ma la torbidità e la portata del torrente variano immensamente nelle
diverse ore del giorno, e, come è da aspettarsi, le variazioni dei due
elementi sono parallele; e si ha un _maximum_ nelle giornate calde e
verso il cader del giorno, e un _minimum_ al mattino.
Non potei misurare la portata del torrente; ma ho determinato le
variazioni sulla quantità di materie in sospensione nell'acqua. Presi
dei saggi in giorni ed in ore diversi e filtrai un volume determinato,
usando i filtri senza ceneri Schleicher e Schull, n. 589, diametro cm.
9. Ho verificato che il peso delle ceneri di uno di questi filtri
corrisponde a quello indicato che è di grammi 0,00011.
Una parte minima del deposito delle acque passa ancora attraverso al
filtro, per cui il filtrato è leggermente opalescente, nè con successive
filtrazioni lo si può rendere assolutamente chiaro; filtrati
assolutamente chiari si ottengono solo lasciando depositare a lungo le
acque prima di filtrarle; la quantità di sostanza che passa per i pori
del filtro è minima e trascurabile nei casi ordinarii, ma può crescere
in alcune circostanze, come dirò più sotto.
I filtri col loro deposito ben secchi vennero chiusi in un pesafiltri e
portati a Torino dove si lasciarono nella stufa a 100°-120° fino a peso
costante, poi si incinerarono; dal peso delle ceneri totali si dedusse
quello delle ceneri del filtro.
Ecco i risultati ottenuti:
«1894. 4 agosto, ore 8: acqua del torrente raccolta nel ruscello deviato
per portare acqua all'alpe Lavez, temperatura dell'aria 8°, cielo
sereno. Un litro di acqua lascia un deposito di grammi 0,0037.
«9 agosto, ore 9: cielo sereno; acqua del torrente raccolta presso al
ponte del sentiero che mette verso Lavez. Un litro lascia un deposito di
gr. 0,0171.
«Stesso giorno, ore 15: il tempo si è fatto nuvoloso; temperatura 12°;
l'acqua raccolta nello stesso punto lascia per litro un deposito di gr.
0,0885.
«5 agosto, ore 17,30: sereno, temp. 10°; il torrente molto torbido;
deposito di un litro gr. 0,0913.
«3 agosto, ore 18: pioggia per tutta la giornata, temp. 10°; deposito di
un litro gr. 0,0115.
«10 agosto, ore 17: giornata soleggiata e afosa; la superficie dei
ghiacciai era solcata da rivoletti di acqua, il torrente fortemente
ingrossato, l'acqua torbidissima. Deposito di un litro gr. 0,3868; il
filtrato è ancora assai torbido per una materia finissima che la carta
non trattiene; un dosaggio fatto in laboratorio, con ogni cautela, dopo
aver lasciato in riposo il liquido per più mesi mi permise di separare
sul filtro un nuovo residuo pesante gr. 0,280 per litro; e tuttavia il
filtrato non era ancora perfettamente limpido. L'acqua del torrente
conteneva dunque gr. 0,3868 + 0,28 = gr. 0,6668 di materie sospese per
litro.»
Tralasciando la prima osservazione perchè il decorso piano del ruscello
può aver influito sul depositarsi dei materiali sospesi, si scorge
subito che a seconda dell'ora e delle condizioni generali di temperatura
la quantità di materiale sospeso varia grandemente. Sono sopratutto
interessanti le due cifre estreme perchè prese quasi alla stessa ora; il
3 agosto, giorno piovoso in cui probabilmente sui ghiacciai nevicava, il
torrente non trascinava che gr. 0,0115 di detriti; il 10 agosto,
giornata soleggiata e calda ne trascina gr. 0,666, cioè sessanta volte
tanto. Ho accennato al fatto che una parte dei materiali sospesi che è
più fina passa attraverso ai filtri se non si ha cura di lasciarla
depositare a lungo. Questa parte non è molto considerevole se non in
occasione di massimo intorbidamento dell'acqua. Il 9 agosto alle 15 si
raccolse l'acqua che abbandonava sul filtro (per ogni litro) gr. 0,0885
di deposito. Il filtrato, lasciato depositare per qualche mese, diede un
deposito di gr. 0,0148. Allorchè adunque il torrente trascinava il
massimo di materiale i detriti più fini rappresentavano i due terzi di
quelli grossolani: in uno stato di intorbidazione media i detriti fini
rappresentavano un sesto appena del materiale esportato. Per l'azione
del calore che aumentò le fondite, il 10 agosto la quantità di sabbia
grossolana quadruplicò, mentre quella della materia finissima sospesa
non fece che duplicare.
