Della fronte generale del ghiacciaio abbiamo preso la fotografia addì 19

agosto, dal punto della strada di caccia ove questa è rotta ed

attraversata da un torrentello che discende dal fianco sinistro del

vallone; e così pure abbiamo preso la fotografia in dettaglio

dell'estremità inferiore del ghiacciaio, della predetta lingua di

ghiaccio. Sulle rocce a picco che si trovano alla destra della lingua

effluente di ghiaccio abbiamo collocato il segnale + Nº 1--95 scolpito e

colorato a minio: la retta che unisce questo segnale coll'estremità più

protesa del ghiacciaio passa per il Colle di Teleccio nel punto che,

osservato dal segnale, appare il più depresso.

Sulle roccie incassanti a sinistra il ghiacciaio, abbiamo pure scolpito

il segnale Nº 7, il quale, unito mediante retta col punto A segnato su

uno spuntone di roccia emergente dalle morene sul versante sinistro,

permette di fissare le parti più prominenti della linea a festoni che

costituisce la fronte generale del ghiacciaio sopra il sovraccennato

piedestallo roccioso. Questa doppia segnalazione l'abbiamo fatta per le

seguenti considerazioni.

La summentovata lingua di ghiaccio che costituisce la parte più avanzata

del ghiacciaio deve evidentemente essere molto sensibile anche al più

piccolo ingrossarsi del ghiacciaio sovrastante e premente, per cui

s'allungherà sensibilmente; ma, per la sua piccola entità rispetto a

quella di tutta la fronte del ghiacciaio, riesce certamente meno

sensibile alle eventuali diminuzioni nel sovrastante ghiacciaio. Queste

saranno pertanto meglio testificate dal superiore allineamento passante

per il segnale N. 7 e per i punti più protesi della fronte generale del

ghiacciaio, mentre questa fronte, per la sua posizione sull'orlo del

piedestallo roccioso, non è adatta a far ben conoscere anche i piccoli

avanzamenti del ghiacciaio obbligato a staccarsi e franare giù dal

precipizio.--Il segnale N. 1 fu posto addì 7 agosto, e quello N. 7 nel

giorno 11 agosto.

In relazione con la grandezza del ghiacciaio di Valeille stanno le sue

morene, delle quali molte sono ben caratteristiche e disposte a cordoni

molto regolari; ciò si verifica specialmente sul versante sinistro.

Presso l'estremità della fronte del ghiacciaio s'innalza una gigantesca

morena, terminata a valle da un colossale pignone conico; questa morena,

che conviene salire per accedere al ghiacciaio, separa questo da una

piccola vedretta che si trova alla sua sinistra, cioè ad ovest.

Il percorrere il ghiacciaio di Valeille riesce molto interessante; sopra

la prima caduta di seracchi quasi marginale, la superficie del

ghiacciaio si fa ad un tratto molto regolare e sale dolcemente limitata

dall'accennata bella morena di sinistra; dopo un non lungo tratto

percorso verso sud si arriva nell'interno del circo glaciale, dove il

paesaggio è quanto mai strano e caratteristico. E qui l'amico Bobba ci

perdoni se ancora una volta ci serviamo delle sue parole: «Mentre si

attraversa il ghiacciaio, non so trattenermi dall'ammirare la chiostra

strana che lo accerchia; la si direbbe opera d'uomo tanto è regolare:

attorno ad una vasta distesa di ghiaccio sbiancato, la cui pianezza non

è turbata da alcun rilievo, si eleva una muraglia scoscesa, macchiettata

qua e là, e altrove variegata di striscie di neve cui numerosi pinnacoli

dalla sembianza arcigna e selvatica coronano; verso ovest, al disopra

d'una gradinata di seracchi, si rizza sovrano il Gran San Pietro col suo

corteo di Apostoli: alla sua destra l'Ondezzana leva in alto la bruna

cervice; verso la valle poi la vista è quasi chiusa dai contrafforti

delle cime delle Sengie e della Patrì. Così nulla distoglie dalla

contemplazione di quel solitario circo, e nulla turba la sensazione

d'isolamento che vi si prova»[76].

