G. GARIBALDI.[420]

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Ma il gusto della vita solitaria stringe l’uomo a tutto ciò che lo

attornia, e l’amore della natura lo inclina ad amare tutto ciò che

essa produce. Da ciò quella gentilezza d’affetto che il nostro Eroe

ebbe sempre per le piante, gli animali, per tutti gli esseri coi

quali per una ragione o per l’altra si trovò a contatto o convisse. E

l’estremo episodio delle due capinere è troppo recente e vivo nella

memoria, perchè sia mestieri addurlo per una prova di più. Soltanto

egli si rendeva conto di questo suo sentimento: nell’arcano fascino che

esercitava su di lui la natura, cercava una dottrina, anzi una fede;

nell’amorosa corrispondenza che sentiva correre tra lui e le cose,

scopriva una prova che le cose stesse fossero dotate d’un’anima pari

alla sua, raggio a sua volta dell’anima dell’universo, e nella quale,

traendo facilmente le ultime illazioni da questa specie di panteismo

sentimentale, sentiva e adorava Dio.

E perchè di questo non si dubiti, si legga questa pagina, crediamo

interessantissima, delle sue _Memorie_.

Garibaldi, Vol. 2 (of 2) · 第 134 / 147 题