Aspra è la via da Sigillo per il Terminillo ed io che la percorsi in

discesa, ne tornai coi piedi massacrati e le gambe rotte; è però molto

pittoresca e sarebbe preferibile seguire questo itinerario in salita

anzichè in discesa. La via segue il torrente di Valle Scura che s'apre a

occidente del villaggio. La lunghissima valle, pittoresca per la sua

varietà ed i suoi monti rocciosi, s'arresta (1200 m.) di fronte ad una

ripida parete rocciosa a scaglioni, che costituisce il versante

orientale della più volte accennata cresta che parte dal monte i

Porcini. Bisogna arrampicarsi su per gli scaglioni della parete seguendo

un'erto e dirupato sentiero. Si giunge così a 1965 m. e per pascoli e

quindi per rocce si arriva al Terminillo per la seconda delle vie

accennate nell'itinerario da Leonessa.

Da Sigillo l'ascensione richiede 6 ore in salita e 4 in discesa.

* * * * *

Descritti gli itinerari per salire alla vetta del monte, diamo uno

sguardo al panorama che, se abbiamo fortuna di una serena e limpida

giornata, esso offre alla nostra vista. La felice posizione del

Terminillo dà agio di scorgere lunga distesa del Mediterraneo da un lato

ed un breve tratto dell'Adriatico dall'altro. A N. si ha la cresta dei

monti che divide l'Abruzzo dall'Umbria da Monte Pizzuto a Monte

Carpellone e un poco verso E. il bellissimo gruppo dei Sibillini con

Monte Vettore (2477 m.) e Monte Sibilla. Ad O. il verdeggiante piano di

Rieti con i vaghi suoi laghetti ed al di là i monti dell'Umbria,

principale di questi il Monte S. Pancrazio; a SO. oltre i colli Umbri

nei quali primeggia la Tancia, la valle del Tevere e fino al mare

Mediterraneo la campagna Romana, nella quale con un buon cannocchiale si

distingue facilmente la città Eterna. Al S., dopo i colli Umbri che

sorgono a mezzodì di Rieti e circondano Rocca Sinibalda, i monti della

provincia Romana, i Simbruini, i Prenestini, gli Ernici. A SO. imponente

sovra tutti il gruppo del Velino (2487 m.) che domina l'ampio bacino del

Fucino, ed il Sirente (2349 m.). Ad E. il gigante dell'Apennino, il Gran

Sasso d'Italia con le varie sue punte, Corno Grande (2921 m.), Corno

Piccolo (2637 m.), Pizzo Cefalone (2532 m.) e Pizzo d'Intermesole (2646

m.). A NE. i monti della Laga col Pizzo di Sevo (2422 m.) e Pizzo di

Moscio (2411 m.), al disopra di Amatrice. In una insenatura fra i monti

della Laga ed il Gran Sasso una striscia azzurra indica il mare

Adriatico.

Questo nelle sue linee generali il vasto ed interessante panorama

abbellito dal verde dei piani, dalle cupe rocce sottostanti, dagli

estesi campi di nevi sempiterne, dalle valli intersecanti in tutti i

sensi l'esteso territorio, dai numerosi paesi situati sui colli, nelle

pianure, nelle vallate, fino alla città dominatrice del mondo.

Ecco il gruppo degno d'essere studiato e percorso, che d'estate offre

piacevoli passeggiate, d'inverno difficili salite, ecco il monte ardito

e bello che reclama un Rifugio che ne renda più facile la lunga salita e

più agevole lo studio.

Dott. ENRICO ABBATE

(Sezione di Roma).

[Illustrazione: GHIACCIAI DI VALLETTA, DI PATRÌ E RAMO NORD DI MONEY, FRA

LA PUNTA VERMIANA E IL GRAND ST.-PIERRE

_Da una fotografia dell'ing. A. Druetti presa dal Colle Sud

dell'Herbetet._]

[Illustrazione: IL GRUPPO DEL TERMINILLO. SCHIZZO TOPOGRAFICO RICAVATO

DALLE PUBBLICAZIONI DELL'ISTITUTO GEOGRAFICO MILITARE]

Osservazioni sui Ghiacciai del Gruppo del Gran Paradiso.

