La seconda linea che forma l'orlo occidentale dell'altipiano, a

principiare dal N., è nel primo tratto costituita dal gruppo di Monte

Terminillo che si stacca dai Sibillini e viene verso S. separando la

valle del Velino e del Tronto, e cioè la conca aquilana, dagli altipiani

di Leonessa, di Cascia e di Norcia i quali, inclinati verso la Nera,

mandano a questa le loro acque per mezzo del torrente Corno. Nel secondo

tratto la linea occidentale, incominciando con basse montagne fra

Antrodoco e Cittaducale, per i monti del Turano e del Salto, si rialza

col gruppo di Monte Autore nella provincia Romana, per arrivare sempre

alta a Sora contro il Liri, al di là del quale segue una diramazione del

Monte Meta.

Al fiume Velino comincia pure la linea centrale trasversale che divide

in due parti l'altipiano abruzzese, separando così le acque del Velino e

dell'Aterno da quelle del Salto. Si stacca di fronte al Terminillo e per

i Monti Nuria (1892 m.), fra le Serre (1594 m.) e Monte Rotondo (2487

m.) viene verso SE. al Monte Velino (2487 m.) che è il più elevato

nell'interno dell'altipiano, e poi al Monte Sirente (2349 m.). Di qui la

linea piega più a mezzodì, racchiudendo col piano di Sulmona e le ultime

pendici della Maiella l'altipiano delle Cinque Miglia, per finire sul

Sangro a Castel di Sangro.

* * * * *

Il gruppo del Terminillo adunque, del quale intraprendiamo la

descrizione, appartiene, anzi è la prima parte dell'orlo occidentale che

circoscrive l'altipiano abruzzese. Quasi tutte le sue acque si versano

nel Mediterraneo per mezzo dei fiumi Velino, Nera e Corno: esso quindi

non appartiene, se non per le ultime sue diramazioni, alla linea

spartiacque dei due mari.

I limiti che possiamo assegnare al gruppo del Terminillo sono a S.,

partendoci dal confine della provincia d'Aquila con quella di Perugia,

il corso del fiume Velino che scorre dapprima nella bella e fertile

piana di Rieti e, ricevuto al confine dell'Abruzzo Aquilano il fiume

Salto, passa sotto Cittaducale e si volge a SE. con corso tortuoso per

addentrarsi in anguste gole nelle quali correva l'antica via Salaria. Ad

Antrodoco il confine meridionale del gruppo lascia il Velino e segue il

corso del rio Corno; poi risale verso NE. la ripida valle fino a Sella

di Corno (1000 m.) e scendendo pel versante opposto nella valle del

Raiale raggiunge il fiume Aterno (che dopo la confluenza col Gizio nel

piano di Sulmona prende il nome di Pescara). Il corso superiore

dell'Aterno, dalle sue sorgenti che sono a NE. di Montereale in

territorio di Aringo nel monte Capo Cancelli a 1347 m., segna il confine

orientale, il quale da tali sorgenti pel Passo dell'Aringo prosegue

lungo il fosso Basciano, lungo la stretta sua valle fino alla confluenza

col Tronto a N. di Amatrice e poi per buon tratto lungo il fiume Tronto

fino alla confluenza con la Neia. Qui comincia il confine settentrionale

che segue il fosso la Neia dapprima e sale poi al Monte Pozzoni (1912

m.) a N. di Cittareale e raggiunge il confine montuoso della provincia

aquilana coll'Umbria. Questo confine in direzione di NO. segna pure il

limite da questo lato del gruppo del Terminillo, il quale passa per il

Monte Oro (1295 m.), per il Monte del Trognano (1321 m.), per la Forca

di Rescia e il Monte d'Ocri (1230 m.), attraversa il fosso Corno, e per

la cima del Carpellone (1462 m.) volge a S. formando il limite

occidentale: pel monte La Pelosa (1635 m.), il Colle Lungo (1652 m.), il

Monte di Corno (1735 m.), i Monti di Ceresa (1522) e il colle La Forca

(1294 m.) scende a raggiungere la valle del Velino nel punto già

accennato della confluenza col Salto.

