Demetrio lusingar non potendosi di un abboccamento colla giovinetta,
dopochè fuggir se la vide dinanzi, nel giorno appresso avea su quella
pietra lasciato il foglio per assicurarsi della propria sorte. Nascosto
dietro un folto cespuglio, avea veduto l’amabile Orfana ed il Vecchio,
che lessero la lettera, e si partirono, senza ch’ei per la lontananza
del loco in cui stavasi, avesse potuto udire una sola parola: ma viste
avea le lagrime dell’uno, ed il passionato atto dell’altra; e ciò
bastò, perchè la speranza tornasse dolcemente a vivere nel suo cuore.
Presago di un felice successo, erasi quindi ricondotto al villaggio ad
aspettar la comparsa del giorno novello.
Era una delle più placide mattine di luglio; e già l’aurora stendeva
il roseo velo per gl’immensi spazii del firmamento, quando il giovine
amante per cui soverchiamente lunga era stata la notte, balzò dalle
piume, e si pose in cammino. Temprato l’animo ad insolita gioja,
contemplava egli per via l’imponente spettacolo del nascere del Sole.
Gli parve che il sorriso dell’Eterno in quell’istante brillasse sulla
terra: la natura animossi; ed il festivo canto degli augelli sparsi
per la campagna e pe’ boschi salutò l’astro portatore del giorno.
Mai più questo sorto non era sì bello per Demetrio: le sue ciglia
s’inumidirono; il tenero suo cuore ne rimase commosso, e palpitò
dolcemente all’augurio felice. Giunto nella foresta dell’eremo,
prima di ricovrarsi dietro l’usato nascondiglio, portossi un istante
presso la cascata della sorgente. Non prima d’allora erasi accorto
il figliuolo d’Eutimia che, per la soverchia impazienza, di più ore
anticipato avea l’appuntamento: più ore dunque eragli forza lasciar
correre prima d’essere informato della propria sorte; e chi non sa
che il tempo, a seconda dalle occasioni, è talora troppo rapido,
troppo tardo talora per un amante? Godendo in quel lungo intervallo di
assidersi egli stesso nel beato suolo su cui già veduto avea riposarsi
le membra della sua bella, volse a caso lo sguardo alla gran pietra
della fontana: ma quale non fu la sua sorpresa, allorquando un foglio
vi discoperse! Un piccolo sasso ch’eravi sovrapposto, impediva al vento
di altrove trasportarlo.
«Se la risposta racchiuder dovesse la mia sventura (esclamò Demetrio
con trasporto) quell’anima pietosa non sariasi così affrettata di
parteciparmela.» Tremante come quei che sta per assicurarsi della
propria felicità, diè un’occhiata rapidissima al foglio: percorso in un
istante tutti i gradi che passano dal dubbio alla certezza; poi tornò a
leggerlo con mente più pacata, e mille baci vi impresse.
«Demetrio! (gli si diceva). Se la vostra Olimpia è capace di
rasciugarvi le amare lagrime versate finora; se un costante amore
per sua parte può rimarginarvi le ferite del cuore, voi da qui
innanzi contar potete liberamente sulla vostra guarigione. Se
già credeste esser da me corrisposto con pari tenerezza, non
v’ingannaste certamente; chè se poi la mia insensata fuga potè
farvi dubitare del contrario, ed io potò affliggervi cotanto,
rammentatevi che vi hanno alcuni momenti sulla terra ne’ quali
noi non siam padroni di noi stessi, e perdonate generoso ad
una eccessiva sensitività che mi fece travedere. — Mio zio, il
rispettabile mio zio annuisce pietosamente alla innocenza dell’amor
nostro, e promette egli stesso renderne felici. Venite dunque fra
le sue braccia, o Demetrio! egli vi attende nell’eremo vicino:
qui troverete pure colei che vi adora; quivi le sue labbra vi
rinnoveranno le proteste di un affetto indelebile, e quivi a voi
daccanto respirar potrà una vita novella la fino ad ora sventurata