agosto, dal punto della strada di caccia ove questa è rotta ed
attraversata da un torrentello che discende dal fianco sinistro del
vallone; e così pure abbiamo preso la fotografia in dettaglio
dell'estremità inferiore del ghiacciaio, della predetta lingua di
ghiaccio. Sulle rocce a picco che si trovano alla destra della lingua
effluente di ghiaccio abbiamo collocato il segnale + Nº 1--95 scolpito e
colorato a minio: la retta che unisce questo segnale coll'estremità più
protesa del ghiacciaio passa per il Colle di Teleccio nel punto che,
osservato dal segnale, appare il più depresso.
Sulle roccie incassanti a sinistra il ghiacciaio, abbiamo pure scolpito
il segnale Nº 7, il quale, unito mediante retta col punto A segnato su
uno spuntone di roccia emergente dalle morene sul versante sinistro,
permette di fissare le parti più prominenti della linea a festoni che
costituisce la fronte generale del ghiacciaio sopra il sovraccennato
piedestallo roccioso. Questa doppia segnalazione l'abbiamo fatta per le
seguenti considerazioni.
La summentovata lingua di ghiaccio che costituisce la parte più avanzata
del ghiacciaio deve evidentemente essere molto sensibile anche al più
piccolo ingrossarsi del ghiacciaio sovrastante e premente, per cui
s'allungherà sensibilmente; ma, per la sua piccola entità rispetto a
quella di tutta la fronte del ghiacciaio, riesce certamente meno
sensibile alle eventuali diminuzioni nel sovrastante ghiacciaio. Queste
saranno pertanto meglio testificate dal superiore allineamento passante
per il segnale N. 7 e per i punti più protesi della fronte generale del
ghiacciaio, mentre questa fronte, per la sua posizione sull'orlo del
piedestallo roccioso, non è adatta a far ben conoscere anche i piccoli
avanzamenti del ghiacciaio obbligato a staccarsi e franare giù dal
precipizio.--Il segnale N. 1 fu posto addì 7 agosto, e quello N. 7 nel
giorno 11 agosto.
In relazione con la grandezza del ghiacciaio di Valeille stanno le sue
morene, delle quali molte sono ben caratteristiche e disposte a cordoni
molto regolari; ciò si verifica specialmente sul versante sinistro.
Presso l'estremità della fronte del ghiacciaio s'innalza una gigantesca
morena, terminata a valle da un colossale pignone conico; questa morena,
che conviene salire per accedere al ghiacciaio, separa questo da una
piccola vedretta che si trova alla sua sinistra, cioè ad ovest.
Il percorrere il ghiacciaio di Valeille riesce molto interessante; sopra
la prima caduta di seracchi quasi marginale, la superficie del
ghiacciaio si fa ad un tratto molto regolare e sale dolcemente limitata
dall'accennata bella morena di sinistra; dopo un non lungo tratto
percorso verso sud si arriva nell'interno del circo glaciale, dove il
paesaggio è quanto mai strano e caratteristico. E qui l'amico Bobba ci
perdoni se ancora una volta ci serviamo delle sue parole: «Mentre si
attraversa il ghiacciaio, non so trattenermi dall'ammirare la chiostra
strana che lo accerchia; la si direbbe opera d'uomo tanto è regolare:
attorno ad una vasta distesa di ghiaccio sbiancato, la cui pianezza non
è turbata da alcun rilievo, si eleva una muraglia scoscesa, macchiettata
qua e là, e altrove variegata di striscie di neve cui numerosi pinnacoli
dalla sembianza arcigna e selvatica coronano; verso ovest, al disopra
d'una gradinata di seracchi, si rizza sovrano il Gran San Pietro col suo
corteo di Apostoli: alla sua destra l'Ondezzana leva in alto la bruna
cervice; verso la valle poi la vista è quasi chiusa dai contrafforti
delle cime delle Sengie e della Patrì. Così nulla distoglie dalla
contemplazione di quel solitario circo, e nulla turba la sensazione
d'isolamento che vi si prova»[76].
Continuando a rimontare il ghiacciaio, risvoltando ad ovest si giunge al
Colle di Teleccio, il quale (come il Colle di S. Théodule), per le sue
presenti condizioni glaciologiche, attesterebbe una locale invasione di
ghiaccio, essendone ora completamente coperto, «mentre le descrizioni
italiane ed inglesi di trent'anni fa concordano nel parlare delle rocce
sulla cima. Si hanno documenti per provare che i pascoli oltre questo
colle appartenevano al comune di Cogne in epoca non troppo remota, e
prove storiche, etnografiche, tradizionali svariate concordano nel
dimostrare che la Valle di Cogne comunicava facilmente con la Valle
Soana, attraverso i passi della Nouva e del Bardonney, le cui strade
sono ora interrotte da ghiacciai»[77].