All'appello rivolto dalla Commissione nominata dalla Sede Centrale del

C. A. I.[64] a tutti i volonterosi perchè facessero ricerche atte a

fornire elementi per lo studio del movimento dei ghiacciai, noi

rispondemmo accingendoci con premura e con la massima buona volontà a

compiere una campagna glaciologica nel gruppo del Gran Paradiso.

Nelle pagine seguenti rendiamo pertanto ragione delle poche osservazioni

che vi potemmo fare, dolenti che alla nostra buona volontà non fossero

adeguati nè i mezzi di cui potevamo disporre, nè la capacità.

L'esperienza d'un anno ci ha insegnato molte cose, delle quali

profittando, nutriamo fiducia di poter fare assai più e molto meglio in

avvenire.

Per quanto siamo noi stessi convinti della pochezza dell'opera nostra,

pur tuttavia ci siamo decisi a fare la presente pubblicazione e per

corrispondere al gentile invito della Direzione Centrale del C. A. I. e

perchè l'esempio nostro serva di sprone e decida altri più capaci e

meglio forniti dei mezzi necessari a dedicare l'opera loro ad uno studio

sulla cui importanza è qui inutile di insistere.

Serva poi a tutti di stimolo, quanto su questo argomento s'è fatto

all'estero, in Germania, in Svizzera, in Francia, per impulso

specialmente del prof. Forel, del sig. Marshall, del prof. Kilian, del

principe Orlando Bonaparte.

I.

Per uno studio sistematico e razionale dei ghiacciai, il Gruppo del Gran

Paradiso si presta mirabilmente in virtù della svariata sua

configurazione orografica, della entità variabilissima dei suoi

ghiacciai dall'umile vedretta alle enormi fiumane di ghiaccio, e

dell'orientazione loro in ogni senso. Tutte queste condizioni mutabili

da luogo a luogo, possono anche rendere meglio attendibili le

conclusioni che si potranno ricavare circa l'influenza loro specifica

sul regime dei ghiacciai a parità d'un altro fattore la cui influenza è

per ora poco nota, ma che, certamente non trascurabile, merita d'essere

studiata; cioè la natura litologica dei bacini alimentanti ed

incassanti. Ed una tale ricerca riesce specialmente possibile nel gruppo

del Gran Paradiso dove le vette, le creste e i valloni che più

strettamente dipendono da quell'eccelsa cima o ad essa fanno corona,

presentano una grande uniformità di costituzione litologica,

appartenendo tutti per buon tratto all'intorno (specialmente verso sud e

verso est) alla formazione prepaleozoica inferiore, al così detto

_gneiss centrale_.

D'altra parte se il mutar della litologia d'una regione può esercitare

influenza sul regime dei suoi ghiacciai, tale influenza può essere

ricercata nelle vicine regioni più a nord e a nord-est dove emergono la

Grìvola, la Tersiva, la Rosa de' Banchi, ecc., nelle quali regioni si

frammischiano con grande varietà i gneiss recenti e tabulari, i

micascisti, i calcescisti, le quarziti ed i calcari cristallini, con le

serpentine e rocce affini e con le numerose varietà di rocce

anfiboliche, rocce tutte ascritte alla formazione prepaleozoica

superiore.

Nella scelta da noi fatta di quella località per eseguirvi le nostre

modeste osservazioni, fummo poi insperatamente felici per avervi trovato

in alcuni punti dei dati preziosi e sicuri sul fenomeno glaciale locale,

i quali ci permettono di ricostruire con certezza le sue vicende

risalendo fino a parecchie diecine d'anni addietro.