Continuando a rimontare il ghiacciaio, risvoltando ad ovest si giunge al

Colle di Teleccio, il quale (come il Colle di S. Théodule), per le sue

presenti condizioni glaciologiche, attesterebbe una locale invasione di

ghiaccio, essendone ora completamente coperto, «mentre le descrizioni

italiane ed inglesi di trent'anni fa concordano nel parlare delle rocce

sulla cima. Si hanno documenti per provare che i pascoli oltre questo

colle appartenevano al comune di Cogne in epoca non troppo remota, e

prove storiche, etnografiche, tradizionali svariate concordano nel

dimostrare che la Valle di Cogne comunicava facilmente con la Valle

Soana, attraverso i passi della Nouva e del Bardonney, le cui strade

sono ora interrotte da ghiacciai»[77].

Ghiacciai del Vallone di Valnontey.

Ben altrimenti poderosi che non i precedenti sono i ghiacciai di

Valnontey, come quelli che sono alimentati dai più estesi, elevati e

potenti circhi glaciali.

In questo vallone, a differenza dei due precedenti, si hanno ghiacciai

estesi, oltrechè sullo sfondo, su ambedue i versanti, i quali presentano

quasi del pari le condizioni altimetriche atte a contenere la neve

cadente dall'atmosfera ed alla sua trasformazione in ghiaccio.

A questo bacino abbiamo rivolto quelle speciali cure che, secondo noi,

sono richieste per uno studio completo del fenomeno glaciale; e siccome

un primo fattore a conoscersi è la superficie del bacino alimentante i

ghiacciai, così con l'aiuto dei punti della rete geodetica e con

osservazioni topografiche dirette abbiamo individuato con la massima

cura la linea di cresta che circonda la Valnontey, dal Colle Lauzon per

l'Herbetet, il Gran Paradiso, la Roccia Viva, il Grand St.-Pierre, fino

alla Punta Valletta. Crediamo però cosa prematura il dare ora la lunga

tabella delle coordinate topografiche di tutti i vertici di tale linea

poligonale, inquantochè allo stato attuale molto incompleto delle nostre

osservazioni, non ce ne possiamo ancora servire per veruna

applicazione. Ci servirà poi per calcolare le superficie alimentanti i

singoli ghiacciai, ed il rapporto dell'area di questi a quella dei

rispettivi valloncini.

Se si avesse piena fiducia nelle diverse carte della regione nelle quali

sono segnati i ghiacciai, evidentemente, conoscendo le date dei diversi

rilevamenti, si avrebbero dei preziosi elementi, paragonando i limiti

glaciali delle varie carte, per determinare il regime dei ghiacciai

nell'intervallo trascorso tra un rilevamento e l'altro; ma ciò purtroppo

non è. Perciò abbiamo pensato di procurarci noi stessi con un

rilevamento diretto l'andamento della fronte dei diversi ghiacciai di

Valnontey. Diamo qui appresso le coordinate di vari punti delle fronti

glaciali, avvertendo però che, in causa del sistema delle intersezioni

che dovemmo adottare, soltanto pochi punti potemmo fissare, per cui la

spezzata che unisce tali punti non può ancora rappresentare il detto

andamento in modo soddisfacente e definitivo.

Le coordinate sono riferite ad un punto facilmente ritrovabile e non

discosto dalle fronti dei ghiacciai: esso è la testata sud del secondo

ponte sopra Vermiana.

La convenzione per i segni è la solita, cioè: la retta Nord-Sud ci dà

l'asse +X,-X, e la retta Est-Ovest l'asse +Y,-Y.

I diversi punti rilevati sulla fine dell'agosto 1895 hanno così le

seguenti coordinate piane ortogonali:

Punto Nº X Y Punto Nº X Y

1 -1802 -1108 9 -1850 + 29

2 -1839 - 915 10 -2151 + 615

3 -2205 - 810 11 -2125 + 978

4 -2241 - 368 12 -1660 + 852

5 -2100 - 211 13 -1293 + 811

6 -2011 - 243 14 -1597 +1400

7 -1862 - 162 15 - 935 +2301

8 -2043 - 13 16 - 732 +2789

Il punto Nº 1 è la bocca orientale del ghiacciaio della Tribolazione.

Coordinato questo rilevamento con quello accennato precedentemente della

linea di cresta, alcuni dei punti principali di essa, riferiti alla

stessa origine, assumono le seguenti coordinate:

Colle del Lauzon X = +2820, Y = -4228

Punta dell'Herbetet » - 871, » -3859

Vetta del Gran Paradiso » -3904, » -4311

Punta della Roccia Viva » -3690, » + 497

Vetta del Grand St.-Pierre » -2980, » +2739

Punta Valletta » +1120, » +2948

ed il Campanile di Cogne » +6356, » +2548

Costrutte le coordinate di detti punti, e riportando questi sulla carta

dell'I. G. M. al 25.000, si ha una coincidenza assai soddisfacente, le

piccole differenze essendo logicamente ascrivibili ai difetti che alle

tavolette dell'I. G. M. provengono dalla tiratura, dalla qualità della

carta e dal loro stato di conservazione. Inoltre il punto Nº 1 viene a

coincidere esattamente colla bocca del ghiacciaio della Tribolazione

risultante dalla tavoletta al 25.000 ed ivi segnata colla quota 2394.

