc.

al secondo, mentre nelle piene essa rimonta a circa 1700 mc.; però, in

confronto a tale variabilità abbastanza grande, v'è da notare che, dopo

entrato in pianura, esso si accresce di molte arterie di indole

piuttosto torrenziale, talvolta importantissime, quali la Bormida. Lo

stesso è da dirsi anche della Stura, che assai meno del Gesso ha il

carattere di un fiume. Questo ultimo corso d'acqua, verso la fine di

un'estate secca ha ancora circa 7 mc. di portata sotto a Sant'Anna, la

portata del Gesso d'Entraque essendo almeno uguale. Nell'autunno e

specialmente nella tarda primavera, esso appare veramente maestoso: il

sig. Bodenmann, abituato ai fiumi della Svizzera, lo vide nel giugno

1890 e lo chiama uno dei più bei fiumi montani che conosca.

Tutti questi corsi d'acqua, e più ancora quelli del lato sud, hanno del

resto una portata sensibilmente minore della somma delle acque che

scolano nel loro bacino. Infatti, lasciano infiltrare molta acqua nel

suolo sassoso ed arenoso dei loro larghi letti, ne perdono poi molta per

evaporazione e per l'alimentazione dei canali fertilizzanti le basse

valli e la pianura, cosicchè a Cuneo il letto del Gesso è soventi a

secco.

I _corsi d'acqua meridionali_ sono soggetti a _variazioni ingenti_

cagionate dall'irregolarità e abbondanza delle pioggie, come anche

dall'aridezza e ripidezza del suolo. Nelle Alpi Marittime occidentali,

tutte francesi, costituite da roccie calcaree o da schisti molto

friabili, vi sono tali torrenti perfino nelle regioni più alte: dopo

forti temporali ed in seguito allo sciogliersi delle nevi, essi scorrono

con rapidità veramente spaventosa, e dalle pendici rocciose si

precipitano vere _valanghe di acqua_, che dimostrano bene i terribili

effetti di un completo disboscamento. Inoltre, questi torrenti traggono

seco quantità insolite di terre sciolte; in taluni, un ventesimo

dell'acqua consiste in simili materie, così che essa appare tutta

spessa, di colore nero come inchiostro, o rosso come sangue, o bianco

come latte, o bruno come cioccolatte, secondo le rocce su cui scorre. Se

già il Roja sotto a Tenda nell'autunno ha talvolta ben 10 volte più di

acqua che nei mesi più caldi, non è da meravigliarsi se tali torrenti

assumono talvolta un impeto pericoloso; così, nel 1892, una piena della

Vesubia, fece gran danno a San Martino e nei dintorni; il villaggio di

Roccabigliera ebbe più volte a soffrirne.

Il _Varo inferiore_, che raccoglie gran numero di rivi alpestri e di

veri torrenti, ha una portata estremamente varia, secondo le stagioni.

Nell'estate è sempre ancora abbastanza copioso, con circa 25 mc. di

acqua, scorrente con una velocità di circa m. 1,2 al secondo e riempie

forse un sesto del letto, largo da 400 a 800 metri. La portata media è

di circa 40 mc., la massima, secondo Villeneuve-Flayost, di ben 4000

mc., portata assai superiore alla media del Rodano e del Reno inferiori;

tuttavia non credo esagerata tale cifra, poichè il Varo, in piena

assoluta, offre uno spettacolo d'una grandiosità incredibile: tutto il

letto è riempito, per una profondità di almeno 2 metri, da un liquido

bruno e fangoso che emana un forte odore di terra e che scorre con una

velocità di ben 4 m. al secondo, facendo tremare i ponti più solidi e

lasciando sentire a molta distanza il suo cupo rumore. Nelle gole del

Ciaudan, dove il Varo è ristretto in un letto largo meno di 40 m., la

sua velocità si aumenta talmente da essere uguale a quella di un treno

ordinario.

La _Tinea_ ha, nei tempi di magra, almeno 6 mc., il _Roja_ 8 mc. di

acqua (dei quali ben 4 forniti dal rio della Miniera); ma nelle piene

sono fiumi potenti. Inutile dire che fiumi così rapidi e così variabili

non possono essere navigabili, neppure con barche.

