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Ma il gusto della vita solitaria stringe l’uomo a tutto ciò che lo
attornia, e l’amore della natura lo inclina ad amare tutto ciò che
essa produce. Da ciò quella gentilezza d’affetto che il nostro Eroe
ebbe sempre per le piante, gli animali, per tutti gli esseri coi
quali per una ragione o per l’altra si trovò a contatto o convisse. E
l’estremo episodio delle due capinere è troppo recente e vivo nella
memoria, perchè sia mestieri addurlo per una prova di più. Soltanto
egli si rendeva conto di questo suo sentimento: nell’arcano fascino che
esercitava su di lui la natura, cercava una dottrina, anzi una fede;
nell’amorosa corrispondenza che sentiva correre tra lui e le cose,
scopriva una prova che le cose stesse fossero dotate d’un’anima pari
alla sua, raggio a sua volta dell’anima dell’universo, e nella quale,
traendo facilmente le ultime illazioni da questa specie di panteismo
sentimentale, sentiva e adorava Dio.
E perchè di questo non si dubiti, si legga questa pagina, crediamo
interessantissima, delle sue _Memorie_.