Ghiacciai del Vallone di Valnontey.
Ben altrimenti poderosi che non i precedenti sono i ghiacciai di
Valnontey, come quelli che sono alimentati dai più estesi, elevati e
potenti circhi glaciali.
In questo vallone, a differenza dei due precedenti, si hanno ghiacciai
estesi, oltrechè sullo sfondo, su ambedue i versanti, i quali presentano
quasi del pari le condizioni altimetriche atte a contenere la neve
cadente dall'atmosfera ed alla sua trasformazione in ghiaccio.
A questo bacino abbiamo rivolto quelle speciali cure che, secondo noi,
sono richieste per uno studio completo del fenomeno glaciale; e siccome
un primo fattore a conoscersi è la superficie del bacino alimentante i
ghiacciai, così con l'aiuto dei punti della rete geodetica e con
osservazioni topografiche dirette abbiamo individuato con la massima
cura la linea di cresta che circonda la Valnontey, dal Colle Lauzon per
l'Herbetet, il Gran Paradiso, la Roccia Viva, il Grand St.-Pierre, fino
alla Punta Valletta. Crediamo però cosa prematura il dare ora la lunga
tabella delle coordinate topografiche di tutti i vertici di tale linea
poligonale, inquantochè allo stato attuale molto incompleto delle nostre
osservazioni, non ce ne possiamo ancora servire per veruna
applicazione. Ci servirà poi per calcolare le superficie alimentanti i
singoli ghiacciai, ed il rapporto dell'area di questi a quella dei
rispettivi valloncini.
Se si avesse piena fiducia nelle diverse carte della regione nelle quali
sono segnati i ghiacciai, evidentemente, conoscendo le date dei diversi
rilevamenti, si avrebbero dei preziosi elementi, paragonando i limiti
glaciali delle varie carte, per determinare il regime dei ghiacciai
nell'intervallo trascorso tra un rilevamento e l'altro; ma ciò purtroppo
non è. Perciò abbiamo pensato di procurarci noi stessi con un
rilevamento diretto l'andamento della fronte dei diversi ghiacciai di
Valnontey. Diamo qui appresso le coordinate di vari punti delle fronti
glaciali, avvertendo però che, in causa del sistema delle intersezioni
che dovemmo adottare, soltanto pochi punti potemmo fissare, per cui la
spezzata che unisce tali punti non può ancora rappresentare il detto
andamento in modo soddisfacente e definitivo.
Le coordinate sono riferite ad un punto facilmente ritrovabile e non
discosto dalle fronti dei ghiacciai: esso è la testata sud del secondo
ponte sopra Vermiana.
La convenzione per i segni è la solita, cioè: la retta Nord-Sud ci dà
l'asse +X,-X, e la retta Est-Ovest l'asse +Y,-Y.
I diversi punti rilevati sulla fine dell'agosto 1895 hanno così le
seguenti coordinate piane ortogonali:
Punto Nº X Y Punto Nº X Y
1 -1802 -1108 9 -1850 + 29
2 -1839 - 915 10 -2151 + 615
3 -2205 - 810 11 -2125 + 978
4 -2241 - 368 12 -1660 + 852
5 -2100 - 211 13 -1293 + 811
6 -2011 - 243 14 -1597 +1400
7 -1862 - 162 15 - 935 +2301
8 -2043 - 13 16 - 732 +2789
Il punto Nº 1 è la bocca orientale del ghiacciaio della Tribolazione.
Coordinato questo rilevamento con quello accennato precedentemente della
linea di cresta, alcuni dei punti principali di essa, riferiti alla
stessa origine, assumono le seguenti coordinate:
Colle del Lauzon X = +2820, Y = -4228
Punta dell'Herbetet » - 871, » -3859
Vetta del Gran Paradiso » -3904, » -4311
Punta della Roccia Viva » -3690, » + 497
Vetta del Grand St.-Pierre » -2980, » +2739
Punta Valletta » +1120, » +2948
ed il Campanile di Cogne » +6356, » +2548
Costrutte le coordinate di detti punti, e riportando questi sulla carta
dell'I. G. M. al 25.000, si ha una coincidenza assai soddisfacente, le
piccole differenze essendo logicamente ascrivibili ai difetti che alle
tavolette dell'I. G. M. provengono dalla tiratura, dalla qualità della
carta e dal loro stato di conservazione. Inoltre il punto Nº 1 viene a
coincidere esattamente colla bocca del ghiacciaio della Tribolazione
risultante dalla tavoletta al 25.000 ed ivi segnata colla quota 2394.
