Era giunto al suo fine il mese di luglio, quando in tale modo ordinati

marciavano gl'imperiali all'impresa loro. Già erano vicini alle

prime scolte dei Franzesi, che questi, dispersi tuttavia nei diversi

campi loro, principalmente in quello che cingeva Mantova, non avevano

ancora fatto moto alcuno per mettersi all'ordine di resistere a quella

nuova innondazione del nemico. Ma per verità Buonaparte poco poscia

con mirabile maestria si riscosse dal pericolo in cui si trovava.

Assaltavano gli Austriaci ferocemente l'antiguardo di Massena,

governato dal generoso e buon Joubert, che era ai passi di Brentino

e della Corona. Fu fortissima e lunga la difesa contro un nemico, che

molto superava di numero. Finalmente furono quei forti passi sforzati

dagli Austriaci, che, ritirandosi Joubert e Massena verso Castelnuovo,

marciavano contro la Chiusa e Verona. Da un'altra parte Quosnadowich,

urtato Sauret, che custodiva Salò, l'aveva vinto non però senza una

valorosa resistenza, quantunque i Franzesi in questo luogo fossero

deboli e non pari a tanto peso. S'impadronivano gli Austriaci di Salò

dopo la fazione, e quivi risplendeva chiaramente la virtù di Guyeux,

il quale, circondato da ogni banda dal nemico, elesse, piuttosto

che arrendersi, di gittarsi dentro una casa, dove, sebbene già gli

mancassero le munizioni sì da guerra che da bocca, si difendè con

incredibile fortezza due giorni. Occupato Salò, correvano i Tedeschi

a Brescia, e se ne impadronivano. I vinti si ritiravano a Lonato e

a Desenzano. Avanzavasi intanto minacciosamente Wurmser medesimo e

già si avvicinava alle cercate rive del Mincio. Così avevano le cose

franzesi fatto una grandissima variazione, ed erano cadute in grave

pericolo prima che Buonaparte avesse mosso un soldato per opporsi a

tanta ruina. Gli giunsero al tempo medesimo le novelle della rotta di

Sauret e della ritirata di Massena. Ordinava incontanente ad Augereau,

che già marciava verso Verona per frenar l'impeto, se ancor fosse in

tempo, di Mezaros, tornasse indietro prestamente, venisse a Roverbella,

rompesse i ponti di Portolegnago, ardesse i carrelli dei cannoni più

grossi, trasportasse dai magazzini quanto in sì subito tumulto potesse.

Arrivava Augereau a Roverbella; scoverse in tutti una grande confusione

mista ad un gran terrore. Vi giungeva ancora Buonaparte al quale

Augereau rivoltosi, con parole animosissime il confortava; ed egli con

un'arte e con un vigore non comune ordinava quanto alla difficoltà

del tempo si convenisse. Avvisandosi che non poteva combattere con

vantaggio se non unito, e che anche unito non era abbastanza forte

per cimentarsi con l'esercito tedesco intero, se gli desse tempo di

rannodarsi, come evidentemente Wurmser aveva in pensiero di fare, si

risolveva a raccorre le sue genti in uno, per correre così grosso

contro una parte sola del nemico, innanzi che questa avesse potuto

congiungersi con le compagne, perchè la speranza, che non aveva di

vincerle unite, l'aveva di vincerle separate.

Nè poteva stare lungamente in dubbio, quale delle due parti de'

Tedeschi, della mezzana o della destra, ei dovesse assaltare; e fatte,

le sue considerazioni, si risolveva Buonaparte a far impeto contro

di Quosnadowich, che, vincitore di Salò e di Brescia, turbava ogni

cosa a Desenzano, a Lonato, a Ponte-San-Marco, a Montechiaro, e già

si accostava per congiungersi con Wurmser; il che se gli fosse venuto

fatto, sarebbe stato la ruina de' repubblicani. Perlochè chiamava a sè

tutte le sue genti, anche quelle che stavano a campo sotto Mantova,

anteponendo con mirabile consiglio il perdere le artiglierie che

servivano all'oppugnazione della piazza al perdere l'esercito. Ordinate

ed eseguite in men che non si potrebbe credere tutte queste mosse,

mandava a corsa considerabili rinforzi a Sauret, perchè ricuperasse

Salò e liberasse Guyeux, che tuttavia si difendeva valorosamente.