Questo fatto tenderebbe a provare che i detriti più grossolani hanno una
origine diversa dai finissimi; i primi sono situati sulla superficie del
ghiacciaio e vengono trascinati facilmente al basso dai rivoletti che
precipitano per la china gonfii d'acqua di fusione; i secondi sono nelle
parti profonde del ghiacciaio, rivestono cioè il letto ed i fianchi, in
parte anche stanno rinchiusi nel ghiaccio stesso, sopratutto nelle
_dirty bands_; se ne può inferire che la comparsa dei finissimi detriti
sia indizio della fusione interna del ghiacciaio, e la loro quantità sia
la misura dell'intensità di questo fenomeno.
Coi dati accennati si può tentar un calcolo grossolano del materiale che
le acque esportano alla montagna. Il Lys, torrente della Valle di
Gressoney, ha una portata diversissima nelle varie stagioni; l'estate
(dall'aprile al novembre) non possiede mai meno di litri 8000 per minuto
secondo, ed in questa epoca le acque sono grigie come tutte quelle dei
torrenti glaciali; nel più forte della canicola la quantità d'acqua
supera d'assai gli 8000 litri, e le acque sono torbidissime. L'inverno
la quantità d'acqua si va riducendo per il cessare quasi completo delle
fondite; le sole sorgenti alimentano il torrente, che si riduce a 1000
litri per minuto secondo[10] di un'acqua chiara e trasparente.
Ora risulta dalle mie determinazioni che nelle giornate ordinarie di
estate l'acqua dell'Indren trascina il mattino circa gr. 0,010 di
materiale sabbioso, e il pomeriggio circa 0,08: in media 0,045.
Ammettendo che gli altri torrentelli scendenti dai ghiacciai abbiano la
stessa quantità di detriti, il che non deve essere lontano dal vero,
perchè la natura delle roccie su cui posano i ghiacciai è la stessa, e
sottraendo dal numero dei litri che contiene in media il Lys durante
l'estate i 1000 litri della stagione invernale che corrispondono alle
acque di sorgente, si ha un residuo di 7000 litri al secondo. Sono
dunque per ogni minuto secondo gr. 315 di roccia polverizzata che
scendono dai monti nel piano, cioè 1134 chilogrammi all'ora o 27
tonnellate e 216 chilogrammi nelle 24 ore; e nei 167 giorni dal 15
aprile al 30 ottobre 4544 tonnellate. Questa cifra che non è che un
_minimum_ (perchè non vi si tien calcolo dell'aumento di fondita delle
giornate calde, e della quantità di materiale che in quei giorni
raggiunge quasi il decuplo della quantità ordinaria), rappresenterebbe
la quantità di materiale che una superficie di circa 22 km. quadrati di
ghiaccio è in grado di esportare alle roccie su cui posa.
La quantità di materiale che è trascinata dall'acqua nelle ore più calde
delle giornate estive è molto grande; anche senza tener conto
dell'aumento dell'acqua di fondita si arriva a 8 tonnellate all'ora; e,
se si pensa che durante quelle ore i torrenti hanno certo raddoppiato il
loro contenuto in acqua, si hanno 16 tonnellate all'ora, cioè 384
tonnellate nelle 24 ore.
I detriti che trascinano le acque del torrente Indren sono costituiti da
una sabbia grigio-chiara, prevalentemente composta di silice; trattata
con acido cloridrico a dolce calore se ne può estrarre una grande
quantità di ferro.
4º =Acque di sorgente.=
Lungo il sentiero che conduce al Colle d'Olen, e nel punto in cui si
dispicca quello che sale verso il vallone d'Indren e verso il Rosa, a
circa m. 2320, sgorga per parecchie abbondanti polle ai piedi di un
macigno un'acqua purissima, fresca e saporita, rinomata nella valle,
nota a tutti i viaggiatori che non mancano di sostarvi per dissetarsi.
Questa fontana non ha, che io mi sappia, un nome: siccome Quintino Sella
la conosceva e l'apprezzava, e vi fece sosta in una gita pranzando sul
terreno, così credetti bene di battezzarla col suo nome.