Tutto il territorio compreso entro questi limiti, abitato già dai

Sabini, è assai interessante per il suo carattere e la sua varietà e può

distinguersi in quattro principali giogaie.

Quella che possiamo chiamare giogaia centrale contiene la vetta più

elevata, il Terminillo propriamente detto. Essa è un imponente massiccio

di compatto calcare a grossi strati orizzontali verso l'alto e verticali

verso il basso. La giogaia è racchiusa fra il corso superiore del Velino

a E., da Antrodoco a Posta, fra il fosso Carpellone ed il piano di

Leonessa a N., fra il fosso di Cantalice e il piano di Rieti a O., e a

S. fra il corso inferiore del Velino da Rieti ad Antrodoco.

Il più terribile e spaventoso monte dei Sabini era il _Mons Tetricus_,

dalla qual voce il grammatico Servio derivò il nome di _tetrici_ agli

uomini tristi e dolenti. _Tetricae horrentes rupes_, dice Virgilio; ed è

ormai riconosciuto essere l'odierno Terminello, ora corrotto in

Terminillo. Sovra tutti i monti, infatti, che si elevano nell'antico

territorio dei Sabini, è desso il più orrido all'aspetto a causa

dell'asperità delle sue rocce.

Lunghe costiere adducono alla vetta più elevata, mentre profondi e

stretti burroni solcano specialmente il pendio settentrionale del monte;

citeremo la costiera NO. che dal Monte Acquasanta (1850 m.) per i

Sassatelli (2079 m.) giunge alla vetta più elevata (2213 m.), la

costiera S.SO. che da questa vetta va al Terminilletto (2108 m.), e la

costiera meno importante ma più lunga che in direzione dapprima di E.

volge poi a N. e va a rilegarsi al Monte Porcini (2081 m.), costiere

curiosissime, esili, scagliose, tormentate, ripide, a pareti

fiancheggiate da precipizi, le quali s'innalzano sul pendio ripidissimo

del monte, quasi ponti arditi a rilegarne le cime.

Aggruppati intorno alla vetta centrale, altri monti in questa giogaia

sorgono quasi a difesa del gigante. Noteremo a N. il Monte di Cambio

(2084 m.) dal quale si dirama ad E. il Monte Iazzo (1854 m.) e più

dappresso il Monte Porcini (2081 m.) che si dirama in una lunga

costiera, ad E. della punta più elevata, costiera che cessa nel monte i

Valloni (2028 m.) cadente a picco sul vallone Ravara. A S., per tacere

d'altri meno importanti, sta il monte detto Euce dagli scrittori dei

primi anni del secolo, Enze in carte posteriori, ed Ove (1580 m.) nella

carta dell'Istituto Geografico Militare a provare la strana corruzione

che avviene nei nomi topografici.

A NE. della giogaia centrale sorge la seconda giogaia con la direzione

di NE. Essa comincia di fronte ai Sibillini e termina di fronte alla

centrale: è racchiusa a E. fra il corso superiore del Velino da Posta a

Cittareale ed il corso del Tronto, fra i territori di Norcia a N., fra

quelli di Cascia e di Leonessa a O., e fra il fosso di Carpellone a S.

La giogaia come lunga costiera comincia a N. col Monte della Serra (1780

m.) formando il confine dell'Abruzzo coll'Umbria, prosegue coi monti i

Ticcioni (1617 m.), coi monti i Pozzoni (1912 m.) e, staccandosi dal

confine per addentrarsi nell'Abruzzo, continua coi monti La Speluca

(1799 m.) a NO. di Cittareale, San Venanzio (1808 m.). La Boragine (1829

m.) e termina al monte La Cerasa (1550 m.) a N. di Posta.

