È GALANTUOMO IL CAIROLI?

L'Editore ha rivolte insistenti preghiere alla Signora Vedova Imbriani,

perchè desistesse dalla pubblicazione dello scritto su B. Cairoli,

incluso nel presente volume delle _Fame Usurpate_. Ma la nobil Donna s'è

recisamente negata, tenendo essa sommamente a riprodurre, con

l'integrità degli scritti, intera, la personalità del compianto marito,

senza mutilazioni od apposite omissioni di alcuno di essi, ed

attenendosi allo stipulato contratto d'includervi, cioè, gli articoli su

_Manin_ e _B. Cairoli_.

_L'Editore._

Essendosi, il dieci Decembre MDCCC.LXXVIII, nel Consiglio Comunale di

Pomigliano d'Arco, proposto di concedere la cittadinanza onoraria al

signor Benedetto Cairoli; il Consigliere Vittorio Imbriani parlò contro

siffatta proposta, dicendo presso a poco quanto segue:

Ho visto con sorpresa convocato straordinariamente, previa _licenza de'

superiori_, il nostro Consiglio Comunale, per conferire non so che

cittadinanza onoraria al signor Benedetto Cairoli; ed eccomi qui per

combatter la proposta e votar contro. Secco molto di rado il Consiglio

con gli sproloquî miei: prego quindi, in vista della rarità della cosa,

quand'anche dovessi urtare alcuno, di lasciarmi dire con tolleranza, se

non con benevolenza.

Prima di tutto, io non ho mai capito cosa significhi cittadinanza

onoraria. Le nostre leggi parlano di una cittadinanza sola,

effettivissima e non onoraria: quella, che si gode nello Stato.

Legalmente, il termine _cittadino_ non ha altro senso, se non quello di

regnicolo, che gode i diritti politici e civili. Nel linguaggio comune

ha bensì quello di abitante d'una città, in opposizione ad abitante del

contado, _contadino_. Ma Pomigliano d'Arco non ha titolo di città. Le

cittadinanze onorarie di date città sono cose di que' tempi e di que'

luoghi, in cui le singole città hanno privilegî, hanno rendite

patrimoniali, che si dividono in danaro, o terreni, i cui prodotti si

ripartiscono in natura fra' cittadini. Allora la cittadinanza onoraria

significa qualcosa: il diritto di partecipare a tali benefizî, ancorchè

non si soggiaccia a' pesi della cittadinanza effettiva. Ma qual

privilegio ha un pomiglianese, di cui qualunque cittadino Italiano venga

a dimorare fra noi, non fruisca? E, ripeto, se non c'è una cittadinanza

pomiglianese effettiva, come può esserci l'onoraria? Sarebbe un titolo

arbitrario e _sine re_, non procacciando nè diritti ned onori.

Ma, s'anche questo titolo significasse qualcosa, nol conferirei mai ad

un ministro in carica. Sarebbe o parrebbe (che val poi l'istesso) atto

di servilità, di cortigianeria o di speculazione. Si crederebbe, che

qualche consigliere, promovendo questo voto, aspirasse ad ottenere in

ricambio una croce di cavaliere, un ciondolo. Si crederebbe, che la

dimostrazione fosse inculcata, suggerita, per un fine qualunque, dal

prefetto o dal sottoprefetto. Nessuno crederebbe alla spontaneità od al

disinteresse nostro. Brutte supposizioni, e, ch'è peggio, ancorchè

erronee, non dimostrabili tali! Ci macchierebbero tutti.

C'è di più. Dubito forte della legalità della cosa; e metto innanzi la

quistion pregiudiziale. Questa onorificenza ad un ministro è, in fondo,

un voto politico: mascherato sì, ma tale evidentemente; ed i voti

politici a noi son vietati. Noi dobbiamo occuparci solo della stretta

cerchia degl'interessi municipali. Non si tratta d'accordare

un'onorificenza al Cairoli, per benemerenze particolari verso il comune

nostro, anzi per sue pretese benemerenze verso l'Italia intiera, per

benemerenze d'ordine generale. A queste, forse, all'ora presente, il

solo giudice autorizzato e legale, dopo il Re, vale a dire il

Parlamento, avrà probabilmente dato il debito guiderdone... un voto di

sfiducia! tante esse sono e così grandi e sfavillanti! E noi, che non

abbiamo sott'occhi gli atti del processo, noi cui la legge vieta di

occuparci di queste faccende, noi Consiglio Comunale di Pomigliano

d'Arco, ci metteremmo a lodare, dove forse il Parlamento condanna!