Comandava a Dallemagne assaltasse il nemico a Lonato e cacciasselo;

imponeva ad Augereau lo rompesse a Ponte-San-Marco ed a Brescia, e,

verso Salò voltandosi, ajutasse Sauret, e facesse opera di tagliare il

ritorno a Quosnadowich. Faceva anche attaccare con una grossa banda

un corpo forte di Austriaci che custodiva Desenzano a riva il lago.

Ebbero tutti questi assalti, ancorchè fossero molto sanguinosi, quel

fine che Buonaparte si era proposto: entrarono vincitori Sauret in

Salò, Dallemagne in Lonato ed in Desenzano, Augereau in Montechiaro

ed in Brescia. Quosnadowich, veduto che era alle mani con la maggior

parte degli avversari, che non aveva nuove che Wurmser accorresse in

suo aiuto e che temeva che il nemico, correndo a Riva, gli tagliasse il

ritorno verso il Tirolo, si ritirava con passi frettolosi a Gavardo.

Per tal modo Buonaparte coi suoi movimenti celeri ed ottimamente

ordinati, sbaragliava in poco tempo un'ala intiera di Wurmser, che gli

aveva già fatto molto male ed avrebbe potuto fargliene un maggiore,

se si fosse allargata, come aveva intenzione, nelle pianure verso il

Milanese. Intanto, per assicurare i luoghi abbandonati da Augereau, vi

surrogava Massena con tutto il suo corpo di truppe.

Mentre tutte queste cose si preparavano e si facevano sulla destra

loro, gli Austriaci s'impossessavano di Verona, Wurmser entrava con un

grosso corpo ed in sembianza di vincitore in Mantova. Il presidio a

gran festa guastava le trincee fatte da' Franzesi e tirava dentro le

mura meglio di centoquaranta pezzi di grosse artiglierie, che dalla

cittadella di Ancona, dal forte Urbano, dal castello di Ferrara vi

avevano condotto per battere la piazza. Wurmser, avuta questa vittoria,

sapendo i primi prosperi successi di Quosnadowich ed ignorando i

sinistri, dava opera securamente a raccorre vettovaglie e bestiami per

provvedere del fodero necessario quella importante fortezza. Ma gli fu

breve la sicurezza; conciossiachè gli sopravvennero bentosto le novelle

de' disastri accaduti a Quasnodowich. Considerato adunque che quello

non era tempo da starsene, usciva da Mantova e se ne giva alle stanze

di Goito, correndo la campagna co' suoi corridori fino a Castiglione.

Era stato preposto alla guardia di questa terra da Buonaparte il

generale Valette, che, veduto comparire il nemico, sbigottitosi con

pochezza d'animo inescusabile, abbandonava il posto ed andava con la

sua guardia fuggiasca a seminar paura fra i repubblicani, che erano in

possesso di Montechiaro. Questo accidente improvviso fece cader l'animo

a Buonaparte, che quasi volea ritirarsi sul Po; ma appresentatosi

ad una mostra di soldati, quando questi videro il capitano loro,

con atti di vivezza, di giubilo e d'estro franzese, con lietissime

grida il confortavano a star di buon animo, a fidarsi in loro: li

conducesse pure alla battaglia; ed esclamando: Viva Buonaparte, viva la

repubblica, facevano eccheggiare i colli di Castiglione di quel rumore

festivo. _Or bene sia_, disse Buonaparte, _accetto il felice augurio;

