«A Dijon, a Dijon,» gridaron tosto ebbri della vittoria i Garibaldini.
«Ebbene a Dijon,» rispose Garibaldi, e cedendo ancora una volta al
cattivo genio degli assalti notturni, date poche ore di riposo alle
truppe, posti i carabinieri genovesi del Razzetto in testa, dietro i
legionari italiani e i _francs-tireurs_ di Ricciotti, in ultimo i tre
battaglioni dei _mobiles_, in sul cader della sera per la strada di Val
Suzon si pose in marcia.
La notte era già calata e tutto fin presso a Talant era andato a
seconda. Il Generale in una carrozzetta ferma sulla strada, rassegnava,
a mano a mano che passavano, le sue milizie e gridava loro: «Avanti,
figliuoli: alla baionetta, non un colpo di fucile,» accompagnando il
passo marziale de’ suoi con un suo inno patriottico, che egli aveva
composto in quei giorni e che suonava così:
Aux armes! aux armes! aux armes!
L’étranger veut nous envahir,
Aux armes! aux armes!
Nous saurons le punir.
Vous osez menacer la France,
Souverains pleins d’arrogance;
Oubliez-vous qu’en cent combats
Vos phalanges fuyaient
Au seul bruit de nos pas,
Et vos trônes brisés
Tombaient avec fracas?
Aux armes! etc.
Pour asservir notre patrie
S’est formée une ligue impie;
Les rois nous préparent des fers.
Vainqueurs de l’Univers,
A nous des fers? A nous des fers?
Aux armes! etc.
Ma all’entusiasmo latino stava per rispondere ben presto la solidità
tedesca. Sorpresi a Hauteville dai carabinieri del Razzetto, gli
avamposti di Degenfeld danno in volta disordinata, e dietro loro i
franchi tiratori di Ravelli e di Ricciotti si avanzano arditamente
fin sotto Talant; ma il nemico s’è già riavuto dalla prima sorpresa;
il 1º battaglione del 2º reggimento badese, fiancheggiato da batterie
a mitraglia, si spiega sulla strada accogliendo con rapide scariche
su quattro righe gli assalitori: i mobili, nuovissimi al fuoco,
nuovissimi a quelle imprese notturne, infilati dalla moschetteria e
dalla mitraglia, rompono, si scompigliano, rigurgitano in grandissimo
tumulto, trascinando nel loro vortice i più audaci e volonterosi.
Invano Garibaldi dalla sua carrozza, esposto egli pure alla grandine
dei colpi nemici, urla, prega, bestemmia, vuol farsi portare innanzi
a forza di braccia: non c’è genio o virtù di Capitano che imponga ad
un esercito vinto da un timor pánico; e quando il pánico lo prende di
notte, nessuna potenza umana che lo salvi.
Ma che cosa faceva, intanto che i Garibaldini attaccavano due volte
in un giorno il nemico, che cosa faceva il generale Cremer co’ suoi
dodicimila uomini scaglionati da Beaune a Chagny, a quattro ore di
marcia da Dijon? «Dobbiamo supporre, esclama il generale Bordone,
ch’essi siano stati battuti e schiacciati, poichè conoscendo il forte
conflitto, che durava dal mezzogiorno in poi, non diedero segno di
vita.[383]»
A Garibaldi frattanto fu giuocoforza battere in ritirata. Rioccupate
nella notte le sue posizioni di Lantenay-Commarin, al mattino vegnente,
27, mentre il generale Werder con due colonne convergenti si preparava
a circuirlo e tagliargli la via, riusciva a sgusciargli dalle mani col
grosso delle sue forze, e fatta fronte due giorni ad Arnay-le-Duc, il
30 novembre rientrava, senza lasciarsi dietro nè feriti nè prigionieri,
in Autun.[384]
Colà però il nemico non tardò a rendergli la visita di Dijon.
Solo Garibaldi la presentiva; e datone avviso al Cremer, che
prometteva ancora il suo aiuto, faceva munire d’artiglierie le due
strade di Saint-Martin e Saint-Symphorien, d’onde il nemico doveva
infallibilmente sbucare.
Se non che la guardia di Saint-Martin era stata affidata a certo
Chenet, comandante la _Guerrilla d’Orient_, che nella notte dal 30
novembre al 1º dicembre, senza ordine, senza perchè, come si lascia una
villeggiatura, scomparve, abbandonando nelle mani dei Tedeschi quella
posizione importantissima. Era una vigliaccheria inaudita, una patente
diserzione in faccia al nemico; il Chenet fu da un regolare Consiglio
di Guerra condannato alla degradazione ed alla morte (graziato poi
della vita per troppa generosità di Garibaldi); ma frattanto il
danno era avvenuto e il nemico, forte di tutta la brigata Kettler,
di un reggimento dragoni e di tre batterie, era già, prima che fosse
avvertito, ai sobborghi della città. Nulla di meno, trovò resistenza
degna di lui. Intanto che i _francs-tireurs_ di Ricciotti e i volontari
della Legione italiana, fiancheggiati da due battaglioni di _mobiles_,
ributtavano il nemico dai sobborghi e ricuperavano Saint-Martin,
le batterie garibaldine, collocate da Garibaldi, controbattevano
felicemente le prussiane, Menotti arrestava sulla destra la colonna
di Saint-Symphorien e frustrava il movimento girante d’un’altra
dalla foresta di Vesvres; talchè in meno di due ore, l’assalitore
era forzato a dar volta su tutti i punti. Ed a compiere la vittoria
che i Garibaldini per mancanza di cavalleria non poterono proseguire,
il generale Cremer riusciva a cogliere le retroguardie dei fuggenti
presso Châteauneuf, rimeritato per ciò da elogi eccessivi di Garibaldi,
il quale l’aveva fatto avvertire della rotta dei Prussiani e l’aveva
posto in grado, usando un po’ d’energia e di solerzia, di circuirli e
annientarli.[385]