X. -- _Seconda Digressione._

E quì mi permetterò di sconfinare una seconda volta dal tema.

Nel mondo, qual'è, ciascuno procura di uscir dal branco, di farsi avanti

comecchessia, ad ogni costo, ben sapendo di contare per avversarii,

congiurati a' suoi danni, tutti gli altri bipedi implumi. Lo Svarto

dell'_Adelchi_ è l'uomo, perchè ambiziosi siam tutti di più o men degna

ambizione; tutti aspiriamo ad essere de' _parvenus_, a rifarci, a

poggiare, a sublimarci. Giulio Cesare ambisce la conquista del mondo, e

la Carminella crestaina di portare il cappellino: l'objetto varia in

infinito, ma la passione rimane sempre quella stessa. A tutti è innato

il desiderio, anzi, il bisogno di sovrastare, di soperchiare e di godere

quelle poche soddisfazioni della vita, che sono tanto infinitamente

minori di numero alla richiesta. Sappiamo e dal proverbio, e, pur

troppo, dall'esperienza: _i cani essere più delle lepri e le trappole

più dei topi_; e quindi ciascun s'industria, o con la violenza o con

l'astuzia, di sfollare, ritardare, sgarare, superare i competitori.

Dovunque è proposto un tozzo di pane a cento affamati, ognun d'essi sarà

cordiale e capital nimico de' novantanove rimanenti. Dovunque una corona

è in disputa fra dieci pretendenti, ciascun di costoro farà quanto è in

lui per sottrarla alla cupidigia degli altri ed imporla al proprio capo.

Dovunque c'è una donna per gli amori d'un intero popolo, accadrà, come

un poeta fa raccontare ad una certa Filomena essere intravvenuto, quando

fu rapita da ladroni ghezzi:

Ma di me sono tutti incaloriti:

E mentre ognun mi chiede, ognun mi vuole,

Vengon tra loro ad acerbe parole.

Da le parole poi vengono ai fatti,

E si dànno le sciable per la testa,

Sicchè si sono omai quasi disfatti.

Un drappello di pochi ancor ne resta,

Ma questi pur si batton come matti.

Che più? Con sommo mio piacere e festa,

Veggo i nemici miei condotti a morte

E il ciel ringrazio di sì bella sorte.

Accadrà, insomma una battaglia _omnium in omnes_, di tutti contro tutti,

e, quel ch'è peggio, l'infelice correrà il brutto rischio di non venire

isforzata da nessuno, quando la cosa avesse a finire come

nell'_arcisopratragichissima tragedia, Rutzvanscad il giovane_, dove

nella chiusa, il suggeritore emerge dalla buca, col manoscritto sotto il

braccio e col lanternino in mano, per dire:

Uditori, m'accorgo, che aspettate,

Che nuova della pugna alcun vi porti;

Voi l'aspettate invan; son tutti morti.

Ove un ambizioso con parole o con fatti si proponga candidato ad un

impero, giurabbacco! dobbiamo tenerci avvisati, _id est_ mezzo salvati.

Sarebbe arcadica semplicità l'aspettarsi, che gli scrupoli il distolgano

dall'adoperare i mezzi conducenti allo scòpo; e buassaggine pretta il

figurarci, che accordandogli dieci o cinquanta, cioè agevolandogli il

modo d'ottener tutto, egli debba codardamente contentarsi a smettere dal

proseguire il suo ideale. _Chi più ne ha, più ne vorrebbe_: somministrar

denaro al biscazziere, non sembra il rimedio più opportuno per guarirlo

dalla furia del giuoco; o care le mie fanciulle, ed a voi, che avete un

tantin di malizia, io chieggo, se il concedere un baciuzzo

all'innamorato, anzichè appagarlo, non serva ad istimolarne più e più le

voglie?

Ora quali sono i mezzi per conseguire l'impero?

Studiate un po' di storia, leggete un po' il Machiavelli, datevi intorno

un'occhiata, dimenticatevi la rettorica filantropinesca, che ci ammorba,

e vedrete quali siano quelli ammessi da' costumi. Ed appunto, perchè

ammessi da' _costumi_, il che importa corrispondenti e conformi alla

coscienza, a' _bisogni etici_ de' popoli, (che altra origine non hanno i

costumi) non possono, sotto pena d'incongruenza, chiamarsi _immorali_.