domani vedrete in viso il nemico._

In questo mezzo Quosnadowich, conoscendo di quanta importanza fosse il

fare ogni sforzo per congiungersi con Wurmser ad un impeto comune, od

almeno di consuonarvi per una diversione, usciva di nuovo in campagna,

e, prostrato Sauret, che gli stava a fronte, e fattosi signore di Salò,

velocemente scendeva con forze poderose verso Lonato; ed essendosi

già il suo antiguardo, condotto dal generale Ocksay, impossessato di

questo luogo, le cose divenivano pericolosissime pei repubblicani. In

questo forte punto Massena arrivava col suo antiguardo vicino a Lonato,

e volendo ricuperare quel sito, in cui consisteva la somma della

fortuna, perchè se gli Alemanni vi si mantenevano, si difficoltava

molto l'impedire la unione di Quosnadowich con Wurmser, mandava il

generale Pigeon, ma non con gente a sufficienza, ad assaltare Ocksay.

Fu durissimo l'incontro: Pigeon non solamente rotto e vinto, ma

perdè tre pezzi di artiglierie leggeri, e venne prigioniero in mano

degli Austriaci. Udito il caso, accorrevano Massena e Buonaparte

per rimediare alla fortuna vacillante. Ordinava il generalissimo un

grosso squadrone assai fitto e mandava a serrarsi addosso al centro

del nemico, il quale insuperbito per la prima vittoria e credendo non

solo di vincere, ma ancora di prendere tutto il corpo repubblicano,

distendeva le sue ali con pensiero di cingere i soldati di Buonaparte.

Questa mossa, debilitando il mezzo della fronte, diè del tutto la

vittoria ai Franzesi; imperciocchè mentre Massena raffrenava l'impeto

dell'ali estreme degli imperiali con mandar loro incontro quanti

feritori alla leggera potè raccorre, Buonaparte con quel fitto

squadrone dava dentro alla mezza schiera. Faceva ella una viril

difesa non senza grave uccisione de' repubblicani; ma finalmente,

non potendo più reggere a sì impetuoso assalto, sbaragliata cedeva

il campo, ritirandosi verso il lago, principalmente a Desenzano. Fu

liberato Pigeon; si riacquistarono le perdute artiglierie. I Franzesi

seguitavano gli Austriaci a Desenzano, e gli avrebbero condotti

all'ultimo fine, se non era che, sopravvenendo con aiuti mandati da

Quosnadowich il principe di Reuss, li metteva in salvo col condurgli a

luoghi sicuri verso Salò.

Mentre queste fazioni succedevano sulla sinistra dei Franzesi,

Augereau, che non voleva che Castiglione fosse perduto, perchè quel

sito era il principal impedimento alla unione delle diverse parti

dell'esercito tedesco, indirizzava le sue genti al riacquistarlo; ma

già i Tedeschi l'avevano munito con un forte presidio, conoscendo

l'importanza della terra, con farvi alloggiare una grossa banda di

soldati ch'era l'antiguardo di Wurmser governato dal general Liptay.

Il castello, i colli vicini ed il ponte erano guerniti di molti e buoni

soldati tanto più confidenti in sè medesimi, quanto Wurmser, spuntando

da Guidizzolo si avvicinava con tutte le sue genti. Ordinava Augereau

per modo i suoi, che il generale Beyrand assalisse il corno sinistro

degli Austriaci, e per assicurare vieppiù questa parte, comandava al

generale Robert facesse un'imboscata per riuscire alle spalle degli

Alemanni. Verdier con un grosso nervo di granatieri era per assaltare

nel mezzo il castello di Castiglione, e nella parte superiore il

generale Pelletier si apparecchiava ad urtare la destra del nemico. Ma,

per provvedere meglio ad ogni caso fortuito, ordinava Buonaparte che

la schiera di ultima salute, condotta dal generale Kilmaine, andasse ad

unirsi ad Augereau, perchè fosse più fortemente sostenuta la battaglia.