Dichiariamo però che, per il motivo sovraccennato, non ci facciamo

lecito inferire da questa coincidenza, che tutti gli scarti in più od in

meno che si verificano nei punti da noi rilevati dalla linea frontale

dei ghiacciai segnata su detta carta rappresentino altrettanti

avanzamenti o regressi dei ghiacciai stessi. Anche la spezzata da noi

rilevata ha bisogno di maggiori controlli e di essere completata, il che

speriamo di poter far presto, punto dissimulandoci le gravi difficoltà,

poichè trattasi di lavoro lungo, disagevole ed anche pericoloso per le

frequenti cadute di massi dalle fronti dei ghiacciai.

=Ghiacciaio dell'Herbetet.=--Questo ghiacciaio è rinchiuso fra due alte

creste, di cui quella a nord (sinistra) lo separa dal ghiacciaio di

Grand Sertz, e quella a sud (destra) formante uno degli spigoli

ascendenti al vertice della piramide dell'Herbetet, lo separa dal

ghiacciaio di Dzasset detto della Gran Serra nella carta Paganini ed

ancora dell'Herbetet nella carta dell'I. G. M.

Verso ovest è limitato da un'alta parete di roccia tagliata a picco

presentante due depressioni a nord ed a sud: il Colle Nord (3260 m.,

carta Paganini) ed il Colle Sud (3315 m., carta Paganini) dell'Herbetet.

La sua linea di massima pendenza discende pressochè dalla vetta

dell'Herbetet (3778 metri) in direzione sud-ovest--nord-est per piegare

poi a circa metà cammino ad est-nord-est, con un percorso orizzontale di

1700 metri e con un dislivello di quasi 820 metri.

La sua parte superiore forma per un'altezza di 450 metri un sottile

manto di ghiaccio dell'ardita piramide, il quale interseca uno spigolo

saliente diretto da sud a nord col ramo destro del contiguo ghiacciaio

del Gran Neiron; la parte inferiore che costituisce la gran massa del

ghiacciaio ha pendìo regolare, e la sua superficie pochissimo

accidentata, con rari crepacci trasversali, è paragonabile a quella di

un ellisse avente l'asse maggiore lungo m. 1350 ed il minore 600 metri.

La sua fronte termina in una scarpa a pendìo assai forte e regolarissimo

e poggia su un terreno pianeggiante e regolare sul quale l'acqua che

esce dal ghiacciaio è obbligata a ristagnare in sottilissimi bacini

prima d'arrivare all'orlo verso valle di tale spianata per precipitarsi

quindi nel sottostante vallone. La lunghezza di quel «boden» glaciale è

di una quarantina di metri; esso s'appoggia su una morena frontale

intatta. La morena laterale destra è sviluppatissima specialmente in

altezza e compresa per lungo fra due speroni rocciosi; oltre questa si

vede un'altra morena gigantesca che, salendo, va ad unirsi con altra

appartenente al Dzasset, e tutte due riunite vanno ad appoggiarsi in

alto al crestone che sale alla punta dell'Herbetet. A sinistra del

«boden» invece non vi è quasi morena, ma subito roccie lisciate e senza

strie. Sovra queste poi, addossato ad una scoscesa ed alta parete, si

vede un notevole e regolare cordone morenico che, sempre addossato a

detta parete, risale tutto il fianco sinistro del ghiacciaio fin verso

il Colle Nord. Questo cordone e la grossa morena laterale di destra

appaiono contemporanee e costituirono in un certo tempo le due morene

laterali del ghiacciaio.

Sulle sovraccennate roccie liscie abbiamo posto il segnale

N. 10, + D.P. 95, scolpito e colorato in minio. L'allineamento passante

per questo segnale e il piede della scarpa terminale del ghiacciaio

colpisce l'estremità est della Testa di Valnontey.

