CAPITOLO IX

Demetrio lusingar non potendosi di un abboccamento colla giovinetta,

dopochè fuggir se la vide dinanzi, nel giorno appresso avea su quella

pietra lasciato il foglio per assicurarsi della propria sorte. Nascosto

dietro un folto cespuglio, avea veduto l’amabile Orfana ed il Vecchio,

che lessero la lettera, e si partirono, senza ch’ei per la lontananza

del loco in cui stavasi, avesse potuto udire una sola parola: ma viste

avea le lagrime dell’uno, ed il passionato atto dell’altra; e ciò

bastò, perchè la speranza tornasse dolcemente a vivere nel suo cuore.

Presago di un felice successo, erasi quindi ricondotto al villaggio ad

aspettar la comparsa del giorno novello.

Era una delle più placide mattine di luglio; e già l’aurora stendeva

il roseo velo per gl’immensi spazii del firmamento, quando il giovine

amante per cui soverchiamente lunga era stata la notte, balzò dalle

piume, e si pose in cammino. Temprato l’animo ad insolita gioja,

contemplava egli per via l’imponente spettacolo del nascere del Sole.

Gli parve che il sorriso dell’Eterno in quell’istante brillasse sulla

terra: la natura animossi; ed il festivo canto degli augelli sparsi

per la campagna e pe’ boschi salutò l’astro portatore del giorno.

Mai più questo sorto non era sì bello per Demetrio: le sue ciglia

s’inumidirono; il tenero suo cuore ne rimase commosso, e palpitò

dolcemente all’augurio felice. Giunto nella foresta dell’eremo,

prima di ricovrarsi dietro l’usato nascondiglio, portossi un istante

presso la cascata della sorgente. Non prima d’allora erasi accorto

il figliuolo d’Eutimia che, per la soverchia impazienza, di più ore

anticipato avea l’appuntamento: più ore dunque eragli forza lasciar

correre prima d’essere informato della propria sorte; e chi non sa

che il tempo, a seconda dalle occasioni, è talora troppo rapido,

troppo tardo talora per un amante? Godendo in quel lungo intervallo di

assidersi egli stesso nel beato suolo su cui già veduto avea riposarsi

le membra della sua bella, volse a caso lo sguardo alla gran pietra

della fontana: ma quale non fu la sua sorpresa, allorquando un foglio

vi discoperse! Un piccolo sasso ch’eravi sovrapposto, impediva al vento

di altrove trasportarlo.

«Se la risposta racchiuder dovesse la mia sventura (esclamò Demetrio

con trasporto) quell’anima pietosa non sariasi così affrettata di

parteciparmela.» Tremante come quei che sta per assicurarsi della

propria felicità, diè un’occhiata rapidissima al foglio: percorso in un

istante tutti i gradi che passano dal dubbio alla certezza; poi tornò a

leggerlo con mente più pacata, e mille baci vi impresse.

«Demetrio! (gli si diceva). Se la vostra Olimpia è capace di

rasciugarvi le amare lagrime versate finora; se un costante amore

per sua parte può rimarginarvi le ferite del cuore, voi da qui

innanzi contar potete liberamente sulla vostra guarigione. Se

già credeste esser da me corrisposto con pari tenerezza, non

v’ingannaste certamente; chè se poi la mia insensata fuga potè

farvi dubitare del contrario, ed io potò affliggervi cotanto,

rammentatevi che vi hanno alcuni momenti sulla terra ne’ quali

noi non siam padroni di noi stessi, e perdonate generoso ad

una eccessiva sensitività che mi fece travedere. — Mio zio, il

rispettabile mio zio annuisce pietosamente alla innocenza dell’amor

nostro, e promette egli stesso renderne felici. Venite dunque fra

le sue braccia, o Demetrio! egli vi attende nell’eremo vicino:

qui troverete pure colei che vi adora; quivi le sue labbra vi

rinnoveranno le proteste di un affetto indelebile, e quivi a voi

daccanto respirar potrà una vita novella la fino ad ora sventurata

Olimpia; ossia, L'orfana della Selleide · 第 16 / 39 题