Si incominciava a menar le mani molto virilmente da ambe le parti, era

il dì 3 di agosto. Dopo un'ostinata difesa, Liptay, non potendo più

reggere, si ritirava; ma qualunque fosse la cagione, ripreso animo,

ritornava alla battaglia più animoso di prima. Già, con incredibile

valore combattendo, rendeva dubbia la vittoria, quando Robert uscendo

fuori dall'imboscata, a gran furia l'assaliva. Questo urto improvviso

disordinò tanto gli Alemanni, che si ritiravano, lasciando la terra

di Castiglione in potestà dei Franzesi. Ebbe in questo punto Liptay

qualche rinforzo delle prime truppe di Wurmser che arrivavano. Per la

qual cosa si fece forte al ponte e continuava tempestare con singolar

costanza. Il contrasto diveniva più sanguinoso di prima, si combatteva

fortemente su tutta la fronte. Finalmente i Franzesi, spintisi avanti

con la solita concitazione, e non essendo ritardati nè dagli urti

che ricevevano sul ponte, nè dalla fama che già tutta l'oste tedesca

fosse arrivata, conquistarono il ponte: il che sforzò gl'imperiali

a ritirarsi. Ma già i Franzesi, seguitando il favor della fortuna,

rompevano, tant'era la pressa che quivi facevano Beyrand e Robert,

l'ala sinistra degli Austriaci, e l'avrebbero anche conculcata del

tutto se una batteria posta opportunamente sopra di un poggio vicino

non avesse raffrenato l'impeto loro. Ciò fu cagione che tenendo ancora

gli Austriaci la posizione loro dietro Castiglione, impedirono ai

Franzesi d'inoltrarsi nella pianura che separava l'ala destra dalla

sinistra degl'imperiali, e si crearono abilità di sostenere nel

medesimo luogo, due giorni dopo, un'altra ostinata battaglia.

Nondimeno le sorti d'Italia stavano ancora in pendente. Wurmser aveva

raccolto tutte le sue genti e si apparecchiava ad ingaggiare una

nuova battaglia. Aveva venticinque mila soldati di pruovato valore;

gli schierava per forma che la sinistra si appoggiasse all'eminenza

di Medolano, la destra si distendesse fino a Solfarino. Buonaparte

ancor egli aveva fatto opera che tutti i suoi venissero a congiungersi

insieme per sostenere un cimento tanto pericoloso. Già la più gran

parte era raccolta fra la terra di Castiglione e la fronte dei

Tedeschi, e per tal modo l'ordinava che l'ala sinistra guidata da

Massena potesse assaltare la destra del nemico, Augereau con la mezzana

desse dentro al mezzo, e finalmente Verdier con le fanterie e Beaumont

coi cavalli urtassero la sinistra. Aveva poi comandato alle schiere

di Serrurier, che era sotto la cura di Fiorella e stava alle stanze

sulle rive del Po a Bozzolo e Marcaria, camminasse celeremente verso

Castiglione e ferisse di fianco la punta sinistra degl'imperiali;

consiglio molto a proposito. Nè parendo per la sagacità sua a

Buonaparte che questi preparamenti bastassero, s'indirizzava a Lonato

per vedere se fosse possibile di far venire altre genti da quella terra

al tempo principale.

Quivi successe un caso molto mirabile, secondochè narrò Buonaparte e

ripeterono tutti gli storici di quei tempi e dei tempi posteriori, e

questi fu, che il generale di Francia, andando a Lonato con persuasione

di trovarvi i suoi, ed avendo con esso lui solamente una squadra

di dodici centinaia di soldati, vi trovasse invece un corpo tedesco

grosso di quattro mila combattenti tra fanti e cavalli con non pochi

pezzi di artiglieria. Era Buonaparte in gravissimo pericolo, e già il

comandante alemanno gl'intimava si arrendesse. Ma egli, accorgendosi

che in accidente tanto improvviso, dove non valeva la forza, l'audacia

doveva supplire, al Tedesco con sicuro volto rivoltosi, gli disse,

maravigliarsi bene ch'ei tanto presumesse di sè medesimo, che si

ardisse di chiamar a resa Buonaparte vittorioso nel suo principal

campo stesso e cinto da tutto il suo esercito: andasse e da parte

sua al suo generale recasse, che se subito non si arrendesse ed in

poter suo disarmato non si desse, pagherebbe con la morte il fio di

tanta temerità. Erasi, come narrano gli storici, accorto Buonaparte,

raccogliendo nella sua mente tutti i fatti di quei giorni, che quella

squadra fosse la gente fuggiasca di Desenzano, che avendo trovato i

passi di Salò chiusi da Guyeux, o andasse errando a caso o si sforzasse

di raggiungere il corpo principale di Wurmser. Vogliono che i Tedeschi

intimoriti, deposte le armi, si arrendessero a discrezione.