Non è còmpito nostro dilungarci a descrivere una regione classica per

l'alpinismo, molto nota e già da molti e valenti minutamente descritta;

basteranno pertanto alcuni brevi cenni.

Il gruppo del Gran Paradiso, fra la Valle della Dora Baltea e la Valle

dell'Orco, è costituito da un'ellissoide o nocciolo interno di gneiss

centrale, rivestito tutt'intorno dalla numerosa famiglia di rocce

appartenenti all'arcaico superiore o _zona delle pietre verdi_. La

direzione del suo asse di sollevamento è all'incirca quella di SO.-NE.

Un solco profondo, scavato dapprima e per breve tratto in direzione da

nord a sud, quindi volgente verso sud-est, ed infine decisamente verso

est, separa il gruppo del Gran Paradiso propriamente detto dalla Valle

d'Aosta, interponendovi quel gruppo di montagne che si riannodano al

Monte Æmilius (3559 m.) ed alla Tersiva (3513). Questo solco è

costituito dalla valle di Cogne ad ovest e da quella di Champorcher ad

est, spioventi dal comun colle della Finestra di Champorcher (2838 m.

carta I. G. M. e 2826 carta Paganini) fra la Tersiva e la Rosa dei

Banchi (3164).

L'anticlinale degli strati non passa per la massima elevazione del Gran

Paradiso (4061), ma più in basso per il Becco della Tribolazione (3360),

con un leggero ribaltamento verso sud-est, ciò che concorda col fatto

della maggior inclinazione degli strati sul versante nord-est

dell'ellissoide in confronto di quella degli strati sull'opposto

versante nord-ovest[65].

Verso est il gruppo del Gran Paradiso vien limitato dalla Valle Soana

che vi raggiunge l'elevata cresta Ondezzana-Lavina-Rosa de' Banchi colle

sue ultime ramificazioni di Forzo e di Campiglia, mentre la

Valsavaranche limita verso ovest le formazioni montuose direttamente

dipendenti dal Gran Paradiso.

Nei primi tentativi di uno studio sistematico dei ghiacciai da noi fatti

l'anno scorso, abbiamo limitato le nostre osservazioni al bacino

alimentante i valloni confluenti nella Valle di Cogne.

Questa penetra nel cuore del gruppo del Gran Paradiso e ne raggiunge le

più elevate altezze insinuandovisi coi tre valloni di Bardoney, di

Valeille e di Valnontey, dei quali quest'ultimo è il più importante.

Questi tre valloni si staccano quasi normalmente dalla Valle di Cogne, e

penetrano nell'ellissoide del Gran Paradiso tagliando in direzione

normale alla stratificazione, dapprima le rocce dell'arcaico superiore

che fasciano tutt'intorno il gneiss centrale e poscia nella loro parte

superiore quest'ultima formazione. Essi sono pertanto valloni di

_chiusa_ o d'erosione, a fianchi tanto più ripidi e dirupati quanto più

la condizione della detta normalità è verificata, come appare dal

confronto del vallone di Valeille, a fianchi ripidissimi, con quello di

Valnontey, e del tronco inferiore di questo, normale alle formazioni

arcaiche superiori, col suo tronco superiore scavato nel gneiss

centrale alle cui stratificazioni riesce alquanto obliquo[66].

Le creste che contornano e separano questi valloni sono una lunga e

numerosa serie di gigantesche muraglie sormontate da griglie e picchi

arditissimi formanti degna corona al gran gigante delle Alpi totalmente

italiano.

E così, da est procedendo verso ovest percorrendo la cresta spartiacque

fra le valli della Dora Baltea e quelle dell'Orco, si incontrano:

La Punta Lavina (3308), la Grand'Arolla (3302), la Punta Sengie (3408),

la Punta Ondezzana (3482), il Grand St.-Pierre (3692).