Il volume d'acqua è cospicuo e forma un piccolo torrentello che dopo
pochi salti si confonde con quello che scende dal Rothhorn sovrastante
al Colle d'Olen. L'acqua deve provenire da strati profondi; non trovai
mai alcun divario nella sua temperatura (3° C) osservata in giorni ed
ore diverse.
Trattata come le altre acque, il residuo della concentrazione di due
litri era costituito da un'acqua perfettamente chiara e limpida, con un
leggerissimo deposito cristallino bianco.
* * * * *
Le varie acque descritte si sottoposero, come dissi, ad alcuni saggi,
gli uni fatti subito, altri eseguiti più tardi sui residui
dell'evaporazione incompleta di due litri d'acqua. Incomincio da questi
ultimi.
Il saggio quantitativo si riferisce ai residui solidi delle acque a
110°. I componenti minerali di tali residui non si poterono determinare
quantitativamente per la scarsità del materiale: nè si sarebbe potuto,
nelle nostre condizioni, svaporare maggiori quantità d'acqua per ogni
campione.
Il 28 luglio 1894, giornata serena e calma, sulla vetta della Gnifetti
(o Signalkuppe) dove sorge la Capanna Margherita (4559 m.) e a distanza
di un quaranta passi circa dalla capanna, in un tratto erto e lontano
dalla traccia degli alpinisti, scavato colla piccozza un foro, ne
traemmo la neve del fondo e la portammo a fondere nell'interno della
capanna, riscaldando la cassula colla lampada a gaz di benzina.
Come è noto, a simili altezze non si trova ghiaccio compatto ed unito se
non forse a grandi profondità; quello raccolto da noi era in granuli di
varia grandezza, perfettamente separati gli uni dagli altri. Il residuo
solido (a 110°) di un litro di questa acqua pesava milligrammi 16,9.
Calcinandolo non anneriva, il che si osserva per tutte le acque
esaminate, tranne una di cui dirò più sotto.
Novecento metri più in basso, sul ghiacciaio del Lys, nella parte sua
superiore, dove spiccandosi dalla parete occidentale della Piramide
Vincent precipita a valle in una grandiosa cataratta dalle alte e
capricciose onde gelate, lo stesso giorno (28 luglio), calatici lungo la
parete di un enorme crepaccio, raccogliemmo un grosso frammento di
ghiaccio, poco compatto, abbastanza friabile, con frattura cristallina.
Lo riponemmo nella cassetta di latta e lo facemmo fondere a Lavez. Il
residuo fisso per litro a 110° fu di milligr. 13,9.
Il 10 agosto ritornammo a prendere un campione di ghiaccio nella stessa
località (dietro la Capanna Gnifetti): non ricorremmo più al crepaccio
della prima volta, ma ad un altro più a monte in direzione della traccia
che sale verso il Colle del Lys. La struttura del ghiaccio era la stessa
già descritta, corrispondente allo stadio di passaggio fra il nevato
delle vette e il ghiacciaio delle parti declivi e basse. Il residuo di
un litro non era che di milligrammi 8,8 per litro; fra quante acque
abbiamo esaminato nel 1894 non ne trovammo nessuna più povera di
materiali sciolti.
Nel corso dell'anno 1895 ho potuto ripetere alcuni dosaggi del residuo
secco dell'acqua di ghiaccio; la spedizione era munita di una bilancia
di precisione che permise di operare a Lavez stesso, evitando di portare
residui a Torino. Uno dei campioni di ghiaccio era stato ottenuto
scavando alla base della Piramide Vincent, entro un grande masso di
ghiaccio (serac), franato dalla vetta lungo il pendìo occidentale. Si
ebbe cura di raccogliere ghiaccio profondo e quindi antico, presentante
bene apparenti le strie orizzontali caratteristiche; era compatto,
trasparente, molto poroso, disseminato di bollicine d'aria di dimensioni
varianti da un grano di miglio ad un pisello, non friabile, a frattura
cristallina.
Ghiaccio di aspetto eguale raccogliemmo più in basso al limite fra il
ghiacciaio del Garstelet e il lembo superiore della morena dove finisce
all'estremità nord delle roccie dell'Hohes Licht. Il ghiacciaio del
Garstelet non termina veramente in questo punto, ma ricompare più in
basso, sbucando di sotto i detriti morenici, riunito con quello
d'Indren. Come dirò più innanzi a proposito della crioconite, il
ghiacciaio del Garstelet nel punto là dove noi prendemmo il campione è
continuamente lavato da un velo di acqua, che vi scorre sopra, e il
ghiaccio sottoposto è molto compatto e probabilmente assai antico.