Comunque fosse di questo fatto, che il Botta contro tanti storici

degni di fede si sforza di mettere in dubbio; tutte queste fazioni,

quantunque di gran momento non avevano ancora intieramente giudicato

la fortuna delle armi fra i due potenti emoli, e restava ancora a

determinarsi in una battaglia campale se le speranze dall'imperatore

d'Alemagna poste nella virtù di Wurmser e tutto quello sforzo per la

ricuperazione d'Italia, avessero a riuscire o fruttuosi o vani. Erasi,

come abbiam narrato, il maresciallo austriaco accampato tra Medolano

e Castel Venzago a fronte di Castiglione, tra la qual terra e le sue

genti se ne stavano schierati i Franzesi. Erano i soldati delle due

parti stanchi dai lunghi viaggi e dalle frequenti battaglie, e però,

sebbene a fronte gli uni agli altri si trovassero, il giorno 4 agosto,

nissun motivo fecero per affrontarsi. Piaceva l'indugio a Buonaparte,

perchè attendeva alcune genti fresche e perchè principalmente sperava

che Fiorella, in cui era posta la più forte speranza della vittoria,

arrivasse in luogo donde potesse partecipare al combattimento. La

mattina del giorno seguente, appena aggiornava, essendo giunto il tempo

che Buonaparte si era prefisso come conveniente alla sua impresa, e

non movendosi gli imperiali, disposti piuttosto ad aspettare che a dar

la carica, comandava ad Augereau ed a Massena, che assaltassero il

nemico; ma essendo suo intento che solo s'ingaggiasse la battaglia,

ma non si tentasse per ancora di sforzare l'inimico, ordinava loro

che, dato il primo urto, e tosto che gli Austriaci uscissero dal campo

per seguitarli, si ritirassero. La cosa successe come il capitano

franzese l'aveva ordinata; perchè, non sì tosto si era incominciato a

menar le mani, gli Alemanni, che si sentivano forti, saltando fuori

degli alloggiamenti, urtavano gagliardamente i Franzesi, che fatto

un po' di resistenza, si tiravano indietro. Dalla qual mossa, molto

a proposito fatta, prendendo animo Wurmser, andava distendendo l'ala

sua destra verso Castel Venzago con intenzione di circuire la sinistra

dei Franzesi retta da Massena e di dar la mano a Quosnadowich, di cui

non sapeva la rotta. Quest'era appunto il desiderio di Buonaparte;

la fortezza di Peschiera, ch'era in suo potere, l'assicurava sul suo

fianco sinistro, e Fiorella stava in procinto di arrivare sul campo

di battaglia contro la punta sinistra dei Tedeschi. Or mentre Massena

ed Augereau sostenevano l'urto degli Austriaci a stanca ed in mezzo,

mandava Buonaparte Verdier ad assaltare le trincee erette sul colle di

Medolano. Ma perchè questo assalto riuscisse meno sanguinoso nel fatto

e più felice nel fine, ordinava che il colonnello Marmont, soldato

molto pratico a governar le artiglierie, posti venti pezzi grossi

nella pianura di Medole, fulminasse quel ridotto nemico. Rispondevano

furiosamente dal colle di Medolano le artiglierie austriache e ne

seguitava un sanguinoso combattimento. In mezzo a tanto rimbombo si

faceva avanti con singolar valore Verdier, a cui era compagno Beaumont.