Dichiariamo però che, per il motivo sovraccennato, non ci facciamo
lecito inferire da questa coincidenza, che tutti gli scarti in più od in
meno che si verificano nei punti da noi rilevati dalla linea frontale
dei ghiacciai segnata su detta carta rappresentino altrettanti
avanzamenti o regressi dei ghiacciai stessi. Anche la spezzata da noi
rilevata ha bisogno di maggiori controlli e di essere completata, il che
speriamo di poter far presto, punto dissimulandoci le gravi difficoltà,
poichè trattasi di lavoro lungo, disagevole ed anche pericoloso per le
frequenti cadute di massi dalle fronti dei ghiacciai.
=Ghiacciaio dell'Herbetet.=--Questo ghiacciaio è rinchiuso fra due alte
creste, di cui quella a nord (sinistra) lo separa dal ghiacciaio di
Grand Sertz, e quella a sud (destra) formante uno degli spigoli
ascendenti al vertice della piramide dell'Herbetet, lo separa dal
ghiacciaio di Dzasset detto della Gran Serra nella carta Paganini ed
ancora dell'Herbetet nella carta dell'I. G. M.
Verso ovest è limitato da un'alta parete di roccia tagliata a picco
presentante due depressioni a nord ed a sud: il Colle Nord (3260 m.,
carta Paganini) ed il Colle Sud (3315 m., carta Paganini) dell'Herbetet.
La sua linea di massima pendenza discende pressochè dalla vetta
dell'Herbetet (3778 metri) in direzione sud-ovest--nord-est per piegare
poi a circa metà cammino ad est-nord-est, con un percorso orizzontale di
1700 metri e con un dislivello di quasi 820 metri.
La sua parte superiore forma per un'altezza di 450 metri un sottile
manto di ghiaccio dell'ardita piramide, il quale interseca uno spigolo
saliente diretto da sud a nord col ramo destro del contiguo ghiacciaio
del Gran Neiron; la parte inferiore che costituisce la gran massa del
ghiacciaio ha pendìo regolare, e la sua superficie pochissimo
accidentata, con rari crepacci trasversali, è paragonabile a quella di
un ellisse avente l'asse maggiore lungo m. 1350 ed il minore 600 metri.
La sua fronte termina in una scarpa a pendìo assai forte e regolarissimo
e poggia su un terreno pianeggiante e regolare sul quale l'acqua che
esce dal ghiacciaio è obbligata a ristagnare in sottilissimi bacini
prima d'arrivare all'orlo verso valle di tale spianata per precipitarsi
quindi nel sottostante vallone. La lunghezza di quel «boden» glaciale è
di una quarantina di metri; esso s'appoggia su una morena frontale
intatta. La morena laterale destra è sviluppatissima specialmente in
altezza e compresa per lungo fra due speroni rocciosi; oltre questa si
vede un'altra morena gigantesca che, salendo, va ad unirsi con altra
appartenente al Dzasset, e tutte due riunite vanno ad appoggiarsi in
alto al crestone che sale alla punta dell'Herbetet. A sinistra del
«boden» invece non vi è quasi morena, ma subito roccie lisciate e senza
strie. Sovra queste poi, addossato ad una scoscesa ed alta parete, si
vede un notevole e regolare cordone morenico che, sempre addossato a
detta parete, risale tutto il fianco sinistro del ghiacciaio fin verso
il Colle Nord. Questo cordone e la grossa morena laterale di destra
appaiono contemporanee e costituirono in un certo tempo le due morene
laterali del ghiacciaio.
Sulle sovraccennate roccie liscie abbiamo posto il segnale
N. 10, + D.P. 95, scolpito e colorato in minio. L'allineamento passante
per questo segnale e il piede della scarpa terminale del ghiacciaio
colpisce l'estremità est della Testa di Valnontey.