La fotografia qui riprodotta della fronte di questo ghiacciaio fu presa

dalla morena frontale un po' a destra, alle ore 15 del giorno 15 agosto

con cielo purissimo e sole ardente. In questa fotografia, del ghiacciaio

non si vede che la scarpa terminale; una parte del «boden» antistante

alla scarpa riesce evidente; le rocce su cui ponemmo il segnale N. 10 si

osservano alla destra presso l'estremità della scarpa e sovra di esse il

cordone morenico sinistro sul quale più a monte si riversano copiose

lavine dalla scoscesa parete del fianco sinistro; sullo sfondo

appariscono i due Colli citati, Nord e Sud, nelle due depressioni

estreme a destra ed a sinistra; da quest'ultima si innalza la piramide

dell'Herbetet.

Un'altra fotografia che qui pure si riproduce prendemmo alle ore 13,30

dello stesso giorno dal Colle Sud dell'Herbetet: nei piani anteriori

primeggia il sottostante ghiacciaio; a sinistra si vede la sua morena

laterale sinistra colle sovrastanti lavine; nello sfondo si ha il

panorama dei ghiacciai di Valletta a sinistra, di Patrì nel mezzo, e la

parte nord di quello di Money a destra.

Tutte le circostanze osservate alla fronte del ghiacciaio accusano in

questo un periodo di ritiro verificantesi ancora all'atto della nostra

visita.

=Ghiacciaio della Tribolazione.=--Questo, e per sviluppo e per

dislivello, è il maggiore dei ghiacciai di Valnontey. Se si comprende

nella sua superficie anche quella del ghiacciaio di Dzasset o della Gran

Serra, il quale vi si unisce per la sua estremità inferiore (Vedi carta

Paganini), la sua area orizzontale, depurata da quella occupata dalle

creste e spuntoni rocciosi intermedi, risulta di non meno di sette

chilometri quadrati e un quarto.

Nelle carte dell'I. G. M. al 50.000 ed al 25.000 ed in quella al 100.000

annessa alla recente «Guida» di Bobba e Vaccarone il ghiacciaio di

Dzasset figura staccato da quello della Tribolazione; l'unione dei due

ghiacciai risulta invece dalla cartina dei signori Yeld e Coolidge,

ancora più intima che non dalla carta del Paganini.

In questa sua vasta estensione il ghiacciaio riceve alimentazione dal

più elevato circo che in direzione nord-sud dall'Herbetet, per la Becca

di Montandeyné, arriva al Gran Paradiso per risvoltare verso est fino

alla Testa di Valnontey; di qui una cresta discendente da sud a nord lo

separa dal ghiacciaio di Grand Croux, ma questa cresta alla quota 2950

presenta una breccia d'un centinaio di metri, per la quale una parte del

suo ghiaccio si precipita con una rapida caduta di seracs sul

sottostante ramo sinistro del Grand Croux.

Dalle sue massime altezze fino ai piedi delle sue fronti misura una

caduta di livello di circa 1500 metri. Ha superficie relativamente

pianeggiante e regolare nelle parti più elevate; presenta enormi

crepacci nelle parti medie ed una superficie assai tormentata

specialmente verso i lati; nelle sue parti inferiori per il forte pendìo

precipita rapido a valle con lunga caduta di seracs, che visti dal basso

appaiono sotto forma di spettacolosa gradinata.

Esso scavalca le ultime balze e raggiunge il fondo sassoso della valle

dividendosi in due rami, ciascuno dei quali si protende con una fronte

gigantesca suddivisa in altre minori. Queste particolarità risultano

chiaramente dalla carta del Paganini, dove al piede del ramo sinistro è

assegnata la quota 2407, ed al piede delle due teste in cui termina il

ramo destro rispettivamente le due quote 2375 e 2391.

Come già dicemmo, la testa del ghiacciaio costituente la bocca orientale

del ramo destro, l'abbiamo fissata con operazioni topografiche mediante

le sue coordinate riferite alla testata sud del sovraccennato ponte sul

torrente del vallone.

Il limite della testa del ramo sinistro l'abbiamo fissato mediante

l'allineamento passante per esso e per i due segnali N. 5 e 6 scolpiti

sulle roccie di sinistra a conveniente distanza e resi facilmente

ritrovabili da colorazioni a minio; il segnale N. 6 riesce anche più

visibile perchè è scolpito più in alto a sinistra, su una parete di

roccia perfettamente piana e presentante numerosissime striature del

ghiacciaio.