Perveniva Verdier al ridotto, e dopo un'asprissima contesa e molto

sangue se ne impadroniva. Al tempo medesimo Beaumont, precipitandosi a

corsa verso il villaggio di San Canziano dietro la estremità sinistra

degl'imperiali, che già vacillava trovandosi spogliata di quel

principale fondamento del ridotto, accresceva terrore ai fuggiaschi e

lo dava ai contrastanti. Nè questo bastando a dare l'ultima stretta,

arrivava, tanto bene aveva Buonaparte disposte le cose, in questo punto

stesso Fiorella coi soldati di Serrurier, che dando dentro incontanente

ai nemici, che non se l'aspettavano, gli sforzava a rotta manifesta.

Wurmser, per ristorare la battaglia, vi mandava in fretta la cavalleria

che urtando Beaumont e Fiorella, frenava per qualche tempo l'impeto

loro. Ma Buonaparte, veduto che era giunto il momento di vincere, fè

caricare con tutto lo sforzo di Massena e di Augereau l'ala destra e

la mezzana dei Tedeschi. Spediva altresì in fretta alcuni rinforzi a

Fiorella, il quale anche acquistava nuove forze per l'accostamento

successivo delle sue genti. Diventava allora la battaglia generale

su tutta la fronte. Fuvvi che fare assai pegli Austriaci alla torre

di Solfarino, che virilmente assalita, fu anche virilmente difesa.

Prevalse infine del tutto la fortuna repubblicana, perchè Massena

pressava con vantaggio dal canto suo il nemico, Augereau lo vinceva

a Solfarino, Verdier, Marmont, Beaumont e Fiorella lo perseguitavano

rotto e disordinato a Cavriana. Così tutto l'esercito alemanno, parte

rotto, parte intiero si ritirava al Mincio; il quale fiume, prestamente

varcato a Veleggio, e la stanchezza dei perseguitatori li preservarono

da maggior danno.

Questa vittoria di Castiglione poneva di nuovo l'Italia in mano di

Buonaparte; perchè Wurmser, quantunque non fosse scoraggiato dalla

fortuna contraria, ridotto a poche genti, non poteva più contendere col

fortunato suo emolo dell'imperio di questa contrada, destinata ormai ad

essere preda dei combattenti o serva dei vincitori.

Buonaparte, conseguita con tant'arte e con tanta fortuna sì gloriosa

vittoria, si risolveva a perseguitar celeramente le reliquie del

suo avversario, sì perchè non voleva dargli tempo di rifarsi, e sì

perchè in aura sì favorevole gli tornavano in mente i vasti pensieri,

già molto tempo da lui spiegati al Direttorio, di voler andar ad

assaltare, valicando i monti del Tirolo, il cuore della Germania, per

conculcarvi del tutto, congiunto che fosse con Moreau e Jourdan che

guerreggiavano sul Reno, la potenza avversaria. Le fresche vittorie,

ed il terrore per esse concetto dai popoli e dai soldati nemici, era

occasione favorevole a così gran disegno. Perlochè si accingeva a voler

tosto passare il Mincio, per veder quello che preparasse la fortuna

sulla sinistra sponda contro il capitano dell'Austria. A questo fine

faceva trarre furiosamente da Augereau con le artiglierie contro

Valeggio per dare in questo luogo riguardo al nemico, mentre Massena

sbaragliava, secondandolo Victor virilmente, Liptay, che fu costretto

a ritirarsi a Rivoli. Wurmser, veduto da questo fatto che non era più

tempo d'aspettare a ritirarsi in Tirolo, rinfrescata di nuove genti

Mantova, si metteva in viaggio per salire per la valle dell'Adige. Il

seguitavano Massena, Augereau e Fiorella. Si appresentava quest'ultimo

alle porte di Verona con animo di entrarvi per perseguitare gli

Austriaci. Chiedeva Fiorella le si aprissero. Il provveditore veneto

che temeva che se due nemici, tanto sdegnati l'uno contro l'altro

e nel bollor del sangue dei fatti recenti, si azzuffassero dentro

le mura, ne sarebbe sorto qualche grande sterminio, rispondeva, che

le aprirebbe, passate due ore. L'intento suo era di dar tempo agli

Austriaci di sgombrare, acciocchè Verona non diventasse campo di

battaglia. Buonaparte sopraggiunto fulminava le porte coi cannoni ed

entrava vincitore. Successero alcune sparse zuffe coi Tedeschi, non

senza terrore dei Veronesi. Ma i repubblicani, mostrando moderazione,

eccettuate alcune ingiurie fatte nell'oscurità della notte,

conservarono la terra intatta.

