IX. -- _L'epopea del Fausto._

Che il mondo sia sgovernato da due principî belligeranti, che, sgarati a

vicenda, sono ambo eterni:

_.... deux principes en guerre,_

_Qui, vaincus tour à tour, sont tous deux immortels;_

che sia da considerarsi come una scacchiera, sulla quale Ormuz ed

Arimane, il Signore ed il demonio, muovono nojaltri come tanti re,

regine, alfieri, cavalli, torri e pedine; è un antichissimo concetto,

fondato sull'apparente dualismo fra il bene ed il male, e nel quale

stupendamente si può esporre lo strazio disperato dell'umana vita; chè,

quantunque abbia già servito a tutti e tanti poeti, non è ancora

sfruttato. Nel libro di Giobbe e nel _Paradiso perduto_ di Giovanni

Milton (altra riputazione in gran parte usurpata!) è veduto seriamente;

è preso invece comicamente in una Ballata di Vittorio Hugo. Essa ballata

contiensi nel capolavoro poetico del Besanzonese, nel solo volume, che

gli prorompesse veracemente da precordî, in que' virulenti _Castighi_,

cumolo d'ingiuste, assurde, ma appassionate invettive e diatribe contro

il governo del non mai troppo laudato Due Dicembre, che documentano ad

una la somma fantasia poetica dell'autore e la sua mancanza di criterio

e dappocaggine politica. Non v'è opera in qualsiasi letteratura, che

possa reggere al paragone di quest'alito infiammato: altro che i giambi

archilochei; altro che la bile del vecchio Giovenale -- «turgido di

urente lava» -- _gonflé de lave ardente_; altro che il Misogallo; o

l'incalzante invettivare di Augusto Barbier! Un alemanno maestro di

musica ed opuscolista di spirito, chiama i _Castighi_: -- «una colossale

sinfonia dell'ira, dell'odio, dell'ironia; in onor della quale

occorrerebbe supporre una decima figliuola al vecchio padre Apollo, ed

insediare nella Mitologia una decima Musa, col ferro e col fuoco per

attributi. Sono la miglior pruova della _mostruosità_ di Luigi

Napoleone, dell'esser egli qualcosa di soprannaturale; però che ogni

uomo mortale, straordinario e buono,[15] sarebbe stato di necessità

moralmente e materialmente annichilito da quest'opera» -- come i tipi

della vecchia Toscana dall'acre scherzare di Beppe da Monsummano. --

«L'ho letta e riletta e divorata per ben dieci volte sussecutive, con

entusiasmo ed edificazione; le debbo d'aver passate alcune ore

impareggiabili, tanto più che l'ebbi presto ravvisata per una mera

fantasia dell'autore. Peccato! ma il Napoleone de' _Castighi_, non

esiste se non nella mente del poeta. Peccato? anzi, sbaglio, meglio

così; ridonda a maggior gloria di Vittorio Hugo l'aver non solo dato

forma d'arte al suo objetto, ma l'averlo inventato di pianta. E lo

Imperator de' franzesi insuperbisca -- ed aggiunga all'elenco de'

benefizî resi all'uman genere -- d'avere, quantunque indirettamente,

ringiovanita la vena poetica dell'Hugo, che sarebbe finalmente

isterilita a furia di chiacchiere nell'Assemblea.» -- L'autore di questi

brani si chiama Giovanni di Buelow; ch'è diventato, più che pe' suoi

concerti, celebre, perchè la moglie lo ha piantato lì per andarsene a

star col Wagner.

Spregiator del passato

Dal presente spregiato....

O musicante, che ci vieni a dire,

Che le tue note son dell'avvenire?

Che ne sai tu? Via, lascia a' nascituri

Il vanto de' spropositi futuri.

[15] Idiotismo Napoletano, del quale chieggo umilmente scusa alla

memoria del marchese Puoti. Per chi non ebbe la ventura (o

sciagura, secondo ch'e' si giudica) di nascere

In quel corno d'Italia, che s'imborga

Di Bari, di Gaeta o di Crotona;

Da ove Tronto e Verde in mare sgorga;

non comprendesse il significato e l'efficacia di quell'_e buono_,

noto, che _straordinario e buono_ equivale al dire: _per quanto

straordinario sia, ancora che sia straordinario_.

L'opuscoletto, pubblicato anonimo in Berlino nel MDCCCLIX, s'intitola:

_Critica di Napoleone III, modesto tentativo di operar la cataratta alla

Democrazia_.

Fame usurpate · 第 32 / 72 题