La terza giogaia è a E. e a SE. della prima, e a S. della seconda. Essa

è composta di un'ammasso di monti raggruppati senza apparente

regolarità. È limitata a O. dal corso del Velino da Antrodoco a Posta: a

N. dalla Neia, a NE. dal Tronto dalla sua confluenza con la Neia fino

alle sorgenti che sono nel territorio di Poggio Cancelli, a SE. dal

corso superiore dell'Aterno e a S. dal corso del Raiale e dal rio di

Corno. Le vette principali di questo aggruppamento, procedendo da N. a

S. sono il Monte Rota (1536 m.) a NE. di Cittareale, il Monte (1407 m.)

a E. di detta città, il monte del Cimitero (1231 m.), il Colle Verrico

(1306 m.) e più ad E. la costa dell'Aringo col monte Capo Cancelli (1391

m.) ove sono le sorgenti dell'Aterno, a NO. di Montereale, il Monte

Gabbia (1502 m.), il Monte Rua (1238 m.), a SO. di Pizzoli, e principali

sovra tutti il Monte Calvo (1901 m.), a N. di Rocca di Corno, ed il

Monte Giano (1826 m.) a NE. di Antrodoco.

La quarta ed ultima giogaia che forma il gruppo del Terminillo è situata

a NO. della centrale, a SO. della seconda giogaia. È anch'essa una lunga

costiera, racchiusa fra il fosso di Cantalice e il piano di Leonessa a

E., e la valle Nerina ed il piano di Rieti a O. Questa giogaia segna

parte del confine fra l'Abruzzo e l'Umbria, cominciando alla cima del

Carpellone (1462 m.) a NO. di Leonessa. Prosegue pel Colle Pérsico (1310

m.) pel monte La Pelosa (1647 m.), a SE. del quale è il Monte Tilia

(1779 m.) sovrastante a Leonessa, pei monti di Corno (1738 m.) pel Passo

della Fara (1525 m.), pel Colle La Tavola (1695 m.), ed il Monte

Palloroso (1592 m.), per cessare con piccole diramazioni nel piano di

Rieti.

È in quest'ultima giogaia che si son voluti riconoscere situati i monti

_Fiscellus_, _Gúrgures_, e _Severus_ degli antichi.

Il Monte Fiscello fu causa, per la sua topografia, di molti dissidi.

Plinio lo ripose alla sorgiva del fiume Nera: _Sabini Velinos adcolunt

lacus roscidis collibus, Nar amnis exaurit illos e monte Fiscello

labens_ (lib. III, cap. 12). Silio lo attribuisce ai Vestini:

. . . . . . . . _Vestina iuventus

Agmina densavit venatu dura ferarum,

Qui, Fiscelle, tuas arces, Pinnamque virentem,

Pascuaque haud tarde redeuntia tondet Avellae._

Da Varrone lo si unì col Tétrico, confermando così che doveva essere dal

lato dei Piceni e dei Vestini, nella parte dei Sabini che guardava i

Vestini, dove scorre un ramo del fiume Nar (Nera). Seguendo queste

indicazioni, il Monte Fiscello è stato riconosciuto in quella parte

della costiera che s'erge fra i territori di Leonessa, di Labbro e di

Morro, dove si univa alla catena dei monti Tétrici, ed è forse il monte

La Pelosa (1647 m.) che domina a N. sul vallone detto di _Fuscello_,

corruzione dell'antico nome.

Quanto ai monti Gúrguri, Varrone parlando dell'antica trasmigrazione dei

bestiami dai pascoli di Puglia nell'inverno, a quelli dei monti

nell'estate, dice che dalle amene pianure Reatine di qua e di là dal

Velino, i muli si menavano nell'estate sugli alti monti Gúrguri: _itaque

greges ovium longe abiguntur ex Apulia in Samnium aestivatum..... Muli e

Rosea campestri aestate exiguntur in Gurgures altos montes_. Il Cluverio

suppose che questi monti sorgessero verso Norcia, ma l'Olstenio li ha

indicati fra Rieti e Leonessa, ove le loro falde ed alture prestano

ancor oggi copiosi ed eccellenti pascoli estivi alle greggi: _sunt haud

dubie montes inter Reate et Leonessam pascuis ovium aestivis per omnem

hanc Italiae partem celeberrimi_. L'ab. Chaupy poi ne fissò la

topografica loro ubicazione presso Poggio Bustone nell'Umbria, fra l'una

e l'altra città menzionate dall'Olstenio.