All'analisi chimica risultò che il ghiaccio preso alla base della
Piramide Vincent, fuso e filtrato dai pochissimi detriti sospesi,
svaporato e seccato a 110°, lasciava un residuo di milligrammi 2,4 e
quello del Garstelet di milligrammi 1,6. Ciò proverebbe che in alcuni
punti il ghiaccio è costituito di acqua quasi perfettamente pura.
Ecco qui radunate le cifre dei residui secchi ottenuti nel corso di mie
ricerche:
Provenienza delle acque Residuo fisso a 110°
milligr. per litro
Ghiaccio della Punta Gnifetti (m. 4559) 16,9
» » Base della Piramide Vincent (3700 c.) 2,4
» » Capanna Gnifetti (3600 c.) 1,39
» » » » » 8,8
» del Ghiacciaio Garstelet (3300 c.) 1,6
Acqua del lago Salzia (2670) 27,2
» » Gabiet (2339) 25,1
» » » 23,1
» della Sorgente Sella 30,8
» del torrente Indren 16,1
» » » (in piena) 21,2[11].
La differenza fra i residui di ghiacci provenienti da località vicine,
quali sono quelle da cui si presero i saggi sia nel 1894 che nel 1895,
dimostra con un argomento chimico che il ghiacciaio non è una massa
omogenea, prodotto della miscela intima di tutte le correnti di nevato
che vi scendono; ma è un miscuglio irregolare di filoni di varie nevi
che per l'origine e la età diverse devono necessariamente avere
composizione varia.
Se questo stato di cose si mantenga anche nelle porzioni più basse del
ghiacciaio, e nel lembo terminale del così detto mare di ghiaccio, dopo
che, per la continua rigelazione coadiuvata dalla pressione, il
miscuglio dei varii filoni parrebbe dover essersi fatto più intimo, è
ciò che rimane a stabilirsi con altre ricerche.
È noto che durante la congelazione di un'acqua contenente materiali
disciolti o sospesi, la distribuzione di questi si fa irregolarmente,
non solo fra la porzione congelata e quella rimasta sciolta, ma nelle
stesse masse congelate. Questo fatto che venne confermato recentemente
da A. C. Christomannos[12] non può tuttavia spiegare la varia
composizione del ghiaccio in regioni vicine.
Dopo le acque di neve, le più povere in materiali disciolti sono quelle
del torrente Indren; il che si spiega riflettendo che queste sono il
risultato della fondita di quelle, e che il terreno su cui scorre il
torrente, costituito da roccie impermeabili, non può aver ceduto nuovi
materiali all'acqua. Il giorno 9 agosto 1894 alle ore 15 (temp. 12°)
raccolsi l'acqua di cui ho già dianzi dato il tenore in materiali
solidi sospesi. Un litro dell'acqua conteneva sciolti milligr. 16,1. Il
10 agosto in cui, come pure dissi, si ebbe un enorme aumento nella
fondita del ghiaccio, il residuo a 110° per un litro fu di milligr.
21,2; il quale residuo si annerì fortemente alla calcinazione e si
ridusse a milligr. 16 come il primo. Questa cifra è dunque l'espressione
della quantità media di materiale sciolto contenuto nei ghiacci che
alimentano il torrente. Le sostanze organiche trovate in di più nel
giorno di piena possono provenire dal ghiacciaio stesso o dalle rive del
torrente dove scorre tra sponde erbose.
I laghi hanno un residuo alquanto più elevato: più di tutti quello
Salzia, chiuso all'intorno da roccie e senza correnti che lo alimentino
o che ricevano l'eccesso delle acque. Un litro lascia un deposito di
milligr. 27,2. Il Lago Gabiet in due determinazioni ad epoche diverse mi
diede milligr. 25,1 e 23,7 per litro.
L'acqua della sorgente Quintino Sella ha il residuo più abbondante: 30,8
milligr. per litro.
I residui tutti vennero analizzati qualitativamente. Vi si trovò acido
cloridrico, acido solforico, calcio, sodio. Nelle acque di neve questi
elementi erano in minimissima quantità, e le reazioni a parità di volume
non indicavano una differenza che mostrasse il sopravvento di uno
piuttosto che di un altro dei componenti. Lo stesso si dica per le acque
dell'Indren.
Nelle acque dei laghi i cloruri sono scarsi, e quasi tutto il deposito è
fatto di solfati, prevalentemente di calcio. Non mi venne fatto di
rinvenire magnesia.