Ma, direte, anche il segretario fiorentino li chiama _vie cattive_;

anche secondo lui, le presupposizioni sarebbero contrarie al Bonaparte;

-- «Et perchè il riordinare una città al vivere politico presuppone un

uomo buono et il diventare per violenza Principe di una repubblica

presuppone un uomo cattivo; per questo si troverà, che radissime volte

accaggia, che un uomo buono voglia diventar Principe per vie cattive,

ancorchè il fine suo fosse buono; et che uno reo divenuto Principe

voglia operare bene et che gli caggia nell'animo usare quella autorità

bene, che egli ha male acquistata». -- Prima di tutto, l'autore dei

_Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio_, qui parla secondo l'uso

volgare: ma in politica non ci è veramente nulla di cattivo e di male,

tranne ciò, che non serve a raggiungere lo scopo e contraddice

apertamente alle consuetudini leali, appunto come nella guerra. E poi,

se anche le azioni per le quali il terzo Bonaparte è giunto ad afferrare

quel potere, ch'esercita pel bene universale, fossero triste, dovremmo

ammirare ed amar di più quel generoso, il quale, pur di giovare agli

altri, a' più, avrebbe consentito a macchiar la propria fama e la

propria coscienza. Sacrificar la illibatezza propria alla salute

pubblica è l'apice della virtù.

Così va studiato quell'ardimento del Due Dicembre, che fondò l'impero

francese, forse efimero; ed ha fondato il Regno d'Italia, certamente

duraturo. Napoleone avea manifestato chiaro il proposito di continuare

la quarta dinastia; la sua candidatura presidenziale fu posta ed

interpretata come candidatura imperiale, e la maggioranza de' francesi

l'approvò; l'Assemblea nazionale approvò le richieste di denaro e la

condotta politica di lui presidente; il colpo di stato s'era udito

annunziare e procrastinare più volte che la prima recita del _Fausto_

dal Majeroni; il Thiers gridava: _l'impero è fatto_, ed il popolo

applaudiva; l'intero popolo franzese, che avea nominato il presidente,

gli fu complice per isgozzar la repubblica. Quanto vien fatto dal capo

dello stato libero, è da ritenersi fatto da tutti i cittadini. _Si

consentiunt homines plures, ut quidquid fecerit unus aliuquis, vel

coetus ex pluribus, id se pro actione unuscujusque ipsorum habituros

esse, erit unusquisque actionum quas is homo vel coetus faciet auctor.

Neque ergo actionem ullam illorum accusare potest, quin se ipsum

accuse:_ dice san Tommaso Hobbes. Ciò posto, come può chiamarsi

tradimento, misfatto ed infamia quell'azione? Arretrandosi dal compiere

il colpo di Stato, Napoleone avrebbe dato pruova d'essere non mica un

galantuomo, veh, anzi il _casto Giuseppe_ del poter supremo, un

quissimile del Pietro Morrone dantesco, _che fece per viltade il gran

rifiuto_ ed è tanto differente dallo storico. Chiamatelo pure sfinge;

dite pure di lui quanto Lorenzo Bellini diceva del bucchero:

Non si direbbe mai, nè quel, ch'egli è,

Nè quel, ch'ei fu, nè quel, ch'egli sarà;

E molto men quel, ch'ei pensa fra sè,

E quel, ch'egli ha pensato e penserà;

Nè si direbbe mai quel, ch'egli fè,

E quel, ch'ei va facendo e ch'ei farà:

Perch'egli è un così stranio oltramontano,

Che dio ne guardi ogni fedel cristiano.

Che per questo? In fin de' conti poi l'incomprensibilità può essere in

due modi: o per colpa dell'objetto, che non si lasci comprendere, o per

colpa del subjetto, che non sappia comprendere: quand'io mi sono

spiegato chiaro, chi non capisce, suo danno. È proprio il caso di dire

come quel tale, cui s'enumeravano tutte le indegnità del Voltaire,

conchiudendo, ch'e' non conosceva neppure l'ortografia: -- «Tanto peggio

per Monna Ortografia.» -- «Dicendo Neri di Gino Capponi a Cosmo de'

Medici: _Io vorrei, che tu mi dicessi le cose chiare, sì, ch'io le

intendessi;_ gli rispose: _Impara il mio linguaggio._» -- Ludovico

Domenichi nelle _Facezie_ (Venezia, Muschio, M.D.LXII. Libro III. pag.

