OLIMPIA.»

Bisognerebbe aver sofferto tutte le amarezze di una passione, ed averne

poi ad uno istante gustate le più soavi delizie, per ben sentire la

situazione di Demetrio in quel punto. Egli, quasi fuori di sè per la

gioja, avviossi rapidamente alla volta dell’eremo: tutti gli oggetti

che allo sguardo se gli presentarono, furono come non esistenti per

lui; i suoi occhi non si fermarono che alla vista dell’amabile Orfana

del vecchio. Penetrato allora da quell’aria di celeste maestà che

splendeva nel volto di lui, il figliuolo d’Eutimia cadde in ginocchio

a’ suoi piedi.

«O voi (disse), uomo divino, che pietoso de’ mali da me finora

sofferti, vi degnaste generoso strapparmi alla sventura, colla promessa

di un felice avvenire, deh, non isdegnate queste calde lagrime che

a me chiama sul ciglio un amore riconoscente! Son desse l’unica cosa

ch’io posseggo di voi meritevole, la sola offerta ch’io farvi possa in

contraccambio di opera sì grande.»

«Ed io le accetto: (risposegli il vecchio sollevandolo dal terreno)

umida n’è tuttor la mia mano, e l’impressione ch’io ne sento, non mai

si cancellerà dalla mia memoria. Eccoti intanto, o giovine virtuoso,

colei che potrà farti felice: i vostri cuori nacquero per amarsi, e voi

sarete uniti fra breve.»

Si trattenne Demetrio nell’eremo tutto il rimanente del giorno,

narrandosi a vicenda con Olimpia le proprie pene: ognuno di essi

confrontolle colle proprie; un nuovo interesse si destò nel grado

più eminente; e fra le proteste di un eterno amore più e più volte

ripetute, sentirono alfine che la sola morte avrebbe avuto sulla terra

la forza di separarli. Allorquando gli ultimi raggi del Sole cadente

annunziarono vicina la notte, Demetrio allontanossi dall’eremo per

restituirsi alla casa di sua madre. Commovente fu oltremodo l’addio:

finchè la distanza il permise, Olimpia seguì coll’occhio l’amante che

partiva; mentre, avvezza al pianto da lungo tempo, avrebbe certamente

versato delle lagrime, se trattenuta non l’avesse il consolante

pensiero che a lei ritornato sarebbe nel giorno seguente.

La festa della _Erosantìa_ che si celebra fra i Greci al principio

della primavera, ossia la festa delle rose novelle, è fra i Suliotti

alle nozze consecrata. Le giovinette spose, coronate il crine

dell’amabile fiore della stagione, condotte vengono dai loro amanti

a piè dell’ara della Croce: quivi il ministro del Signore unisce le

loro destre, e chiama il lavoro del Cielo sulle coppie felici. Questa

era l’epoca fissata dallo zio alle nozze di Olimpia: questa sospirava

continuamente il figliuolo d’Eutimia; e questa attendevasi pure con

impazienza nell’eremo della rupe.

Demetrio frattanto non lasciava di portarvisi ogni giorno, dove più

ore passava in compagnia degli ospiti diletti: occupavasi talora con

Atanasio della cultura dell’orticello, e sovente con Olimpia divideva

il peso delle domestiche cure. Ogni loro azione, ogni moto, animato

era da quel soave sentimento che è la delizia di tutti gli esseri che

respirano: un dolce sorriso accompagnava sempre l’incontro de’ loro

sguardi: ed intanto il buon vecchio, riandando col pensiero ai primi

tempi della gioventù, godeva d’un affetto di cui egli stesso altra

volta creduto sarebbesi capace, e sorrideva dolcemente ad un amore che

apparecchiar sembrava la durevole felicità di sua nipote.

Giorni così avventurati, nella espettazione di altri più belli,

traeva intanto nella rupe l’Orfana di Suli; ma, appunto perchè dolci e

tranquilli, parevano non potersi lungamente convenire a colei, che fin

dalla cuna familiarizzata erasi colla sventura. Sparirono difatto nella

adulta sua giovinezza, colla rapidità stessa con cui altra volta il

fecero nella infanzia: poichè allorquando la nemica fortuna abituossi

a perseguire costantemente un infelice, ben di raro succede che si

arresti dal crudele esercizio: se tuttavia lo sospende, non è che per

brevi intervalli; e questi rendono più acerba la novella sopravvenienza

del dolore, siccome quei baleni che in mezzo al turbine rischiarando

per un istante la terra, riconducono quindi più terribile la oscurità.

Olimpia; ossia, L'orfana della Selleide · 第 17 / 39 题