Nella sera del 14 pertanto il generale Kuhn aveva già riunito nelle
alte Giudicarie tra Roncone e Lardaro il grosso delle sue forze, e
dato verbalmente a’ suoi luogotenenti le istruzioni per la battaglia
dell’indomani. Il colonnello Montluisant, composta una colonna di
dieci compagnie, doveva attaccare il centro garibaldino di fronte
per la strada principale Lardaro-Condino ed ai fianchi per Val di
Buono e Cologna sulla sinistra, e Prezzo e Castelert sulla destra del
Chiese. Il colonnello Höffern, forte esso pure di dieci compagnie e
una batteria, marciando obliquamente da Daone verso Narone-Clef doveva
assalire l’estrema sinistra italiana scaglionata da Brione ai varchi
del Brufione. Il maggiore Grünne (subentrato al colonnello Thour
nella valle di Ledro) preso seco sei compagnie della sua brigata,
lasciato il rimanente a rinfranco del forte d’Ampola e a guardia della
Valle di Conzei, doveva afferrare i passi di Monte Giovo e di là tra
Condino e Storo compiere l’avviluppamento della destra garibaldina.
Infine la brigata di riserva Kaim, chiamata essa pure fino dal 14 a
Stenico, doveva scendere colla sua avanguardia verso Prezzo e Cotogna e
appoggiare, occorrendo, l’azione generale.[330]
E, lo vede ognuno, non si trattava, come fu detto, di una semplice
ricognizione; si trattava d’un attacco in piena regola, eseguito con
tutto il nerbo delle forze di cui gli imperiali potevano disporre
nel Trentino meridionale; e che riuscendo a seconda poteva avere per
effetto di ricacciare Garibaldi fuori delle Giudicarie e strappargli di
mano il prezzo di dodici giorni di fatiche e di lotte.[331]
Fortunatamente il disegno gli fu guasto, non oseremmo dire dall’arte,
ma dalla costanza e prodezza degli avversari. Nel frattempo avendo
il brigadiere Nicotera ripetuto l’errore di spingersi troppo innanzi,
facendo occupare il ponte di Cimego senza munire di conserve le alture
che lo dominano, avvenne che lo scontro fu anticipato di qualche ora,
e in posizione, per l’Austriaco, più vantaggiosa di quello che per
avventura avesse sperato. Infatti tra le 7 e le 8 del 16 mattina,
il fuoco era cominciato; ma anche i Volontari, finchè non l’ebbero
che di fronte, vi risposero bravamente. In brev’ora però assaliti da
ogni parte, stipati in una specie di pozzo, dall’alto del quale li
saettava una grandine di palle; posti nell’impossibilità di muoversi,
nell’impossibilità di ribattere, anche i più valorosi principiarono
a balenare. Fu allora che il maggiore Lombardi, anima bresciana
d’eroe, visto che il nemico poteva da un istante all’altro chiudere la
ritirata, si slancia, con quanti hanno cuore di seguirlo, nel Chiese
colla speranza di arrestare l’avanzare del nemico che dalle vette di
Cologna s’innoltrava continuo serrando sempre più dappresso il ponte di
Cimego. Nè il sagrificio grande fu del tutto sterile. Molti travolse
la corrente; molti abbattè la carabina de’ Cacciatori; lo stesso
Lombardi, già superata la sponda, colpito alla fronte suggella col
sacrificio della nobile vita il magnanimo ardimento;[332] ma intanto la
mossa attorniante del nemico è rallentata; la strada della ritirata è
aperta: i Volontari possono ripiegare, in iscompiglio, ma non in fuga,
sopra Condino, dove, spalleggiati dai rinforzi accorrenti da Storo e
da Darzo, e più ancora rinfrancati dalla presenza di Garibaldi stesso,
accorso in carrozza al primo fragore delle fucilate, ponno ancora far
testa e ristorare la pugna.
Intanto però anche la colonna austriaca venuta di Val di Ledro aveva
compiuto il suo movimento; e mentre una frazione di essa, capitanata da
quello stesso Gredler che aveva fatto così bella difesa a Monte Suello,
s’innoltrava per le balze del Giovo fino alla chiesetta di San Lorenzo,
d’onde poteva bersagliare al coperto la strada di Condino e il Ponte
di Darzo; un altro distaccamento s’inerpicava fino al sommo di Rocca
Pagana tempestando de’ suoi proiettili le vie di Storo e persino il
cortile del Quartier generale di Garibaldi. Il momento era critico: per
fortuna Garibaldi era là; una mezza batteria, opportunamente appostata
e validamente sostenuta da alcune compagnie del 9º reggimento, arresta
la colonna di San Lorenzo: un’altra colonna di Volontari del 7º si
avanza a cerchio contro Rocca Pagana e ne risospinge gli occupatori;
finchè dopo alcune ore di contrasto, il nemico che di fronte aveva
guadagnati appena pochi palmi di terreno al di qua di Cimego, visto
il fallimento del premeditato aggiramento; udita la notizia che anche
la brigata Höffern, attardatasi fra i gioghi dei monti, era stata
anche meno fortunata delle sue compagne; il nemico, diciamo, checchè
abbia potuto dire e scrivere in appresso per giustificare la sua
risoluzione,[333] comandò la ritirata su tutta la linea.
Non per questo il 16 luglio andrà scritto ne’ fasti garibaldini. Esso
fu una di quelle dubbie giornate in cui ciascuna delle due parti si
appropria con pari ragionevolezza la vittoria. I volontari trovaronsi
signori del combattuto terreno, ma lo pagarono con sacrifici di sangue
maggiori del compenso: gli Austriaci non ebbero a dolersi che di
pochissime perdite, e videro per alcuni istanti le spalle de’ loro
avversari; ma non poterono conservare il campo di battaglia e furono
costretti di rinunziare al principale disegno pel quale s’erano mossi.