La _foce di tutti i corsi d'acqua liguri_, dal Varo all'Arno, assume la

_forma di_ «_limani_» ossia stagni di costa, prodotti dal fatto che, in

tempo di basse acque, le onde del mare hanno un impeto superiore a

quello del torrente, accumulando perciò le ghiaie e le sabbie davanti al

largo letto di questo, cosicchè esso si espande in forma di laghetto,

d'ordinario unito al mare per mezzo di un piccolo canale, mentre i

limani dei rivi più piccoli ne sono talvolta affatto separati per mezzo

delle ghiaie. Il Varo ed il Centa escono nel mare divisi in parecchi

rami, però non hanno un vero delta, poichè ciascun ramo si termina con

uno stagno. Naturalmente, nel tempo di piena gli stagni spariscono e le

acque scorrono con impeto nel mare, intorbidandolo sino a parecchi

chilometri dalla costa; là dove lottano contro le onde marine si formano

«barre» molto alte. In sèguito alle immense quantità di materie terrose

che il Varo trasporta nel mare, nei tempi di piena, le terre basse

attorno alla foce del fiume si avanzano sempre più, e la linea

batimetrica di 200 m., dista ben 2400 m. a sud-est della foce, mentre a

Nizza è distante solo 300 m. dalla costa.--Aggiungerò che conviene

distinguere i limani dagli _estuarj_, i quali sono pressochè limitati ai

mari con forte flusso e riflusso; essi risultano dalla lotta--con forze

piuttosto uguali--tra grandi fiumi e l'Oceano.

Dirò poco sulle _cascate_ dei rivi alpestri; nelle Alpi Marittime ve ne

sono di due specie. Le prime sono formate da corsi di acqua copiosi, nei

punti dove la valle è sbarrata da rocce, e non raggiungono d'ordinario

un'altezza molto grande: belle sono quelle della Miniera ai Conventi ed

alle Mescie, della Valmasca inferiore, del Tanarello, del Nervia a

Pigna, della Gordolasca sotto la Vastera Streit, e specialmente del

Borreone a Ciriegia[89]. Sul lato nord, meritano menzione speciale le

cascate dei rivi Meiris, Vallasco, Lourousa e del Pesio.

Assai più alte sono le cascate che scendono dalle pareti laterali o nei

burroni terminali delle vallate. Sul lato sud però, esse sono

d'ordinario molto piccole nell'estate, e conviene vederle nell'autunno:

quella sotto il Lago Agnel, alta ben 200 m., è bellissima anche nei mesi

caldi. Sul lato nord ve ne sono delle molto copiose, però il loro letto

è in generale scavato profondamente nelle pareti rocciose, cosicchè non

se ne può vedere bene che un certo tratto; tra le più rimarchevoli sono

quelle del rivo dei Gelas, dell'Argentera, della Ruina (sopra il lago

omonimo), ma particolarmente ricco ne è il vallone di M. Colomb, nel

quale ogni rio ne forma delle bellissime. Quella della Valletta Grande,

dietro alla Trinità (comune di Entraque), è alta oltre 400 m., e così

per altezza conta ben poche rivali nelle Alpi.

* * * * *

Le _Alpi Marittime sono singolarmente ricche di laghetti alpestri_;

senza contare i «_gourgs_» o stagni poco profondi, alimentati dalle nevi

ed in parte periodici o sempre più ricolmi da materiali terrosi, se ne

trovano _almeno 250_, dei quali ben 130 sul territorio italiano, solo

fra i colli di Tenda e della Lombarda, lungo la catena principale. Le

_Alpi Ligustiche_, che già si distinguono per le loro rocce tutte

stratificate, in gran parte calcaree, e per l'assenza quasi assoluta di

nevi perpetue, non ne vantano invece che _pochissimi e piccoli_, tra i

quali quelli della Brignola e di Rascaira sono piuttosto stagni torbosi.

_La superficie complessiva di tutti i laghi delle Alpi Marittime

difficilmente sarà superiore ai 10 chilometri quadrati_; i 13 più

grandi, insieme, ne ricoprono 3. Ecco, sui più importanti di tali laghi,

dei particolari presi dalle più recenti carte:

LAGHI lunghezza larghezza circonf. superficie altitud.

