Prima dechinategli il capo sul fresco guanciale; poscia
immergetelo nella rugiada dell'onda letéa. Le membra
convulsamente irrigidite si scioglieranno tosto, risponde egli
rinvigorito sino al giorno. Compite il più bel dovere de' silfi:
restituitelo alla santa luce.
TRADUZIONE DI _Andrea Maffei_.
. . . . . Su guanciale
Morbido lo adagiate, e colle stille
Attinte alla fatale
Onda di Lete,
Ne irrorate le membra, e lo vedrete
Sciogliersi dal letargo in picciol'ora.
E poi, quando all'aurora
S'appressi, caldo di vigor novello,
Degli obblighi il più bello
Compite; e dolcemente
Riapritegli il ciglio al sol nascente.
Ariele non manda mica i silfi in cerca d'un morbido guanciale: i silfi,
che albergano nelle scoscenditure de' monti, fra' sassi, sotto le
foglie, non hanno nè cuscini, nè materazza, nè coltrici, nè capezzali;
Ariele parla del _fresco guanciale_ offerto naturalmente dall'erba.
Difatti, Fausto è _auf blumigen Rasen gebettet_, -- «coricato sull'erba
fiorita». -- Il Marini dice similmente di un suo personaggio: _Or,
perchè 'l sol già poggia e i poggi inaura, Lascia i riposi de l'erboso
letto_ (_Adone XV. 25._) ed anche: _Giacea sul piumacciuol d'un violeto
Lungo un ruscel freschetto e cristallino, Corcato quasi in morbido
tappeto Un pargoletto e tenero bambino_ (_Adone XV. 33._ Vedi pure, III.
84: _Avventurosi fiori, erba felice, Che dell'Idolo mio languido e
stanco, Siete guanciali al volto e piume al fianco_) -- Aleardo Aleardi
ha voluto imitare questa imagine di erboso letto e di giaciglio fiorito,
ed, al solito suo, è riuscito a renderla ridicola e grottesca, dicendo
alla sua Maria; _coi molli Muschi, divelti a le natali ombrie, Farò
sponda a la tua splendida testa D'Italiana_. Il _fatale_ è puro
riempitivo in grazia della rima: il Goethe non ce l'avea messo; nè
l'adoperò il pure ridondante Marini, in un luogo, in cui fa fare al
sonno personificato, la parte, che qui fanno i silfi: _Già da l'ombrose
sue riposte cave De la notte compagno, aprendo l'ali, Con lento e grato
furto il sonno grave Tolse la luce ai pigri occhi mortali. E, con dolce
tirannide e soave, Sparse le tempie altrui d'acque letali. I tranquilli
riposi e lusinghieri S'insignorian de' senni e de' pensieri._ (_Adone
XIV. 43_). Bei versi, ma per me guasti da quello equivocissimo _letale_,
che propriamente vuol dir _mortale_, sebbene il Marino anche altrove ed
altri pure l'abbiano adoperato nel senso di _leteo_; esempligrazia:
L'_isola d'ogni intorno abbracia e chiude (Come scorger ben puoi) l'onda
letale_. -- _Caldo di vigor novello_ è una frasca rettorica, un
ghirigoro senza scopo, invece del semplice e schietto _rinvigorito_ del
testo. _Sciogliersi dal letargo_, significa ridestarsi, rinvenire; ma il
Goethe non dice mica, che Fausto si sveglierà presto, giacchè vuole,
ch'e' dorma tutte l'ore notturne; dice bensì, che, riposando,
rinvigorito dall'obblio del passato e del rimorso perturbatore de' sonni
e de' sogni, nonchè dalla freschezza del giaciglio (siamo anima e
corpo!) cesserà lo spasimo, che gl'irrigidisce le membra, si dileguerà
la rigidità spasmodica. Il Maffei ha sbagliata la punteggiatura del
tedesco, ponendo dopo _Glieder_ il punto, ch'è dopo _ruht_. Nella sua
traduzione s'impara, che il più bello degli obblighi, assolutamente
parlando, è il riaprire gli occhi di uno al sol nascente; sicchè la sora
Maddalena, che mi sveglia il mattino, portandomi il caffè, adempirebbe
con quest'atto solo alle più alte esigenze morali. Non discuto su
codesta teorica: ma il Goethe non l'ha enunciata mai; e dice invece il
_più bel dovere de' silfi_ (de' Silfi, si noti) essere il ridare lo
sventurato alla santa luce, il ridargli la compiacenza di vivere (e non
già, il riaprirne le ciglia al sol novello).
VERSI XXII-XXIX. -- _Tedesco._
_Coro di Silfi._
Wenn sich lau die Lüfte füllen
Um dem grünumschränkten Plan,
Süsse Düfte, Nebelhüllen
Senkt die Dämmerung heran;
Lispelt leise süssen Frieden,
Wiegt das Herz in Kindesruh,
Und den Augen dieses Müden
Schliesst des Tages Pforte zu.