TRADUZIONE LETTERALE

Dunque, avviene così, quando una speranza anelante, spintasi

lottando fiduciosamente sino al desiderio supremo, trova

spalancate le porte dell'adempimento. Allora poi erompe da que'

fondi eterni un eccesso di fiamme; si rimane percossi

(sorpresi). Volevamo accendere la fiaccola della vita; e ne

circonda un mare di fuoco. Qual fuoco! È amore od odio, che ne

abbraccia ardendo, alternando mostruosamente dolore e gioie;

sicchè di nuovo ci rivolgiamo con lo sguardo alla terra, per

nasconderci nel velo più giovanile?

TRADUZIONE di _Andrea Maffei_.

. . . È tale appunto

La speranza dell'uomo, allor che stima

Raggiunto il sommo de' suoi voti, e trova

Schiuso il varco alla meta. Ah! ma s'eleva

Da que' baratri eterni un mar di foco!

Stupefatto n'è l'uomo, e della vita

Vuol la face allumarvi... Immense fiamme

Gli fan siepe d'intorno... ed oh, quai fiamme!

Son d'amor? d'odio sono? Egli n'è cinto,

Esagitato con fiera vicenda

Fra la gioia e il dolore; a tal che gli occhi

Di nuovo atterra per celar nel manto

De' suoi primi innocenti anni la fronte.

Fausto, abbarbagliato dalla luce di quel sole, ch'era tanto avido di

contemplare, la paragona al gaudio supremo, che aveva sperato e tentato

di conseguire nella cognizione assoluta ed immediata della natura; non

avendo poi forza di afferrare l'essenza del vero, aveva disperato. Basta

rammentarsi l'evocazione dello Spirito terrestre, in principio della

prima parte. Questa immagine piacque tanto al Goethe, che l'ha ripetuta

altrove: -- «Considerando gli ultimi progressi delle scienze naturali,

e' mi par d'essere un viaggiatore, che vada verso Oriente durante il

crepuscolo mattutino e miri con gioia la luce crescente ed aspetti

desiosamente l'apparire del grande astro di fuoco; ma poi, quando questo

spunta, rivolge altrove gli occhi, inetti a sostenere lo splendore

desiderato». -- Nella traduzione, non posso approvare quello _schiuso il

varco alla meta_; altro che _schiuso_, spalancato, aperte ambo le bande!

E _varco_, è troppo generico, mi toglie le determinazioni, che mi

venivan suscitate nella favoleggiativa dalle porte dell'originale, da

quelle porte spalancate per accogliermi e che mi condurranno

all'adempimento dei miei voti, che sono spalancate per ricoverare

finalmente la speme, la quale ha tanto anelato e combattuto fin allora.

Non è ammissibile neppure quell'_atterrar gli occhi_; che equivale pura

e semplicemente all'avvallarli, inchinarli. Ma il Goethe dice invece,

che si guarda indietro, verso la terra, che si cessa dal proseguire quel

supremo voto, dal voler afferrar l'essenza delle cose, per ravvolgersi

nel velo più giovanile, cioè per contentarsi come la prima gioventù di

ammirare ingenuamente il mondo e la natura, senz'alcuno impaziente

desiderio o tentativo di penetrarne il misterioso secreto; anzi il velo

stesso attraverso del quale ammirano l'universo, aumenta nelle menti

giovanili il devoto raccoglimento, che esso inspira loro. Sentimento

assolutamente falsato dalla frase _per celar nel manto de' suoi primi

innocenti anni la fronte_, di cui sarei molto imbarazzato a dare la

spiegazione.

VERSI CIII-CXV -- _Tedesco._

_Segue Fausto._

So bleibe denn die Sonne mir im Rücken!

Der Wassersturz, das Felsenriff durchbrausend,

Ihn schau'ich an mit wachsendem Entzücken.

Von Sturz zu Sturzen wälzt er jetzt in tausend

Dann aber tausend Strömen sich ergiessend

Hoch in die Lüfte Schaum an Schäume sausend.

Allein wie herrlich diesem Sturm erspriessend,

Wölbt sich des bunten Bogens Wechsel-Dauer,

Bald rein gezeichnet, bald in Luft zerfliessend,

Umher verbreitend duftig kühle Schauer.

Der spiegelt ab das menschliche Bestreben.

Ihm sinne nach und du begreifst genauer;

Am farb'gen Abglanz haben wir das Leben.

Fame usurpate · 第 61 / 72 题