La fotografia qui riprodotta della fronte di questo ghiacciaio fu presa
dalla morena frontale un po' a destra, alle ore 15 del giorno 15 agosto
con cielo purissimo e sole ardente. In questa fotografia, del ghiacciaio
non si vede che la scarpa terminale; una parte del «boden» antistante
alla scarpa riesce evidente; le rocce su cui ponemmo il segnale N. 10 si
osservano alla destra presso l'estremità della scarpa e sovra di esse il
cordone morenico sinistro sul quale più a monte si riversano copiose
lavine dalla scoscesa parete del fianco sinistro; sullo sfondo
appariscono i due Colli citati, Nord e Sud, nelle due depressioni
estreme a destra ed a sinistra; da quest'ultima si innalza la piramide
dell'Herbetet.
Un'altra fotografia che qui pure si riproduce prendemmo alle ore 13,30
dello stesso giorno dal Colle Sud dell'Herbetet: nei piani anteriori
primeggia il sottostante ghiacciaio; a sinistra si vede la sua morena
laterale sinistra colle sovrastanti lavine; nello sfondo si ha il
panorama dei ghiacciai di Valletta a sinistra, di Patrì nel mezzo, e la
parte nord di quello di Money a destra.
Tutte le circostanze osservate alla fronte del ghiacciaio accusano in
questo un periodo di ritiro verificantesi ancora all'atto della nostra
visita.
=Ghiacciaio della Tribolazione.=--Questo, e per sviluppo e per
dislivello, è il maggiore dei ghiacciai di Valnontey. Se si comprende
nella sua superficie anche quella del ghiacciaio di Dzasset o della Gran
Serra, il quale vi si unisce per la sua estremità inferiore (Vedi carta
Paganini), la sua area orizzontale, depurata da quella occupata dalle
creste e spuntoni rocciosi intermedi, risulta di non meno di sette
chilometri quadrati e un quarto.
Nelle carte dell'I. G. M. al 50.000 ed al 25.000 ed in quella al 100.000
annessa alla recente «Guida» di Bobba e Vaccarone il ghiacciaio di
Dzasset figura staccato da quello della Tribolazione; l'unione dei due
ghiacciai risulta invece dalla cartina dei signori Yeld e Coolidge,
ancora più intima che non dalla carta del Paganini.
In questa sua vasta estensione il ghiacciaio riceve alimentazione dal
più elevato circo che in direzione nord-sud dall'Herbetet, per la Becca
di Montandeyné, arriva al Gran Paradiso per risvoltare verso est fino
alla Testa di Valnontey; di qui una cresta discendente da sud a nord lo
separa dal ghiacciaio di Grand Croux, ma questa cresta alla quota 2950
presenta una breccia d'un centinaio di metri, per la quale una parte del
suo ghiaccio si precipita con una rapida caduta di seracs sul
sottostante ramo sinistro del Grand Croux.
Dalle sue massime altezze fino ai piedi delle sue fronti misura una
caduta di livello di circa 1500 metri. Ha superficie relativamente
pianeggiante e regolare nelle parti più elevate; presenta enormi
crepacci nelle parti medie ed una superficie assai tormentata
specialmente verso i lati; nelle sue parti inferiori per il forte pendìo
precipita rapido a valle con lunga caduta di seracs, che visti dal basso
appaiono sotto forma di spettacolosa gradinata.
Esso scavalca le ultime balze e raggiunge il fondo sassoso della valle
dividendosi in due rami, ciascuno dei quali si protende con una fronte
gigantesca suddivisa in altre minori. Queste particolarità risultano
chiaramente dalla carta del Paganini, dove al piede del ramo sinistro è
assegnata la quota 2407, ed al piede delle due teste in cui termina il
ramo destro rispettivamente le due quote 2375 e 2391.
Come già dicemmo, la testa del ghiacciaio costituente la bocca orientale
del ramo destro, l'abbiamo fissata con operazioni topografiche mediante
le sue coordinate riferite alla testata sud del sovraccennato ponte sul
torrente del vallone.
Il limite della testa del ramo sinistro l'abbiamo fissato mediante
l'allineamento passante per esso e per i due segnali N. 5 e 6 scolpiti
sulle roccie di sinistra a conveniente distanza e resi facilmente
ritrovabili da colorazioni a minio; il segnale N. 6 riesce anche più
visibile perchè è scolpito più in alto a sinistra, su una parete di
roccia perfettamente piana e presentante numerosissime striature del
ghiacciaio.