Il Monte Severo poi, sebbene Virgilio lo descriva presso le orride rupi

del Tétrico: _Qui Tetricae horrentes rupes, montumque Severum_,

nondimeno il Biondo e Leonardo Alberti lo hanno riposto a Montenegro, e

il Cluverio a Norcia: ma l'ab. Chaupy lo ha determinato nei monti di

Cantalice, oggi Cima di Monte, monti di Corno e Tilia, divisi dal monte

Fiscello dalla sopradetta valle del Fuscello. E sembra che quest'ultima

opinione sia la più vera mediante il commento fatto da Servio al verso

di Virgilio: _Montemque Severum, proprium nomen montis est, sicut agri

Roseus_. Or si conosce bene che la _rosea rura_ dello stesso poeta si

applica alle pianure del fiume Velino e per conseguenza il _Severus

mons_ doveva avere base nel suo campo.

* * * * *

Descritto così topograficamente il gruppo del Terminillo, dobbiamo ora

descrivere gli itinerari che si possono seguire per salire alla vetta

principale. Essi sono sufficienti a dare nello stesso tempo una idea

abbastanza esatta di tutto il gruppo.

Da quattro punti principalmente si può incominciare l'ascensione: da

Rieti, da Antrodoco, da Sigillo e da Leonessa.

* * * * *

_Rieti_ è la graziosa città Umbra di 16.822 abitanti che siede presso la

riva destra del fiume Velino, ai piedi di una collina, in un vasto piano

verdeggiante, cosparso di laghetti, fertilissimo, coperto di vigne. La

linea ferroviaria che rilega Terni (stazione sulla linea

Ancona--Orte--Roma) ad Aquila e Castellamare Adriatico, ha una stazione

a Rieti a 41 chilometri da Terni, ed a 63 da Aquila.

* * * * *

_Antrodoco_ è una piccola città bagnata dal fiume Velino, tutta intorno

circondata da alte montagne ed addossata al Monte Giano, alto 1826 m.

Bella è la sua posizione all'ingresso di parecchie valli ed anguste

gole, principali quelle del Velino, che per Sigillo giungono fino a

Posta, e quelle di Antrodoco per le quali passa tortuosa la via

carrozzabile e la linea ferroviaria a tunnel elicoidali; gole memorande

per la strage di circa 4000 francesi commessa nel 1799 dal popolo

levatosi in massa.

La strategica posizione di Antrodoco, situato a 490 m. d'altezza, fu

riconosciuta dagli antichi Sabini che vi avevano, come indicano le

tavole itinerarie, una città, e non un vico, come disse Strabone,

_Interocrea_, nome che accenna alla sua situazione fra i monti.

A difesa della città sorgeva sopra un colle nel medio evo una ròcca,

della quale si vedono gli avanzi, che il Muratori nelle sue annotazioni

alla «Storia d'Italia» chiama _arx munitissima_. In essa nell'anno 1231

si rifugiarono Bertoldo, fratello al Duca di Spoleto, il conte dei Marsi

ed altri baroni, i quali, aiutati dai cittadini, fecero fronte ai

soldati dell'imperatore Federico II fino al sopraggiungere dei soccorsi

dei confederati che liberarono la ròcca dall'assedio.

Antrodoco pure ha stazione ferroviaria sulla linea

Terni--Aquila--Solmona--Castellamare Adriatico, a km. 65 da Terni, ed a

39 da Aquila.