Faremmo un atto illegale e ridicolo, al quale arrossirei di avere avuto

la benchè menoma parte. Vedendosi in pericolo nel Parlamento, gli uomini

funesti, che ci sgovernano, vorrebbero promuovere un'agitazione fittizia

ed estraparlamentare. Saremmo noi tanto buoni da lasciarci condurre pel

naso e servirli? Mi sembra offensiva per me come per noi tutti la

supposizione.

Che se poi anche voleste, uscendo dalla cerchia delle vostre

attribuzioni, fare un voto politico; fatelo apertamente, ma fatelo in

modo da non offendere il senso morale. Mi spiego. Io non credo che a

Benedetto Cairoli spettino plausi od onori. Alieno da riguardi

vigliacchi, asserisco che quest'uomo non merita ned affetto nè stima:

tutt'altro!

Che si onorerebbe in lui? L'uomo politico, già; chè meriti di altro

genere, letterarî, scientifici, militari, gli mancano. Ma, come uomo

politico, il Cairoli non ha dimostra nè capacità nè (rincresce il dirlo)

lealtà. Mi arieggia molto la tela del Negrotto, come dicono i toscani

proverbialmente.

Scarso d'ingegno, vergine di studî severi, nudo di pratica

amministrativa, ha manifestato la dappocaggine piramidale e l'ingenuità

preadamitica del politicante da caffè e da mittinghi, ne' discorsi fatti

alla Camera in questi diciotto anni, goffamente retorici, ampollosi e

senza costrutto. È giunto, per raggiri parlamentari e perchè la sua

parte aveva bisogno d'una testa di legno non volgarmente disonesta, alla

direzione delle cose pubbliche. Ed ha avuto la sfacciataggine di

accettare il potere, quantunque, col non incaricarsi di nessun

particolar dicastero, abbia implicitamente riconosciuta la inettezza

propria. Cosa dite d'un tale uomo, il quale si pappa lo stipendio di

ministro senza portafogli, cioè: di ministro, che non presta servigi

effettivi, amministrativi, utili? e per di più pretende quel, che nessun

ministro di destra ebbe mai, l'alloggio _gratis_? Non vi pare, che

scrocchi quel soldo? Cosa direste di un uomo, ignaro di marineria, che,

pericolando il vascello, s'impadronisse del timone o si lasciasse

persuadere ad accettarlo, e, con le sue manovre, necessariamente false,

di necessità conducesse la nave e l'equipaggio a perdizione? In

coscienza, potreste chiamarlo onest'uomo? Pazzo furioso, sì, e

pericoloso; tristo perverso, sì: che, con la sua presunzione e boria,

reca danni esiziali.

Difatti, vedete a che n'è il paese per la insipienza colossale di questo

dappoco presuntuoso!

Una politica da bettole ci ha condotto al trattato di Berlino, ch'è per

noi umiliante e funesto. Ma, poco male sarebbe. I guai peggiori sono

all'interno. I repubblicani, gl'internazionalisti e simili ribaldi,

tutte le generazioni di malfattori insomma sono rimbaldanzite: ormai

confessano arditamente, persino ne' Licei governativi, i loro pravi

disegni, che traducono in atto al largo Carriera Grande. La diserzione,

la ribellione, il regicidio sono levati impunemente a cielo e molto

rimessamente puniti. L'ordine pubblico non è più tutelato a sufficienza.