Di questa testata di ghiaccio abbiamo presa la qui riprodotta fotografia

addì 9 agosto alle ore 15,15 dal lato ovest; in essa l'estrema

protuberanza di ghiaccio, la bocca principale da cui esce il torrente in

sulla sinistra (a destra nella fotografia), nonchè altre due minori più

verso l'apice della testata, scorgonsi chiaramente. Il ghiaccio è

cosparso di detriti e sporco di melma nella parte rientrante dove è

aperta la bocca principale del torrente; è molto più pulito e limpido

nella parte prominente che per le spaccature sulla cresta rassomiglia ad

una piccola catena di rupi scoscese.

Del ghiacciaio della Tribolazione abbiamo pure preso una veduta

panoramica addì 11 agosto da uno spuntone di roccia poco a sud dei

casolari di Money, sul quale abbiamo posto l'indicazione a minio: S.

F.--1895.

Nell'altra fotografia qui riprodotta, e che fu specialmente presa per

avere il dettaglio della scarpa terminale del ghiacciaio di Grand Croux,

si vede pure nello sfondo la gran discesa di seracs del ramo sinistro

della Tribolazione, la testata di cui abbiamo parlato, e, verso destra,

le roccie su cui stanno i due segnali numeri 5 e 6.

Le morene che si osservano presso la fronte glaciale sono recentissime;

non si ha vera morena frontale caratteristica perchè il suo materiale

viene travolto di mano in mano che si deposita; bella e potente la

morena più antica che si addossa al fianco sinistro del vallone, sulla

quale viene a terminare, nelle rovine d'un appostamento, la strada di

caccia. Più verso il thalweg, in direzione della separazione fra il

ghiacciaio della Tribolazione e quello di Grand Croux, si allunga

un'altra morena recentissima di forma regolarissima e caratteristica.

=Ghiacciai di Grand Croux e di Money.=--Questi due ghiacciai li riuniamo

in un solo capitolo, perchè havvi assai confusione a loro riguardo nelle

diverse carte.

Nella carta dell'I. G. M. al 50.000 portante l'indicazione «levata nel

1882» e nel relativo ingrandimento al 25.000 è designata col nome di

Grand Croux l'enorme e continua estensione di ghiaccio che dalle punte

Testa di Valnontey, Becca di Gay, Roccia Viva, Grand St.-Pierre, Tour

St.-André ed altre ancora, scende a valle suddividendosi più in basso

in tre rami colossali. Porta poi il nome di ghiacciaio di Money quello

che discende dalla Punta Patrì, dal Coupé di Money, dalla Tour St.-Ours

ecc. Questo secondo ghiacciaio è invece il ghiacciaio di Patrì che è

perfettamente separato da quello di Money dal crestone 3493-3333-3100

della carta Paganini.

Nell'altra carta al 50.000 pure dell'I. G. M., portante l'indicazione

«levata nel 1881» il ghiacciaio di Grand Croux è limitato fra la Testa

di Valnontey e la Roccia Viva; ghiacciaio di Money è denominata l'altra

grande estensione di ghiaccio che si estende fin oltre la Tour St.-André

e che discende al basso in due rami principali. Quello che abbiamo detto

ghiacciaio di Patrì non porta ivi alcuna indicazione.

Nella cartina dei signori Yeld e Coolidge si chiama invece Grand Croux

l'omonimo della carta precedente più il ramo sinistro (sud) del

ghiacciaio di Money; sotto questa denominazione poi si comprende il

restante ramo destro più una plaga di ghiaccio che si estende senza

interruzione fino alla Punta Patrì corrispondente al ghiacciaio di

Patrì, mentre l'indicazione di quest'ultimo è segnata oltre la punta ed

in modo incerto.

La disposizione e la configurazione di tutte queste masse di ghiaccio

risultano chiaramente dalla carta del Paganini; separazione netta fra il

Grand Croux ed il Money non c'è, ma possiamo scegliere la linea che

discende dalla Roccia Viva e raggiunge e si continua nel crestone

3287-2957 della carta Paganini[78]. Daremo al ghiacciaio di Money la

stessa estensione della carta al 50.000 dell'I. G. M. levata nel 1881,

oltre la quale havvi il ghiacciaio di Patrì. Analogamente hanno fatto i

signori Bobba e Vaccarone nella carta al 100.000 annessa alla loro

guida.

Se per la glaciologia le carte dell'I. G. M. fossero attendibili, dal

confronto delle condizioni di estensione del ghiacciaio di Grand Croux

ivi riferite al 1881 con quelle risultanti dalla carta del Paganini e

con quelle osservate nell'estate scorsa, si dovrebbe dire che questo

ghiacciaio si sia di molto allungato in un decennio, ma ciò non è: e la

nostra asserzione fondiamo non soltanto sulla poca fede che abbiamo per

questo riguardo su dette carte, ma su altre osservazioni di cui diremo.

