Guarda in su! -- I cacùmi giganti de' monti prenunziano già
l'ora solennissima: lor è dato godere per tempo della eterna
luce, che più tardi si volge in giù a noi. Ora vien largito
nuovo splendore e chiarezza alle praterie verdeggianti sul
ripido declivio della montagna; e gradatamente è giunta giù da
noi. Apparisce (il sole)! -- E purtroppo, già abbacinato, mi
volgo altrove compenetrato dal dolore degli occhi.
TRADUZIONE di _Andrea Maffei_.
. . . Ti drizza
Lassù! -- Gli ardui comignoli del monte
Son dell'ora solenne avvisatori.
Questi pònno gioir del primo raggio
Che dardeggia la luce: ella si volge
Più tarda a noi. Splendori ai verdi prati
Dell'Alpe ha già profusi, ed or s'avanza
Di grado in grado... Ohimè pur troppo è giunta.
Dell'acuto suo dardo il ciglio offeso
Dolorando si chiude.
Come a dire: _Ti drizza lassù?_ Non si tratta di mettersi in cammino,
anzi di guardare in su, rimanendo fermi. Quel _comignolo_, con la sua
desinenza alla diminutiva, ingenera un'impressione proprio opposta a
quella, che il Goethe voleva suscitare col _Gipfelriesen_. Il _dürfen_
non esprime semplice possibilità, e quindi è mal reso col _pônno_; solo
potere? ma vorrei vedere anche questa, che il fondo de' burroni
s'illuminasse prima de' cacumi circostanti! _Il primo raggio, che
dardeggia la luce_ e più giù _dell'acuto suo dardo il ciglio offeso_,
sono il solito orpello, che ricopre semplici espressioni dell'originale.
Orpello inutile, metafore a pigione, tropi vani ne ha tanti il Goethe:
perchè aggiungergliene? Più sopra il Maffei aveva detto: _Guarda i
raggi, che il sol ti saetta._ Sicchè non può nemmanco dirsi, che gli
ornamenti, i quali egli stima di aggiungere allo stile (forse a parer
suo) disadorno e negletto del Goethe, brillino per la varietà.
Considerando questa profusione di dardi e saette, si prenderebbe il
traduttore per un uomo bellicoso, che sogna sempre di armi. Chi sa, che,
come quel Giampietro Eckermann, che fu al Goethe quel, che Jacopo
Bosswell era stato al Johnson; chi, sa che il Maffei non sia anch'egli
appassionato per tirare al bersaglio con archi e balestre? Ma se
imbrocca al tiro a segno come nel tradurre... giuraddio! Per esempio,
egli traduce _Alpe_ tedesco, con _alpe_ Italiano; e non posso
mandargliela buona. Quella parola è un idiotismo svizzero; e ne'
dialetti elvetici, indica ogni montagna, che serve di pascolo fino alla
vetta, alle mandre. Diverso è il significato del vocabolo Italiano;
_Alpe_, da noi, è qualsivoglia monte con l'idea accessoria di
selvatichezza ed impraticabilità, come dimostra l'aggettivo _alpestre_;
idea, dalla quale rarissimo o mai si prescinde. Nella Cronaca
sconchiusionata, attribuita a Dino Compagni, è parlato delle _utili
alpi_, che circondan Firenze; s'aggiunga questo alla lista de' tanti
spropositi e delle tante improprietà di lingua del Pseudodino! Ma
neppure quando i pedanti eran più infatuati delle pretese bellezze di
quella impudente impostura e ne imponevano lo studio nelle scuole, come
testo di lingua, neppure allora questo uso della parola Alpe ha trovato
imitatori. Ecco come il Marino descrive una montagna _alpestra_
(_Adone._ VI. 65), _Qui tace_ (la Psiche) _e già d'una montagna alpestra
Eccola intanto giunta alla radice, Che al sol volge le terga e spiega a
destra, Sotto il gran giogo l'ispida cervice. Quindi di sterpi e selci
aspira e silvestra Pende sassosa e rigida pendice; Rigida sì, che appena
s'assecura D'abitarvi l'orror con la paura. Il mar sonante a fronte ha
per confine Da' fianchi acute pietre e schegge rotte, Dirupati macigni e
rocce alpine. Oscure tane e cavernose grotte, Precipizî profondi, atre
ruine, Dove risorge il dì come la notte, Dove inospiti sempre e sempre
foschi Dilatan l'ombre lor baratri e boschi_. -- Tali sono le _Alpi_
Italiane. Il seicentista Antonio Bruni, in una ballata, in cui _si
contende il primato dell'inverno e della primavera_, fa dire a Tirsi: _E
cieco è, chi non mira, Quanto diletti a gli occhi, Veder alpe nevosa, a
cui d'intorno Germogliano i diamanti; La cui cima ne va con altrui
scorno, Qual lussureggia il mar co' suoi coralli, Ricco di serenissimi
cristalli._ Questa descrizione sconverrebbe ad un'_Alpe_ nel senso
tedesco del vocabolo; mentre vi sta benissimo appiccicato quel
_grüngesenkt_, ch'è del rimanente un vocabolo coniato dal Goethe contro
le regole della composizione. Non bisogna mica credere, che quantunque
egli scriva sia bene scritto. Ma bellissimo trovo quel dire _apparisce_,
sottintendendo il sole, come il Manzoni ha detto: -- «Ei fu!» --
sottintendendo Napoleone I. Sarebbe da tradurre con un _eccolo!_ parmi.
Il Maffei riferisce quell'_apparisce_ alla luce, dimenticando che la è
apparita da un pezzo; e, quel ch'è peggio, obbliando, che un _sie_
femminile (il sole in tedesco è femmino; _die Sonne_), non può riferirsi
alla luce, ch'è un neutro: _das Licht_.
VERSI XCII-CII. -- _Tedesco._
_Segue Fausto._
So ist es also, wenn ein sehnend Hoffen
Dem höchsten Wunsch sich traulich zugerungen,
Erfüllungspforten findet flügeloffen;
Nun aber bricht aus jenen ew'gen Gründen
Ein Flammen Uebermass, wir stehn betroffen,
Des Lebens Fackel wollten wir entzünden,
Ein Feuermeer umschlingt uns, welch'ein Feuer!
Ist's Lieb'? ist's Hass? die glühend uns emwinden,
Mit Schmerz und Freuden wechselnd ungeheuer,
So dass wir wieder nach der Erde blicken,
Zu bergen uns in jugendlichsten Schleier.