Finanziariamente siamo al caos, proprio! L'Italia cammina a passi di

gigante verso una catastrofe: in fondo alle amenità presenti non c'è se

non il fallimento od un nuovo aggravamento d'imposte. Questi finanzieri

di strapazzo hanno ferito a morte ed esautorata una tassa, che gettava

molto e che, immedesimandosi col prezzo d'un oggetto di consumo

universale, non era troppo fastidiosa pe' contribuenti, i quali ci si

andavano a poco a poco avvezzando, dico il macinato; mentre propongono

spese nuove di miliardi, e mentre falsano le cifre de' bilanci ed il

sistema di contabilità, per far credere i gonzi negli avanzi

inesistenti. Per poco colti e molto sciocchi, che siano, il Cairoli e

complici non possono illudersi e non iscorgere l'inanità e l'assurdità

del loro sistema. Ma le proposte contemporanee di disgravî e di

ferrovie, debbono servire come strumento elettorale, per abbindolare i

credenzoni. Abbacinando con tante grazie gli elettori, che non

s'accorgono della impossibilità delle promesse, sperano que' messeri

nuovi trionfi dalle urne. Ed il giorno, in cui i nodi venissero al

pettine? In quel giorno, questi ciarlatani si ritirerebbero; e

lascierebbero il paese ne' guai, e negl'imbrogli i successori, a

raccôrre l'impopolarità e l'odiosità de' provvedimenti terribili od

incresciosi, che essi ora preparano e rendono inevitabili. Si

ritirerebbero con la popolarità scroccata. No, questo non è condursi da

galantuomini! L'onest'uomo politico, l'uomo leale, dice tutto il vero,

tutto il duro vero ed amaro al paese, e predica i sacrifizî, che possono

rimediare al male, anche a rischio di farsi aborrire e lapidare. Gli

onest'uomini non promettono miracoli inattendibili per ottenere grazia

nel giorno del rendimento de' conti o per procrastinarlo, perpetuandosi

al ministero, dove sono indegni di stare!

La capacità del Cairoli! Sta nell'aver reso possibile il misfatto del

Passannante, nel mentire senza pudore al paese per ingannarlo, nel

gettare i semi della guerra civile. Volete onorare queste belle opere e

buone?

Capacità, dunque, da premiare ed onorare, nessuna; ma v'è forse in lui,

come altri vuole, un carattere da ammirare ed esaltare? una tempra

d'uomo da proporre come esemplare e modello?

Nemmanco. Chi non sa, che questo Cairoli ha fatta sempre professione di

repubblicanismo anzi di mazzinianismo? Non era egli, non è tuttora,

presidente, vicepresidente o membro onorario obligato di qualunque

sodalizio demagogico? Non è di quelli, che hanno assoldato gli assassini

Monti e Tognetti? Non è di quelli, che hanno per profeta il Mazzini, il

quale mandò un sicario ad ammazzare l'avolo di Re Umberto? Non è

promotore d'un monumento a quell'uomo iniquo, che ha vissuto lautamente

per anni alle spese de' gonzi d'Italia? Non è tuttora amico intimo de'

repubblicani più sfacciati? e non sorgon questi concordi in Parlamento e

ne' giornali a difenderlo? L'anno scorso, alla commemorazione de' morti

di Mentana, non camminava egli con la bandiera rossa? Ammirate

consistenza di carattere! pochi mesi di poi, era ministro del Re

d'Italia! S'ha il diritto di chiedergli, vedendolo accarezzato in Corte

ed applaudito dalle sette, a chi serva davvero e chi inganni. Stare con

Cristo o col diavolo ad un tempo non si può: fare gl'interessi del Re

Umberto e della repubblica contemporaneamente, è impossibile. Chi

tradisce il Cairoli? L'antico suo partito, cui lo avvincono complicità

criminose di setta; o la dinastia, cui testè giurava fedeltà? o tradisce

e quello e questa, pensando solo alla propria esaltazione ed al proprio

profitto?

I Rabagas, giungendo al potere, rinnegano veramente per lo più la

feccia, che ve li ha portati. Finchè pappan essi lo stipendio

ministeriale; finchè il fumo e l'arrosto del potere sono per essi; non

pensano a rovesciar la dinastia, che li tien ritti: la voglion

conservata, perchè la sfruttano. Verissimo: ma ne preparano la caduta,

ma ne menomano il prestigio, ma le tolgono a poco a poco ogni puntello,

per rendersi indispensabili e per mettersi in grado di sfruttarne anche

la caduta. Il loro ideale è quel Zorrilla, che incarrozza il suo Re per

l'estero, dopo averlo obbligato ad abdicare; e continua a far da

ministro, dopo proclamata la repubblica. Il Cairoli ha un brutto nome:

_Cairoeu_, in lombardo, è il tarlo; ho paura, paura, che questo tarlo

del Cairoli non rovini la Monarchia.

Per credere nella fede monarchica del Cairoli, mi ci vorrebbero pruove

palpabili, evidenti della sua rottura con la setta. Esse mancano; anzi

egli è sempre il cucco de' settarî; ed i faziosi suoi sostenitori ci

minacciano persino la guerra civile, caso questo servitore malfido e

dappoco venga rimandato dal Re, dietro un voto delle Camere!

Onorando il Cairoli, si onorerebbero i Rabagas; si onorerebbero gli

uomini, che mascherano ipocritamente la loro fede politica per giungere

al potere; e che insidiano il Principe, al quale han giurato di servire,

od almeno lo disservono, augurandosi di dargli o di vedergli dare lo

sfratto.