Nè vogliamo dimenticare, giacchè ci troviamo in questa regione,

un'importante luogo degno di visita, situato fra Rieti e Antrodoco, a 5

km. ½ da Cittaducale, a 14½ da Rieti e quasi 8 da Antrodoco, vogliamo

dire l'antica _Cutilia_ ed il suo lago, ove Varrone pose l'umbilico o il

centro d'Italia.

* * * * *

_Cotila_ o _Cotilia_, riconosciuta nell'odierno borgo di Paterno, è di

fondazione remotissima perchè presso di essa dovean trovar pace i

Pelasgi, secondo l'antichissimo oracolo di Dodona, inciso al dir di

Dionisio d'Alicarnasso in un tripode con caratteri antichi nel tempio di

Giove:

_Pergite quaerentes Siculum Saturnia rura

Atque Aborigenum Cotylen, ubi se insula vectat

Queis misti, decimas Clario transmittite Phoebo._

Certo è che Cotila fu dapprima in dominio degli Umbri, che ne furono

cacciati dai Sabini, i quali la tennero fino ai tempi romani. _Cotile_ è

parola greca e sembra derivare dal prossimo lago, detto parimente

_Cotile_, ossia _conca_ o _cratere_. Questo lago, che è l'odierno Pozzo

di Ratignano, vicino ad un altro più grande detto Lago di Paterno, era

dai Sabini tenuto sacro alla Vittoria, detta Vacuna in lingua sabina, e

custodito con recinti, come inaccessibile. Soltanto in alcuni tempi si

facean sacrifizi e coloro che vi convenivano ascendevano all'isoletta

coperta di erbe e virgulti, che col diametro di circa 50 piedi emergeva

solo un piede e galleggiava nel lago ove spingevala il vento, a

somiglianza di quelle isole mobili fatte di pietra pomice, formata certo

da concrezioni prodotte dalla natura delle acque.

Presso Cotila sorse poi la villa paterna dell'imperatore Vespasiano,

dove questi era solito recarsi nell'estate a godere le fredde acque che

intorno vi scorrevano, acque solfuree ed acidule, villa che ei nomò

_Falacrine_ a ricordo del vico natale, e dove egli morì, e morì poi

anche suo figlio Tito.

* * * * *

_Sigillo_, situato a 621 m. d'altezza, è un misero borgo, frazione del

comune di Posta, che nulla offre d'importante: ma importante è invece la

via che vi conduce. Questa via, di recente costruita carrozzabile, si

svolge nelle anguste gole dette del Velino dal fiume che vi scorre. Si

parte essa da Antrodoco e segue la riva destra del fiume addossata alle

falde della giogaia centrale del Terminillo, mentre dal lato opposto

sorge dirupato il Monte Giano (1826 m.).

Le gole profonde e strette fra monti dirupati, ammirevoli nella loro

varietà e nel loro aspetto, selvaggio sì, ma pur sempre bellissimo,

erano percorse dalla antica via Salaria che serviva di comunicazione fra

i Sabini e i Sanniti, e si vedono tuttora tracce della via antica e

sopratutto i tagli colossali fatti nelle rupi per aprir l'adito alla

strada. Sigillo è a circa 10 chilometri da Antrodoco, ma le gole

continuano fino quasi a Posta, due chilometri più oltre.

Da Posta il fiume Velino scorre in ampia valle; al di là di Cittareale

(12 km. da Posta, 24 da Antrodoco) trova le sue sorgenti nel luogo detto

Capo d'Acqua alle falde del monte La Speluca, nella piccola valle di

Falacrine, ove a poco meno di 4 km. dall'attuale Cittareale, era

l'antico borgo Sabino di Falacrine (altri dicono Phacina), il cui nome è

rimasto alla valle, vico celebre nella storia per aver dato i natali a

Vespasiano.

* * * * *

_Leonessa_, graziosa cittadella di 5359 abitanti, elevata 974 m. sul

livello del mare, è in un altipiano circondato dai monti che sorgono da

un lato sulla valle del Velino, dall'altro sulla valle della Nera, ai

piedi del monte Tilia (1779 m.) che negli scrittori è, più correttamente

che nelle carte dello I. G. M., denominato Attilia. A piccola distanza

corre il fiumicello Corno che si scarica nella Nera. I monti vicini sono

coperti di boschi di faggio, di quercie, di cerri, ed offrono ricca

caccia di volatili, cinghiali, lepri, volpi, lupi ed anche qualche orso.