184). Allorchè Vittorio Hugo esorta a non pugnalare il terzo imperatore

de' franzesi, perchè _le gogne infami han d'uopo talvolta d'esser

fregiate da un imperadore_; e, rivolgendosi a' popoli, esclama: _Largo,

largo, quest'uomo è segnato. Lasciate passar Caino, è cosa di dio_; che

volete? io mi ricordo la iscrizione sotto il ritratto dello Spinosa,

premesso alla biografia impastata stranamente di diatribe e panegirico,

che ne compilò il buon Padre Gesuita Giovanni Colero. Dice: _Benedictus

de Spinosa, Amstelodamensis, Gentis et professionis Judaeus, postea

cetui Cristianorum se adiungens, primi systematis inter Atheos

subtiliores Architectus, tandem, ut Atheorum nostrae aetatis Princeps,

Hagae Comitum infelicem vitam clausit, characterem reprobationis in

vultu gerens._ E l'Hegel, se non erro, sclamava press'a poco in tal

forma: -- «Concedo. Sì! Porta quel carattere in volto, ma è segno di

riprovazione attiva e non già passiva. Lui Spinoza, degno d'esser

canonizzato almen quanto Tommaso d'Aquino per la vita immacolata e per

que' miracoli delle sue scritture, dall'alto della sua mente riprova

ogni menzogna, ogni iniquità; ed i reprobi, siete voi, RR. PP. e chi

tiene della vostra, o parteggia per voi.» --

Ma v'ha più. I cataclismi politici non derivano la ragion d'essere da'

capricci o dalle passioni individuali di questo o quello ambizioso,

checchè paja. Anzi hanno una maggiore e più remota necessità storica, la

quale si manifesta negl'individui, ne' loro capricci e nelle loro

passioni: _est deus in nobis_. A rimutare il governo di un popolo

storico, non basta che ad un presso ch'io non dissi ne spunti in capo il

pio desiderio. Grazie al cielo, le leggi dell'enucleazione civile sono

fatali; e non possono venir contorte, falsate, impedite, arremorate, no,

dalle pazzie d'un capoameno, dalle malvagità d'un farabutto, o dalle

castronerie inique e da' misfatti buffoneschi d'un coso, che sia, come

la tela del Negrotto, ordita di coglione e ripiena di baron con l'effe.

Napoleone III, nel crearsi autocrata dei franzesi, adempiva una gran

missione, incarnava un sogno popolare, soddisfaceva un bisogno

sentitissimo; basta considerar le grandi conseguenze, delle quali è già

stato fecondo quell'atto, e restringendomi a citarne una:

l'_Unificazione d'Italia_, per benedirlo ed allelujarlo e chiamarlo:

santo, santo, santo!

Del resto, e' si sa, _notus lippis et tonsoribus_, che a fare un'opera

benefica e di fiorita carità, conviene avere il cuore vieppiù duro e

lapideo, che per non farla. Dicono spietato Napoleone, perchè macellò

pochi facinorosi, e, fors'anche, per intimidire, alquanti non

facinorosi. Ma se, con un animo di più molli tempre, avesse aborrito da

ogni omicidio, quali carneficine, quali sciagure non avrebbero in breve

flagellata la Francia ed il mondo, quando le parecchie sette monarchiche

e le infinite più o men repubblicane, famose queste per la dappocaggine

e perversità dei capi, si sarebbero disputata la signoria al suo uscir

d'ufficio? Taccio di nojaltri Italiani, che forse ora saremmo ridotti

allo stato di mandra; e della Siria, dove ogni anno si rinnoverebbero le

solite stragi; e del Messico, che non avrebbe la prospettiva felice di

diventare una Monarchia autonoma e senza pronunciamenti e senza guerre

civili in permanenza. Taccio di Parigi e Lilla e Marsiglia e tante altre

città micidiali, rese ormai saluberrime. Che importa, a petto a questi

risultati, il sangue di qualche demagogo, di qualche monello, di qualche

femminetta o di qualche frustamattone? Ah, se il due-dicembre è un

misfatto, sarebbe capace di far rinnegare il culto della virtù ad

Aristide in persona! Renda, chi può, frequenti questi benefici delitti;

e noi, se pur siamo uomini e non pecore matte o donnicciuole isteriche,

adoriamoli, esaltiamoli e proseguiamone gli autori d'immensa

riconoscenza e pertinace[16].

[16] Io scriveva così nel M.DCCC.LXV; undici anni fa. Ora l'impero

francese è crollato; e delle creazioni di Napoleone avanza solo il

Regno d'Italia, che durerà, ne vivo certo, malgrado i pericoli, che

corre, affidato in mani indegne, incapaci e malsicure; soffrendo

della vergogna e della jattura presente, confido nello avvenire.

Avrei potuto sopprimere questo squarcio o rimutarlo; non ho voluto.

L'ammirazione, la devozione, la riconoscenza, la reverenza, che

sentivo allora per Napoleone, sono divenute forse anche maggiori,

per la pietà della gran tragedia in cui cadde e sparve.

Questa scappata semipolitica m'è sembrata buona ad intercalarsi, acciò

la lode d'una poesia antinapoleonica non si scambiasse per sintomo

d'antibonapartismo.

Fame usurpate · 第 33 / 72 题