Che il mondo sia sgovernato da due principî belligeranti, che, sgarati a
vicenda, sono ambo eterni:
_.... deux principes en guerre,_
_Qui, vaincus tour à tour, sont tous deux immortels;_
che sia da considerarsi come una scacchiera, sulla quale Ormuz ed
Arimane, il Signore ed il demonio, muovono nojaltri come tanti re,
regine, alfieri, cavalli, torri e pedine; è un antichissimo concetto,
fondato sull'apparente dualismo fra il bene ed il male, e nel quale
stupendamente si può esporre lo strazio disperato dell'umana vita; chè,
quantunque abbia già servito a tutti e tanti poeti, non è ancora
sfruttato. Nel libro di Giobbe e nel _Paradiso perduto_ di Giovanni
Milton (altra riputazione in gran parte usurpata!) è veduto seriamente;
è preso invece comicamente in una Ballata di Vittorio Hugo. Essa ballata
contiensi nel capolavoro poetico del Besanzonese, nel solo volume, che
gli prorompesse veracemente da precordî, in que' virulenti _Castighi_,
cumolo d'ingiuste, assurde, ma appassionate invettive e diatribe contro
il governo del non mai troppo laudato Due Dicembre, che documentano ad
una la somma fantasia poetica dell'autore e la sua mancanza di criterio
e dappocaggine politica. Non v'è opera in qualsiasi letteratura, che
possa reggere al paragone di quest'alito infiammato: altro che i giambi
archilochei; altro che la bile del vecchio Giovenale -- «turgido di
urente lava» -- _gonflé de lave ardente_; altro che il Misogallo; o
l'incalzante invettivare di Augusto Barbier! Un alemanno maestro di
musica ed opuscolista di spirito, chiama i _Castighi_: -- «una colossale
sinfonia dell'ira, dell'odio, dell'ironia; in onor della quale
occorrerebbe supporre una decima figliuola al vecchio padre Apollo, ed
insediare nella Mitologia una decima Musa, col ferro e col fuoco per
attributi. Sono la miglior pruova della _mostruosità_ di Luigi
Napoleone, dell'esser egli qualcosa di soprannaturale; però che ogni
uomo mortale, straordinario e buono,[15] sarebbe stato di necessità
moralmente e materialmente annichilito da quest'opera» -- come i tipi
della vecchia Toscana dall'acre scherzare di Beppe da Monsummano. --
«L'ho letta e riletta e divorata per ben dieci volte sussecutive, con
entusiasmo ed edificazione; le debbo d'aver passate alcune ore
impareggiabili, tanto più che l'ebbi presto ravvisata per una mera
fantasia dell'autore. Peccato! ma il Napoleone de' _Castighi_, non
esiste se non nella mente del poeta. Peccato? anzi, sbaglio, meglio
così; ridonda a maggior gloria di Vittorio Hugo l'aver non solo dato
forma d'arte al suo objetto, ma l'averlo inventato di pianta. E lo
Imperator de' franzesi insuperbisca -- ed aggiunga all'elenco de'
benefizî resi all'uman genere -- d'avere, quantunque indirettamente,
ringiovanita la vena poetica dell'Hugo, che sarebbe finalmente
isterilita a furia di chiacchiere nell'Assemblea.» -- L'autore di questi
brani si chiama Giovanni di Buelow; ch'è diventato, più che pe' suoi
concerti, celebre, perchè la moglie lo ha piantato lì per andarsene a
star col Wagner.
Spregiator del passato
Dal presente spregiato....
O musicante, che ci vieni a dire,
Che le tue note son dell'avvenire?
Che ne sai tu? Via, lascia a' nascituri
Il vanto de' spropositi futuri.
[15] Idiotismo Napoletano, del quale chieggo umilmente scusa alla
memoria del marchese Puoti. Per chi non ebbe la ventura (o
sciagura, secondo ch'e' si giudica) di nascere
In quel corno d'Italia, che s'imborga
Di Bari, di Gaeta o di Crotona;
Da ove Tronto e Verde in mare sgorga;
non comprendesse il significato e l'efficacia di quell'_e buono_,
noto, che _straordinario e buono_ equivale al dire: _per quanto
straordinario sia, ancora che sia straordinario_.
L'opuscoletto, pubblicato anonimo in Berlino nel MDCCCLIX, s'intitola:
_Critica di Napoleone III, modesto tentativo di operar la cataratta alla
Democrazia_.