Questa cittadella, che fu costruita nel 1252, è menzionata nella storia

per esser stata donata da Carlo V alla propria figlia Margherita, quando

andò sposa ad Ottavio Farnese: e ricordano quest'epoca un superbo

reliquario in argento di squisito lavoro, con lo stemma di casa Farnese,

e la fontana fatta edificare da Margherita d'Austria nel 1548, sulla

base della quale si leggono i seguenti distici che il tempo comincia a

far scomparire:

_Dulcior hac nulla est, hac nulla salubrior unda

Monstrorum licet e faucibus illa cadat

Austriacae donum est Divae, quae non modo nobis

Sed docet ingenium milius esse feris._

Leonessa è un luogo veramente alpino per la sua posizione bellissima,

per le amene escursioni che offre, per la sua elevazione; ma pur troppo

vi mancano tutte le comodità che si rendono indispensabili a chi voglia

farvi lungo soggiorno.

A Leonessa adducono varie vie: la via carrozzabile di

Antrodoco-Posta-Leonessa, lunga circa 26 km.; la via pure carrozzabile

di Rieti-Morro-Leonessa, lunga circa 30 km. e quella che parte da Rieti

o da Cittaducale ed è carrozzabile fino a Cantalice, e diventa poi

mulattiera lungo il vallone di Cantalice dapprima e poi lungo il vallone

del Tascino, ambedue pittoreschi.

* * * * *

Accennati così i principali luoghi dai quali possiamo partire per

l'ascensione al Terminillo, vediamo ora le vie che dobbiamo seguire per

compierla.

Partendo da Rieti si può scegliere fra due itinerarii: quello per

Cantalice e quello per Lisciano.

Cantalice dista da Rieti circa km. 9 di via carrozzabile; Lisciano km.

7, pure di via carrozzabile.

Da Lisciano in direzione di N. si comincia subito a salire sulla costa

di Monte Calcarone, poi a circa 850 m. d'altezza si volge, abbandonando

le falde del cennato monte, verso E. sempre continuando a salire, per

piegare quindi a NE. Volgendo poi verso SE., in due ore e mezzo circa

da Lisciano si arriva alla località impropriamente detta Piano dei

Faggi, la quale non è che il declivio di un colle, ove sgorga, in una

serie di trogoli scavati nei tronchi d'albero e l'uno all'altro

sovrapposti, una sorgente di limpida, fresca ed eccellente acqua.

Maestosi faggi stendono i loro rami in tutte le direzioni. Si sale dipoi

ad una specie di colle che è quasi un contrafforte del monte, e dopo una

ripida salita si scoprono le prime rocce del Terminillo, tutte a picco,

interrotte qua e là d'estate da piccoli nevai. Si trovano quindi vari

pozzi di neve ed in 6 ore circa da Lisciano si giunge alla vetta del

Terminilletto, denominazione omessa nella carta dell'Istituto Geografico

Militare e che alcuni impropriamente denominano Terminillo, per dare il

nome di Sassatelli alla cima più elevata, mentre il nome di Sassatelli

spetta ad una punta alta 2079 m. che è sulla cresta che si parte in

direzione di NO. dalla cresta più alta.

Dal Terminilletto (2108 m.) occorre un'ora (d'estate) per giungere al

Terminillo (2213 m.) e la via, che presenta d'inverno difficoltà

fortissime, tanto da dare il carattere di vera ascensione alpina di

prim'ordine a questa del Terminillo, d'estate offre una piacevole e

variata arrampicata non priva di emozioni.

