In un giorno in cui la sua tristezza era forse maggiore del solito,
egli prese soprappensiero una strada diversa dia quelle fino allora
praticate. Serpeggiava questa nel piano, in mezzo a verde campagne
coronato all’intorno dalle rupi di Suli, presentando all’occhio la
più gradevole scena. Demetrio l’andava percorrendo a lenti passi;
e tutto penetravalo una dolce commozione, allorchè avvidesi che il
terreno cominciava a salire sotto i suoi piedi. Un limpido ruscello
giù scendendo per la china di una rupe, lentamente avviavasi al piano:
l’edera ed il musco abbarbicandosi sulla cima degli scogli, grato
pascolo fornivano alle capre silvestri, che mostrandosi dall’alto
arditamente inerpicate sull’angolo di un sasso, la romita eco
svegliavano cogli spessi belati. Il sublime incanto di questa scena
piacque oltremodo al figliuolo di Eutimia, che, inoltrandosi sempre
più nella rupe, trovossi giunto finalmente nel più folto di una selva.
Quivi tutto cangiava d’aspetto: il solo ruscello che servito avevagli
di guida scorreva ancora mormorando a’ suoi piedi, attraverso un verde
terreno smaltato di fiori. Abeti di gigantesca statura elevavansi al
cielo maestosamente; ed il piacevole alito di un venticello, mitigando
i cocenti raggi del sole, coll’alterno incurvare de’ rami stormir
faceano leggermente le foglie.
A vista così bella il figliuolo di Eutimia si assise sul verde suolo
a piè d’un abete: poggiato il destro cubito sul ginocchio, e sulla
mano la fronte, compiacevasi di sviluppar colla immaginazione i
patetici sentimenti che provava, quando ad un tratto una languida voce
interrompendo il silenzio della foresta, dolcemente lo scosse.
Sacro bosco, ermo, e segreto,
Aura pia, chiaro ruscel,
Mie querele a voi ripeto
Che ne foste eco fedel.
Ah! qual suol lampo fugace
Che fa un guizzo e muor, così
Dal mio sen la cara pace
Rapidissima sparì.
Per me pur ridente un giorno
Una stella in ciel brillò:
Ma fatal Amor d’intorno
L’ali stese, e l’eclissò.
Crudo Amore! or che mi resta
Sull’aurora dell’età?...
D’aspri guai dote funesta,
E il piacer di far pietà.
Così cantava dolcemente una voce femminile; e Demetrio intanto
rapito quasi fuori di sè, levatosi sui piedi, percorreva col guardo
all’intorno quel luogo incantatore. Ma nulla scorgendo fra la
moltitudine delle piante, e sicuro tuttavia di non essersi ingannato,
fece alcuni passi e giunto dietro un folto cespuglio, senza esser
veduto, scoperse a caso in qualche distanza una giovane donna, che,
attingendo l’acqua ad un fonte, di copiose lagrime irrigava il volto
quasi celeste. — Sorpreso a quella vista da un tremito convulsivo,
i suoi occhi si copersero d’un negro velo: un sudor freddo corsegli
per la fronte; le sue ginocchia piegaronsi sotto di lui, e cadde
barcollando sul terreno. — Chi vedeva egli mai!!
Era colei, la bellissima Olimpia. In quei momenti che una veemente
passione rende più crudeli e terribili ad un giovane cuore, ella narrar
soleva le sue pene al silenzio della foresta dell’eremo: i venticelli
raccoltisi fra i rami degli alberi, immoti starano ad udirla; il
limpido ruscello leggermente increspando le sue onde, gorgogliava
appena fra le rive; mentre i mesti gorgheggi dell’usignuolo dir pareano
all’Orfanella di Suli ch’essa non era la sola a lagnarsi sulla terra.
Demetrio non anco perfettamente ristabilito dalla lunga sua malattia,
rivedendo un oggetto che già credeva perduto per sempre, sicuro
quasi di essere amato quanto amava egli stesso, cedendo a mille moti
violenti, caduto era privo di sensi. Tostochè egli si riebbe, diessi
subito a riguardar nuovamente fra gl’intricati virgulti del cespuglio,
ma invano: senza potersi accorgere che un ente umano languiva non
lungi da lei, erasi Olimpia partita mentre ei si giacque svenuto.
Questo infausto contrattempo costò forse qualche sospiro a Demetrio...
ma rinvenuto, avea finalmente l’amabile donna del cuor suo, ogni
altro pensiero dileguossi in faccia a questo; ed un raggio di gioja,
simile a quello del sole dopo la tempesta, rasserenar parve un istante
quell’abbattuta fisonomia.
Accompagnate pertanto dalle più lusinghevoli idee, rivolse il passo
al nativo villaggio, fermo di ricondursi nella stessa ora del giorno
seguente alla foresta della rupe.