XVII.

Nella sera del 14 pertanto il generale Kuhn aveva già riunito nelle

alte Giudicarie tra Roncone e Lardaro il grosso delle sue forze, e

dato verbalmente a’ suoi luogotenenti le istruzioni per la battaglia

dell’indomani. Il colonnello Montluisant, composta una colonna di

dieci compagnie, doveva attaccare il centro garibaldino di fronte

per la strada principale Lardaro-Condino ed ai fianchi per Val di

Buono e Cologna sulla sinistra, e Prezzo e Castelert sulla destra del

Chiese. Il colonnello Höffern, forte esso pure di dieci compagnie e

una batteria, marciando obliquamente da Daone verso Narone-Clef doveva

assalire l’estrema sinistra italiana scaglionata da Brione ai varchi

del Brufione. Il maggiore Grünne (subentrato al colonnello Thour

nella valle di Ledro) preso seco sei compagnie della sua brigata,

lasciato il rimanente a rinfranco del forte d’Ampola e a guardia della

Valle di Conzei, doveva afferrare i passi di Monte Giovo e di là tra

Condino e Storo compiere l’avviluppamento della destra garibaldina.

Infine la brigata di riserva Kaim, chiamata essa pure fino dal 14 a

Stenico, doveva scendere colla sua avanguardia verso Prezzo e Cotogna e

appoggiare, occorrendo, l’azione generale.[330]

E, lo vede ognuno, non si trattava, come fu detto, di una semplice

ricognizione; si trattava d’un attacco in piena regola, eseguito con

tutto il nerbo delle forze di cui gli imperiali potevano disporre

nel Trentino meridionale; e che riuscendo a seconda poteva avere per

effetto di ricacciare Garibaldi fuori delle Giudicarie e strappargli di

mano il prezzo di dodici giorni di fatiche e di lotte.[331]

Fortunatamente il disegno gli fu guasto, non oseremmo dire dall’arte,

ma dalla costanza e prodezza degli avversari. Nel frattempo avendo

il brigadiere Nicotera ripetuto l’errore di spingersi troppo innanzi,

facendo occupare il ponte di Cimego senza munire di conserve le alture

che lo dominano, avvenne che lo scontro fu anticipato di qualche ora,

e in posizione, per l’Austriaco, più vantaggiosa di quello che per

avventura avesse sperato. Infatti tra le 7 e le 8 del 16 mattina,

il fuoco era cominciato; ma anche i Volontari, finchè non l’ebbero

che di fronte, vi risposero bravamente. In brev’ora però assaliti da

ogni parte, stipati in una specie di pozzo, dall’alto del quale li

saettava una grandine di palle; posti nell’impossibilità di muoversi,

nell’impossibilità di ribattere, anche i più valorosi principiarono

a balenare. Fu allora che il maggiore Lombardi, anima bresciana

d’eroe, visto che il nemico poteva da un istante all’altro chiudere la

ritirata, si slancia, con quanti hanno cuore di seguirlo, nel Chiese

colla speranza di arrestare l’avanzare del nemico che dalle vette di

Cologna s’innoltrava continuo serrando sempre più dappresso il ponte di

Cimego. Nè il sagrificio grande fu del tutto sterile. Molti travolse

la corrente; molti abbattè la carabina de’ Cacciatori; lo stesso

Lombardi, già superata la sponda, colpito alla fronte suggella col

sacrificio della nobile vita il magnanimo ardimento;[332] ma intanto la

mossa attorniante del nemico è rallentata; la strada della ritirata è

aperta: i Volontari possono ripiegare, in iscompiglio, ma non in fuga,

sopra Condino, dove, spalleggiati dai rinforzi accorrenti da Storo e

da Darzo, e più ancora rinfrancati dalla presenza di Garibaldi stesso,

accorso in carrozza al primo fragore delle fucilate, ponno ancora far

testa e ristorare la pugna.

Intanto però anche la colonna austriaca venuta di Val di Ledro aveva

compiuto il suo movimento; e mentre una frazione di essa, capitanata da

quello stesso Gredler che aveva fatto così bella difesa a Monte Suello,

s’innoltrava per le balze del Giovo fino alla chiesetta di San Lorenzo,

d’onde poteva bersagliare al coperto la strada di Condino e il Ponte

di Darzo; un altro distaccamento s’inerpicava fino al sommo di Rocca

Pagana tempestando de’ suoi proiettili le vie di Storo e persino il

cortile del Quartier generale di Garibaldi. Il momento era critico: per

fortuna Garibaldi era là; una mezza batteria, opportunamente appostata

e validamente sostenuta da alcune compagnie del 9º reggimento, arresta

la colonna di San Lorenzo: un’altra colonna di Volontari del 7º si

avanza a cerchio contro Rocca Pagana e ne risospinge gli occupatori;

finchè dopo alcune ore di contrasto, il nemico che di fronte aveva

guadagnati appena pochi palmi di terreno al di qua di Cimego, visto

il fallimento del premeditato aggiramento; udita la notizia che anche

la brigata Höffern, attardatasi fra i gioghi dei monti, era stata

anche meno fortunata delle sue compagne; il nemico, diciamo, checchè

abbia potuto dire e scrivere in appresso per giustificare la sua

risoluzione,[333] comandò la ritirata su tutta la linea.

Non per questo il 16 luglio andrà scritto ne’ fasti garibaldini. Esso

fu una di quelle dubbie giornate in cui ciascuna delle due parti si

appropria con pari ragionevolezza la vittoria. I volontari trovaronsi

signori del combattuto terreno, ma lo pagarono con sacrifici di sangue

maggiori del compenso: gli Austriaci non ebbero a dolersi che di

pochissime perdite, e videro per alcuni istanti le spalle de’ loro

avversari; ma non poterono conservare il campo di battaglia e furono

costretti di rinunziare al principale disegno pel quale s’erano mossi.

Garibaldi, Vol. 2 (of 2) · 第 95 / 147 题