I solfati sono pure abbondanti nel residuo dell'acqua della sorgente
Quintino Sella, mentre i cloruri sono in tenuissima quantità.
Quest'acqua contiene anche dei carbonati in una piccola proporzione.
Delle acque di neve, due, cioè quella della vetta della Punta Gnifetti e
quella raccolta il 10 agosto dietro alla Capanna Gnifetti, non
contenevano traccia alcuna di ferro; ne trovai invece in tenue quantità
(rivelabile col solfocianato potassico) nell'acqua raccolta il 28 luglio
alla stessa altezza della precedente, ma non precisamente nello stesso
punto. Questo è una prova di più della non omogeneità delle masse
ghiacciate. Il ferro manca pure nell'acqua dell'Indren che ho
analizzato. Non potei analizzare il residuo lasciato dall'acqua nel
giorno di piena (10 agosto) perchè si ruppe il tubetto che ne conteneva
la soluzione.
Tutte le altre acque, cioè dei due laghi Gabiet e Salzia e della fontana
Quintino Sella, contengono piccole quantità di sali di ferro sciolti.
Le soluzioni dei residui acidificate con acido cloridrico e trattate con
solfocianato potassico dànno tutte una tinta rosea decisa. Credo
superfluo il dire che i reattivi erano stati accuratamente purificati, e
che in ogni caso si stabilivano delle controprove.
Mentre il ferro allo stato solubile si trova solo eccezionalmente nelle
nevi e nel torrente, lo stesso metallo indisciolto è abbondante nei
depositi di queste acque. L'acqua di fusione della neve della Punta
Gnifetti conteneva per litro milligrammi 2,5 di materiali sospesi:
esaminati al microscopio si mostravano composti di granellini di sabbia
quarzosa, riganti il vetro, erano tinti in rosso ocraceo, e trattati con
acido cloridrico davano chiara reazione di ferro col solfocianato. Ho
pure accennato alle sabbie dell'Indren ricche di ferro. Non è dunque che
questo metallo faccia difetto, ma mancano le condizioni per cui si
trasformi in composti solubili. Su tale argomento ritornerò fra poco.
La ricerca dell'ammoniaca, dei nitriti e dei nitrati si fece sul luogo e
colle acque fresche.
La presenza di ammoniaca si accertava direttamente nelle acque mediante
il reattivo di Nessler. 100 cc. dell'acqua si trattavano in un cilindro
a tappo smerigliato con ½ cc. di idrato sodico e 1 cc. di carbonato
sodico. Trattandosi di acque che contenevano quantità piccolissime di
sali dei metalli terrosi, non si osservò mai alcun precipitato dopo
aggiunti questi due reattivi. Tuttavia si lasciava riposare mezz'ora,
poi si travasava il liquido chiaro in un altro cilindro, e si aggiungeva
1 cc. di liquore di Nessler[13].
Prima di ricercare l'ammoniaca nelle acque, mi accertai che non ne
esistesse nell'atmosfera del nostro laboratorio in modo che potesse
assorbirsi. Lasciai aperti diversi recipienti contenenti acqua
distillata nella camera e vi ricercai l'ammoniaca. I risultati furono
assolutamente negativi.
Le indagini sulle acque eseguite nel 1894 mi diedero per risultato:
presenza quasi costante di ammoniaca nelle acque delle nevi, tanto della
vetta del Rosa, quanto del ghiacciaio del Lys. L'acqua dell'Indren
(proveniente dalla fusione di un ghiaccio che conteneva ammoniaca) nelle
condizioni ordinarie non ne mostrava traccia; ma nella piena del 10
agosto, l'ammoniaca apparve pure in quest'acqua per scomparire il giorno
dopo; in tutte le altre acque non trovai traccia alcuna di ammoniaca.
Quest'anno potei riprendere quest'argomento in condizioni migliori,
avendo meco come dissi la bilancia di precisione, e il necessario per
preparare acqua distillata; ebbi così mezzo di fare qualche dosaggio
quantitativo secondo il metodo di Frankland e Armstrong[14].
Le acque ottenute dalla fondita del ghiaccio o della neve contenevano
sempre ammoniaca; in un solo caso non ne trovai traccia, e fu nel
ghiaccio che scavai al Garstelet, e di cui dissi dianzi che non lasciava
che un residuo di milligrammi 1,6.