Di questa testata di ghiaccio abbiamo presa la qui riprodotta fotografia
addì 9 agosto alle ore 15,15 dal lato ovest; in essa l'estrema
protuberanza di ghiaccio, la bocca principale da cui esce il torrente in
sulla sinistra (a destra nella fotografia), nonchè altre due minori più
verso l'apice della testata, scorgonsi chiaramente. Il ghiaccio è
cosparso di detriti e sporco di melma nella parte rientrante dove è
aperta la bocca principale del torrente; è molto più pulito e limpido
nella parte prominente che per le spaccature sulla cresta rassomiglia ad
una piccola catena di rupi scoscese.
Del ghiacciaio della Tribolazione abbiamo pure preso una veduta
panoramica addì 11 agosto da uno spuntone di roccia poco a sud dei
casolari di Money, sul quale abbiamo posto l'indicazione a minio: S.
F.--1895.
Nell'altra fotografia qui riprodotta, e che fu specialmente presa per
avere il dettaglio della scarpa terminale del ghiacciaio di Grand Croux,
si vede pure nello sfondo la gran discesa di seracs del ramo sinistro
della Tribolazione, la testata di cui abbiamo parlato, e, verso destra,
le roccie su cui stanno i due segnali numeri 5 e 6.
Le morene che si osservano presso la fronte glaciale sono recentissime;
non si ha vera morena frontale caratteristica perchè il suo materiale
viene travolto di mano in mano che si deposita; bella e potente la
morena più antica che si addossa al fianco sinistro del vallone, sulla
quale viene a terminare, nelle rovine d'un appostamento, la strada di
caccia. Più verso il thalweg, in direzione della separazione fra il
ghiacciaio della Tribolazione e quello di Grand Croux, si allunga
un'altra morena recentissima di forma regolarissima e caratteristica.
=Ghiacciai di Grand Croux e di Money.=--Questi due ghiacciai li riuniamo
in un solo capitolo, perchè havvi assai confusione a loro riguardo nelle
diverse carte.
Nella carta dell'I. G. M. al 50.000 portante l'indicazione «levata nel
1882» e nel relativo ingrandimento al 25.000 è designata col nome di
Grand Croux l'enorme e continua estensione di ghiaccio che dalle punte
Testa di Valnontey, Becca di Gay, Roccia Viva, Grand St.-Pierre, Tour
St.-André ed altre ancora, scende a valle suddividendosi più in basso
in tre rami colossali. Porta poi il nome di ghiacciaio di Money quello
che discende dalla Punta Patrì, dal Coupé di Money, dalla Tour St.-Ours
ecc. Questo secondo ghiacciaio è invece il ghiacciaio di Patrì che è
perfettamente separato da quello di Money dal crestone 3493-3333-3100
della carta Paganini.
Nell'altra carta al 50.000 pure dell'I. G. M., portante l'indicazione
«levata nel 1881» il ghiacciaio di Grand Croux è limitato fra la Testa
di Valnontey e la Roccia Viva; ghiacciaio di Money è denominata l'altra
grande estensione di ghiaccio che si estende fin oltre la Tour St.-André
e che discende al basso in due rami principali. Quello che abbiamo detto
ghiacciaio di Patrì non porta ivi alcuna indicazione.
Nella cartina dei signori Yeld e Coolidge si chiama invece Grand Croux
l'omonimo della carta precedente più il ramo sinistro (sud) del
ghiacciaio di Money; sotto questa denominazione poi si comprende il
restante ramo destro più una plaga di ghiaccio che si estende senza
interruzione fino alla Punta Patrì corrispondente al ghiacciaio di
Patrì, mentre l'indicazione di quest'ultimo è segnata oltre la punta ed
in modo incerto.
La disposizione e la configurazione di tutte queste masse di ghiaccio
risultano chiaramente dalla carta del Paganini; separazione netta fra il
Grand Croux ed il Money non c'è, ma possiamo scegliere la linea che
discende dalla Roccia Viva e raggiunge e si continua nel crestone
3287-2957 della carta Paganini[78]. Daremo al ghiacciaio di Money la
stessa estensione della carta al 50.000 dell'I. G. M. levata nel 1881,
oltre la quale havvi il ghiacciaio di Patrì. Analogamente hanno fatto i
signori Bobba e Vaccarone nella carta al 100.000 annessa alla loro
guida.