metri metri metri ettari metri

Di Allos 1350 700 3100 68,6 2237

Del Basto (soprano) 880 460 2150 27,8 2339

Inferiore di Rabuons 840 460 2800 25 cª 2230

Agnel 820 520 2475 24,6 2426

Lungo (Gordolasca) 870 400 2200 21,3 2572

Soprano della Sella 780 320 1710 20,8 2328

Sottano del Basto 580 575 1520 15,8 2219

Sottano della Sella 450 380 1400 15,7 1851

Della Ruina 800 300 1800 15 1560

Brocan 460 420 1320 13 2015

Negrè 580 300 1340 12,5 2345

Di las Portetas 400 350 1100 12 2358

Del Claus 420 320 1180 12 2349

Di mezzo del Basto 400 380 1440 11,4 2280

Nero della Valletta 540 230 1340 10,8 2228

Vi sono poi 16 laghi che hanno tra 5 e 10 ettari, circa altri 30 da 3 a

5 ett., dei rimanenti la maggior parte almeno 1 ettaro di

superficie.--Quanto poi all'altitudine sul mare, solo 9 laghi (nelle

Alpi Marittime proprie) trovansi al disotto di 2000 m., i più bassi

essendo quelli della Ruina e di San Grato di Gordolasca (m. 1505); ve ne

sono circa 30 tra 2000 a 2200 m. ed altrettanti tra 2500 e 2600 m.,

quest'ultima altitudine essendo superata da circa 15 laghetti; la

maggior parte però trovasi fra 2200 e 2500 metri. Fra i più elevati sono

da citare, oltre al Lago Lungo: il Lago soprano dell'Ischiatour (m.

2770), quello del Balour sotto la Cima dei Gelas, i Laghi superiori di

Rabuons (circa 2625 m., il maggiore misura ettari 4,3), il Lago Carbone

(m. 2621, ett. 3,3) ed il Lago Gelato (ett. 3).

Noto qui che in Isvizzera e nel Tirolo pare che non ci sia lago al

disopra di 2600 m., mentre sul lato italiano delle Alpi Occidentali,

coperte in minor grado da nevi e ghiacci, se ne trovano 4 o 5 perfino

oltre a 3000 m. (così il Lago Mongioia a m. 3092, nelle Alpi Cozie).

I laghi sono qui in maggior parte _situati_ sia ne' _circhi terminali_

delle valli o vallette, sia sugli _altipiani_ d'ordinario semicircolari

o conchiformi che trovansi nel fondo o sui fianchi delle vallate;

talvolta la conca è molto stretta e il lago prende una forma allungata.

Sui terrazzi inferiori delle valli, ben pochi laghi hanno perdurato

fin'oggi (tali il Lago sottano della Sella, quelli della Valletta,

dell'Ischiatour, della Ruina), ma ve n'erano molti e grandi in un'epoca

geologica assai recente, come lo dimostrano i bacini lacustri del

Vallasco, del gias del Prato (Meiris), di Casterino, di Marberga, del

Piz, ecc. Non è impossibile poi che la parte bassa delle grandi valli

settentrionali sia stata una volta occupata da estesi laghi, come quelli

della Lombardia; ma se c'erano, le tracce sono scomparse sotto le

alluvioni torrenziali.

Quanto alla loro _origine, i piccoli laghi alpestri appartengono

all'ultima delle epoche geologiche_, e sono condannati a sparire in un

tempo relativamente breve, causa i materiali che i rivi e le valanghe vi

accumulano man mano nel fondo; però, appunto i più grandi ed i più

profondi sono situati immediatamente sotto alte catene ed alimentati da

rivi molto esigui, cosicchè ci vorranno molti secoli per cambiarli

sensibilmente; dei piccoli «gourgs» invece, taluni spariscono a vista

d'occhio.

I laghi delle Alpi Marittime hanno raramente un bacino idrografico di

oltre 4 kmq. (Lago Lungo 1,2, Lago del Basto 2,2, Lago di Allos 4, Lago

Brocan 4½); e quelli che hanno bacino più grande (perchè alimentati da

rivi importanti), ricevono quasi tutti emissari di altri laghi, con

acque perciò già moderate e purificate; così il Lago sottano della Sella

e quello della Ruina, i cui bacini misurano rispettivamente circa 15 e

circa 13 kmq.; i rivi che li formano hanno già colmati larghi bacini a

monte del lago, ora ridotti a praterie, e sboccano per mezzo di un

perfetto delta che s'avanza sempre più.

Dei più piccoli laghi, taluni, di profondità molto esigua, riempiono

solo piccole ineguaglianze del suolo, tra rocce montoni od altre

formazioni glaciali: così i laghetti Brignola e Rascaira, i gourgs

morenici dei ghiacciai della Maledìa, ecc.; altri poi si sono formati in

seguito a scoscendimenti od alle alluvioni dei torrenti. Però la maggior

parte dei laghetti alpestri sono chiusi a valle da una barriera poco

elevata di rocce montoni, più raramente da antiche morene (come quelle

del Lago della Ruina e del Lago Brocan); se con ciò è evidente la loro

intima congiunzione coi fenomeni dell'epoca glaciale, non ne risulta

però che siano stati scavati dai ghiacciai, e il Freshfield nota

giustamente che, se questi avessero potuto scavare quei bacini per lo

più molto profondi, trasportando via tutto il materiale che contenevano,

non si potrebbe spiegare come quelle potenti masse di ghiaccio non

abbiano neppure potuto togliere delle sporgenze poco alte delle rocce da

loro lisciate.