Entrato per tal modo in Verona il generalissimo di Francia, ed animati

di nuovo i suoi con un manifesto, li conduceva alle fazioni del

Tirolo. Salendo egli contro Wurmser, Sauret contro Quosnadowich e il

principe Reuss, dovevano entrambi raccozzarsi in su quel di Roveredo

per andarsene poscia ad occupar Trento, metropoli del Tirolo italiano.

Furono da Sauret cacciati gli Austriaci da tutti i posti sul lago;

dal canto suo Buonaparte, superati, mentre Vaubrissi alloggiava in

Torbole, tutti i siti forti, compariva in mostra vittoriosa in cospetto

di Roveredo. I Tedeschi, già rotti a Mori, e spaventati da un furioso

assalto di Rampon in Roveredo, abbandonarono frettolosamente la terra

con andare a posarsi nel sito fortissimo che chiamano il Castello

della Pietra o di Caliano. Speravano, se non di arrestare l'impeto

del nemico in questo luogo, almeno di starvi forti tanto che potessero

ogni cosa mettere in sicuro alle spalle. Ma quei presti repubblicani

ebbero assai presto superati tutti gli ostacoli che e la natura del

sito e l'arte del nemico aveva loro opposto. Imperciocchè il generale

Dammartin, allogate con incredibile fatica alcune artiglierie in un

luogo creduto per lo innanzi inaccessibile, donde feriva di fianco, ed

i feritori alla leggiera, destrissimi ed animosissimi, arrampicatisi

per luoghi dirupati e precipitosi, togliendo sicurezza a quel forte

passo, tempestavano contro i difensori molto furiosamente. Vedutosi

da Buonaparte il successo di queste cose, comandava a tre battaglioni

di disperato valore, dessero dentro a precipizio senza trarre alla

forra che conduce al castello, e questo assaltassero. Nè fu meno pronta

l'esecuzione di quanto fosse risoluto il comandamento; perchè, messisi

i battaglioni a quello sbaraglio, in meno tempo che uomo concitato a

presti passi farebbe, passarono la forra, menando grande strage degli

Alemanni, che cedendo allo audacissimo nemico si ritirarono a gran

fretta in Trento. Nè credendosi sicuri, ritiraronsi più oltre sulla

destra del Lavisio su la strada per a Bolzano. Tale fu l'esito della

battaglia di Roveredo, combattuta il dì 4 settembre. Vi perdettero gli

Austriaci con venticinque cannoni, tre in quattro mila soldati morti,

feriti o prigionieri. Dei Franzesi pochi mancarono per la speditezza

del fatto.

Perduto il forte sito di Calliano, restava Trento senza difesa. Infatti

il 5 settembre entravano i Franzesi vittoriosi, prima Massena, poi

Vaubois, di fresco venuto dalla Toscana al campo. Divenuto Buonaparte

signore di Trento, veniva tosto in sulle lusinghevoli parole,

dichiarando volere che la città e principato di Trento fossero per

sempre liberati dalla superiorità tedesca e posti in libertà. Del

rimanente poco importava al generale della repubblica lo stato de'

popoli trentini; bensì gli premeva di sollevare con dolci discorsi i

popoli della vicina Germania, affinchè tumultuando contro i principi

loro, gli rendessero facile l'impresa di congiungersi coi soldati di

Ferino mandati avanti da Moreau con questo intento.

Annali d'Italia, vol. 8 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 45 / 99 段