La notte è già discesa: stella a stella santamente si affianca.
Grandi luminari, piccole faville scintillano da presso e
splendono da lunge; scintillan qui, specchiandosi nel lago;
splendono lassù nella chiara notte. La piena magnificenza della
luna regna suggellando la felicità dell'altissima quiete.
TRADUZIONE DI _Andrea Maffei_.
Sulla terra son l'ombre cadute,
Astro ad astro nel ciel si congiunge;
Ampie luci, scintille minute
Van raggiando da presso, da lunge.
Splendon là nella notte serena,
Guizzan qui nel cristallo dell'onda.
E la luna vivissima e piena
È suggello alla pace profonda.
Non c'è male; malgrado qualche imbellettatura sconveniente, come quel
dire _le ombre_ invece del semplice _notte_; e sì, che nella strofa
precedente _molli ombre_ significava i vapori che sorgono a sera. Si
vede, che questa parola ed alcune altre, (per esempio _ciglio_, _onda_)
sono predilette dal Maffei, unicamente pel suono armonioso; seicentismo,
stile mariniano. _Onda_ può essere un fiume, un rivolo, una gora, un
mare, un lago, una vasca; può esser l'oceano od una pozzanghera; ma qui
il Goethe indica esplicitamente il pelaghetto, ove si raccolgon l'acque
della cascata. L'antitesi fra lo splendere da lontano e lo scintillar
velatamente dappresso, che poi viene meglio svolto in due versi,
sparisce nel _Van raggiando da lunge, da presso_. E perchè mai togliere
quell'avverbio _santamente_ o _pudicamente_ (come piacerà di rendere lo
_heilig_), che attribuisce non so che di umano agli astri del cielo? Il
Leopardi ha pur detto: _Più che mezze oramai l'ore notturne Eran
passate; e il corso all'oceàno, Inchinavan pudiche e taciturne Le
stelle, ardendo sul deserto piano._
VERSI XXXVIII-XLV. -- _Tedesco._
_Segue il Coro._
Schon verloschen sind die Stunden,
Hingeschwunden Schmerz und Glück;
Fühl' es vor! Du wirst gesunden;
Traue neuem Tagesblik.
Thäler grünen, Hügel schwellen',
Buschen sich zu Schattenzuh;
Und in schwanken Silberschwellen
Wogt die Saat der Ernte zu.