_Si dovrà dunque cercare l'origine dei bacini lacustri nella stessa

struttura orografica._ La _profondità_ dei detti laghi è, infatti,

abbastanza ragguardevole, ma finora non pare che sia stata misurata

(eccetto che pel Lago d'Allos); sotto questo riguardo, è curioso che

quasi dappertutto ove tali laghetti si trovano, la loro profondità sia

considerata dai montanari quale immensurabile; le stesse fiabe circolano

sullo Scaffaiolo e su certi laghi della Foresta Nera e dei Tatra. Nei

Laghi di Valmasca, nel Lago Lungo, nel Lago soprano della Sella non

mancano tratti di 3 a 10 m. di profondità già immediatamente sotto la

riva, ma la massima, nel mezzo, difficilmente supererà i 20 o 30 m.; al

Ghigliotti i valligiani dissero che quella del Lago della Ruina era di

120 m., cifra certamente esagerata. Il fondo costituisce quasi sempre un

piano melmoso, pressochè uguale, interrotto soltanto qua e là da frane e

più spesso da blocchi rocciosi.

La maggior parte dei laghi è alimentata da rivi che ne escono poi,

d'ordinario, assai più copiosi, causa il lento scolare delle acque

accumulatesi nella bassa stagione, talvolta anche causa sorgenti

sotterranee; non mancano del resto--almeno nell'estate--i laghi che non

hanno affluente o emissario, talvolta nè l'uno nè l'altro. Già sopra

accennammo all'importantissima e felicissima influenza moderatrice e

regolatrice che quei laghetti esercitano sui rivi alpestri, formando

_magazzeni di acqua per la stagione secca_ e ritenendo gran numero di

materie terrose che aumenterebbero l'impeto devastatore dei torrenti.

La _temperatura dei laghi_ varia molto secondo la grandezza, la

profondità, l'altitudine, ecc. Trovai in un pomeriggio d'agosto quella

dei laghi della Valle dell'Inferno pressochè uguale a quella dell'aria

(però era un giorno molto mite; la temperatura del Lago Lungo superiore

vi era di + 11° C.); un po' superiore il 22 ottobre 1894 (quasi 0°

nell'aria, mentre il Lago dell'Olio ne aveva + 2°). I più grandi laghi

non si congelano che a parecchi gradi sotto zero; sopra i 2200 m. essi

rimangono liberi d'ordinario per 5 o 6 mesi; molti però ritengono il

ghiaccio sino nel maggio o nel giugno (così perfino il Lago sottano

della Sella), il Lago Lungo spesso da ottobre a luglio, e parecchi più

piccoli si congelano ogni notte e non sono mai affatto privi di

ghiaccio, quali il Lago Gelato superiore (sopra la Valmasca), il Lago di

Larè ed il piccolo Lago Bianco (m. 2328, ett. 1,4) che s'allarga dietro

una grande morena sotto il ghiacciaio del Clapier, portando molti

«icebergs» nell'agosto. Il 28 settembre 1893 esso era tutto ghiacciato.

_Soltanto nei più bassi laghi_, non molto profondi (così i Laghi Lunghi,

il Lago di Fontanalba), trovai ancora _piante di acqua_, alghe,

potamogetoni, ecc., mentre le rive ne sono talvolta paludose, con

sfagni, giunchi, eriofori, primule, ecc. In molti laghi, specialmente in

quelli settentrionali--nei quali la pesca è riservata a S. M. il Re--si

trovano numerose le trote di grandezza notevole (perfino nel Lago delle

Finestre, a 2271 m.); in altri sono numerosissime le rane (R.

esculenta), specialmente nei Laghi Lunghi dell'Inferno, mentre più in

alto alimentano ancora ditici, radiolarie ed infusori. Secondo il

Purtscheller, il Lago Lungo di Gordolasca (2572 m.) sarebbe ancora

popolato da pesci!

Circondati dalla più orrida e desolata natura alpestre, quegli specchi

così solitari e tranquilli hanno una _bellezza tutta speciale_, quasi

affascinante, dovuta specialmente al contrasto del loro piano

trasparente colle creste oltremodo frastagliate e tormentate, colle

squallide petraie tutt'all'intorno, poi alla _singolare chiarezza_ della

loro acqua che quasi vi suggerisce la voglia di precipitarvisi. Nessuno

di questi laghi rassomiglia affatto ad un altro per forma, colore,

grandezza o fisionomia; eppure se ne incontrano spesso oltre a 10 nello

spazio di un giorno, e se ne vedono in complesso da 15 a 20, da parecchi

belvederi, quali il Bego ed il Tinibras.

Bollettino del Club Alpino Italiano 1895-96 Vol. 29 Num. 62 · 第 22 / 27 段