Dalla Grand'Arolla e dal Grand St.-Pierre si dipartono, in direzione da

sud a nord, due catene che separano, la prima il vallone di Bardoney da

quello di Valeille con la roccia Chesere (3118); la seconda questo

vallone da quello di Valnontey con la Tour St.-André (3650), la Tour

St.-Ours (3630), la Punta Patrì (3583), la Punta Cisseta (3417), la

Punta Valletta (3375), la Punta Vermiana (3250) e la Punta Fenilia

(3054).

Riprendendo l'interrotto cammino sulla cresta, dopo il Grand St.-Pierre

s'incontrano la Testa di Money (3564), il Becco della Pazienza (3552),

la Roccia Viva (3650), la Becca di Gay (3670), la Testa di Valnontey

(3543), la Testa della Tribolazione (3642), la Punta di Ceresole (3773),

la Cresta Castaldi (3862), la Becca di Moncorvé (3865) e finalmente il

Gran Paradiso (4061).

Da quest'eccelsa altezza la cresta volge a nord separando il vallone di

Valnontey dalla Valsavaranche, e vi si riscontrano ancora picchi

arditissimi e piramidi gigantesche. Si succedono con ordine da sud a

nord: il Piccolo Paradiso (3920), la Becca di Montandeyné (3850), le

Punte Budden (3704-3687), l'Herbetet (3778); quindi il Grand Sertz

(3510), la Punta del Tuf (3416), la Punta Timorion (3029), la Punta

dell'Inferno (3384), e si arriva al Colle del Lauzon (3301),

oltrepassato il quale un nuovo gruppo d'altissime vette s'affaccia,

mentre che dal Colle di Pian Tsalende (3283) si distacca da ovest verso

est la Costa della Vermiana a chiudere la Valnontey di fronte

all'omonimo villaggio, separando il vallone del Lauzon da quello del

Pousset. Del nuovo gruppo sovraccennato la prima vetta che s'incontra è

la Punta Nera (3692), con a destra la Punta Rossa (3652) ed a sinistra

la Punta Bianca (3801), donde s'arriva alla svelta piramide della

Grìvola (3969). Dal gruppo della Grìvola discendono alla valle di Cogne

tre valloni: quello del Pousset che sbocca a Crétaz; quello di Trajo che

sbocca di fronte ad Epinel, e quello di Nomenon che scende su

Silvenoire.

Le numerose vette nominate non sono che parte delle numerosissime che

rendono interessante e tanto caro agli alpinisti il gruppo del Gran

Paradiso.

Nell'epoca glaciale, quando in causa delle grandi precipitazioni ed

accumulazioni nevose sulle Alpi successe la massima espansione di

ghiacciai che diede luogo all'invasione glaciale fin nella Valle Padana,

il gruppo del Gran Paradiso funzionò esso pure da grande accumulatore di

ghiaccio e contribuì potentemente all'alimentazione e alla discesa alla

pianura dell'unico immane ghiacciaio della Valle d'Aosta.

Coll'osservazione delle roccie lisciate, striate ed arrotondate, e dei

più elevati lembi morenici dal ghiacciaio abbandonati su per i fianchi

della valle, possiamo ricostruire l'entità e l'andamento del fenomeno

glaciale ed immaginarci il grandioso spettacolo presentato da

quell'immenso mare di ghiaccio dalla cui superficie emergevano, sotto

forma di isole acuminate, allungate o tondeggianti, parte delle costiere

e le vette sovranominate. I ghiacciai discendenti dai valloni di

Grauson, d'Urtier, di Bardoney, di Valeille si riunivano a Cogne con

quello maggiore di Valnontey, e, rinforzati ancora da quelli minori

d'Arpisson sulla destra, del Pousset, del Trajo e di Nomenon sulla

sinistra, costituivano il gran ghiacciaio della Valle di Cogne. Questo

ghiacciaio a Cogne poteva raggiungere l'altitudine di circa 1800 metri

(Cogne è a 1534) con una potenza di più che 250 metri. Unendo con una

retta il punto sulla verticale di Cogne all'altitudine di 1800 m. con le

parti più elevate dell'attuale ghiacciaio della Tribolazione a 3800 m.

d'altitudine circa, si può ritenere che tale retta rappresenti la linea

di massima pendenza del ghiacciaio di Valnontey nell'epoca della sua

massima entità. Per tale dislivello di 2000 m. circa e per la distanza

orizzontale di circa 12.500, la pendenza di tale linea risulta

approssimativamente del 16 p.%.