La fronte del ghiacciaio di Grand Croux è quella che attualmente

discende più in basso di tutte le altre dei ghiacciai di Valnontey: ciò

risulta anche dalla carta del Paganini dove essa porta la quota 2340.

La superficie di questo ghiacciaio è molto accidentata per un buon terzo

della sua estensione in alto verso sud-est, diventa regolare nella parte

centrale ed in tutta la sua parte sinistra dove apparisce quale potente

fiumana di ghiaccio che discende fino all'estremo limite inferiore, e la

cui regolarità non è disturbata che dalla non molto accentuata caduta di

seracs fra le quote 2530 e 2420.

Il limite estremo della sua fronte l'abbiamo individuato con un

allineamento passante per esso e per i tre segnali N. 2, 3, e 4 scolpiti

colla solita croce su tre grossi massi stabili di parecchi metri cubi di

volume, facilmente ritrovabili e così disposti: il masso portante il

segnale N. 2 è sulla morena sinistra del vallone, poco discosto dal

sovraccennato appostamento di caccia diroccato; il masso del segnale N.

3 è sulla cresta del lungo e regolarissimo cordone morenico che si trova

sul prolungamento della separazione fra i due ghiacciai della

Tribolazione e di Grand Croux; il segnale N. 4 infine trovasi su un

colossale masso posto sulla destra della testata in questione, fra le

molte ramificazioni di torrentelli scendenti dal ghiacciaio, e da essa

poco discosto.

L'estremità della fronte di questo ghiacciaio, che sotto forma di cuneo

gigantesco s'inoltra nel greto del fondo della valle, è riprodotta

nell'annessa fotografia; questa fu presa addì 9 agosto alle ore 16,15

dalla parte di levante nei pressi del masso portante il segnale N. 4. In

essa si scorgono pure sullo sfondo i seracs e l'estremità occidentale

del ghiacciaio della Tribolazione, come già abbiamo accennato.

Il ghiacciaio di Money nella sua parte alta sud-ovest discendente dalla

Roccia Viva è molto accidentato e si distingue malamente da quello di

Grand Croux; nella restante sua parte elevata è diviso in due bacini

alimentanti, o circhi terminali, dal crestone che discende dalla Tour

St.-Ours (3602 m.) in direzione est-ovest. Queste due plaghe ghiacciate

si riuniscono a valle di detto crestone alla quota 3219 per tosto

separarsi nuovamente in due rami alla quota 3150 in causa di altra

cresta di roccia.

Fatta astrazione della sovraccennata parte triangolare a sud-ovest

presso la Roccia Viva, il ghiacciaio di Money ha superficie e pendìo

assai regolare per due buoni terzi della sua estensione, regolarità

alquanto turbata nella striscia che unisce la estremità inferiore con

quella superiore dei due sovraccennati crestoni divisori. La regolarità

va diminuendo e la pendenza aumentando nei due rami inferiori in cui si

suddivide e termina il ghiacciaio. In complesso, la sua superficie è più

pianeggiante e meno tormentata che non quella dei ghiacciai di Grand

Croux e della Tribolazione.

Il ramo di destra del ghiacciaio di Money termina inferiormente con tre

testate presso le quote 2605, 2673 e 2614 della carta Paganini.

Scelto un grosso blocco di gneiss sulla morena laterale destra, sulla

sua parete che guarda il ghiacciaio scolpimmo il segnale + Nº 8, 1895,

D.P. e sulla sua faccia superiore tracciammo col minio una freccia cogli

estremi scolpiti. Questa freccia che, prolungata, passerebbe per il

centro della sottostante croce, segna l'allineamento passante per il

piede della testata di destra del ghiacciaio ed inoltre la sua visuale

mira alla base a sinistra dell'osservatore della Testa di Valnontey. La

visuale che dal segnale va all'estremità della testata intermedia del

ghiacciaio colpisce esattamente la punta della Becca di Gay; finalmente,

la visuale che passa per l'estremità della testata sinistra passa pure

per il punto dove la cresta rocciosa discendente dalla Becca di Gay si

proietta sulla cresta ghiacciata del Colle di Grand Croux.

Bollettino del Club Alpino Italiano 1895-96 Vol. 29 Num. 62 · 第 17 / 27 段