CAPITOLO VII

Allorquando una profonda tristezza ha lungamente signoreggiato il

cuore dell’uomo, e l’animo di lui si è poco a poco abituato ad una

costante melanconia, può ben questa rendersi più mite per la improvvisa

sopravvenienza della gioja; ma non è già che dileguisi del tutto. Di

fatto, benchè il fausto avvenimento contribuir dovesse a far rivivere

in Demetrio la primiera vivacità (quel dolce invidiabile sentimento

che devesi quasi sempre alla perfetta inesperienza de’ grandi mali)

pure egli non anco aveala racquistata; e la lugubre tinta dell’antico

dolore, benchè più leggera al presente, ottenebrava pure il cuor suo,

— Non si dia in braccio ad una passione, chi brama conservarsi nella

gioconda serenità dello spirito; perduta che sia questa una volta, non

mai si ricupera interamente.

Era già il sole pervenuto alla metà del diurno suo corso, diretti

raggi vibrando sulle rupi di Suli, quando l’amabile figlia d’Evantìa

alle fresche ombre si ricondusse della foresta dell’eremo. L’ardente

luglio percuoteva con una sferza di fuoco la terra: l’erbe ed i fiori

languivano sui campi; cercavano gli augelli nella verdura dei boschi un

più gradevole asilo; mentre le importune cicale, sotto un cielo privo

di nubi, faticavano nel canto.

È ben vero che nella sventura è per l’uman cuore assai consolante

soddisfazione il narrare le proprie pene anche agli inanimati oggetti

che ne circondano; queste allora, se non meno amare, rendonsi pure più

facilmente sopportabili, ed a ragione: poichè l’anima sovente al vivo

dipingendo colle parole la terribile passione da cui trovasi agitata,

col sovente ricopiarla viene a rendersi meno odiosa la immagine

dell’originale. Assisa pertanto sulla fresca sponda del ruscello,

ripigliava Olimpia il flebile suo canto.

Sacro bosco, ermo, e segreto,

Aura pia, chiaro ruscel,

Mie querele a voi ripeto

Che ne foste eco fedel.

Ah! qual suol lampo fugace...

— Ma donde questa dolce armonia che i sensi rapisce? essa accompagnasi

soavemente alla mia voce.

Così Olimpia esclamava, tendendo acutamente l’orecchio; e guardandosi

stupefatta all’intorno: ma di nulla accorgendosi, e punto non dubitando

di essersi ingannata, già a riprender faceasi la usata canzone,

allorquando una grata melodia interruppe nuovamente il silenzio della

selva.

Demetrio ritornato al loco dell’amoroso incanto, attendeva tacitamente

dietro il folto cespuglio l’arrivo della giovinetta: quando questa

comparve, e la flebile cantilena riprese, le dolci note di un flauto

univa egli alle pieghevoli modulazioni della sua voce. — Attonita

Olimpia, e come in dolce estasi rapita, pendeva intanto dagli amorosi

concenti che uscir sembravano dal folto degli alberi. Ma svanita

appena la prima illusione della sorpresa, ed accortasi che un ente

umano era non lunge da lei, in un loco ove dessa erasi sempre creduta

perfettamente sola, non curando di conoscerlo, fuggiva atterrita alla

volta dell’eremo.

Demetrio perder non volendo sì bella occasione per manifestarlesi,

confidando interamente sul proprio onore, e null’altro scorgendo in

quella fuga precipitosa se non che gli effetti di un mal concepito

terrore, o di troppo selvaggia educazione, sperando disingannarla,

seguìa velocemente i suoi passi. Sentendosi inseguita, la innocente

fanciulla ebbe appena il coraggio di rivolger lo sguardo sulle proprie

orme: ma quale non fu il suo sbigottimento, quando in lui che teneale

dietro riconobbe Demetrio! Proruppe in un grido che le morì sulle

fauci: coprì gli occhi con ambe le mani; ed ignorando ella stessa

quanto faceva, entrò barcollando la soglia della vicina cappella.

Colpito come dal fulmine a scena così inaspettata, tutte le circostanze

della quale sembravano dirgli ch’erasi egli ingannato, e che la

giovinetta non avealo amato giammai, Demetrio era rimasto immobile, e

quasi fuori di sè. Rispettando la santità del loco in cui trovavasi,

non ardì penetrare nella cappella: ricalcò rapidamente la strada

percorsa; e si allontanò dalla foresta, pensando ai più espedienti

mezzi onde meglio assicurarsi del vero.

Olimpia; ossia, L'orfana della Selleide · 第 14 / 39 题