-- «Ma,» -- direte; -- «qual, ch'e' sia, quest'uomo, ha testè reso un

gran servigio personale al Re, lo ha difeso ed è stato ferito

difendendolo: vogliamo onorarlo per quest'atto; e, sulla ferituzza,

sulla scalfittura, ch'ha alla coscia, applicare come empiastro la nostra

cittadinanza onoraria.» --

Io aborro le fame usurpate comunque e di qualunque genere. Ora, se ben

guardo, il Cairoli non ha fatto il proprio dovere nè prima, nè durante

l'attentato; e non ha reso alcun servigio vero al Re, checchè giovi ad

altri far credere.

Il Passannante è stato autore materiale, esecutore di un misfatto

esecrando; ma non vi pare, che un po' di responsabilità morale pesi

anche su chi gli ha guasta la mente? Chiunque implicita od esplicita,

diretta od indirettamente, ha predicato la legittimità dell'assassinio

politico, esaltandone i fautori e gli esecutori ed i teoretici; chiunque

fu amico e lodatore del Mazzini o dell'Orsini; chiunque fu stipendiatore

del Monti e del Tognetti: ha la sua parte di responsabilità in questo

misfatto esecrando. A perturbar la testa del cuoco di Salvia han

contribuito i mormoratori contro Vittorio Emanuele, quanti hanno

sparlato delle istituzioni monarchiche, quanti hanno apertamente o

copertamente insinuato, che si starebbe meglio da' popoli, tolti di

mezzo i Re. Indirettamente adunque ci ha la sua parte di responsabilità

anche il Cairoli. Lui ha creduto ben fare, pagando il Monti ed il

Tognetti, anni sono, per commettere un codardo misfatto ed inutile; e se

n'è vantato; ed altri lo han ritenuto ciò non ostante un galantuomo.

Qual meraviglia, che il Passannante e la setta, che lo ha stipendiato,

credessero ben fare e meritar lodi? Quando si negano i principî morali,

è ragazzata meravigliarsi poi delle conseguenze, che derivano dal caos

sussecutivo.

Se il Passannante ha potuto salire sulla predella della carrozza reale;

se questa non era guardata, scortata da persone di fiducia; se la vita

del Re è stata quindi posta a serio repentaglio, e con essa l'esistenza

del Regno d'Italia; o non ci colpa in tutto od almeno in somma parte la

cattiva polizia? Della sorveglianza monca, della nessuna tutela o

cautela, è responsabile il Governo; e per conseguenza il capo di esso,

ch'è il Cairoli, invece di segni d'onore, meriterebbe biasimo e castigo.

Un assassino si scaglia sul Re, ha tempo di vibrargli un colpo e due. Il

Re si difende. Che fa frattanto il Cairoli? Dov'erano gli occhi suoi?

dove la sua attenzione? dove il suo coraggio? Per iscuotersi, ha

bisogno, che una Donna, che l'adorata nostra Regina, più virilmente

sentendo, che lui, gli si volga con tuono d'amaro rimprovero e gli dica:

-- «Cairoli, salvi il Re!...» -- Allora egli afferra non il braccio,

anzi i capelli dell'assassino.... E volete onorare questo servo pigro e

tardo, che ha bisogno d'un rimprovero muliebre, d'un augusto rimbrotto,

per fare il dover suo, per far ciò, ch'era semplice dovere d'umanità in

favore anche d'un incognito, anche d'un nimico, nonchè d'un buon Re,

d'un benefattore? Ma i Cairoli sempre così! Ragazzi, sono teatralmente

condotti ad arruolarsi dalla mamma; ministri, sono a stento indotti

dall'amara rampogna della Regina ad aiutare il loro Re, che lotta

personalmente col sicario! Ammiro la generosità di Re Umberto, che

fregia il ministro scalfito alla coscia della medaglia d'oro al valor

militare! riguardi politici ve lo hanno obbligato, come riguardi

politici obbligavano Ludovico XVIII a tollerare il regicida Fouchè.

Io non avrei dette queste cose, se non ci fossi proprio stato tirato co'

capelli. Non le avrei dette qui, se non si fosse tentato di farci

esorbitare dalla nostra competenza per solleticare la vanità di uomini

screditati, per servir loro di strumento. Se dispiacerà ad alcuno di

veder così messa a nudo la nullità intellettuale e morale del Cairoli,

se la prenda non con me, ma con chi ha fatto la mala proposta, sulla

quale io propongo la pregiudiziale, trattandosi d'una proposta politica.

E contro la quale voterò, qualora la pregiudiziale non venga accettata.

Il Consiglio Comunale approvò con sette voti contro quattro la

pregiudiziale; e si rifiutò quindi ad accordare l'onorificenza proposta

al signor Benedetto Cairoli.

Fame usurpate · 第 68 / 72 题