Le marcie e i combattimenti di quell’ultima settimana di novembre
avevano gravemente danneggiato la debole compagine dell’esercito dei
Vosgi, e Garibaldi fu costretto ad occupar gran parte del dicembre ad
accrescerlo, riordinarlo e soprattutto fornirlo di quanto fino allora
l’avara mano del governo di Tours gli aveva fatto desiderare.
Infatti l’esercito s’era ingrossato fino a sedicimila uomini; una
seconda batteria di campagna le era stata aggiunta; una certa unità
d’armamento e d’assise cominciava ad ottenersi; soltanto difettava
sempre di cavalli e gl’intrighi del Frapolli a Lione che arrestava i
Volontari accorrenti a Garibaldi, i pettegolezzi del Quartier generale
e le animosità dei generali francesi duravano ancora.
Ad aggravar le disgrazie nella seconda metà di quel mese, Garibaldi fu
ripreso da uno de’ suoi consueti accessi di artritide, che lo inchiodò
per parecchi giorni in letto, obbligandolo ancora, come nel Trentino, a
far la guerra dalla sua camera, per divinazione.
E tuttavia la sua alacrità non rallentò un istante. Il gran disegno,
che, secondo il signor Gambetta e il suo ispiratore signor De Serre,
doveva salvare la Francia, la punta cioè di Bourbaky su Belfort con
l’intendimento di liberare quella fortezza, riafferrare l’Alsazia e
troncare gli eserciti germanici dalla loro base, sembrava maturo, e non
restava più che concertare gli ultimi particolari della sua esecuzione.
In vero Garibaldi non approvava quel disegno. A parer suo era un errore
da cima a fondo: «errore perchè di quanta gente staccavasi dalla Loira,
di altrettanta il nemico ringagliardiva le linee che stringevano la
capitale; errore perchè lasciava isolato Chanzy contro il Principe
Federico, che Bourbaky avrebbe dovuto assalire, e contro il Duca di
Mecklemburgo; errore perchè prima che Bourbaky, con la solita lentezza
francese, si fosse avvicinato a Belfort, Werder avrebbe spedito
rinforzi: errore soprattutto, secondo lui, perchè muovendo sul suolo
ghiacciato, sotto l’incessante fioccare della neve, una giovine truppa,
nuova ai disagi, sarebbe stata affranta dalle fatiche e dagli stenti,
prima di cominciare i combattimenti. Io (esclama la signora Jessie
Mario, angelo confortatore dei feriti e degli ammalati, in quella
campagna) l’udii favellare in questo senso con accento di profonda
afflizione e non c’è sillaba che i fatti non abbiano con precisione
confermato.[386]»
Tuttavia quando la impresa fu decisa, egli fu pronto a cooperarvi
con tutte le sue forze. La parte assegnatagli era di coprir il fianco
sinistro del Bourbaky dalla Saona fino ai Vosgi, al quale scopo gli era
stato promesso, non sapremmo se per la terza o quarta volta, di porre
sotto i suoi comandi la divisione Cremer; ma quantunque questa promessa
non fosse mai mantenuta, il Generale accettò il carico impostogli,
e prima ancora che il Bourbaky fosse giunto a Châlons-sur-Saone,
era già all’opera. Intento soprattutto a disturbare la congiunzione
del corpo di Zastrow con quello di Werder, lanciava in mezzo a loro
le due brigate di Ricciotti e di Lobbia (succeduto al Delpeck nel
comando della 2ª) coll’ordine di distruggere ponti, eseguir sorprese,
arrestar convogli; e i due valenti sanno destreggiarsi così bene che
il Ricciotti batte più volte il nemico nei dintorni di Montbard; il
Lobbia, dopo aver campeggiato vittoriosamente per oltre una settimana
nell’altipiano di Langres, riesce a penetrare in questa fortezza ed a
destarvi l’assonnata energia de’ suoi difensori.
Ma la marcia di Bourbaky era stata troppo strombettata a quei giorni
dagli stessi suoi ordinatori, perchè potesse più essere un segreto per
chicchessia; laonde il Werder, avvertito l’avvicinare del nuovo nemico,
fra il 28 e il 29 dicembre abbandonava Dijon, per ristringersi a Vesoul
e porsi in grado di proteggere gli assedianti di Belfort dall’assalto
che li minacciava. E allora fu ordinato a Garibaldi di occupare e
difendere _inébranlablement_ Dijon, e quantunque egli preferisse
appostarsi col grosso a Dôle, dove fin da principio aveva intravveduto
il pernio delle operazioni nel sud-est, e che inconsultamente
abbandonata dal Cremer sarà fra poco la porta per la quale Manteuffel
sbucherà sul dosso di Bourbaky, tuttavia obbedì ancora, e tra il 5 e il
6 fu con tutte le sue genti nella capitale della Costa d’Oro. E quivi,
afforzata di opere temporanee la città, occupate le forti posizioni
che da Plombières passando per Talant, chiave loro, si spiegano a
ventaglio fino a Saint-Apollinaire, spingeva scoperte in tutti i sensi,
sorprendeva talvolta gli avamposti nemici, ma non era certo da temersi
fosse sorpreso egli stesso.
Se non che il Quartier generale prussiano prendeva una risoluzione,
che mutava interamente anche nel sud-est lo stato delle cose. Un nuovo
esercito era formato sotto gli ordini del generale Manteuffel, il quale
aveva appunto per iscopo di gettarsi sull’esercito di Bourbaky e, a
seconda dei casi, o attraversargli la strada di Belfort, o metterlo tra
due fuochi e schiacciarlo. E già verso la metà di gennaio il generale
Manteuffel aveva cominciato l’esecuzione del suo disegno; marciando
rapido da Châtillon-sur-Seine sopra Vesoul, e facendosi coprire
dagli attacchi eventuali di Garibaldi colle due colonne Dannenberg e
Kettler, la prima delle quali stormeggiava già tra Bagneux-les-Juifs e
Darcey,[387] l’altra camminava dietro a lui tra Nuits e Montbard.