Se per la glaciologia le carte dell'I. G. M. fossero attendibili, dal
confronto delle condizioni di estensione del ghiacciaio di Grand Croux
ivi riferite al 1881 con quelle risultanti dalla carta del Paganini e
con quelle osservate nell'estate scorsa, si dovrebbe dire che questo
ghiacciaio si sia di molto allungato in un decennio, ma ciò non è: e la
nostra asserzione fondiamo non soltanto sulla poca fede che abbiamo per
questo riguardo su dette carte, ma su altre osservazioni di cui diremo.
La fronte del ghiacciaio di Grand Croux è quella che attualmente
discende più in basso di tutte le altre dei ghiacciai di Valnontey: ciò
risulta anche dalla carta del Paganini dove essa porta la quota 2340.
La superficie di questo ghiacciaio è molto accidentata per un buon terzo
della sua estensione in alto verso sud-est, diventa regolare nella parte
centrale ed in tutta la sua parte sinistra dove apparisce quale potente
fiumana di ghiaccio che discende fino all'estremo limite inferiore, e la
cui regolarità non è disturbata che dalla non molto accentuata caduta di
seracs fra le quote 2530 e 2420.
Il limite estremo della sua fronte l'abbiamo individuato con un
allineamento passante per esso e per i tre segnali N. 2, 3, e 4 scolpiti
colla solita croce su tre grossi massi stabili di parecchi metri cubi di
volume, facilmente ritrovabili e così disposti: il masso portante il
segnale N. 2 è sulla morena sinistra del vallone, poco discosto dal
sovraccennato appostamento di caccia diroccato; il masso del segnale N.
3 è sulla cresta del lungo e regolarissimo cordone morenico che si trova
sul prolungamento della separazione fra i due ghiacciai della
Tribolazione e di Grand Croux; il segnale N. 4 infine trovasi su un
colossale masso posto sulla destra della testata in questione, fra le
molte ramificazioni di torrentelli scendenti dal ghiacciaio, e da essa
poco discosto.
L'estremità della fronte di questo ghiacciaio, che sotto forma di cuneo
gigantesco s'inoltra nel greto del fondo della valle, è riprodotta
nell'annessa fotografia; questa fu presa addì 9 agosto alle ore 16,15
dalla parte di levante nei pressi del masso portante il segnale N. 4. In
essa si scorgono pure sullo sfondo i seracs e l'estremità occidentale
del ghiacciaio della Tribolazione, come già abbiamo accennato.
Il ghiacciaio di Money nella sua parte alta sud-ovest discendente dalla
Roccia Viva è molto accidentato e si distingue malamente da quello di
Grand Croux; nella restante sua parte elevata è diviso in due bacini
alimentanti, o circhi terminali, dal crestone che discende dalla Tour
St.-Ours (3602 m.) in direzione est-ovest. Queste due plaghe ghiacciate
si riuniscono a valle di detto crestone alla quota 3219 per tosto
separarsi nuovamente in due rami alla quota 3150 in causa di altra
cresta di roccia.
Fatta astrazione della sovraccennata parte triangolare a sud-ovest
presso la Roccia Viva, il ghiacciaio di Money ha superficie e pendìo
assai regolare per due buoni terzi della sua estensione, regolarità
alquanto turbata nella striscia che unisce la estremità inferiore con
quella superiore dei due sovraccennati crestoni divisori. La regolarità
va diminuendo e la pendenza aumentando nei due rami inferiori in cui si
suddivide e termina il ghiacciaio. In complesso, la sua superficie è più
pianeggiante e meno tormentata che non quella dei ghiacciai di Grand
Croux e della Tribolazione.
Il ramo di destra del ghiacciaio di Money termina inferiormente con tre
testate presso le quote 2605, 2673 e 2614 della carta Paganini.
Scelto un grosso blocco di gneiss sulla morena laterale destra, sulla
sua parete che guarda il ghiacciaio scolpimmo il segnale + Nº 8, 1895,
D.P. e sulla sua faccia superiore tracciammo col minio una freccia cogli
estremi scolpiti. Questa freccia che, prolungata, passerebbe per il
centro della sottostante croce, segna l'allineamento passante per il
piede della testata di destra del ghiacciaio ed inoltre la sua visuale
mira alla base a sinistra dell'osservatore della Testa di Valnontey. La
visuale che dal segnale va all'estremità della testata intermedia del
ghiacciaio colpisce esattamente la punta della Becca di Gay; finalmente,
la visuale che passa per l'estremità della testata sinistra passa pure
per il punto dove la cresta rocciosa discendente dalla Becca di Gay si
proietta sulla cresta ghiacciata del Colle di Grand Croux.