Abbiamo così gli elementi per formarci un'idea di quell'immensa

superficie ghiacciata, sulla quale, cadendo un macigno di gneiss

centrale staccatosi dalla suprema vetta del Gran Paradiso, poteva, per

il moto d'avanzamento del ghiacciaio, essere trasportato per la

Valnontey, la Valle di Cogne e la Valle di Aosta alla fronte estrema del

gran ghiacciaio della Valle d'Aosta, e, dopo un percorso di 120

chilometri circa, venir deposto con altri compagni di viaggio di diversa

provenienza nella morena frontale di Candia, Caluso, Mazzè, ecc. Se si

ammette per quel ghiacciaio una media velocità di avanzamento di 150

metri all'anno, per compiere tale percorso quel macigno avrebbe dovuto

impiegare non meno di 800 anni.

Venuta meno l'intensità del fenomeno glaciale per l'aumentata

trasparenza dell'atmosfera[67] e conseguente diminuzione delle

precipitazioni nevose, i ghiacciai, per mancanza di nutrizione,

dovettero retrocedere, ritirandosi poco a poco entro le valli alpine,

restringendo sempre più il loro dominio intorno alle grandi altitudini,

dove ora si trovano confinati. Delle vicende della loro ritirata,

fattasi talora con lunghe fermate, e talvolta anche con deboli tentativi

di nuovi avanzamenti, lasciarono numerosi segni, come già del loro

avanzamento, nei cordoni morenici, livellamenti di fondo di valli,

bacini lacustri, ecc.

Il ghiacciaio della Valle di Cogne di mano in mano che retrocedeva si

distaccava dai suoi confluenti, si scindeva cioè nei suoi diversi

costituenti ritirantisi ciascuno nel proprio vallone. Si osservano

pertanto depositi morenici, alcuni caratteristici e ben conservati in

molte località. Staccatosi il ghiacciaio della Valle di Cogne dal gran

ghiacciaio della Valle d'Aosta, depositò una morena frontale a Pont d'El

ed altra morena a Vièyes. Abbandonato quindi il ghiacciaio del vallone

del Gran Nomenon che ritirandosi lasciò la morena di Pian Pessey,

ammantava di depositi morenici molti punti di quel tratto di valle,

quali Silvenoire, Senagy, Pian Bois, Sisoret, vallone di Tzasèche.

Analogamente successe nel vallone del Trajo, dove il suo ghiacciaio

ritirandosi lasciò le morene di Grangette e Chinaz, ed il ghiacciaio

principale costrusse quelle di Géofré e Pianesse, mentre addossava sul

versante opposto della valle, ad Epinel, un ammanto morenico in cui il

torrente d'Arpisson scavò il suo sbocco nella Grand'Eyvia.

Ad Epinel la valle s'allarga a costituire un vero bacino, l'incantevole

bacino di Cogne, che si prolunga per 7 chilometri fino a Lilla; in

questo bacino l'accumulazione dei detriti morenici raggiunse un

altissimo valore, naturale conseguenza delle condizioni orografiche

locali preesistenti, le quali vennero qui notevolmente modificate dal

fenomeno glaciale, per la sovrapposizione di imponenti formazioni

moreniche.

A Cogne infatti si riunivano in un'unica corrente, i ghiacciai d'Urtier,

di Bardoney, di Valeille, di Valnontey e di Grauson, accumulando ivi

un'enorme quantità di ghiaccio ricco di materiale morenico. Per

l'allargata sezione e per il brusco cambiamento di direzione dovuto

subire dalla grande corrente proveniente dalla Valnontey, si produsse un

vero ristagno nella massa di ghiaccio premente contro il pendio di

Gimilian, quasi un rigurgito con sopraelevazione di pelo.