Dal Terminilletto occorre discendere per un certo tratto sopra una

cresta sottile di roccia frantumata che forma lo spartiacque dei due

ripidissimi pendii del monte: qua e là sorgono spuntoni di roccia

compatta che bisogna girare o attraversare; poi, dopo percorsa la lunga

cresta, si sale ripidamente su per lungo dorso roccioso, per giungere al

segnale trigonometrico elevato dall'Istituto Geografico Militare.

Sono in tutto 7 ore da Lisciano per la salita: per la discesa saranno

bastanti 4, d'estate ben inteso. D'inverno è ben difficile fare un

calcolo; tutto dipenderà dallo stato della neve. Io partito una volta

d'inverno da Antrodoco alle 4,50 ant., non giunsi sulla vetta che alle

4,15 pom. avendo dovuto impiegare quasi tre ore e mezzo per passare

dalla vetta del Terminilletto a quella del Terminillo.

* * * * *

Da Cantalice (680 m.) lasciando a sinistra il vallone omonimo, si esce

in direzione di NE. per un sentiero che conduce al colle Varco (950 m.):

quindi costeggiando a S. il colle Accuni (1218 m.), per un sentiero

tutto sassoso attraverso alcune collinette si arriva al disopra del

vallone di Tagliata, si piega a SE., si scende al vallone, si sale al di

là verso il fosso delle Rocchette e quindi per un'erto pendio fra

boschi si giunge alla cresta SE.-NO. che è fra Sassatelli (2079 m.) e il

Terminillo (2213 m.). Anche questa cresta o schiena del monte, come

quella NE. descritta, è molto irregolare e conviene ora salire, ora

scendere, ora arrampicarsi su rocce; è però più breve e quindi più

presto si arriva all'ultimo cono.

Da Cantalice occorrono circa 8 ore per l'ascensione e 5 per la discesa,

nella stagione estiva.

* * * * *

Da Antrodoco si prende un sentiero che, attraverso una pittoresca zona

di castagni, pel casale Manetti, conduce fino a monte Oro (1580 m.) e

quindi ad una fontana detta fonte Corcina. Superata poi la zona dei

faggi, si arriva alla regione più elevata e scoperta detta Campo Forogna

(1751 m.) e quindi a Prato Comune, acrócori ondulati su cui si elevano i

cocuzzoli e le erte rupi del monte. Si sale quindi al Terminilletto e da

questo, per la via già descritta nell'itinerario da Lisciano, si arriva

al Terminillo.

Anche da Antrodoco occorrono circa 7 ore per la salita e 4 per la

discesa.

* * * * *

Da Leonessa (974 m.) si esce a SE. e si entra nella stretta gola dove

scorre il fosso Tascino, dapprima fra i monti di Corno (1738 m.) a

destra e della Croce (1873 m.) a sinistra, poi fra i monti La Tavola

(1695 m.) e Catabio. Dopo un lungo percorso, là ove sbocca il sentiero

che viene da Cantalice, la gola piega verso E. ed assume il nome di

Valle Vallonina; più innanzi volge verso S.: siamo nel pittoresco bosco

Vallonina e passando per le ruine di un convento (1175 m.) si sale su

pel bosco verso il vallone della Meta. Si giunge così in un bacino (1500

m.) contornato dalle punte del masso centrale del Terminillo. Qui due

vie si presentano: o prendere a destra in direzione SO. uno degli aspri

e rocciosi canaloni che adducono alla cresta (2014 m.) fra Sassatelli e

Terminillo sopra descritta, via pittoresca ma più faticosa, oppure

proseguire in direzione SE. per la regione Costa Gioiosa, girare le

rocce che scendono dalla lunga cresta rocciosa che si stacca dal monte i

Porcini (2081 m.), da altri detto Pozzone, in direzione NS. e salire per

l'erto pendio orientale dell'ultimo cono.

Anche da Leonessa si possono nella stagione estiva calcolare 7 ore per

la salita e 5 per la discesa.

* * * * *

Bollettino del Club Alpino Italiano 1895-96 Vol. 29 Num. 62 · 第 14 / 27 段