CAPITOLO XXIII

Fin dalla giornata memorabile del villaggio, quando con eterna vergogna

sulle proprie file ripiegarono in faccia alla bandiera della Croce,

i Turchi giurato aveano nuovamente l’esterminio totale de’ Cristiani

della Selleide. A fine pertanto di guadagnare una volta quelle rupi

formidabili di cui non v’era pietra che macchiata non fosse di sangue

infedele, Mouctar le stringeva di blocco rigoroso, ingrossandone la

linea coi ragguardevoli contingenti di truppe che suo padre ogni giorno

spedivagli dalla capitale dell’Epiro. La viltà di quei Maomettani

incapaci di aperta forza, ed avvezzi ad operare soltanto con mezzi

indiretti, aspettava così tranquillamente in sicuro la necessaria

caduta di Suli: numeravansi con tripudio i giorni che passavano; ed

avrebbesi pur voluto che il tempo accelerato avesse il proprio corso,

onde più presto pascere i feroci sguardi sulle vittime infelici,

che consunte dalla fame attendevansi al campo a deporre le armi, e

ad implorare indarno dai vincitori pietà. Quale immensa carneficina

sarebbesi allor fatta degli inermi! Quante piramidi di umane teste

offerte all’onore del culto di Maometto!! Quali smodate grida di

barbara gioja innalzato avrebbero, lordi di sangue, gl’impuri settatori

del fanatismo!!!

Ma il contagio che, nato dalle mefitiche esalazioni delle paludi e dai

fetidi miasmi delle stivate orde dei Barbari sotto la sferza di un sole

cocente, iva poco a poco mietendo l’esercito Infedele, parve diminuire

sì nobili speranze. La mano dell’Onnipotente aggravavasi sui Turchi

ogni dì più minacciosa. Una ardente febbre, ed una sete inestinguibile,

spingevano i soldati ad eccessi di furore. Alcuni di essi ammorzar

tentando il fuoco che loro serpeggiava nelle vene, gittavansi disperati

entro le tiepide paludi, e vi si annegavano. Altri cui violento

spasmo lacerava le viscere, giaceano bocconi sull’arida sabbia: quivi

in mille guise dibattendosi, e franti i negri buboni della peste,

perivano miseramente in mezzo ad orribili grida, ed al sangue che denso

sgorgava in copia dalle piaghe. Altri, traendo a forza un affannoso

respiro, morivano soffogati: ed altri più coraggiosi, cui il contagio

allora assaliva, prevenivano tanti mali col darsi la morte!... O

divina Giustizia! come tremenda punisci chi fra la strage ed il sangue

rovesciar tenta gli altari dell’Onnipotente!!

Avvilito per sì grave sciagura che minacciava la totale ruina

dell’esercito, Mouctar risolvevasi a togliere il blocco, e ad

allontanarsi dal teatro della morte, riserbando a tempi più opportuni

la vendetta ed il giurato sterminio dei Suliotti: e già d’ira pieno e

di dispetto preparavasi a partire, allorquando l’aria che fino allora

stata era irrespirabile, temperassi ad un tratto, e fresca addivenne.

Il Picco di Kunghi allontanato avea dalle sue cime un gruppo di dense

nubi, che stendendosi minacciose sulle minori rupi, e sul campo degli

Infedeli, tutto coprirono il cielo: s’udì tremendo il fragore del

tuono; scoppiò sanguigna la folgore, e rovesci di pioggia precipitarono

sulla terra, durando un intero giorno sempre dirotti ed eguali.

Strariparono i torrenti: e seco trascinando i cadaveri degli estinti,

tutto dilavarono quell’infetto terreno. Cedettero finalmente le acque:

spinte da un vento impetuoso sgombrarono le nubi dall’aria purificata,

ed il contagio disparve.

In questo frattempo giunto era da Giannina al campo de’ Turchi un

ragguardevole rinforzo condottovi da Velì secondo figlio del Satrapa:

surrogato al fratello nel comando dell’esercito, aveva ordine dal

padre di conquistare ad ogni modo la Selleide, ed esterminare coloro

pe’ quali sofferta erasi tanta sciagura. Comandò pertanto ai Dervis di

preparare colla preghiera il generale attacco dei nemici nel giorno

seguente; ed a tal uopo si offrì il _courban_, ossia sacrifizio di

cinquanta pecore nere, ad _Azraele_, Genio dei sepolcri, succeduto

nella orientale mitologia al Mercurio condottiero delle anime.

«L’onore delle vostre armi (esclamava Velì animando i soldati) vi

chiama a quelle formidabili rupi tenute finora dagli schiavi, e

che create furono per voi. Su, dunque: si vada a conquistarle, e si

uccidano coloro che ardirono opporvisi, e cagionarvi tanti mali: non

si rispetti nè sesso, nè età. La vittoria è sicura: Allàh ve l’addita

dall’alto di quelle montagne: correte ad ottenerla!»

Il fanatismo de’ Maomettani si scosse, ed i superstiziosi Dervis non

cessarono di mantenerlo. Ognuno preparò le proprie armi, e si dispose

al Sole novello pel generale attacco su tutti i punti nemici.

Olimpia; ossia, L'orfana della Selleide · 第 32 / 39 题