Approssimativamente possiamo anche calcolare che la massa glaciale

addensatasi nel bacino fra le seguenti località: sul dorso di Moncuc,

sopra Buttier, Rubat, il Ronc, Les Ors, e passando sul versante destro a

valle di Crétaz e rimontando il versante stesso per Gimilian e Moline,

avesse circa 4 chilometri quadrati di superficie, che per una potenza di

250 metri dànno un miliardo di metri cubi di ghiaccio.

È facile comprendere quale enorme quantità di detriti rocciosi una così

colossale massa dovesse rinchiudere nel suo seno e quale ricchezza di

morene dovesse portare sulla sua superficie.

Benchè in ragione minore, qualche cosa di analogo successe pure

superiormente, cioè alla confluenza dei ghiacciai di Valeille e di

Urtier a Lilla.

Si spiega quindi facilmente come lunghissimo debba essere stato il tempo

di regresso del ghiacciaio da Epinel fino a Cogne e a Lilla, e si

comprende come difficile e lungo sia stato il lavorìo d'ablazione

necessario per distaccare l'uno dall'altro i ghiacciai di Valnontey,

Urtier, Bardoney, Valeille e Grauson, quasi che «compagni fino allora ed

uniti solidariamente in una sola fiumana di ghiaccio, si peritassero a

separarsi per rimontare nei loro rispettivi bacini», come con frase

felice si esprime il Baretti nei suoi «Studi Geologici sul Gruppo del

Gran Paradiso».

Ecco pertanto come per spiegare un maggior attardarsi di ghiacciai

nel bacino di Cogne durante il periodo di regresso, non sia

nemmeno necessario ricorrere ad un vero periodo d'arresto

nell'indietreggiamento, cioè ad una diminuzione del valore del rapporto

fra la velocità di fusione e quella di alimentazione dei ghiacciai

stessi.

Basta insomma considerare che può essere successo per quel ghiacciaio

qualche cosa di paragonabile a ciò che vediamo succedere per un fiume in

piena attraversante un grosso lago, e che il Lombardoni chiamò il

_potere moderatore dei laghi_, quando all'_altezza di piena_ del fiume

si sostituisca la _velocità di regresso_ nel ghiacciaio. Ammessa

l'uguaglianza in una data piena fra la portata integrale d'un fiume

immittente in un lago e quella integrale dell'emissario, si sa che per

questo l'altezza di piena è minore e la sua durata è maggiore

rispettivamente all'altezza e alla durata della piena del fiume

immittente. Così nel periodo di ritiro d'un ghiacciaio, ammessa costante

la velocità di fusione, se vi ha un maggior addensamento di ghiaccio in

una espansione valliva, a quella corrisponde una minor velocità di

regresso della fronte del ghiacciaio, epperciò una maggior permanenza

del ghiacciaio sul luogo.

L'accumulazione di depositi morenici raggiunse adunque la massima entità

lungo tutto il versante destro da Epinel a Gimilian, dove venivano ad

urtare e confondersi le principali morene discendenti dalla Valnontey

con quelle d'Urtier, originandovi un immenso accumulo caotico prima di

risvoltare quasi ad angolo retto per discendere lungo la valle.

Pertanto lungo quel tratto di versante le condizioni orografiche locali,

combinate colla meccanica dei ghiacciai, facilitavano il depositarsi

d'un poderoso mantello morenico durante tutto il periodo d'avanzamento

del ghiacciaio e del suo regresso fino al punto in questione: così pure,

sul dorso arrotondato di Moncuc, alla confluenza dei due ghiacciai e sul

versante opposto Moline-Champlong, mentre minore doveva riuscire

l'entità della deposizione morenica sul versante sinistro Buttier,

Rubat, il Ronc, Les Ors, Le Fontane, Recougier, dove esercitavano un

potere assai limitato i valloni del Pousset e del Lauzon.

