Fin dalla giornata memorabile del villaggio, quando con eterna vergogna
sulle proprie file ripiegarono in faccia alla bandiera della Croce,
i Turchi giurato aveano nuovamente l’esterminio totale de’ Cristiani
della Selleide. A fine pertanto di guadagnare una volta quelle rupi
formidabili di cui non v’era pietra che macchiata non fosse di sangue
infedele, Mouctar le stringeva di blocco rigoroso, ingrossandone la
linea coi ragguardevoli contingenti di truppe che suo padre ogni giorno
spedivagli dalla capitale dell’Epiro. La viltà di quei Maomettani
incapaci di aperta forza, ed avvezzi ad operare soltanto con mezzi
indiretti, aspettava così tranquillamente in sicuro la necessaria
caduta di Suli: numeravansi con tripudio i giorni che passavano; ed
avrebbesi pur voluto che il tempo accelerato avesse il proprio corso,
onde più presto pascere i feroci sguardi sulle vittime infelici,
che consunte dalla fame attendevansi al campo a deporre le armi, e
ad implorare indarno dai vincitori pietà. Quale immensa carneficina
sarebbesi allor fatta degli inermi! Quante piramidi di umane teste
offerte all’onore del culto di Maometto!! Quali smodate grida di
barbara gioja innalzato avrebbero, lordi di sangue, gl’impuri settatori
del fanatismo!!!
Ma il contagio che, nato dalle mefitiche esalazioni delle paludi e dai
fetidi miasmi delle stivate orde dei Barbari sotto la sferza di un sole
cocente, iva poco a poco mietendo l’esercito Infedele, parve diminuire
sì nobili speranze. La mano dell’Onnipotente aggravavasi sui Turchi
ogni dì più minacciosa. Una ardente febbre, ed una sete inestinguibile,
spingevano i soldati ad eccessi di furore. Alcuni di essi ammorzar
tentando il fuoco che loro serpeggiava nelle vene, gittavansi disperati
entro le tiepide paludi, e vi si annegavano. Altri cui violento
spasmo lacerava le viscere, giaceano bocconi sull’arida sabbia: quivi
in mille guise dibattendosi, e franti i negri buboni della peste,
perivano miseramente in mezzo ad orribili grida, ed al sangue che denso
sgorgava in copia dalle piaghe. Altri, traendo a forza un affannoso
respiro, morivano soffogati: ed altri più coraggiosi, cui il contagio
allora assaliva, prevenivano tanti mali col darsi la morte!... O
divina Giustizia! come tremenda punisci chi fra la strage ed il sangue
rovesciar tenta gli altari dell’Onnipotente!!
Avvilito per sì grave sciagura che minacciava la totale ruina
dell’esercito, Mouctar risolvevasi a togliere il blocco, e ad
allontanarsi dal teatro della morte, riserbando a tempi più opportuni
la vendetta ed il giurato sterminio dei Suliotti: e già d’ira pieno e
di dispetto preparavasi a partire, allorquando l’aria che fino allora
stata era irrespirabile, temperassi ad un tratto, e fresca addivenne.
Il Picco di Kunghi allontanato avea dalle sue cime un gruppo di dense
nubi, che stendendosi minacciose sulle minori rupi, e sul campo degli
Infedeli, tutto coprirono il cielo: s’udì tremendo il fragore del
tuono; scoppiò sanguigna la folgore, e rovesci di pioggia precipitarono
sulla terra, durando un intero giorno sempre dirotti ed eguali.
Strariparono i torrenti: e seco trascinando i cadaveri degli estinti,
tutto dilavarono quell’infetto terreno. Cedettero finalmente le acque:
spinte da un vento impetuoso sgombrarono le nubi dall’aria purificata,
ed il contagio disparve.
In questo frattempo giunto era da Giannina al campo de’ Turchi un
ragguardevole rinforzo condottovi da Velì secondo figlio del Satrapa:
surrogato al fratello nel comando dell’esercito, aveva ordine dal
padre di conquistare ad ogni modo la Selleide, ed esterminare coloro
pe’ quali sofferta erasi tanta sciagura. Comandò pertanto ai Dervis di
preparare colla preghiera il generale attacco dei nemici nel giorno
seguente; ed a tal uopo si offrì il _courban_, ossia sacrifizio di
cinquanta pecore nere, ad _Azraele_, Genio dei sepolcri, succeduto
nella orientale mitologia al Mercurio condottiero delle anime.
«L’onore delle vostre armi (esclamava Velì animando i soldati) vi
chiama a quelle formidabili rupi tenute finora dagli schiavi, e
che create furono per voi. Su, dunque: si vada a conquistarle, e si
uccidano coloro che ardirono opporvisi, e cagionarvi tanti mali: non
si rispetti nè sesso, nè età. La vittoria è sicura: Allàh ve l’addita
dall’alto di quelle montagne: correte ad ottenerla!»
Il fanatismo de’ Maomettani si scosse, ed i superstiziosi Dervis non
cessarono di mantenerlo. Ognuno preparò le proprie armi, e si dispose
al Sole novello pel generale attacco su tutti i punti nemici.