Ecco le cifre ottenute:
I. Ghiaccio della porzione terminale del grande ghiacciaio del Lys,
punto in cui scaturisce il torrente a m. 2150 circa; si raccoglie nella
grotta stessa della sorgente del Lys; alla superficie delle masse
ghiacciate la fusione è continua, la temperatura 0°; il ghiaccio
racchiude granelli di sabbia; è formato di numerosi frammenti compatti e
trasparenti, incastonati gli uni negli altri irregolarmente, in modo da
ricordare le suture delle ossa craniane.--Ammoniaca per litro
milligrammi 0,3.
II. Ghiaccio della porzione superiore del ghiacciaio del Lys a 3600
metri circa, dietro i sassi su cui sorge la Capanna Gnifetti.--Ammoniaca
per litro milligr. 0,05.
III. Ghiaccio del Garstelet, porzione discendente verso l'Hohes Licht
(3400 m. circa).--Ammoniaca per litro un po' meno del precedente; il
dosaggio esatto non si può eseguire perchè si è presso al limite
inferiore della sensibilità della reazione.
IV. Ghiaccio di una balza alla base occidentale della Piramide Vincent
(a 3700 m. circa), di cui si è determinato il residuo solido (v. pag.
54).--Ammoniaca per litro milligr. 0,10.
V. Neve profonda e compatta di una valanga che scende nel piccolo lago
azzurro sotto al Colle d'Olen; è dell'inverno scorso: ammoniaca per
litro milligr. 2. Un'altra porzione della stessa neve conservata nei
recipienti chiusi ed analizzata l'indomani dava solo 1 milligr. di
ammoniaca per litro. L'acqua del laghetto in cui scendeva il nevato non
conteneva più se non traccie di ammoniaca inferiori a 0,05 milligr. per
litro. Rinvenni invece traccie di nitriti (non determinate) che
mancavano affatto nella neve. In questo lago sono numerosi organismi:
insetti, crostacei (_Daphnia_) e alghe.
In complesso appare chiaro che l'ammoniaca esiste quasi costantemente e
in quantità variabili nel ghiaccio dei ghiacciai e nelle nevi e che vi
si conserva inalterata; anche per lunghi periodi di tempo; ma collo
struggersi delle masse ghiacciate, l'ammoniaca passata nell'acqua di
fusione, sparisce in poco tempo sì da non trovarsene più traccia a due
soli chilometri dalla sorgente, come si verifica nel torrente Indren.
Solo quando la fusione dell'acqua avvenga rapidamente, l'ammoniaca si
trova ancora nell'acqua del torrente.
I nitriti si sono ricercati colle reazioni della metafenilendiamina, con
quella dell'acido solfanilico e solfato di [Greek: a] naftilamina, i
nitrati colla salda d'amido e joduro di zinco, e colla soluzione
d'indaco[15]. In ogni caso e per tutte quante le acque le reazioni
furono negative. Ciò per quanto riguarda il 1894; nel 1895 trovai
traccie di nitriti nel lago dell'Olen, come dissi più sopra.
Il comportarsi dei composti tanto ossigenati che idrogenati dell'azoto
nelle nevi del Rosa è interessantissimo. Se i risultati da me ottenuti,
in base ad accurate reazioni sottoposte sempre a controprove, sono di un
valore positivo, non è perciò meno desiderabile che possano essere
confermati da un numero maggiore di osservazioni estendentisi su più
larga zona. La questione importante dell'origine e della distribuzione
dei composti azotati alla superficie del globo e nell'aria dalle
indagini che ho esposte riceve un nuovo contributo, per cui si
rischiarano alcune circostanze finora meno note.
È generalmente ammesso che i composti azotati (ammoniaca, nitriti e
nitrati) che si trovano in piccolissima quantità nell'aria e che da
questa passano nelle acque meteoriche si formino sotto l'influenza delle
scariche elettriche o di vive combustioni. Dall'epoca della celebre
esperienza di Cavendish questo fatto è stato confermato in numerosi e
varii modi[16]; e si potè constatare che i composti azotati sono tanto
più abbondanti nell'atmosfera quanto più elevata è la temperatura e
intensi i fenomeni elettrici, come avviene sopratutto nelle zone
tropicali. Dei tre composti azotati accennati, l'ammoniaca essendo
gazosa si diffonde nell'atmosfera e si rinviene anche negli strati più
elevati; mentre invece i nitriti e nitrati (d'ammonio) tendono a
precipitare nelle zone più basse, essendo solidi.