Ed ora vediamo i due campioni alla prova. Il 6 luglio la posizione
dei belligeranti era la seguente: Garibaldi col Quartier generale,
il 1º reggimento ed il 2º battaglione Bersaglieri a Bagolino, e posti
avanzati verso il Monte Brufione; il 3º reggimento al ponte del Caffaro
con avamposti a Lodrone; il 2º tra Tremosine e Limone con avamposti
verso il Monte Notta sul confine meridionale della Val di Ledro; il
7º e l’8º scaglionati lungo il Garda tra Salò e Gargnano; il 6º e il
9º in marcia da Salò a Vestone; il 5º e il 10º ancora in formazione
ai due depositi di Varese e di Barletta; il 4º finalmente col 1º
Battaglione bersaglieri e un battaglione di Guardie nazionali tra Edolo
e Incudine a custodia della Valcamonica. Nel campo opposto invece il
generale Kuhn col suo quartiere e la brigata di riserva Kaim (6921
uomini, 12 cannoni) a Bad Comano; la mezza brigata Metz (950 uomini,
4 cannoni) allo Stelvio, coll’appoggio al forte Gomogoi; la mezza
brigata Albertini (1700 uomini, 4 cannoni) al Tonale coll’appoggio al
forte Strino; la mezza brigata Höffern (1800 uomini, 4 cannoni) nelle
Giudicarie col grosso nei dintorni di Daone; l’avanguardia tra Cimego
e Condino, appoggiata al forte Lardaro; la brigata Thour (1500 uomini,
4 cannoni) a Tiarno, al punto d’incidenza della Valle di Conzei in
quella di Ledro, appoggiata a destra dal forte d’Ampola, ed a sinistra
da quello del Ponal; infine la brigata di riserva Montluisant (3500
uomini, 4 cannoni) scaglionati in seconda linea tra le Arche e Fiavè,
postura centrale tra le Giudicarie, Val di Ledro e la Valle del Sarca,
e collegata a sua volta all’altra più grossa brigata di riserva Kaim,
accantonata, come dicemmo, nei dintorni di Bad Comano, colle spalle
ai forti di Buco di Vela e di Doblino, e che veniva a costituire una
specie di terza linea o riserva generale in grado di proteggere o
rinforzare al bisogno tutte le altre.[328]
Per alcuni giorni i due campi stettero guardandosi senza dare un passo
innanzi nè l’uno, nè l’altro. Evidentemente nessuno dei due Generali
aveva formato il proprio definitivo disegno, e intanto andavano
tasteggiandosi con scorrerie e ricognizioni; l’austriaco per iscoprire
da qual parte gli potesse venire l’assalto principale; l’italiano per
istudiare in qual punto gli convenisse meglio tentarlo.
Il 7 luglio però avendo il 3º reggimento respinto una ricognizione
della mezza brigata Thour che s’era inoltrata a Lodrone, e tre giorni
dopo, sotto gli occhi stessi di Garibaldi, ributtato ancora più
brillantemente un secondo assalto della stessa brigata inseguendo
i fuggenti fino al di là di Darzo; il generale Kuhn ordinò alla
brigata Höffern di abbandonare interamente la destra del Chiese e di
concentrarsi tra Lardaro e Tione, perno della difesa nelle Giudicarie.
In conseguenza di ciò Garibaldi non ebbe più ad esitare: e spinti da
un lato i suoi posti avanzati fin presso Condino; dall’altro fatto
occupare l’ingresso del vallone d’Ampola, andò a piantare il 13 sera
il suo Quartier generale a Storo al bivio delle due vallate principali
per cui doveva operare. E con questa mossa la campagna del Tirolo entrò
nella sua fase più operosa e decisiva.
Ma nemmeno il generale Kuhn era uomo da restare lungamente inerte;
e però appena vide il rapido, troppo rapido forse, avanzare della
brigata Nicotera sulla strada delle Giudicarie, divisò di andarle
incontro a sua volta e con un energico attacco darle una buona
scrollata e costringerla ad arrestarsi. E ad incuorarlo nell’impresa,
oltre la massima troppo da lui predicata ne’ suoi libri per non
essere confermata coll’esempio, che la migliore delle difese sta in
un energica offesa, cospiravano in quel caso le sviste tattiche dei
suoi avversari. Infatti mentre il colonnello Nicotera commetteva lo
sbaglio di allungar troppo la propria linea in fondo alla valle senza
occupare di pari passo le alture che la fiancheggiano, l’ufficiale
incaricato di custodire gli sbocchi di Val d’Ampola[329] aveva
dimenticato nientemeno, non ostante le istruzioni precise di Garibaldi,
di assicurarsi il possesso di Monte Giovo e Rocca Pagana, il nucleo più
eccelso dei passi che da Ampola per Val di Buono menano nella valle del
Chiese dominante insieme le strade di Condino, di Storo e di Ampola,
e fino a quel giorno la chiave delle posizioni occupate dall’esercito
garibaldino in Tirolo.