Nel periodo adunque della massima potenzialità glaciale, il deposito

morenico di Gimilian assunse per un certo tempo il carattere di _morena

d'ostacolo_ o _di rivestimento_.

Ma la massima deposizione morenica si verificò evidentemente dal momento

in cui, ritirandosi quei ghiacciai, essi vennero ad avere la loro comune

fronte nel bacino di Cogne, quando cioè tutte le loro morene vennero a

confondersi in un unico, esteso e potentissimo deposito frontale.

Staccatosi finalmente il ghiacciaio di Valnontey da quello di

Urtier-Bardoney-Valeille, il primo, come quello più poderoso, continuò

ad occupare il bacino di Cogne, mentre il secondo ritiravasi sempre più

su Lilla riempiendo quel tronco di valle di deposito _morenico_. Ed

intanto il ghiacciaio di Grauson, rimontando il suo vallone, vi

costruiva la bella morena che sulla sua destra da Gemilian per Terrabouc

e Monro arriva fino all'alpe Pila, e sulla sinistra l'altra che discende

a Moline.

È caratteristico il deposito morenico che alle falde di Moncuc

costituisce l'attuale Piano di Selva Nera sulla sinistra della valle, il

quale è «un tratto di terreno pianeggiante diretto da nord-ovest a

sud-est, di larghezza variabile fra 200 e 300 metri, di 3 chilometri

circa di lunghezza, e leggermente inclinato verso un secondo bacino, a

monte di Cogne, nel quale giace il villaggio di Lilaz (m. 1607), allo

sbocco dei valloni di Valeille e di Urtier; l'inclinazione è quindi in

senso opposto a quella del tratto di valle compreso fra Cogne e

Lilaz[68]». Quest'altipiano, secondo il dott. F. Virgilio, sarebbe stato

un tempo il fondo d'un lago formatosi per sbarramento glaciale

«originato durante la fase di regresso del periodo glaciale dell'antico

ghiacciaio di Valnontey, il quale, rimasto ad occupare colla sua parte

terminale per un certo tempo il bacino di Cogne, formò barriera insieme

colle sue morene laterale destra e frontale al libero defluire delle

acque di fusione dei ghiacciai in ritiro di Grauson, d'Urtier, di

Acquarossa, di Bardoney e di Valeille[69]», il quale lago si sarebbe poi

vuotato in seguito allo sbrecciamento del morenico presso Moline per

l'azione erodente delle acque.

Di tale opinione non è il prof. M. Baretti, il quale così obbietta:

«Quando nel ritiro i ghiacciai di Grauson, di Urtier, di Bardoney, di

Valeiglia, si confinarono nelle rispettive valli, l'ammasso _morenico_

da essi accumulato allo sbocco del bacino di Cogne, potè aver trattenuto

le acque nel bacino di Lilaz fino a sventramento dell'ostacolo

_morenico_ di Moline; un piccolo lago glaciale si sarà formato a Lilaz,

ma non fino a Moline, come pare abbia immaginato in un suo lavoro il

dott. Virgilio, giacchè il solco di valle fu completamente riempito dal

_morenico_, tanto che il torrente fu poi obbligato ad aprirsi la via tra

le rocce di destra ed il _morenico_; se lago allungato fosse esistito,

esso avrebbe occupato gran parte del solco di valle in senso

trasversale, ed il torrente, dopo svuotato il lago, avrebbe percorso un

tratto pianeggiante verso il mezzo di detto solco. Se lago esistette,

questo fu solo rispondentemente al piccolo bacino di Lilaz, e quindi in

iscala molto ridotta a petto dei veri laghi glaciali, come quello di

Combal ed altri[70]».

Bollettino del Club Alpino Italiano 1895-96 Vol. 29 Num. 62 · 第 15 / 27 段