TRADUZIONE LETTERALE

Quando a primavera una pioggia di fiori vien giù librandosi

sopra tutti; quando la verde benedizione de' campi splende a

tutti i terrigeni; la grandezza spirtale de' piccoli silfi

accorre, dove può giovare; o santo o malvagio, (ch'e' sia),

compatisce all'uomo della sventura.

TRADUZIONE DI _Andrea Maffei_.

Allor che la feconda

Piova di maggio cade

Sui campi, e delle biade

La verde spica imbionda,

Picciolo stuol di spiriti

Volenteroso accorre,

E dove possa, al misero

O buono o reo, soccorre.

Il Goethe non parlava degli acquazzoni benefici di maggio, anzi de'

fiori, che, a maggio, cadono, piovono dagli alberi. Come va, che il

Maffei non ha nè visto nè tradotto quel _Blüthen_? I versi tedeschi

rammentano subito il petrarchesco: _Da' be' rami scendea.... Una pioggia

di fior sovra 'l suo grembo... con un vago errore, Girando_;... e si

direbbero tradotti dalla bella canzone di messer Francesco. Girolamo

Benivieni nel suo _Amore_, verso il fine, ha questa ottava sdrucciola a

proposito di certi alberi: _Da' vivi rami lor sospesi pendono Aurei

pomi, onde gli augei si pascono. Poi dolci note al ciel cantando

rendono; E quei, pasciuti, subito rinascono. Da le frondose lor chiome

discendono. In dolce pioggia fior, che, mentre cascono (sic), Vaghe

ghirlande alle fresch'erbe ordiscono, Onde di doppio umor liete

fioriscono._ Il Marino (_Adone_ II. 25.) narra, che Amore, chiamato da

Venere: _Corre ingordo a l'invito; e, colmo un lembo Di fioretti e di

fronde in prima coglie; Poi, poggia in aria; e, sul materno grembo, In

colorita grandine lo scioglie._ Alessandro Guidi in una canzone a

Clemente IX (Giovan Francesco Albani) scrive: _E la dolce degl'inni

aurea famiglia, Quasi d'eterni fior pioggia divina, Discenda in grembo

alla città latina._ Cito siffatti esempî e ne citerò altri in seguito,

ad ogni passo, per mostrare con tutta evidenza, come questa ed altre

immagini, adoperate dal Goethe, non abbiano poi nulla d'insolito, di

strano, nulla che possa confondere o perturbare un traduttore. Egli s'è

avvalso dell'immagine trovata dal Petrarca, a lui ben noto pe' lavori di

Carlo Ludovico Fernow, de' quali sappiamo da' dialoghi di Giampietro

Eckermann, quanto studio e conto facesse; sebbene sia qui detto per

incidenza non valgano agli occhi nostri un fico; ma al Goethe dovea

parer diversamente, perchè gli aprivano in qualche modo l'intelligenza

della poesia Italiana. E forse gli era nota eziandio la Canzone del

Guidi, giacchè in Roma era stato ammesso sotto il nome di Megalio

Melpomenio fra gli Arcadi, che veneravano quel gobbetto pavese come

inventore d'un nuovo modo di poetare. Il Goethe non parla di messe, che

imbionda; siamo in primavera e non in estate. Parla de' verdi campi, che

splendono, ridono, suscitano speranze a tutti i terrigeni, tanto a'

bruti, quanto agli uomini, quanto agli spiriti elementari, fra' quali

sono da noverarsi Ariele ed i silfi. Questo sentimento sparisce nella

versione del Maffei. Il Goethe non dice, lo stuolo degli spiritelli

esser piccolo, chè anzi da tutta la scena risulta folto. Dice bensì, che

i silfi sono nanerottoli; e marca l'antitesi fra la piccolezza delle

forme e la grandezza spiritica o spirituale o spiritellesca, come a me

parrebbe meglio, per la somiglianza con _istenterellesco_. Così il

Bernia dice del demonio Scarampino: _Minuto il ghiottarello e piccolino,

Ma bene è grande e grosso di malizia._ Così l'Imperiale nel _Casalino_:

_Anco statura in noi par, che si vante, Se in vene anguste più, più

furia spande; Più coraggio ha quel cor che meno è grande, Ed ha corpo

pigmeo spirto gigante._ Così il Padre Carlo Casalicchio della Compagnia

di Gesù dice (_L'Utile nel Dolce._ V. I. I.) che Sant'Antonio, vescovo

di Firenze era: -- «detto così, perchè quanto era grande d'animo, di

santità, di dottrina e di prudenza, tanto era piccolo di statura e di

corpo». -- Così Vittorio Betteloni, dopo aver detto, che il Cavour era

piccolo, sclama: _Oh fu pur grande il piccioletto conte!_ La magnanimità

de' silfi li fa non solo soccorrere, anzi pur compatire allo infelice; e

questo sentimento è significato con energia dallo intraducibile

_jammern_ (eccitar compassione) che, avendo per soggetto il compatito e

reggendo il compassionante all'accusativo, ci dimostra questi passivo.

Ma tutte le siffatte intenzioni e gradazioni spariscono nel Maffei.

Altro è _misero_, altro è _l'uomo della sventura_: codesta espressione

all'ossianica indica un grande infelice; mentre il vocabolo, che il

Maffei v'ha sostituito, s'attaglierebbe ad ogni sventurato volgare,

anche ad un povero accattone. Ma probabilmente ned Ariele ned i silfi

ned il Goethe si sarebbero tanto curato d'un tapinello qualunque. Le

sono minuzie d'espressione, pure vuol dir molto non averle avvertite. Il

Berchet ha chiamato i contadini d'Italia; _figli dell'affanno_: che

miseria sarebbe il tradurre o l'interpretare come se dicesse soltanto

_affannati_! Giorni fa, visitando la _bella villanella_ di Michelangelo,

lessi scarabochiati col lapis su d'una lapide que' versi: _Amo la tomba,

ove si dorme in pace; Ove all'eterno figlio del dolore È pio conforto

una solinga face, Una stilla di pianto e un mesto fiore._ Sostituire in

essi _addolorato_ a _figlio del dolore_, o non sarebbe un'insipienza

imperdonabile? Del resto, quasi tutti questi spropositi del Maffei sono

ripetizione de' commessi dal prof. Giuseppe Gazzino, che aveva tradotto

così: _Appena vien, che cada Dal cielo in primavera Su' campi la

rugiada; Appena è, che si veggia La messe, che biondeggia; Piccoli Silfi

a stuolo Traggon per dare aita, A quanti son, che in duolo Menan quaggiù

la vita. Sia tristo od innocente, Se da miseria afflitto, A lor pietade

ha dritto._ Io non ho qui ad occuparmi de' farfalloni del Gazzino, che,

nell'atto quarto, giunge sino a scambiare un paio di stivali con una

coppia di rospi; quindi mi basterà di averlo mentovato una volta. E mi

asterrò da ulteriori riscontri, che indurrebbero a sospettare, aver

tanto egli quanto il Maffei tradotto non dall'originale anzi da una

cattiva traduzion francese.

VERSI IX-XIII. -- _Tedesco._

_Segue Ariele._

Die ihr diess Haupt umschwebt im luft'gen Kreise,

Erzeigt euch hier nach edler Elfen-Weise,

Besänftiget des Herzens grimmen Strauss;

Entfernt des Vorwurfs glühend bittre Pfeile,

Sein Innres reinigt von erlebtem Graus.

Fame usurpate · 第 49 / 72 题